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peppy86
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mercoledì 31 dicembre 2025
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cameron colpisce ancora
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Il terzo capitolo prosegue le avventure della famiglia Sully, stavolta alle prese con una trib? Na?vi ostile: i Mangkwan. Se nel primo film l?elemento fondamentale era la terra e nel secondo l?acqua, in questo nuovo capitolo ? il fuoco a farla da padrone. Nonostante una storia semplice e lineare, questo terzo film diventa complesso sul piano dello scenario. Le trib? coinvolte sono numerose, cos? come gli esseri umani; si sviluppa ulteriormente il rapporto conflittuale tra Spider e il colonnello Quaritch, emerge con forza l?odio di Neytiri verso l?umanit?, tornano i Tulkun e si approfondisce la connessione sempre pi? potente tra Kiri ed Eywa. A ogni capitolo vengono aggiunti nuovi elementi che rendono le vicende di Pandora sempre pi? ampie e corali.
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Il terzo capitolo prosegue le avventure della famiglia Sully, stavolta alle prese con una trib? Na?vi ostile: i Mangkwan. Se nel primo film l?elemento fondamentale era la terra e nel secondo l?acqua, in questo nuovo capitolo ? il fuoco a farla da padrone. Nonostante una storia semplice e lineare, questo terzo film diventa complesso sul piano dello scenario. Le trib? coinvolte sono numerose, cos? come gli esseri umani; si sviluppa ulteriormente il rapporto conflittuale tra Spider e il colonnello Quaritch, emerge con forza l?odio di Neytiri verso l?umanit?, tornano i Tulkun e si approfondisce la connessione sempre pi? potente tra Kiri ed Eywa. A ogni capitolo vengono aggiunti nuovi elementi che rendono le vicende di Pandora sempre pi? ampie e corali. Sembra che James Cameron utilizzi questo pianeta come una tela su cui dipingere le sue spettacolari sequenze e i suoi personaggi. Viene spontaneo chiedersi in quale capitolo questa tela sar? talmente colma da costringerlo a sostituirla con una nuova: la Terra. Dal punto di vista tecnico, questo film rappresenta il punto pi? alto mai raggiunto finora in termini di avanguardia ed effetti visivi al cinema. Neanche Avatar - La via dell?acqua aveva raggiunto questi livelli: nel giro di pochi anni sono stati compiuti veri e propri miracoli. Il risultato ? che circa l?80% di ci? che vediamo ? ormai talmente palpabile da sembrare reale. Pi? volte ci si chieder? se ci? che appare sullo schermo sia frutto di animatronics o di un impressionante lavoro di CG. Nonostante il 2D sia assolutamente godibile, Avatar: Fuoco e Cenere offre il massimo della sua immersivit? in 3D. Non che nei primi due film questo non accadesse, ma qui le creature sembrano letteralmente uscire dallo schermo ? quindi occhi aperti.
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dafne
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mercoledì 31 dicembre 2025
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avatar 3 ? un capolavoro? vi prego, fate il 4!
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Avatar 3 mi ha travolto. Non è solo un film: è un’esperienza totale. Sono uscita dalla sala con quella sensazione rara di aver visto qualcosa di davvero speciale, qualcosa che ti rimane addosso. Le immagini sono talmente spettacolari che a un certo punto mi sono ritrovata a dimenticare che fosse tutto digitale: la luce, i colori, i movimenti… ogni dettaglio è curato con una precisione quasi maniacale. Pandora sembra viva, respirante, più reale di tanti posti veri.
La trama poi è ricchissima: non si limita a raccontare una storia, ma ti porta dentro un mondo complesso, pieno di emozioni, conflitti, legami, scelte difficili.
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Avatar 3 mi ha travolto. Non è solo un film: è un’esperienza totale. Sono uscita dalla sala con quella sensazione rara di aver visto qualcosa di davvero speciale, qualcosa che ti rimane addosso. Le immagini sono talmente spettacolari che a un certo punto mi sono ritrovata a dimenticare che fosse tutto digitale: la luce, i colori, i movimenti… ogni dettaglio è curato con una precisione quasi maniacale. Pandora sembra viva, respirante, più reale di tanti posti veri.
La trama poi è ricchissima: non si limita a raccontare una storia, ma ti porta dentro un mondo complesso, pieno di emozioni, conflitti, legami, scelte difficili. Ci sono momenti di pura meraviglia, altri che stringono lo stomaco, altri ancora che ti fanno riflettere su quanto siamo piccoli davanti alla natura e su quanto spesso ce ne dimentichiamo. Cameron riesce a intrecciare tutto con una fluidità incredibile, senza mai perdere ritmo o intensità.
E proprio per questo spero con tutto il cuore che Cameron faccia anche Avatar 4. Sarebbe un peccato enorme fermarsi qui, proprio ora che l’universo di Pandora è diventato così ricco, così maturo, così pieno di possibilità narrative. È uno di quei mondi che senti che può crescere ancora, che ha ancora storie da raccontare, personaggi da esplorare, emozioni da far vivere.
Avatar 3, per me, è davvero uno dei film più belli che abbia mai visto: potente, visivamente incredibile, emotivamente coinvolgente. Un viaggio che non vorresti finisse mai.
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imperior max
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martedì 23 dicembre 2025
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nuove formazioni, un clan di na'vi piromani e sanguinari e una piccola ed insolita svolta.
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AVATAR ? FUOCO E CENERE.
E dopo soli tre anni dal precedente si ritorna sul pianeta Pandora sulle vicende di Jake Sully, Neytiri e la loro famiglia. Al timone della nave c?? sempre il nostro James Cameron a dirigere il terzo film della saga che rispetto ai due precedenti ? forse il pi? intrecciato, sfumato e intricato.
Poco tempo dopo i fatti de La via dell?acqua Neytiri e il figlio Lo?ak elaborano il lutto per la morte di Neteyam tra rabbia repressa e sensi di colpa. Jake Sully propone di aggiornare l?arsenale del villaggio acquatico Metkayina con armi da fuoco umane per poter avere la meglio in futuri attacchi, ma i capi clan disapprovano. Kiri tenta senza successo di collegarsi ad Eywa in quanto ? di natura speciale e Spider vive con loro nel villaggio anche se limitato dal supporto di respirazione.
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AVATAR ? FUOCO E CENERE.
E dopo soli tre anni dal precedente si ritorna sul pianeta Pandora sulle vicende di Jake Sully, Neytiri e la loro famiglia. Al timone della nave c?? sempre il nostro James Cameron a dirigere il terzo film della saga che rispetto ai due precedenti ? forse il pi? intrecciato, sfumato e intricato.
