|
signorbagheri
|
martedì 22 luglio 2025
|
una al film cinque a olivia
|
|
|
|
Se non fosse per la Colman sarebbe un film molesto e basta tanto per citare parafrasando uno dei successi misteriosi della misteriosa ferrante dalla cui omonima opera Gyllenhaal trae un dramma senza capo e senza coda incentrato su un abbandono giovanile delle due figlie con flashback a iosa stancanti da parte di una madre snaturata come lei stessa si definisce per poi riappacificare la propria coscienza con una semplice telefonata la poteva fare prima sbucciando una arancia senza badare alla buccia tagliata in un certo modo maniacale e questo sarebbe un simbolismo criptico per adolescenti da far venire la pelle di anatra dopo aver dato di matto per tutta la durata del film facendoci impazzire con il bambolotto di una terribile bimbetta figlia di camorristi locali ma per piacere.
|
|
|
[+] lascia un commento a signorbagheri »
[ - ] lascia un commento a signorbagheri »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
biox
|
venerdì 14 marzo 2025
|
inguardabile
|
|
|
|
Inguardabile, lungo, lento, insistito, ripetitivo, senza ritmo, noioso.
Non ho resistito fino alla fine.
Aggiungo che già prima stavo alla larga da Ferrante, ora ho un motivo in più, continuerò così.
|
|
|
[+] lascia un commento a biox »
[ - ] lascia un commento a biox »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
matteo
|
martedì 15 ottobre 2024
|
anatomia di un abbandono
|
|
|
|
Il film è tratto dal romanzo omonimo della Ferrante che, devo essere sincero, non mi è piaciuto. Trovo tra l'altro che sia un soggetto difficilmente traducibile e adattabile alla narrazione cinematografica perchè e questo lo si evince faticosamente dal film, il romanzo è impostato sulle memorie, sulle reminescenze che fanno da contorno a una scelta radicale della donna. Se la Colman fa del suo meglio per mostrare il volto della sofferenza e del dubbio disperato di una donna intellettualmente colta, il contorno, ciò che l'accomagna in queste riflessioni e in questi ricordi, assomiglia un po' a un palcoscenico da soap opera. Inoltre è proprio sul finale che il film riscrive, a mio parere in modo scellerato il libro.
[+]
Il film è tratto dal romanzo omonimo della Ferrante che, devo essere sincero, non mi è piaciuto. Trovo tra l'altro che sia un soggetto difficilmente traducibile e adattabile alla narrazione cinematografica perchè e questo lo si evince faticosamente dal film, il romanzo è impostato sulle memorie, sulle reminescenze che fanno da contorno a una scelta radicale della donna. Se la Colman fa del suo meglio per mostrare il volto della sofferenza e del dubbio disperato di una donna intellettualmente colta, il contorno, ciò che l'accomagna in queste riflessioni e in questi ricordi, assomiglia un po' a un palcoscenico da soap opera. Inoltre è proprio sul finale che il film riscrive, a mio parere in modo scellerato il libro. Chi sia la figli oscura e pechè si possa definire tale non è difficile capirlo ma le pieghe nelle memorie e nele giustificazioni a posteriori, a volte un po intellettualmente sofisticate, più che interessare, annoiano. Pessima, per concludere, la tentata verosimiglianza tra la protagonista giovane e quella attuale. Per chi ci crede.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a matteo »
[ - ] lascia un commento a matteo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
felicity
|
domenica 4 agosto 2024
|
l''attenzione è la forma più pura di generosità
|
|
|
|
La figlia oscura è uno dei rarissimi film che interpellano lo spettatore su un soggetto tabu: il bisogno di una donna di allontanarsi dai suoi bambini, figli piccoli che richiedono una permanente domanda di attenzione.
Chi lo prova è davvero una cattiva madre?
Leda capisce che anche Nina sta vivendo il suo stesso senso di asfissia; e, descrivendo la sensazione di quando se ne andò, confessa che fu fantastica.
Narrato in modo semplice e suggestivo, un film adulto, ottimamente recitato.
Del corpo di una donna di mezz' età, lontana dalla pacificazione della vecchiaia e ancora vicina ai fremiti della giovinezza, Olivia Colman coglie insicurezze e turbamenti, che dalla mente si imprimono sulla carne.
[+]
La figlia oscura è uno dei rarissimi film che interpellano lo spettatore su un soggetto tabu: il bisogno di una donna di allontanarsi dai suoi bambini, figli piccoli che richiedono una permanente domanda di attenzione.
Chi lo prova è davvero una cattiva madre?
