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martedė 7 ottobre 2025
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giudizio
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francog
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martedė 16 settembre 2025
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una noia mortale...
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Mondezza,ad ognuno il proprio mestiere. Mastandrea faccia l'attore,e' piu' che sufficiente,gli viene bene.
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kronos
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mercoledė 10 settembre 2025
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bella sorpresa
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Diffidiamo, diffidiamo dagli attori che tentano la regia ma un'eccezione ogni tanto è logica statistica, come in questo caso.
Mastandrea dirige con leggerezza e parrtecipazione emotiva (palese prima ancora d'aver letto la dedica al padre) un soggetto coraggioso e originale, in equilibrio tra sogno e realtà, ansia di vita e segnali di morte, senza sbracare nell'effettismo gratuito.
Un film fuori dal coro, difficile da classificare in termini di "generi", probabilmente sottovalutato, sicuramente da vedere.
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luciano sibio
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giovedė 14 agosto 2025
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messaggio un p? troppo stereotipato
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Noto con stupore leggendo alcune lunghe e noiose critiche su questo spazio e raccogliendo furtivamente qualche parere in sala ove ho visto la proiezione, che molta gente non ha capito un'autentico nulla del senso di questo film. Questo film altri non è che il tentativo molto elementare di spiegare cosa potrebbe succedere a noi tutti quando ci manca poco e si giace tra la vita e la morte. In quegli attimi il regista,Mastrandrea, suppone che si scopra il vero senso della vita che sta nall'amore verso gli altri nelle sue varie estensioni per cui si raccontano storie di amicizie, di sentimentalità e di trasporto verso i propri cari. Il problema è che se superiamo l'impasse e ritorniamo in vita dimentichiamo tutto ciò purtroppo.
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Noto con stupore leggendo alcune lunghe e noiose critiche su questo spazio e raccogliendo furtivamente qualche parere in sala ove ho visto la proiezione, che molta gente non ha capito un'autentico nulla del senso di questo film. Questo film altri non è che il tentativo molto elementare di spiegare cosa potrebbe succedere a noi tutti quando ci manca poco e si giace tra la vita e la morte. In quegli attimi il regista,Mastrandrea, suppone che si scopra il vero senso della vita che sta nall'amore verso gli altri nelle sue varie estensioni per cui si raccontano storie di amicizie, di sentimentalità e di trasporto verso i propri cari. Il problema è che se superiamo l'impasse e ritorniamo in vita dimentichiamo tutto ciò purtroppo. Il film è ben fatto non cade nel tragico riuscendo con abilità a mantenere il tono della commedia e si può seguire con molto piacere. Fore l'unico difetto che si può rimproverare al film è il messaggio un pò troppo stereotipato, anche se visto che la gente non lo capisce preferendo favoleggiare sui fantasmi o sullo specifico del coma, comincio a pensare che non sia proprio così tanto stereotipato.
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fabriziog
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giovedė 10 luglio 2025
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film intrigante e coraggioso
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“Nonostante” di e con Valerio Mastandrea è un film intrigante e coraggioso che indaga sulla morte e la sua paura con la leggerezza astrale di corpi che, vagando annoiati e confusi per i corridoi dell’ospedale o per le strade anonime della città, attendono il risveglio della loro “materia fisica” giacente sul letto o di morire, spazzati via da un vento gagliardo.
Un velo sottilissimo divide il visibile dall’invisibile e, nonostante sia invisibile, il mondo che in esso si muove è altrettanto reale.
In quel “mondo di mezzo” fra vita sospesa dal coma, esistenza “vissuta e vitale” e morte, una dimensione incorporea ma ancora del tutto umana parla, ride, si cerca, litiga, ama, in attesa di rientrare o di uscire definitivamente.