Poco tempo dopo i fatti de La via dell?acqua Neytiri e il figlio Lo?ak elaborano il lutto per la morte di Neteyam tra rabbia repressa e sensi di colpa. Jake Sully propone di aggiornare l?arsenale del villaggio acquatico Metkayina con armi da fuoco umane per poter avere la meglio in futuri attacchi, ma i capi clan disapprovano. Kiri tenta senza successo di collegarsi ad Eywa in quanto ? di natura speciale e Spider vive con loro nel villaggio anche se limitato dal supporto di respirazione. Il colonnello Quaritch, sopravvissuto allo scontro grazie al figlio Spider, vuole tentare un nuovo assalto a Jake, ma a causa del precedente fallimento non viene rifornito di mezzi e soldati dal generale Ardmore e dal baleniere Scoresby. Una notte Spider rischia di asfissiare in quanto il respiratore sta? finendo le cariche e cos? Jake decide di farlo scortare verso la base degli umani tramite i Windtraders, dei mercanti Na?vi che viaggiano attraverso enormi creature volanti simili a mongolfiere, ma essendo contrari i figli a lasciarlo da solo intraprendono il viaggio insieme. Durante la traversata vengono attaccati da un gruppo in volo di Mangkwan, i Na?vi della Cenere capitanati dalla tsahik Varang, con frecce e bombe incendiarie. Mentre sta? per finire la schermaglia aerea Neytiri viene ferita, Lo'ak, Kiri, Spider e Tuk vengono separati da Jake e sono costretti a vagare per la foresta in cerca della maschera di riserva. La vera svolta incomincer? quando Spider si ritrover? in una nuova condizione che potrebbe ribaltare le sorti della guerra per Pandora tra i Na?vi e gli umani, una nuova e contorta alleanza tra il Popolo della Cenere e un Quaritch sempre pi? diviso nella sua natura interiore.
Come sempre la regia e la messinscena di James Cameron sono inattaccabili grazie alla spettacolarit? delle immagini, alle panoramiche immense dei paesaggi di Pandora tra enormi distese forestali, marittime, aeree e anche urbane che al punto giusto si restringono subito focalizzandosi sui personaggi e le loro azioni. Si aggiungono nuove migliorie ad una cgi ancor meno invisibile rispetto a prima e ad una profondit? di campo che col 3d (anche senza) rende il tutto ancora pi? immersivo ed avvolgente. In pi? un design delle creature, dei na?vi e dei macchinari bello accurato. Una fotografia stavolta pi? incentrata sui toni cupi e i grigi nelle parti della trib? della cenere e la solita illuminata e i blu accesi nei restanti contesti. Ottime le musiche anch?esse con l?aggiunta di nuovi temi molto roboanti nelle scene di battaglia pi? sanguinarie. Un montaggio di nuovo ben ritmato che non fanno pesare le 3 ore e 17 di durata anche se a volte l?andamento alternato tra tante sottotrame rischia un po? lo sballottamento, almeno ad una prima visione. Alcune scene hanno un?ottima flemma biblica. Ottimi gli attori tra le motion capture con una splendida e accattivante Oona Chaplin come Varang, cos? come Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang e Sigourney Weaver e in carne ed ossa come Jack Champion in uno Spider molto pi? centrale.
Nonostante la chiave di lettura della trama rimanga semplice stavolta si vara su varie complessit?, sia di scrittura che di messinscena. Al solito la tematica ambientalista rimane, cos? come quella familiare e collettiva. Solo che in questo caso ci si concentra di pi? sui personaggi, in particolare su Quaritch che diventa sempre pi? na?vi, pi? legato al figlio Spider, meno umano e considerato tale dagli stessi, Spider che ? in cerca della sua identit? e di un posto dove stare e insieme a Kiri avr? un ruolo centrale e fondamentale ai fini della storia nonch? l?ago della bilancia sulle sorti future degli umani e i na?vi, Jake Sully con un fardello pesante sia come condottiero che come capofamiglia e in crisi con Neytiri ancora in lutto per la morte del figlio e sempre pi? disillusa per quel che ha perso negli anni, Lo?ak che fa? di tutto per mostrarsi pronto agli occhi del padre prendendosi cura dei fratelli e come amico di Payakan sempre meno reietto per quanto riguarda il fronte marittimo, Kiri che scoprir? sempre pi? le sue origini e il suo legame speciale e spirituale con Eywa sempre pi? intenso per modificare le sorti della guerra, Varang come sciamana di una trib? di na?vi miscredenti di Eywa che si affidano alla guerra, al fuoco, al caos e al pi? forte e lo schieramento umano sempre pi? illusoriamente egemone nella loro posizione che vedono i na?vi come il nemico che impedisce loro di vivere su Pandora e ignorando le malefatte dei loro eserciti e bracconieri. Almeno non per tutti loro.
Il tutto con battaglie tra na?vi e umani e i na?vi della Cenere nei fronti di terra, acqua e aria, duelli, azioni macabre, tensioni, salvataggi, rivelazioni, scelte difficili e nuove possibilit? che porteranno a possibili redenzioni o dannazioni fino ad un finale che chiude dei cerchi rimasti aperti ed altri che si svilupperanno in futuro.
Chiaramente il senso di stupore del vecchio riproposto viene meno anche se breve e modificato, a volte l?alternarsi delle numerose vicende richiedono un po? pi? di attenzione per essere seguite appieno altrimenti darebbe l?impressione della ripetitivit? come in certi duelli e forse un quarticello nel minutaggio si poteva sforbiciare.
Un capitolo anch?esso degno di essere visto e con una storia che va? ben oltre i soliti stilemi asciutti, a ?Pocahontas? e i ?Puffi di tre metri?, anche perch? i primi sono pi? sfumati, la seconda non c?? e i terzi son capaci a scalpare pure di brutto.
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(di pconzero)
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eleonora panzeri
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mercoledì 31 dicembre 2025
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quando la saga ritrova la sua anima
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Avatar: Fuoco e Cenere è il terzo capitolo della saga che vede come protagonisti i Na’vi, popolazione autoctona di Pandora. In questa maestosa epopea di fantascienza il punto di vista è ribaltato rispetto ai classici film, poiché gli alieni siamo noi: gli esseri umani. Il primo film è davvero un capolavoro, coinvolgente e intenso. Il secondo, a mio avviso, è stato un po’ debole e confuso. Nel terzo capitolo la saga si riprende e chiude gli archi narrativi ancora aperti in maniera spettacolare e avvincente. Cameron, con questa serie, denuncia un’umanità parassitaria e predatoria, che distrugge senza criterio e senza rimpianto.
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Avatar: Fuoco e Cenere è il terzo capitolo della saga che vede come protagonisti i Na’vi, popolazione autoctona di Pandora. In questa maestosa epopea di fantascienza il punto di vista è ribaltato rispetto ai classici film, poiché gli alieni siamo noi: gli esseri umani. Il primo film è davvero un capolavoro, coinvolgente e intenso. Il secondo, a mio avviso, è stato un po’ debole e confuso. Nel terzo capitolo la saga si riprende e chiude gli archi narrativi ancora aperti in maniera spettacolare e avvincente. Cameron, con questa serie, denuncia un’umanità parassitaria e predatoria, che distrugge senza criterio e senza rimpianto. Non tutti, però, sono così: c’è qualcosa dell’umanità che merita di essere salvato e che nella famiglia e nell’amore trova il senso di tutto. Vi possono essere delle obiezioni su alcuni punti, ma vista la magnificenza del world building e la spettacolarità di questa odissea narrativa, si può essere tolleranti e sperare che il messaggio del regista arrivi. Per me questa saga non è soltanto un business per fare merchandising, ma nasce con uno scopo più profondo ed etico, usando come esempio una società che non colonizza un pianeta, ma lo abita in perfetta sinergia, senza essere un cancro da estirpare, come sembra essere spesso la società umana: avida, crudele e insaziabile. Una saga che consiglio assolutamente anche a chi non ama la fantascienza, perché i sentimenti e l’umanità sono una lingua universale.