Leda capisce che anche Nina sta vivendo il suo stesso senso di asfissia; e, descrivendo la sensazione di quando se ne andò, confessa che fu fantastica.
Narrato in modo semplice e suggestivo, un film adulto, ottimamente recitato.
Del corpo di una donna di mezz' età, lontana dalla pacificazione della vecchiaia e ancora vicina ai fremiti della giovinezza, Olivia Colman coglie insicurezze e turbamenti, che dalla mente si imprimono sulla carne.
Gonfia, ammaccata, preda di sonni disturbati in cui riaffiorano i tormenti legati a una scelta che non ha ancora perdonato a se stessa, Leda osserva il mondo divisa tra i sentimenti cardine della liberazione femminile. Da una parte sorride, legge, prende il sole, gode appieno della sua autonomia. Dall' altra combatte contro malinconia e solitudine, ripensa a quando, anni prima, giovane, amata e desiderata ha lasciato compagno e figlie piccole per vivere un altro amore. Una ferita aperta, mai rimarginata.
Gyllenhaal esagera con la matrice letteraria e intellettuale, eccedendo in sovrapposizioni e sostituzioni. Anche per questo, però, nella sua confusione e superficialità riesce a trasmettere il peso della condizione di Leda, la sua presenza di troppo nel mondo in cui si muove, la sua età sbagliata, la sua necessità di liberarsi, di uscire dalla meccanica del gioco che lei stessa ha avviato, fuggendo sia dalla vita in cui è cresciuta, sia da quella che si è costruita.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a felicity »
[ - ] lascia un commento a felicity »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
astromelia
|
martedì 23 agosto 2022
|
thriller morboso quasi disturbante
|
|
|
|
sembra una tragedia greca,in realtà finisce a tarallucci e vino.....tema scottante e da sempre relegato sul fondo di un bidone senza chiusura,archetipo d'insegnamenti atavici che oggi sono senza valore soggettivo,una madre dei tempi andati non somiglia più alle giovani madri odierne,giusto recriminare sui ruoli descritti (gli uomini non c'entrano), la fine un pò pasticciata ma sembra anche annullare il credo della protagonista....
|
|
|
[+] lascia un commento a astromelia »
[ - ] lascia un commento a astromelia »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
montefalcone antonio
|
giovedì 16 giugno 2022
|
negli abissi mentali di una «madre snaturata»
|
|
|
|
“The Lost Daughter” è l’ambizioso esordio alla regia dell’attrice Maggie Gyllenhaal, che ha adattato il romanzo del 2006, “La figlia oscura”, di Elena Ferrante.
Leda, professoressa di Letteratura italiana a Cambridge, ha deciso di passare le vacanze in un’isoletta greca.
Prestando attenzione e curiosità ad alcune persone e vicende, la protagonista ricorda il complesso rapporto con le proprie figlie e si interroga sulla figura di madre, sull’«egoismo» che aveva dimostrato preferendo la carriera (e un amante) alla cura delle piccole. L’opera, interessante e intimistica, sa coinvolgere e mettere in scena un’intricata rete di sguardi e immedesimazioni, desideri e rifiuti.
[+]
“The Lost Daughter” è l’ambizioso esordio alla regia dell’attrice Maggie Gyllenhaal, che ha adattato il romanzo del 2006, “La figlia oscura”, di Elena Ferrante.
Leda, professoressa di Letteratura italiana a Cambridge, ha deciso di passare le vacanze in un’isoletta greca.
Prestando attenzione e curiosità ad alcune persone e vicende, la protagonista ricorda il complesso rapporto con le proprie figlie e si interroga sulla figura di madre, sull’«egoismo» che aveva dimostrato preferendo la carriera (e un amante) alla cura delle piccole. L’opera, interessante e intimistica, sa coinvolgere e mettere in scena un’intricata rete di sguardi e immedesimazioni, desideri e rifiuti.
La sceneggiatrice e regista traduce la complessa dinamica interiore di Leda in uno sguardo ravvicinato sulle bravissime Olivia Colman e Jessie Buckley (Leda da giovane), che diventa a sua volta un’altra forma d’attenzione e un’ossessione, una presenza soffocante come la richiesta d’amore e ascolto di tutte le bambine della pellicola. Per la protagonista la serena vacanza si trasforma in una discesa negli abissi della mente, un momento catartico in cui fare i conti con le zone d’ombra dell’essere madre.
La camera a spalla attaccata ai volti di Leda giovane e alle due sue bambine dà forma a incubi e angosce sempre più crescenti: chi decide come poter essere madre, tra la volontà e il dovere di esserlo?