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“Nonostante” di e con Valerio Mastandrea è un film intrigante e coraggioso che indaga sulla morte e la sua paura con la leggerezza astrale di corpi che, vagando annoiati e confusi per i corridoi dell’ospedale o per le strade anonime della città, attendono il risveglio della loro “materia fisica” giacente sul letto o di morire, spazzati via da un vento gagliardo.
Un velo sottilissimo divide il visibile dall’invisibile e, nonostante sia invisibile, il mondo che in esso si muove è altrettanto reale.
In quel “mondo di mezzo” fra vita sospesa dal coma, esistenza “vissuta e vitale” e morte, una dimensione incorporea ma ancora del tutto umana parla, ride, si cerca, litiga, ama, in attesa di rientrare o di uscire definitivamente.
La recitazione anche nella sua espressione mimica e di movenze è adeguata all’universo parallelo in cui viene realizzata.
Mastandrea, Laura Morante e gli altri del cast sono ectoplasmatici, galleggiando in desideri indefiniti, incerti se voler tornare nei propri corpi e continuare la propria vita terrena, rimanere in questo stato “al confine” o essere trascinati dal vento, vento violento da cui, in realtà, sono spaventati.
Non vi sono parenti né amici, solo loro, perché si è soli dinanzi alla morte. La pellicola narra l’irraccontabile, da cui tutti noi fuggiamo, ma che è l’unica granitica certezza che abbiamo.
Fabrizio Giulimondi
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spione
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lunedė 19 maggio 2025
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il dolore del non ricordo
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Ci sono film basati su violenza gratuita, morti e sparatorie, film basati su inseguimenti tra auto e implausibili prodezze di stuntpersons, film basati su truculente gesta di zombie e vampiri, film in cui i protagonisti sono talmente belli e buoni e perfetti che alla fine l?amore trionfa per forza, film basati su dialoghi stereotipati, artificiosi e scialbi o su battute che riportano lo spettatore alla terza media (bench? non facessero ridere gi? allora). E poi ci sono film basati su caratteristiche che gli amanti dei generi precedenti definirebbero ?roba da ch*cch* intellettualoidi?, come intelligenza, leggerezza di tocco, sensibilit?, delicatezza, sincerit? e ? perch? no! - poesia. Ed ? proprio in questo ambito che si situano ?Nonostante? e il suo regista e protagonista, qui in versione ?riedizione aggiornata? - 28 anni dopo! - del molto na?f Walter Verra di ?Tutti gi? per terra?.
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Ci sono film basati su violenza gratuita, morti e sparatorie, film basati su inseguimenti tra auto e implausibili prodezze di stuntpersons, film basati su truculente gesta di zombie e vampiri, film in cui i protagonisti sono talmente belli e buoni e perfetti che alla fine l?amore trionfa per forza, film basati su dialoghi stereotipati, artificiosi e scialbi o su battute che riportano lo spettatore alla terza media (bench? non facessero ridere gi? allora). E poi ci sono film basati su caratteristiche che gli amanti dei generi precedenti definirebbero ?roba da ch*cch* intellettualoidi?, come intelligenza, leggerezza di tocco, sensibilit?, delicatezza, sincerit? e ? perch? no! - poesia. Ed ? proprio in questo ambito che si situano ?Nonostante? e il suo regista e protagonista, qui in versione ?riedizione aggiornata? - 28 anni dopo! - del molto na?f Walter Verra di ?Tutti gi? per terra?.
Non ? mai facile affrontare il tema della morte, soprattutto dovendo rimanere all?interno di un mercato culturale che non manca mai di assecondare i bisogni fondamentali del pubblico pi? vasto: distrazione e fuga nelle illusioni. Questo film lo fa, e lo fa molto bene, con misura, rispetto e una certa ironia, ma in maniera non inaccettabile anche per chi ?al cinema ci vado solo per non pensare?.