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pizzato
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mercoledì 7 gennaio 2026
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dove sono il fuoco e la cenere?
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla.
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla. Perch? non bastano pochi secondi d?inquadratura su un vulcano attivo e qualche casupola adagiata su un terreno arido e spoglio per soddisfare l?interesse naturalistico e antropologico dello spettatore sistematicamente alimentato dai trailer e dalle anticipazioni fatti circolare negli ultimi mesi. Perch? non ? sufficiente creare un nuovo popolo se poi non se ne indagano a fondo i costumi, se si relega la sua storia a un paio di enigmatiche battute pronunciate dalla sua leader, se lo si riduce a un manipolo di invasati assetati di sangue il cui scopo ? quello di vendicare un non ben specificato torto che la divinit? Eywa avrebbe commesso nei loro confronti. Perch? non servono a niente gli innumerevoli morti ammazzati, fra uomini, Na?vi e creature di Pandora, le frenetiche scene di inseguimento, combattimento e guerra, la schizofrenia delle inquadrature, dei dialoghi e della trama stessa, se poi lo spettatore, bombardato da granate sonar e frecce infuocate, viene privato della possibilit? stessa di elaborare quel senso di devastazione e impotenza che aveva visceralmente sperimentato nei primi due capitoli. In questo senso ?Avatar - Fuoco e cenere? rappresenta un lungo elenco di idee incompiute e occasioni mancate, a partire del suo nuovo villain, la spietata Varang, zaych del popolo dei predoni Mangkwan. I primi due capitoli avevano avuto il pregio di dedicare ampio spazio alla connessione dei Na?vi con la loro natura; nel terzo, al contrario, eccetto un piccolo gioco di prestigio, un fal? rituale e qualche freccia ardente, questo legame rimane solo accennato. Sarebbe invece stato interessante vedere come i Mangkwan declinano il loro Tsaheylu con l?elemento del fuoco e di come quest?ultimo faccia parte del loro ?cerchio della vita?, magari attribuendo alla cenere non solo il valore fisico di residuo finale della distruzione ma anche quello simbolico di purificazione e rinascita. Visto cos? il fuoco finisce per essere un mero strumento di conquista, adorato e agognato nella misura in cui garantisce superiorit? militare. Il colonnello Quaritch intercetta questa ?ossessione?, arma i Mangkwan coi fucili e sfrutta la loro sete di vendetta contro i propri nemici, dando il via ad una sorta di guerra coloniale per procura in cui la potenziale variabile impazzita, Varang, viene al contrario addomesticata e asservita ad un?altra ossessione, stavolta quella del colonnello, ovvero la distruzione della famiglia Sully. La nuova trib?, in sostanza, apporta poco o niente all?universo di Pandora rimanendo confinata al ruolo di mero espediente narrativo e scenografico per complicare i piani dei protagonisti e conferire una qualche elemento di novit?, anche solo cromatica. Ma ? proprio quel senso di novit? che aveva connotato e reso indimenticabile il secondo capitolo, a mancare quasi del tutto in ?Avatar - Fuoco e cenere?. Si esce di sala con la sensazione di aver visto una sorta di combinazione raffazzonata dei primi due film, specialmente quando si scatena l?azione e infuria la guerra. E allora ecco Jake Sully che raduna nuovamente le trib?, la supertecnologica e superaccessoriata RDA che ricade ingenuamente nella trappola, gli Ikran che planano dal cielo sugli elicotteri, gli Skimwing che attaccano dall?acqua, il contrattacco dei ?mercenari? Mangkwan, l?immancabile arrivo salvifico di Eywa che scatena le sue creature contro ?la gente del cielo? ed infine l?eterno duello fra Sully e Quaritch. In poche e semplici parole, la battaglia di ?Avatar? nello scenario marino di ?Avatar - La via dell?acqua?. Risulta quasi paradossale che la parte pi? interessante del film, comprese e soprattutto le scene d?azione, si svolga nel contesto meno ?pandoriano? di tutti, ovvero la citt?-fortezza degli umani: ? in questo scenario urbano futuristico che ha luogo un memorabile duello aereo che vede Neytiri sfuggire dall?inseguimento di Varang e dei suoi predoni. ? in questo passaggio che si consuma anche la rivincita del biologo Ian Garvin che, come per una sorta di contrappasso, semina il panico alla guida di un ipertrofico bulldozer uguale a quelli con cui nei primi due capitoli le forze mercenarie umane avevano spazzato via ampi segmenti di foresta. La stessa esposizione alla pubblica gogna di Jake Sully nella doppia veste di animale feroce e criminale nel braccio della morte avrebbe potuto innescare tutta una serie di riflessioni sulla spettacolarizzazione della guerra, sulla bestializzazione del nemico e sull?ostentazione dello sconfitto, aspetti storicamente connotativi della bellicosa cultura occidentale. Il tutto viene purtroppo vanificato dalla grottesca apparizione di Quaritch e Varang che uniti per mano si prendono gli applausi di un pubblico di inservienti che secondo rigor logico avrebbe dovuto, al contrario, guardarli con sospetto. Viene meno in ?Avatar - Fuoco e cenere? anche la profondit? del legame tra uomini e animali; eccetto il caso di Neytiri e del suo nuovo ikran Sa?ata, le cavalcature muoiono come mosche nell?indifferenza fisica ed emotiva dei loro ?fratelli? Na?vi; Jake Sully diventa al contempo una sorta di beastmaster dei videogame che pu? scegliere in ogni momento tra un campionario di bestie feroci quella pi? utile al proprio scopo. Parallelamente, quasi in un rapporto di proporzionalit? inversa, i Tulkun vanno progressivamente umanizzandosi: parlano coi sottotitoli, tengono consigli, decorano il proprio corpo con orpelli e manufatti. In questo modo l?animale sembra acquistare un?identit? tanto pi? che si avvicina alla socialit? e al linguaggio umano; lontano da essi, diventa un numero, un mezzo, un?arma. Si viene a perdere tutta quella zona grigia in cui ogni creatura conta in quanto tale e possiede un ruolo specifico e una propria ?bestiale? personalit? e unicit?, autentica nella misura in cui differisce per modi di percepire ed agire dall?essere umano o ?umanoide?. ? come se l?intento ecologista di fondo finisse per contorcersi su s? stesso arrivando ad insidiare, se non a scalfire, i suoi fondamenti teorici. Le stesse rivelazioni su Eywa non fanno altro che impoverire il film; non tanto nella trama, dal momento che l?upgrade genetico e biologico di Spider ad opera di Kiri e della manifestazione fungina della divinit?, innesca comunque tutta una serie di processi che conducono ad alcuni momenti di forte tensione emotiva; ? piuttosto il senso dell?ignoto che viene a mancare, quel senso dell?inaccessibile che nutre la curiosit? dello spettatore e che segna i limiti gnoseologici della condizione umana. E sebbene la parabola di Kiri, tendente ineluttabilmente a una condizione di semi-divinit? panteistica, giustifichi a pieno titolo un progressivo e fisiologico disvelamento dei complessi misteri di Pandora, a lasciare perplessi sono tuttavia alcune scelte stilistiche che accompagnano e guidano il viaggio della ?prescelta? verso la Grande Madre Eywa: la corsa ?virtuale? nel bosco sostenuta dalle proiezioni di Tuk e Spider; il profilo (troppo umano) di Eywa che si rivela; il ricongiungimento finale con la madre-clone Grace Augustine all?interno del grande cloud degli antenati; il tutto all?insegna della fretta, dalla necessit? impellente del dover per forza mostrare, spiegare, assecondare lo spettatore, al costo di precipitare nella banalit?, di rinnegare lo spirito stesso della saga. E forse ? proprio questa la cifra di ?Avatar - Fuoco e cenere? un filmone da pi? di tre ore che non sa gestire i tempi, che nella prima parte rimane impantanato su tematiche che pareva gi? aver risolto sul finale del secondo capitolo, per poi accelerare in maniera convulsa come se avvertisse la pressione di dover chiudere un cerchio. Un film che sacrifica la contemplazione e l?attesa sull?altare dell?immediatezza e della frenesia e che forse segna il declino di una saga la cui traiettoria sembra un po? la triste metafora della modernit? e lo specchio dei suoi gusti.
