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angelo76
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domenica 14 dicembre 2025
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un film freddo
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Un film che non comunica emozioni, freddo e di maniera. Peccato per il buon Favino.
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ugothebest1990
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sabato 13 dicembre 2025
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film imbarazzante
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'Il maestro' 125 minuti in cui:
I dialoghi sembrano scritti da un robot.
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'Il maestro' 125 minuti in cui:
I dialoghi sembrano scritti da un robot.
I personaggi hanno la profondità di un bicchiere d’acqua
La trama è un labirinto senza uscita.
Guarda se vuoi piangere, ridere o rimpiangere di avere un telecomando.
E poi ci sono i dialoghi retorici,quei monologhi appassionati che dovrebbero evocare emozioni… peccato che i personaggi li recitino come se li avessero letti cinque minuti prima in fila alla posta. Ti raccontano il loro “dolore”, il loro “amore”, le loro “ferite interiori”—ma non vivono nulla. È come guardare un navigatore che ti descrive un panorama: tecnicamente accurato, emotivamente morto.
In breve: il film promette emozioni “da vero maestro” e ti lascia con la testa tra le nuvole… ma non in senso poetico.
Una delusione epica.
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mercoledì 10 dicembre 2025
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un film che fa riflettere
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Non sono pienamente d'aacordo. Il film ha di buono che aggira i luoghi comuni sulla parabola vincente di un giovane giocatore di tennis, fa emergere i lati problematici di Gatti, della famiglia di Felice e del ragazzo stesso. Pi? agra che dolce, la storia. Tratteggia il dramma esistenziale di Gatti senza esagerazioni, anche quando avrebbe l'opportunit? di virare verso la tragedia.
Marcello luberti
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jonnylogan
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martedì 9 dicembre 2025
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meglio lendl o vilas?
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Raul: “Ma chi è il tuo tennista preferito?”
Felice: “Ivan Lendl”
Raul: “Troppo robotico. Mai una sbavatura. Meglio Guillermo Vilas, uno che aggrediva il campo e si godeva la vita. Anche se il giorno dopo aveva una finale dello Slam, lo trovavi a ballare la sera prima”
Dopo L’ultima notte d’amore (id.; 2023) il regista, e attore, Andrea Di Stefano domanda una nuova prova da protagonista a Pierfrancesco Favino trasformandolo nuovamente in un personaggio problematico, ma senza quell’aurea da irreprensibile uomo di famiglia e graduato, che impersonava nel precedente film rispetto al quale questo si discosta anche per un'ambientazione decisamente meno crepuscolare e semmai ondivaga, esattamente come lo stato d'animo dei protagonisti.
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Raul: “Ma chi è il tuo tennista preferito?”
Felice: “Ivan Lendl”
Raul: “Troppo robotico. Mai una sbavatura. Meglio Guillermo Vilas, uno che aggrediva il campo e si godeva la vita. Anche se il giorno dopo aveva una finale dello Slam, lo trovavi a ballare la sera prima”
Dopo L’ultima notte d’amore (id.; 2023) il regista, e attore, Andrea Di Stefano domanda una nuova prova da protagonista a Pierfrancesco Favino trasformandolo nuovamente in un personaggio problematico, ma senza quell’aurea da irreprensibile uomo di famiglia e graduato, che impersonava nel precedente film rispetto al quale questo si discosta anche per un'ambientazione decisamente meno crepuscolare e semmai ondivaga, esattamente come lo stato d'animo dei protagonisti. Favino ci offre un nuovo personaggio in perenne bilico fra dramma e commedia. Un ex atleta dal talento cristallino, sprecato a causa di una vita di eccessi, errori, rimorsi e che desidera provare a rimettersi in gioco grazie a una nuova attività nella quale, lui per primo, non crede probabilmente più di troppo: Quello di maestro di tennis per un tredicenne sul quale la famiglia Milella, e in particolare il padre: Pietro, impersonato dall’eccellente Giovanni Ludeno, ha puntato tutto. Impartendogli insegnamenti fatti di disciplina ferrea e allenamenti sfiancanti. Oltre a un credo dal quale non vuole che abdichi assolutamente mai:
“il miglior attacco è la difesa”.
L'arte della Guerra (Sun Tzu)
L’incontro con Raul porterà il tredicenne Felice, il promettente Tiziano Menichelli, già visto in Denti da squalo (id.; 2023), a rivalutare gli insegnamenti paterni. Facendo la conoscenza di un modo differente d’interpretare sia il tennis, ma anche e soprattutto la vita. Conoscendo il suo accompagnatore e maestro nel corso di un road movie che lo porterà da sud a nord alla ricerca di una successo che però stenterà ad arrivare, ma invece scoprendo di Raul gli aspetti più nascosti e inattesi.
Film di formazione impreziosito dalla ricostruzione degli anni ‘80 declinati attraverso gli oggetti che ci accompagnavano, come le tute in spugna o triacetato, le racchette di legno e le televisioni con tubo catodico. Un film che risulta perfetto non solo per gli amanti del tennis, ma che dal tennis parte per raccontare molto altro, in una maniera che non stanca e che sa appassionare lo spettatore che può indifferentemente immedesimarsi in uno dei tre protagonisti; Pietro, Raul o il giovane Felice.
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concetta
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martedì 2 dicembre 2025
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bel film con favino
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Molto bello, intenso, Favino grandioso, cast eccellente anche il piccolo attore. Bel messaggio.