In un?epoca in cui va di moda il ?sospeso? (dal caff?, al pane, fino ai vestiti e perfino alle cure mediche), le ?vite sospese? di ?Nonostante? ci conducono in punta di piedi a una possibile risposta a un Grande Interrogativo di sempre: che cosa succede quando lo ?spirito? si distacca dal corpo per fluttuare ? in maniera assai agile, in questo caso - in quell?immaterialit? di cui (tocca ammetterlo) nulla sappiamo e da sempre molto congetturiamo.
Cast ridotto di eccellente livello, tra cui spiccano una Laura Morante sempre identica a se stessa, Lino Musella, l?argentina Dolores Fonzi e Giorgio Montanini, nei panni di quello che ? a mio avviso il personaggio pi? azzeccato del film: l? ?anello di congiunzione? tra i due mondi, quello dei corpi e quello delle anime, significativamente incarnato non gi? in un medium, santone o sciamano avvolto da un alone di mistero, ma in un sfigatone sovrappeso ?dar c?re grande? che canta in modo pietoso (nel senso deteriore del termine) e si barcamena facendo il dog sitter, perch? ovviamente di volontariato non si campa.
Stupenda colonna sonora di T?ti Gu?nason e toccante dedica al padre del regista (morto un paio d?anni fa), immaginato con il corpo su una spiaggia in bassa stagione e la mente gi? ?volata via?, come tutti - prima o poi - con anima e soma siamo destinati a fare.
In ?La ricotta?, a un giornalista che gli chiede un?opinione sul ?nostro grande regista Federico Fellini?, Pasolini fa dire a Orson Welles: ?Egli danza?. Ecco: la mia umile opinione sul regista Valerio Mastandrea ? esattamente ?Egli vola?. E dal cinema si esce con un bel groppo in gola.
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spione
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lunedė 19 maggio 2025
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il dolore del non ricordo
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Ci sono film basati su violenza gratuita, morti e sparatorie, film basati su inseguimenti tra auto e implausibili prodezze di stuntpersons, film basati su truculente gesta di zombie e vampiri, film in cui i protagonisti sono talmente belli e buoni e perfetti che alla fine l?amore trionfa per forza, film basati su dialoghi stereotipati, artificiosi e scialbi o su battute che riportano lo spettatore alla terza media (bench? non facessero ridere gi? allora). E poi ci sono film basati su caratteristiche che gli amanti dei generi precedenti definirebbero ?roba da ch*cch* intellettualoidi?, come intelligenza, leggerezza di tocco, sensibilit?, delicatezza, sincerit? e ? perch? no! - poesia. Ed ? proprio in questo ambito che si situano ?Nonostante? e il suo regista e protagonista, qui in versione ?riedizione aggiornata? - 28 anni dopo! - del molto na?f Walter Verra di ?Tutti gi? per terra?.
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Ci sono film basati su violenza gratuita, morti e sparatorie, film basati su inseguimenti tra auto e implausibili prodezze di stuntpersons, film basati su truculente gesta di zombie e vampiri, film in cui i protagonisti sono talmente belli e buoni e perfetti che alla fine l?amore trionfa per forza, film basati su dialoghi stereotipati, artificiosi e scialbi o su battute che riportano lo spettatore alla terza media (bench? non facessero ridere gi? allora). E poi ci sono film basati su caratteristiche che gli amanti dei generi precedenti definirebbero ?roba da ch*cch* intellettualoidi?, come intelligenza, leggerezza di tocco, sensibilit?, delicatezza, sincerit? e ? perch? no! - poesia. Ed ? proprio in questo ambito che si situano ?Nonostante? e il suo regista e protagonista, qui in versione ?riedizione aggiornata? - 28 anni dopo! - del molto na?f Walter Verra di ?Tutti gi? per terra?.
Non ? mai facile affrontare il tema della morte, soprattutto dovendo rimanere all?interno di un mercato culturale che non manca mai di assecondare i bisogni fondamentali del pubblico pi? vasto: distrazione e fuga nelle illusioni. Questo film lo fa, e lo fa molto bene, con misura, rispetto e una certa ironia, ma in maniera non inaccettabile anche per chi ?al cinema ci vado solo per non pensare?.