Personaggi complessi e atmosfere tensive fanno da riflesso a lancinanti sensi di colpa, tormenti e turbamenti che continuano per anni e derivano da una scelta difficile, amara, consapevole, anticonformista e audace: la «fuga» dal ruolo di madre per ritrovare la bussola interiore ed esprimere liberamente altre parti del Sé come donna. La maternità in quest’opera viene affrontata in modo non convenzionale, mostrando una donna che non si sente pronta a rinunciare alle proprie ambizioni. Si attesta sempre più l’urgenza di liberare il corpo della donna da una visione che la vuole madre a tutti i costi e in un certo qual modo, in quanto biologicamente predisposta per questo.
E’ una scelta discutibile quella che lei ha effettuato, ma la Leda non l’ha mai rinnegata – anche se forse non pienamente convinta, dato che resta oscillante tra autoindulgenza e autopunizione.
In coerenza con tutta questa materia concettuale/narrativa viene anche l’aspetto stilistico/formale: la colonna sonora fa da contro altare alla regia insondabile di Gyllenhaal. L’utilizzo delle musiche di Dickon Hinchliffe è asfissiante; amplifica il suo comportamento spaesato, nevrotico. Anche il montaggio sincopato e alternato di Affonso Gonçalves fa da cassa di risonanza al contrasto tra diacronia e sincronia della storia, nonché alla frattura e al caos interiore dell’Io di Leda.
Resta però sottotraccia la sensazione di uno script un po’ troppo “programmatico”, esagerando con la matrice letteraria e intellettuale, eccedendo in sovrapposizioni e sostituzioni; e dove gli intenti femministi finiscono per frenare purtroppo la fluidità narrativa e un approfondimento di tutti gli aspetti che si prospettavano dalla trama (vedi il depotenziamento del secondo tempo e del finale della pellicola).
Film doloroso, ma anche estremamente liberatorio sulla maternità; al netto di vari limiti, ha comunque il pregio di farci emozionare e ragionare (e non senza piacevoli momenti di bellezza) su una questione oggi di massima importanza, quella appunto della rivisitazione dei ruoli di genere.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a montefalcone antonio »
[ - ] lascia un commento a montefalcone antonio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
dana scully
|
lunedì 23 maggio 2022
|
insomma
|
|
|
|
Premesso che non ho letto il libro, il film mi è piaciuto poco. Olivia Colman sempre meravigliosa, ma tutto questo dramma che uno si chiede, ma cosa sarà mai successo nel suo passato, e poi va beh, si sgonfia tutto perché, capirai. Oltre alla storia secondo me deboluccia (devo ancora capire tutta questa fascinazione per la Ferrante), ho trovato la regia estremamente fastidiosa con questi iperprimi piani ovviamente voluti ma che stroppiandone la frequenza gli si toglie la drammaticità. Per me è vun no.
|
|
|
[+] lascia un commento a dana scully »
[ - ] lascia un commento a dana scully »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
vilma
|
giovedì 21 aprile 2022
|
|
di oscuro vi è poco
|
|
|
|
Film interessante sulla voglia di non essere solo materiale riproduttivo ma di anelare ed aspirare ad altro nella vita che non sia accudimento
|
|
|
[+] lascia un commento a vilma »
[ - ] lascia un commento a vilma »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
luca scialo
|
sabato 16 aprile 2022
|
buone idee ma confuse
|
|
|
|
Lena Caruso è una insegnante americana di letteratura italiana, in vacanza solitaria in una località vicino Corinto. La pace che cerca viene subito disturbata da una famiglia chiassosa e maleducata, le cui dinamiche però le riportano alla mente il suo passato da madre. Non proprio irreprensibile. Tanti gli errori commessi, tra cui l'abbandono per tre anni di marito e figlie per seguire un affascinante collega quando era ad inizio carriera accademica. A coniugare passato e presente una bambola, smarrita dalla bambina di quella famiglia. Esordio alla regia per Maggie Gyllenhaal, tipico volto dolce e rassicurante da commedia americana. Sebbene in molti la ricorderanno per aver vestito i panni dell'avvocato Rachel Dawson ne Il cavaliere oscuro, il ritorno.