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mercoledì 7 gennaio 2026
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dove sono il fuoco e la cenere?
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla.
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla. Perch? non bastano pochi secondi d?inquadratura su un vulcano attivo e qualche casupola adagiata su un terreno arido e spoglio per soddisfare l?interesse naturalistico e antropologico dello spettatore sistematicamente alimentato dai trailer e dalle anticipazioni fatti circolare negli ultimi mesi. Perch? non ? sufficiente creare un nuovo popolo se poi non se ne indagano a fondo i costumi, se si relega la sua storia a un paio di enigmatiche battute pronunciate dalla sua leader, se lo si riduce a un manipolo di invasati assetati di sangue il cui scopo ? quello di vendicare un non ben specificato torto che la divinit? Eywa avrebbe commesso nei loro confronti. Perch? non servono a niente gli innumerevoli morti ammazzati, fra uomini, Na?vi e creature di Pandora, le frenetiche scene di inseguimento, combattimento e guerra, la schizofrenia delle inquadrature, dei dialoghi e della trama stessa, se poi lo spettatore, bombardato da granate sonar e frecce infuocate, viene privato della possibilit? stessa di elaborare quel senso di devastazione e impotenza che aveva visceralmente sperimentato nei primi due capitoli. In questo senso ?Avatar - Fuoco e cenere? rappresenta un lungo elenco di idee incompiute e occasioni mancate, a partire del suo nuovo villain, la spietata Varang, zaych del popolo dei predoni Mangkwan. I primi due capitoli avevano avuto il pregio di dedicare ampio spazio alla connessione dei Na?vi con la loro natura; nel terzo, al contrario, eccetto un piccolo gioco di prestigio, un fal? rituale e qualche freccia ardente, questo legame rimane solo accennato. Sarebbe invece stato interessante vedere come i Mangkwan declinano il loro Tsaheylu con l?elemento del fuoco e di come quest?ultimo faccia parte del loro ?cerchio della vita?, magari attribuendo alla cenere non solo il valore fisico di residuo finale della distruzione ma anche quello simbolico di purificazione e rinascita. Visto cos? il fuoco finisce per essere un mero strumento di conquista, adorato e agognato nella misura in cui garantisce superiorit? militare. Il colonnello Quaritch intercetta questa ?ossessione?, arma i Mangkwan coi fucili e sfrutta la loro sete di vendetta contro i propri nemici, dando il via ad una sorta di guerra coloniale per procura in cui la potenziale variabile impazzita, Varang, viene al contrario addomesticata e asservita ad un?altra ossessione, stavolta quella del colonnello, ovvero la distruzione della famiglia Sully. La nuova trib?, in sostanza, apporta poco o niente all?universo di Pandora rimanendo confinata al ruolo di mero espediente narrativo e scenografico per complicare i piani dei protagonisti e conferire una qualche elemento di novit?, anche solo cromatica. Ma ? proprio quel senso di novit? che aveva connotato e reso indimenticabile il secondo capitolo, a mancare quasi del tutto in ?Avatar - Fuoco e cenere?. Si esce di sala con la sensazione di aver visto una sorta di combinazione raffazzonata dei primi due film, specialmente quando si scatena l?azione e infuria la guerra. E allora ecco Jake Sully che raduna nuovamente le trib?, la supertecnologica e superaccessoriata RDA che ricade ingenuamente nella trappola, gli Ikran che planano dal cielo sugli elicotteri, gli Skimwing che attaccano dall?acqua, il contrattacco dei ?mercenari? Mangkwan, l?immancabile arrivo salvifico di Eywa che scatena le sue creature contro ?la gente del cielo? ed infine l?eterno duello fra Sully e Quaritch. In poche e semplici parole, la battaglia di ?Avatar? nello scenario marino di ?Avatar - La via dell?acqua?. Risulta quasi paradossale che la parte pi? interessante del film, comprese e soprattutto le scene d?azione, si svolga nel contesto meno ?pandoriano? di tutti, ovvero la citt?-fortezza degli umani: ? in questo scenario urbano futuristico che ha luogo un memorabile duello aereo che vede Neytiri sfuggire dall?inseguimento di Varang e dei suoi predoni. ? in questo passaggio che si consuma anche la rivincita del biologo Ian Garvin che, come per una sorta di contrappasso, semina il panico alla guida di un ipertrofico bulldozer uguale a quelli con cui nei primi due capitoli le forze mercenarie umane avevano spazzato via ampi segmenti di foresta. La stessa esposizione alla pubblica gogna di Jake Sully nella doppia veste di animale feroce e criminale nel braccio della morte avrebbe potuto innescare tutta una serie di riflessioni sulla spettacolarizzazione della guerra, sulla bestializzazione del nemico e sull?ostentazione dello sconfitto, aspetti storicamente connotativi della bellicosa cultura occidentale. Il tutto viene purtroppo vanificato dalla grottesca apparizione di Quaritch e Varang che uniti per mano si prendono gli applausi di un pubblico di inservienti che secondo rigor logico avrebbe dovuto, al contrario, guardarli con sospetto. Viene meno in ?Avatar - Fuoco e cenere? anche la profondit? del legame tra uomini e animali; eccetto il caso di Neytiri e del suo nuovo ikran Sa?ata, le cavalcature muoiono come mosche nell?indifferenza fisica ed emotiva dei loro ?fratelli? Na?vi; Jake Sully diventa al contempo una sorta di beastmaster dei videogame che pu? scegliere in ogni momento tra un campionario di bestie feroci quella pi? utile al proprio scopo. Parallelamente, quasi in un rapporto di proporzionalit? inversa, i Tulkun vanno progressivamente umanizzandosi: parlano coi sottotitoli, tengono consigli, decorano il proprio corpo con orpelli e manufatti. In questo modo l?animale sembra acquistare un?identit? tanto pi? che si avvicina alla socialit? e al linguaggio umano; lontano da essi, diventa un numero, un mezzo, un?arma. Si viene a perdere tutta quella zona grigia in cui ogni creatura conta in quanto tale e possiede un ruolo specifico e una propria ?bestiale? personalit? e unicit?, autentica nella misura in cui differisce per modi di percepire ed agire dall?essere umano o ?umanoide?. ? come se l?intento ecologista di fondo finisse per contorcersi su s? stesso arrivando ad insidiare, se non a scalfire, i suoi fondamenti teorici. Le stesse rivelazioni su Eywa non fanno altro che impoverire il film; non tanto nella trama, dal