In un?epoca in cui va di moda il ?sospeso? (dal caff?, al pane, fino ai vestiti e perfino alle cure mediche), le ?vite sospese? di ?Nonostante? ci conducono in punta di piedi a una possibile risposta a un Grande Interrogativo di sempre: che cosa succede quando lo ?spirito? si distacca dal corpo per fluttuare ? in maniera assai agile, in questo caso - in quell?immaterialit? di cui (tocca ammetterlo) nulla sappiamo e da sempre molto congetturiamo.
Cast ridotto di eccellente livello, tra cui spiccano una Laura Morante sempre identica a se stessa, Lino Musella, l?argentina Dolores Fonzi e Giorgio Montanini, nei panni di quello che ? a mio avviso il personaggio pi? azzeccato del film: l? ?anello di congiunzione? tra i due mondi, quello dei corpi e quello delle anime, significativamente incarnato non gi? in un medium, santone o sciamano avvolto da un alone di mistero, ma in un sfigatone sovrappeso ?dar c?re grande? che canta in modo pietoso (nel senso deteriore del termine) e si barcamena facendo il dog sitter, perch? ovviamente di volontariato non si campa.
Stupenda colonna sonora di T?ti Gu?nason e toccante dedica al padre del regista (morto un paio d?anni fa), immaginato con il corpo su una spiaggia in bassa stagione e la mente gi? ?volata via?, come tutti - prima o poi - con anima e soma siamo destinati a fare.
In ?La ricotta?, a un giornalista che gli chiede un?opinione sul ?nostro grande regista Federico Fellini?, Pasolini fa dire a Orson Welles: ?Egli danza?. Ecco: la mia umile opinione sul regista Valerio Mastandrea ? esattamente ?Egli vola?. E dal cinema si esce con un bel groppo in gola.
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clara stroppiana
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sabato 10 maggio 2025
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una ri-animazione
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Valerio Mastandrea, al suo secondo lungometraggio dopo Ride del 2018, ambienta la storia di Nonostante in un ospedale. Meglio dire che l’ospedale fa solo da sfondo rarefatto a una condizione dell’essere, il coma, inteso come una terra di confine, un precario margine, un limbo, o lembo fragile, in cui si muovono ”color che son sospesi”. La parola deriva dal greco Koma che vuol dire sonno, e la medicina lo definisce come uno stato di non coscienza. Mastandrea invece lo immagina come uno spazio tutt’altro che vuoto e ci racconta una storia fantastica dove, se i corpi giacciono in un letto senza dare segnali di vita che non sia quella vegetativa, qualcosa di loro (spirito, anima, energia, fantasma?) vive pensieri, relazioni, emozioni.
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Valerio Mastandrea, al suo secondo lungometraggio dopo Ride del 2018, ambienta la storia di Nonostante in un ospedale. Meglio dire che l’ospedale fa solo da sfondo rarefatto a una condizione dell’essere, il coma, inteso come una terra di confine, un precario margine, un limbo, o lembo fragile, in cui si muovono ”color che son sospesi”. La parola deriva dal greco Koma che vuol dire sonno, e la medicina lo definisce come uno stato di non coscienza. Mastandrea invece lo immagina come uno spazio tutt’altro che vuoto e ci racconta una storia fantastica dove, se i corpi giacciono in un letto senza dare segnali di vita che non sia quella vegetativa, qualcosa di loro (spirito, anima, energia, fantasma?) vive pensieri, relazioni, emozioni. Invisibili agli altri, i personaggi di Nonostante guardano il sé disteso nel letto, se ne distaccano e continuano quella loro esistenza in bilico tra un possibile risveglio con il ritorno alla pienezza dell’esistere e della coscienza, o il definitivo passaggio al non esistere.