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gabriella
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martedì 2 dicembre 2025
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se vuoi sbagliare, chiedi consiglio a tutti
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Un paio di settimane ho assistito a una serata con lo scrittore Francesco Vidotto ed era emerso , tra i vari discorsi, quello del fallimento, dove lui affermava che il carattere si costruisce sulle sconfitte, così come un bel volto è fatto di rughe profonde, argomento che è anche il focus del film in questione. Andrea Di Stefano torna a dirigere Pierfrancesco Favino dopo “ L’ultima notte di Amore”, abbandonando le tematiche cupe per una commedia dolceamara tra campi da tennis rossi e un affascinante itinerario tra Marche e Lazio durante un’estate degli anni 80, che creano un’atmosfera nostalgica ( grazie anche a una fotoggrafia smorzata e polverosa) il senso di viaggio sia fisico che interiore dei due protagonisti .
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Un paio di settimane ho assistito a una serata con lo scrittore Francesco Vidotto ed era emerso , tra i vari discorsi, quello del fallimento, dove lui affermava che il carattere si costruisce sulle sconfitte, così come un bel volto è fatto di rughe profonde, argomento che è anche il focus del film in questione. Andrea Di Stefano torna a dirigere Pierfrancesco Favino dopo “ L’ultima notte di Amore”, abbandonando le tematiche cupe per una commedia dolceamara tra campi da tennis rossi e un affascinante itinerario tra Marche e Lazio durante un’estate degli anni 80, che creano un’atmosfera nostalgica ( grazie anche a una fotoggrafia smorzata e polverosa) il senso di viaggio sia fisico che interiore dei due protagonisti . Felice è un tredicenne , campioncino di tennis alle regionali, allenato da un padre che riversa sul figlio le sue mancate aspirazioni, costringendolo ad allenamenti estenuanti e con regole rigide infarcite di consigli sulla responsabilità, sull’importanza del sacrificio che ripaga , Raul Gatti è un ex tennista che vanta un ottavo di finale al Foro italico, sarà lui a occuparsi del ragazzo che dovrà affrontare i tornei nazionali. Il viaggio tra i due sarà occasione di confronto, inizialmente non facile, perché Felice fatica a liberarsi dalla pressione ossessiva del padre e seguire Raul nei suoi deragliamenti, accettare che nella vita non tutto è lineare, che anche una prospettiva storta può indicare la strada giusta. D’altro canto anche Raul dovrà fare i conti con il suo passato, le occasioni sprecate, la depressione che lo tallona, un passato irrisolto, gli incontri con persone che hanno fatto parte della sua vita , per misurarsi con il presente. Alla fine la vera conquista è la solidarietà, inaspettata, che inizia dove finisce la corsa alla vittoria a tutti i costi, e trovare un senso in quell’incontro che si rivelerà affermazione di sè- Commuove il film di Di Stefano, anche se alcuni passaggi convincono meno , ad esempio l’incontro con la ex compagna ( insolitamente sopra le righe la bravissima Valentina Bellè) e qualche indecisione tra il passaggio tra registri, però l’imperfezione fa parte della fragilità del personaggio, però poi ci si lascia travolgere in una danza liberatoria sulle note di Battiato , dal suo sound contagioso, che scioglie le contratture del passato per intravedere un presente più colorato, scoprire un’invincibile estate che nasce dalla speranza.
Nota a parte: Il finale, seppure in contesti chiaramente diversi, mi ha ricordato quello del bellissimo “ Napoli New York” di Salvatore, sempre con Favino, entrambi i film si chiudono con un’incertezza, lasciando lo spettatore a immaginare, consapevoli che la vera vittoria è la dignità, l’alleanza, la complicità di un legame e una nuova libertà.
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anna rosa
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domenica 30 novembre 2025
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due attori meravigliosi ...
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...che compensano con la loro bravura certe debolezze nella costruzione della storia: quella di uno che da giovane era stato una promessa del tennis ma che invecchiando (male) ? caduto nel vortice della depressione e "non ha costruito nulla" , e quella di un giovanissimo che ? convinto di poter diventare un campione a forza di sacrifici, soprattutto perch? a ci? convinto dal padre. Alla fine "il maestro" qualcosa gli insegner?: non farsi illusioni sul proprio talento, non temere di deludere il sogno dei suoi genitori, e soprattutto pensare autonomamente e aggredire la vita con forza, rifiutando di giocare in difesa per non correre rischi.
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anna rosa
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domenica 30 novembre 2025
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due attori meravigliosi ...
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... che con la loro bravura compensano qualche debolezza nella costruzione della storia. E non ci si annoia neanche un attimo. Alla fine il maestro di tennis, per quanto ormai irrimediabilmente lontano dagli allori e dalle belle speranze della giovent?, riesce a conseguire un risultato non effimero e dare cos? senso alla sua vita squinternata aiutando il suo allievo a capire che bisogna aggredire la vita e non vivere in difesa, anche accettando le sconfitte.
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anna rosa
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domenica 30 novembre 2025
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due attori meravigliosi ...
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... che con la loro bravura compensano qualche debolezza nella costruzione della storia. E non ci si annoia neanche un attimo. Alla fine il maestro di tennis, per quanto ormai irrimediabilmente lontano dagli allori e dalle belle speranze della giovent?, riesce a conseguire un risultato non effimero e dare cos? senso alla sua vita squinternata aiutando il suo allievo a capire che bisogna aggredire la vita e non vivere in difesa, anche accettando le sconfitte.
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dario
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sabato 29 novembre 2025
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limitato
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Favino è una garanzia per il cinema italiano e lo si evince dal fatto che gira film in continuazione. Preferirei che i registi sfidassero questa abitudine di garantirsi il risultato con grandi attori e scegliessero di dare spazio ad altri attori anche per mettersi in gioco in un sistema oramai fin troppo collaudato.
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