momento che l?upgrade genetico e biologico di Spider ad opera di Kiri e della manifestazione fungina della divinit?, innesca comunque tutta una serie di processi che conducono ad alcuni momenti di forte tensione emotiva; ? piuttosto il senso dell?ignoto che viene a mancare, quel senso dell?inaccessibile che nutre la curiosit? dello spettatore e che segna i limiti gnoseologici della condizione umana. E sebbene la parabola di Kiri, tendente ineluttabilmente a una condizione di semi-divinit? panteistica, giustifichi a pieno titolo un progressivo e fisiologico disvelamento dei complessi misteri di Pandora, a lasciare perplessi sono tuttavia alcune scelte stilistiche che accompagnano e guidano il viaggio della ?prescelta? verso la Grande Madre Eywa: la corsa ?virtuale? nel bosco sostenuta dalle proiezioni di Tuk e Spider; il profilo (troppo umano) di Eywa che si rivela; il ricongiungimento finale con la madre-clone Grace Augustine all?interno del grande cloud degli antenati; il tutto all?insegna della fretta, dalla necessit? impellente del dover per forza mostrare, spiegare, assecondare lo spettatore, al costo di precipitare nella banalit?, di rinnegare lo spirito stesso della saga. E forse ? proprio questa la cifra di ?Avatar - Fuoco e cenere? un filmone da pi? di tre ore che non sa gestire i tempi, che nella prima parte rimane impantanato su tematiche che pareva gi? aver risolto sul finale del secondo capitolo, per poi accelerare in maniera convulsa come se avvertisse la pressione di dover chiudere un cerchio. Un film che sacrifica la contemplazione e l?attesa sull?altare dell?immediatezza e della frenesia e che forse segna il declino di una saga la cui traiettoria sembra un po? la triste metafora della modernit? e lo specchio dei suoi gusti.
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pizzato
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giovedì 8 gennaio 2026
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dove sono il fuoco e la cenere?
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla.
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Dopo la via della foresta e la via dell?acqua, il titolo del nuovo capitolo sembrava presagire un ulteriore cambio di scenario; nei primi due film la storia era stata infatti pensata e scritta anche in funzione dell?esplorazione dell?universo di Pandora, dei suoi territori e delle popolazioni che vi abitano. A che cosa potevano alludere, dunque, quel ?fuoco? e quella ?cenere?? Forse ad un ecosistema meno rigoglioso e idilliaco rispetto ai precedenti, pi? aspro e inospitale dei boschi Omatikaya e dei mari Metkayina? Forse ad un popolo pi? ostile, incline alla violenza e alla guerra, che si sottrae alla logica manichea della saga, con un rapporto con la natura meno simbiotico di quello delle trib? finora osservate? O forse profetizzavano, quei due sostantivi, un generale innalzamento del livello di distruzione e di morte all?interno di un percorso narrativo che tende inevitabilmente alla resa dei conti finale tra i due mondi in conflitto fin dal primo capitolo? Ebbene in ?Avatar, fuoco e cenere? c?? quel poco di tutto che finisce irrimediabilmente per trasformarsi in un nulla. Perch? non bastano pochi secondi d?inquadratura su un vulcano attivo e qualche casupola adagiata su un terreno arido e spoglio per soddisfare l?interesse naturalistico e antropologico dello spettatore sistematicamente alimentato dai trailer e dalle anticipazioni fatti circolare negli ultimi mesi. Perch? non ? sufficiente creare un nuovo popolo se poi non se ne indagano a fondo i costumi, se si relega la sua storia a un paio di enigmatiche battute pronunciate dalla sua leader, se lo si riduce a un manipolo di invasati assetati di sangue il cui scopo ? quello di vendicare un non ben specificato torto che la divinit? Eywa avrebbe commesso nei loro confronti. Perch? non servono a niente gli innumerevoli morti ammazzati, fra uomini, Na?vi e creature di Pandora, le frenetiche scene di inseguimento, combattimento e guerra, la schizofrenia delle inquadrature, dei dialoghi e della trama stessa, se poi lo spettatore, bombardato da granate sonar e frecce infuocate, viene privato della possibilit? stessa di elaborare quel senso di devastazione e impotenza che aveva visceralmente sperimentato nei primi due capitoli. In questo senso ?Avatar - Fuoco e cenere? rappresenta un lungo elenco di idee incompiute e occasioni mancate, a partire del suo nuovo villain, la spietata Varang, zaych del popolo dei predoni Mangkwan. I primi due capitoli avevano avuto il pregio di dedicare ampio spazio alla connessione dei Na?vi con la loro natura; nel terzo, al contrario, eccetto un piccolo gioco di prestigio, un fal? rituale e qualche freccia ardente, questo legame rimane solo accennato. Sarebbe invece stato interessante vedere come i Mangkwan declinano il loro Tsaheylu con l?elemento del fuoco e di come quest?ultimo faccia parte del loro ?cerchio della vita?, magari attribuendo alla cenere non solo il valore fisico di residuo finale della distruzione ma anche quello simbolico di purificazione e rinascita. Visto cos? il fuoco finisce per essere un mero strumento di conquista, adorato e agognato nella misura in cui garantisce superiorit? militare. Il colonnello Quaritch intercetta questa ?ossessione?, arma i Mangkwan coi fucili e sfrutta la loro sete di vendetta contro i propri nemici, dando il via ad una sorta di guerra coloniale per procura in cui la potenziale variabile impazzita, Varang, viene al contrario addomesticata e asservita ad un?altra ossessione, stavolta quella del colonnello, ovvero la distruzione della famiglia Sully. La nuova trib?, in sostanza, apporta poco o niente all?universo di Pandora rimanendo confinata al ruolo di mero espediente narrativo e scenografico per complicare i piani dei protagonisti e conferire una qualche elemento di novit?, anche solo cromatica. Ma ? proprio quel senso di novit? che aveva connotato e reso indimenticabile il secondo capitolo, a mancare quasi del tutto in ?Avatar - Fuoco e cenere?. Si esce di sala con la sensazione di aver visto una sorta di combinazione raffazzonata dei primi due film, specialmente quando si scatena l?azione e infuria la guerra. E allora ecco Jake Sully che raduna nuovamente le trib?, la supertecnologica e superaccessoriata RDA che ricade ingenuamente nella trappola, gli Ikran che planano dal cielo sugli elicotteri, gli Skimwing che attaccano dall?acqua, il contrattacco dei ?mercenari? Mangkwan, l?immancabile arrivo salvifico di Eywa che scatena le sue creature contro ?la gente del cielo? ed infine l?eterno duello fra Sully e Quaritch. In poche e semplici parole, la battaglia di ?Avatar? nello scenario marino di ?Avatar - La via dell?acqua?. Risulta quasi paradossale che la parte pi? interessante del film, comprese e soprattutto le scene d?azione, si svolga nel contesto meno ?pandoriano? di tutti, ovvero la citt?