Una materia drammatica, una tematica complessa che la sceneggiatura originale, e ben venga tra tanti film “liberamente tratti” da opere letterarie, affronta con toni lievi, a tratti ironici, senza mai scadere nella banalizzazione. A firmarla è lo stesso regista insieme ad Enrico Audenino, già suo collaboratore per Ride. Superata la prima battuta con la quale Mastandrea, che ha riservato a se stesso il ruolo di “lui”, il protagonista, invita i suoi due amici (l’austera Laura Morante e il curiosone Lino Musella) ad entrare nell’ospedale perché è arrivata l’ora delle visite, lo spettatore si rende conto che i tre personaggi abitano una dimensione altra. Sebbene il loro aspetto sia del tutto realistico, qualcosa non torna. Il trasferimento dallo spazio esterno all’interno e poi al reparto, ben sottolineato dalle musiche originali di Tòti Guðnason, ha la leggerezza quasi di una danza di corpi senza peso di cui nessuno nota la presenza. Subito è chiaro lo sdoppiamento, il doppio ruolo giocato dallo stesso interprete dello stesso personaggio: un sé inerme di cui amici e parenti aspettano con ansia il risveglio, e l’altro da sé attivo nello spazio fisico e ancor più in quello della mente e dei sentimenti, consapevole di poter essere portato via da un momento all’altro da un vento potente che non lascia scampo. Efficace la metafora visiva del disperato aggrapparsi alla vita anche quando ai nostri occhi appare come una vita parziale, mutilata. Eppure qualcuno si trova a suo agio in quella condizione sospesa, lontana dagli scossoni dell’esistenza come la conosciamo, non ha rimpianti, né desideri in quello stallo in cui sta, senza più nemmeno un nome che lo identifichi mentre il suo corpo nel letto è un numero in una stanza.
A scompaginare gli equilibri arriva “lei” (Dolores Fonzi) che risveglia in “lui” il batticuore dell’amore, ben altra cosa dal pulsare persistente dell’organo vitale di quell’altro che giace nel letto. Le domande già suscitate dalla storia che fin qui abbiamo visto scorrere sullo schermo, si arricchiscono di altri temi, primo fra tutti il ricordo come unica possibilità di sopravvivenza per chi un giorno è stato, abbiamo amato e ci ha amati, ma che ormai è “volato via”. Coloro che i medici non sono riusciti a ri-animare ovvero, come dice la parola, a rimettere dentro la carne l’anima/il soffio vitale, per ricomporre l’unità dell’essere. Pensieri e interrogativi che appartengono ai credenti come ai non credenti con risposte diverse. Nonostante non vuole fornire soluzioni definitive, ma nemmeno provvisorie. Prende per mano lo spettatore, lo accompagna dentro il dubbio e ne stempera lo struggimento. Un film con il ritmo giusto per non disperdere i pensieri che suscita, con pochi personaggi caratterizzati da tratti essenziali e ben interpretati dagli attori. Un film che si avvicina senza presunzione e con toni delicati a contenuti difficili, emoziona e ci lascia con un finale sospeso in cui è possibile trovare conforto.
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sweetpoem
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giovedė 8 maggio 2025
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da vedere
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L'Amore padrone anche tra i confini della vita (o della morte).
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gabriella
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lunedė 5 maggio 2025
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e il naufragar m''? dolce in questo mare
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Nel 2010 Clint Eastwood, aveva trattato l'esplorazione della "vita sospesa", quello stato tra veglia e sonno , quel limbo in cui il corpo è distaccato, senza peso dall'immobilità del coma, e riusciva a farlo con un tocco di poesia e profondità che rimanevano impressi. Anche Valerio Mastandrea nel suo "Nonostante", di cui è attore e regista si chiede cosa ci sia al confine della vita e riesce non solo a creare una poetica intensa e struggente, ma ci mette dentro quella leggerezza , quella vaporosità e quell'ironia che da sempre lo contraddistinguono. Il luogo della vicenda è un ospedale,dove ci sono alcune persone che si aggirano avanti e indietro tutto il giorno, interagiscono tra loro , ancorandosi ogni tanto a qualche sostegno per delle improvvise folate di vento, e poi vigilano i loro corpi immobili in un letto in attesa di un risveglio o della morte definitiva.