-fortezza degli umani: ? in questo scenario urbano futuristico che ha luogo un memorabile duello aereo che vede Neytiri sfuggire dall?inseguimento di Varang e dei suoi predoni. ? in questo passaggio che si consuma anche la rivincita del biologo Ian Garvin che, come per una sorta di contrappasso, semina il panico alla guida di un ipertrofico bulldozer uguale a quelli con cui nei primi due capitoli le forze mercenarie umane avevano spazzato via ampi segmenti di foresta. La stessa esposizione alla pubblica gogna di Jake Sully nella doppia veste di animale feroce e criminale nel braccio della morte avrebbe potuto innescare tutta una serie di riflessioni sulla spettacolarizzazione della guerra, sulla bestializzazione del nemico e sull?ostentazione dello sconfitto, aspetti storicamente connotativi della bellicosa cultura occidentale. Il tutto viene purtroppo vanificato dalla grottesca apparizione di Quaritch e Varang che uniti per mano si prendono gli applausi di un pubblico di inservienti che secondo rigor logico avrebbe dovuto, al contrario, guardarli con sospetto. Viene meno in ?Avatar - Fuoco e cenere? anche la profondit? del legame tra uomini e animali; eccetto il caso di Neytiri e del suo nuovo ikran Sa?ata, le cavalcature muoiono come mosche nell?indifferenza fisica ed emotiva dei loro ?fratelli? Na?vi; Jake Sully diventa al contempo una sorta di beastmaster dei videogame che pu? scegliere in ogni momento tra un campionario di bestie feroci quella pi? utile al proprio scopo. Parallelamente, quasi in un rapporto di proporzionalit? inversa, i Tulkun vanno progressivamente umanizzandosi: parlano coi sottotitoli, tengono consigli, decorano il proprio corpo con orpelli e manufatti. In questo modo l?animale sembra acquistare un?identit? tanto pi? che si avvicina alla socialit? e al linguaggio umano; lontano da essi, diventa un numero, un mezzo, un?arma. Si viene a perdere tutta quella zona grigia in cui ogni creatura conta in quanto tale e possiede un ruolo specifico e una propria ?bestiale? personalit? e unicit?, autentica nella misura in cui differisce per modi di percepire ed agire dall?essere umano o ?umanoide?. ? come se l?intento ecologista di fondo finisse per contorcersi su s? stesso arrivando ad insidiare, se non a scalfire, i suoi fondamenti teorici. Le stesse rivelazioni su Eywa non fanno altro che impoverire il film; non tanto nella trama, dal momento che l?upgrade genetico e biologico di Spider ad opera di Kiri e della manifestazione fungina della divinit?, innesca comunque tutta una serie di processi che conducono ad alcuni momenti di forte tensione emotiva; ? piuttosto il senso dell?ignoto che viene a mancare, quel senso dell?inaccessibile che nutre la curiosit? dello spettatore e che segna i limiti gnoseologici della condizione umana. E sebbene la parabola di Kiri, tendente ineluttabilmente a una condizione di semi-divinit? panteistica, giustifichi a pieno titolo un progressivo e fisiologico disvelamento dei complessi misteri di Pandora, a lasciare perplessi sono tuttavia alcune scelte stilistiche che accompagnano e guidano il viaggio della ?prescelta? verso la Grande Madre Eywa: la corsa ?virtuale? nel bosco sostenuta dalle proiezioni di Tuk e Spider; il profilo (troppo umano) di Eywa che si rivela; il ricongiungimento finale con la madre-clone Grace Augustine all?interno del grande cloud degli antenati; il tutto all?insegna della fretta, dalla necessit? impellente del dover per forza mostrare, spiegare, assecondare lo spettatore, al costo di precipitare nella banalit?, di rinnegare lo spirito stesso della saga. E forse ? proprio questa la cifra di ?Avatar - Fuoco e cenere? un filmone da pi? di tre ore che non sa gestire i tempi, che nella prima parte rimane impantanato su tematiche che pareva gi? aver risolto sul finale del secondo capitolo, per poi accelerare in maniera convulsa come se avvertisse la pressione di dover chiudere un cerchio. Un film che sacrifica la contemplazione e l?attesa sull?altare dell?immediatezza e della frenesia e che forse segna il declino di una saga la cui traiettoria sembra un po? la triste metafora della modernit? e lo specchio dei suoi gusti.
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modo98
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martedì 6 gennaio 2026
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pandora: una fiaba per codardi
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La saga di Avatar di James Cameron rappresenta uno dei più grandi paradossi della storia del cinema: un miracolo di ingegneria visiva che poggia su fondamenta narrative di fango.
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La saga di Avatar di James Cameron rappresenta uno dei più grandi paradossi della storia del cinema: un miracolo di ingegneria visiva che poggia su fondamenta narrative di fango. Mentre Cameron spende decenni a perfezionare il rendering di ogni singola goccia d'acqua, la sua sceneggiatura rimane ferma a una visione infantile e manichea del conflitto, ignorando deliberatamente le leggi della fisica, della tecnologia e della strategia militare.
Siamo nel 22° secolo. L'umanità ha padroneggiato il viaggio interstellare e la manipolazione genetica, ma sul campo di battaglia si comporta come se fosse ancora nel 1967 in Vietnam. È offensivo per l'intelligenza dello spettatore vedere una civiltà capace di attraversare anni luce che non sa costruire un vetro antiproiettile capace di fermare una freccia di legno.
Nel mondo reale (e nella vera fantascienza), una forza militare disperata che rischia l'estinzione non manderebbe piloti a morire in goffi mech con finestre trasparenti. Manderebbe sciami di droni autonomi, nanotecnologie estrattive e armi a energia diretta. La RDA di Cameron non è un esercito: è una parata di incompetenza funzionale solo a far vincere i "buoni".
Il realismo muore definitivamente quando la "spiritualità" di Pandora diventa un'arma tattica imbattibile. Cameron sostituisce la logica con il misticismo: ogni volta che gli umani sono sul punto di vincere grazie alla loro schiacciante superiorità tecnologica, interviene un deus ex machina naturale. Animali che si caricano contro mitragliatrici pesanti vincendo per "volontà divina" di Eywa.
Questa non è fantascienza; è una fiaba della buonanotte che aliena il pubblico dalla realtà della forza. Se la Terra è al collasso e Pandora possiede le risorse per salvarla, il conflitto non durerebbe tre ore di film, ma tre minuti di bombardamento cinetico orbitale.
Il marchio Disney ha anestetizzato la saga. Invece di esplorare il tragico dilemma morale di una specie (la nostra) che deve scegliere tra il proprio genocidio e quello di un'altra razza, ci viene somministrata la solita pappa politica e "green".
Perché non vediamo la sofferenza sulla Terra? Perché non vediamo i miliardi di bambini umani che moriranno se l'Unobtanium non arriva? Semplice: perché se lo vedessimo, non potremmo più fare il tifo per Jake Sully. Cameron nasconde la verità per mantenere il film "facile", trasformando un potenziale capolavoro esistenziale in un prodotto commerciale politicamente corretto, dove il cattivo è un cartone animato e il tradimento della propria specie viene celebrato come eroismo.
Continuare a raccontare ai bambini che le frecce battono i laser e che la natura "magica" risolve i conflitti è un atto di disonestà intellettuale. In un'epoca di crescenti tensioni globali, il cinema dovrebbe avere il coraggio di mostrare la freddezza chirurgica della guerra moderna.
Un finale realistico — con la distruzione metodica della biosfera di Pandora e la sostituzione con una biosfera terrestre modificata — non sarebbe sadismo, ma un'ammonizione necessaria. Insegnerebbe che la sopravvivenza non è un gioco e che la tecnologia, una volta scatenata dalla disperazione, non lascia spazio a canti, connessioni spirituali o lieto fine.
Avatar è un guscio vuoto. È la celebrazione della forma che nasconde l'assenza totale di sostanza. Finché Cameron e la Disney continueranno a proteggere i loro protagonisti con scudi invisibili fatti di moralismo stucchevole, la saga rimarrà un'opera minore: bellissima da vedere, ma totalmente inutile per capire il mondo in cui viviamo e il futuro che ci aspetta. Il cinema ha bisogno della "pioggia di fuoco" orbitale; ha bisogno del silenzio della cenere. Solo allora tornerà a essere un'arte onesta.
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finmat92
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lunedì 22 dicembre 2025
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sempre spettacolare ma questo avatar ha dato.
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Cosa dire riguardo questa pellicola? sicuramente un biglietto al cinema se lo merita, anche solo per la qualità delle immagini, parliamo di una produzione hollywoodiana di alto livello nel comparto tecnico, per qualcuno può sembrare un "more of the same" ma non si può negare la qualità tecnica che ha.
I costumi e le scenografie sono ben curate, i mezzi militari mostrati sono già stati introdotti nel precedente capitolo ma rimangono comunque eccelsi giusto per fare un esempio.
Il popolo dei Naavi, la loro cultura, la loro "via", riescono ad incantare umanamente parlando, come hanno sempre fatto dal 2009, ma giunti a questo terzo incontro forse sarebbe il caso di fare come fece Spielberg dopo aver portato nelle sale Jurassic Park - Il mondo perduto, capire che quello che c'era da dire è stato detto, la magia non è replicabile dopo la prima volta ed è ora di tirare i remi in barca.
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Cosa dire riguardo questa pellicola? sicuramente un biglietto al cinema se lo merita, anche solo per la qualità delle immagini, parliamo di una produzione hollywoodiana di alto livello nel comparto tecnico, per qualcuno può sembrare un "more of the same" ma non si può negare la qualità tecnica che ha.
I costumi e le scenografie sono ben curate, i mezzi militari mostrati sono già stati introdotti nel precedente capitolo ma rimangono comunque eccelsi giusto per fare un esempio.
Il popolo dei Naavi, la loro cultura, la loro "via", riescono ad incantare umanamente parlando, come hanno sempre fatto dal 2009, ma giunti a questo terzo incontro forse sarebbe il caso di fare come fece Spielberg dopo aver portato nelle sale Jurassic Park - Il mondo perduto, capire che quello che c'era da dire è stato detto, la magia non è replicabile dopo la prima volta ed è ora di tirare i remi in barca. Se non hai nulla di nuovo da dire, devi trovare il coraggio di fermarti, perchè dico questo? perchè i difetti della saga purtroppo iniziano ad avere un peso che non può essere più ignorato.
Il difetto più grande riguarda la scrittura della trama, Cameron sarà anche un grande registra in termini di cinepresa, come catturare le scene, come realizzare degli ambienti incredibili, d'impatto, maestosi, sa proporti degli scenari molto curati, dei costumi originali, sa dare un giusto ritmo, sa curarti il sonoro e non scade con le battute dei personaggi, ma non basandosi su una bibliografia, una storia scritta come le opere di Tolkien per Il Signore Degli Anelli, cosa hai qui? la stessa aspettativa, perché parliamo di un kolossal, non di un filmetto fatto con 2 soldi da un regista sconosciuto con in mano un Iphone in Sud Africa, ma senza una idea chiara su come portare avanti la trama dell'universo Avatar.
Probabilmente lo sviluppo della stessa funziona ed ha perfettamente senso nella mente del regista, ma nella trasposizione le sbavature si notano.
Personalmente 3 ore sono volate tanto da non aver avuto bisogno di guardare l'orologio neanche una volta, e c'ho lasciato la pezzata da quanto sono sprofondato in quella comoda poltrona da quanto ero assorbito, perchè riesce ad avere un buon ritmo come film d'azione, spezza intelligentemente le scene di tensione con quelle di calma e viceversa, scorrere scorre come l'acqua, ma è un'acqua che hai già assaporato, è questo il problema.
Avatar era il primo film, in quanto tale gli lasciavi passare molto di più ed eri maggioramente impressionato dalla CGI, dal 3D e da tutte le novità a partire dai Naavi e Pandora.
Avatar - La via dell'acqua, ricalcava molto il prequel ma almeno ha avuto la decenza di introdurre diverse cose nuove riguardo i Naavi (clan), le differenze culturali, gli ambienti marini, le creature marine, nuovi mezzi altamente tecnologici a disposizione degli umani (sia civili per la costruzione di infrastrutture che militari), viene esplorato maggiormente seppur mantenendo sapientemente poco definito il mondo degli spiriti e la Grande Madre, lasciando l'alone di mistero.
###INIZIO SPOILER###
Avatar - Fuoco e cenere? introduce i mercanti e un clan di "reietti" Naavi, i quali rinnegano il culto della Grande Madre e fanno i banditi, ma è tutto qui? seri? un'altra pellicola solo per sta roba? ma ragazzi io boh, se la prossima pellicola sarà di nuovo così scarna di nuovi contenuti sarò costretto a non dargli neanche la sufficienza.