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Nel 2010 Clint Eastwood, aveva trattato l'esplorazione della "vita sospesa", quello stato tra veglia e sonno , quel limbo in cui il corpo è distaccato, senza peso dall'immobilità del coma, e riusciva a farlo con un tocco di poesia e profondità che rimanevano impressi. Anche Valerio Mastandrea nel suo "Nonostante", di cui è attore e regista si chiede cosa ci sia al confine della vita e riesce non solo a creare una poetica intensa e struggente, ma ci mette dentro quella leggerezza , quella vaporosità e quell'ironia che da sempre lo contraddistinguono. Il luogo della vicenda è un ospedale,dove ci sono alcune persone che si aggirano avanti e indietro tutto il giorno, interagiscono tra loro , ancorandosi ogni tanto a qualche sostegno per delle improvvise folate di vento, e poi vigilano i loro corpi immobili in un letto in attesa di un risveglio o della morte definitiva. Lui non sembra preoccupato della sua situazione, anzi, sembra quasi si senta al sicuro da rischi e imprevisti, finché arriva Lei, nervosa, impaziente, tellurica, insofferente allo stato apatico dei suoi compagni ,l’esatto contrario di lui, infatti l’approccio iniziale non promette nulla di buono, ma ben presto lui si fa contagiare dall’impeto di lei, per la prima volta sente di potersi avventurare i in qualcosa di coinvolgente, di significativo, di fare un salto nel vuoto. Innamorarsi in una situazione che più precaria non si può -E’ una metafora efficace che ben si adatta alla realtà odierna, di gente sempre meno motivata a prendere iniziative, assumersi responsabilità e rischi,preferendo rimanere dentro una bolla piuttosto che vivere le emozioni e riemergere alla vita. Così il nostro protagonista, passivo di fronte le situazioni, pare non accorgersi del tempo che precipita dentro di lui, sembra essere uscito dalle pagine di un racconto di Dino Buzzati, in quel tempo perennemente sospeso, che a un certo punto però decide di sfidare, perché finalmente ha trovato un motivo per restare aggrappato alla vita, con paura ma anche con coraggio, perché l’amore rompe le sicurezze. Il film di Valerio Mastandrea è intrigante ella sua semplicità mai banale, l’attore e regista romano sa prendersi i suoi rischi, s’interroga su cosa significhi essere vivi, ma sopratutto l’importanza di lasciare traccia del proprio vissuto, la speranza di non essere dimenticati, vivere nei ricordi di qualcuno significa mantenere la vita oltre l’oblio della morte. Bravi anche il resto del cast, una bella rivelazione Dolores Fonzi, un’attrice argentina che per temperamento del personaggio interpretato mi ricorda la Celinda Salvatierra ( Finchè c’è prosecco c’è speranza), impetuosa donna andina in contrasto con un abitudinario e melanconico ispettore Stuky., la breve apparizione di Barbara Ronchi, Lino Musella, una sempre nevrotica Laura Morante, e l’interpretazione di Giorgio Montanini, un sensitivo a metà strada tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ruolo determinante in quell’anello di congiunzione della memoria. E non a caso il film di Valerio è dedicato al padre scomparso nel 2023 , che omaggia in una desolante scena in spiaggia, un anziano che guarda senza vedere il mare, già lontano dalla vita, dal mondo, la memoria che scolora e si porta via tutto. Che rimane, se non cogliere il testimone e lasciarsi trasportare dal flusso di ricordi, sentimenti, sensazioni, emozioni?
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