E mi spiace perchè tutto questo potenziale, che merita solo applausi, viene disintegrato da una trama che inizia a sapere troppo di minestra riscaldata.
I costumi? dai Naavi ai militari RDA, dagli scienziati agli animali, curatissimi. La CGI? tolta forse una scena dove si notava un po' troppo, per il resto riesce a convincere, non stiamo parlando di Nolan e quindi le esplosioni analogiche ce le scordiamo, però. La sceneggiatura? gli ambienti marini, la città tecnologica umana, le frastagliate zone montane di Pandora, i villaggi dei clan degli Metkayina (acqua), la baia degli antichi, sono ben realizzate. Gli animali? i tulkun (le balene) convincono anche loro. I mezzi militari del RDA? curatissimi, i mezzi sottomarini a forma di granchio e le barche da pesca con gli arpioni? ma di cosa stiamo parlando? e allora iniziate a capire quanta qualità c'è qui che viene, però, disintegrata da quanto detto.
Il primo Avatar vedeva gli umani colonizzare Pandora vendendola come una gigantesca miniera da cui estrarre l'Unobtanium, un minerale prezioso che finanziava tutta la "baracca" e l'RDA, e che ci stava come concetto.
Nel secondo Avatar, dopo la sonora sconfitta e la cacciata degli umani dal pianeta, questi tornano più incacchiati di prima ma con ragioni diverse, la Terra sta morendo, la vita non è più sostenibile (in 15 anni sai, cambiano così tante cose) e quindi non bisogna più trattare il pianeta come una miniera ma come un posto da colonizzare, serve un altro approccio. Gli Omatikaya poggiano il loro sedere sui grandi giacimenti di minerale, e difendono i loro luoghi con le unghie e con i denti, perderci troppi uomini e mezzi non è più giustificato economicamente, quindi che si fa? si va a caccia di balene, almeno quelle stanno nell'oceano, non stanno fisse in un punto con i Naavi sopra, sono facili da prendere perchè non bisogna manco scavare e bastano delle barche, scoperta la nuova merce (amrita) vendibile a peso d'oro si parte per prenderle. Anche qui seconda batosta ed i Naavi vincono (grazie ancora colonnello, tanto i miliardi per finanziare le tue bravate ce li mettiamo noi della compagnia).
In questo terzo film torna, purtroppo, per la terza volta il colonnello Quaritch, che nel primo era quello che comandava tutto e nel secondo tornava come Avatar nonostante la sconfitta perchè aveva esperienza sul campo avendo affrontato i Naavi, perchè può dare una mano al generale. Dopo aver suicidato due volte due flotte, forse sarebbe il caso di tirargli un calcio nel didietro a sto colonnello e farlo sparire di scena, magari facendolo morire anzichè tenerselo buono per riciclarlo come antagonista. Prima era una questione di popoli (Umani vs Naavi), ora è diventata una questione personale (Sullivan vs Quaritch), ma perchè? finite le idee? e anche a sto terzo giro gli umani perdono.
C'è la questione di Spider poi, il figlio del colonnello, che viene salvato dalla Grande Madre che gli regala un paio di polmoni nuovi per renderlo un Naavi a metà, il classico imbastardimento della razza, che non si capisce bene se viene studiato abbastanza quando viene catturato da suo padre e portato alla base oppure no, se gli scienziati hanno capito come replicare il sistema organico o meno, implicito messaggio che gli umani non hanno capito un bel niente e son tutti scemi che stanno ancora con le mascherine. Punto lasciato volutamente aperto per un eventuale quarto capitolo.
Una breve parola poi sul comandante cacciatore di balene, mi spiace che non sia morto e siano riusciti a salvarlo dal precedente film, ma stona un po' troppo in quel contesto militare dove hanno tutti la schiena dritta e lui pare essere uscito da un cantiere edilizio con le competenze di un pescatore di sardine, cioè non mandi una simile persona dalla Terra su Pandora, non prendiamoci in giro, potevano lasciarlo morire nella precedente pellicola? sì, lo hanno fatto? eeeeh.
C'è poi una scena che più di tutte mi ha lasciato un po' così, ossia il salvataggio e recupero di Jack dalla base umana, si vedono tre personaggi: il biologo di cui non ricordo il nome, Spider e Neytiri. I tre agiscono indipendentemente dagli altri due, senza concordare un piano comune ma, magicamente, le loro singole azioni si sommano e riescono a liberare Jack, come? plot armor? eh va beh, ma non possiamo sempre forzare così tanto le cose in nome della plot armor. Poi passano per scemi gli umani che hanno un ricercato di primo livello e non lo tengono sotto stretta sorveglianza con le telecamere, mandano solo un elicottero ad inseguirlo, le forze di terra non si muovono. Neytiri che fa fuori un Naavi bandito, scopre la medaglietta e capisce da sola che è il lasciapassare per entrare nella base umana? ma questa conoscenza da dove gli arriva? magari mi è sfuggito questo dettaglio.
Poi Neytiri si becca una breccia nella spalla ma sopravvive, Ronal del clan degli Metkayina, un dardo sopra la tetta e muore? capisco che ci debba essere anche il dramma, ma cerchiamo di renderlo più credibile.
Anche la rappresentazione fisica della Grande Madre nel mondo degli spiriti, ho la sensazione che Cameron abbia voluto umanizzare troppo questa razza aliena, dai tratti somatici ai dialoghi, che ha sicuramente ha il pregio di farteli capire di più perchè scopri molte similarità ma ha lo svantaggio di farti dire "ma alla fin fine sono degli esseri umani con la pelle blu", cioè dovrebbe esaltare il fatto che sia un popolo ALIENO, ossia diverso da noi. La diversità andrebbe esaltata, non appiattita, mio parere personale.
Poi tornano i temi cari al regista, la denuncia ambientale ed animalista, che ci stanno, ho apprezzato molto le scene con i tulkun ma non sono sufficienti a compensare il tutto.
Ho apprezzato l'evoluzione di Neytiri che da razzista diventa più comprensiva, ragiona sui motivi che alimentano il suo odio, ma anche qui...personalmente non mi accontento.
###FINE SPOILER###
Giudizio finale a caldo: sarebbe stata una pellicola da 8, quindi 4 stelle, e capisco anche che a livello di produzione questa e La via dell'acqua siano state registrate in parallelo, ma sarebbe stato più appropriato intitolarlo "La via dell'acqua Parte 2", così da abbassare un po' le aspettative, ma se un eventuale quarto capitolo dovesse continuare con questa qualità di scrittura, ripeto, faticherei a dargli 3 stelle, per cui questa oscilla tra le 3 e le 4. Più che discreto, senza dubbio, ma ottimo? non so, difficile dirlo, dovessi valutare la singola pellicola per quella che è potrei anche dire "ottimo film", ma porta il peso dei suoi predecessori sulle spalle e ne paga le conseguenze. 3 stelle.
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