[+]
Lena Caruso è una insegnante americana di letteratura italiana, in vacanza solitaria in una località vicino Corinto. La pace che cerca viene subito disturbata da una famiglia chiassosa e maleducata, le cui dinamiche però le riportano alla mente il suo passato da madre. Non proprio irreprensibile. Tanti gli errori commessi, tra cui l'abbandono per tre anni di marito e figlie per seguire un affascinante collega quando era ad inizio carriera accademica. A coniugare passato e presente una bambola, smarrita dalla bambina di quella famiglia. Esordio alla regia per Maggie Gyllenhaal, tipico volto dolce e rassicurante da commedia americana. Sebbene in molti la ricorderanno per aver vestito i panni dell'avvocato Rachel Dawson ne Il cavaliere oscuro, il ritorno. La pellicola ha risentito pesantemente dello scoppio della Pandemia, che ha costretto la truppe a lasciare gli State in favore della Grecia, al fine di completare le riprese e non perdere i finanziamenti. Infatti, questa trasposizione dell'omonimo romanzo di Elena Ferrante non riesce del tutto a trasmettere il mistero del libro, così come riesce solo a tratti a trasporre i sentimenti contrastanti provati dalla regista. Bella comunque la fotografia e apprezzabile il tentativo di connettere la natura fuori coi sentimenti interni di Lena, interpretata dalla pur brava Olivia Colman.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a luca scialo »
[ - ] lascia un commento a luca scialo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
titicas2002
|
venerdì 11 marzo 2022
|
tra antonioni e thomas mann
|
|
|
|
Che Elena Ferrante sia una scrittrice di enorme successo nessuno lo nega, sulla sua originalita' sono molto perplesso, ad ogni modo L'amore molesto di Mario Martone resta un grande film e quel romanzo resta il migliore dell'autrice. La figlia oscura invece che e' stato realizzato dalla attrice e regista americana Maggie Gyllenhaal (sorella e figlia d'arte di Jake e Stephen)e' a parer mio un'occasione mancata. Il ritmo non c'e', l'inizio sembra l'inizio di "Morte a Venezia" di Visconti e con il libro di Thomas Mann ci sono similitudine di turista in terra straniera, scrittore, la spiaggia, l'innamoramento tradito e molto altro. L'espediente della bambola come succedaneo lascia un po' il tempo che trova e sappiamo gia' come va a finire.
[+]
Che Elena Ferrante sia una scrittrice di enorme successo nessuno lo nega, sulla sua originalita' sono molto perplesso, ad ogni modo L'amore molesto di Mario Martone resta un grande film e quel romanzo resta il migliore dell'autrice. La figlia oscura invece che e' stato realizzato dalla attrice e regista americana Maggie Gyllenhaal (sorella e figlia d'arte di Jake e Stephen)e' a parer mio un'occasione mancata. Il ritmo non c'e', l'inizio sembra l'inizio di "Morte a Venezia" di Visconti e con il libro di Thomas Mann ci sono similitudine di turista in terra straniera, scrittore, la spiaggia, l'innamoramento tradito e molto altro. L'espediente della bambola come succedaneo lascia un po' il tempo che trova e sappiamo gia' come va a finire. E' anche molto L'avventura di Antonioni. Fermo restando che la quasi inespressivita' espressiva (scusate il paradosso ed e' un complimento) di Olivia Colman (la regina Elisabetta di The Crown) che e' bravissima a far trasparire le emozioni muovendo il meno possibile i muscoli facciali. Candidata all'Oscar come pure la sceneggiatura della Gyllenhal che e' sovra estimata. Invece c'e' da segnalare la solita completa inespressivita' di Dakota Johnson, gia' mediocre in Suspiria di Guadagnino per non parlare di tutti i colori del trittico 50 sfumature e a poco serve tingersi i capelli per entrare in un personaggio. Meglio resti nei suoi film adolescenziali e si metta da parte il gruzzolo per il futuro perche' appena sfiorisce la bellezza poco resta. Sembro cattivo? Sono solo scocciato che si mettano insieme i cast per riuscire a fare qualcosa col botteghino con velleita' di cinema d'autore. Alba Rohrwacher che fa un cameo inutile e lezioso e tra l'altro sta andando in onda la serie tv dalla Ferrante diretta da lei. Comunque espediente per prendere pubblico italiano e francese(visto che gode di fama anche oltralpe). Il povero Ed Harris completamente fuori posto e ahime' deperito anche nel fisico, quasi a stento lo si riconosce. Che poi siano coincidenze non toglie che il film non decolla e in tv credo che la gente cambiera' canale (visto che siamo streaming dipendenti. Quando uscira' in aprile in Italia lasciate perdere, rivedetevi L'amore molesto di Martone che e' anche piu' bello del libro della Ferrante e se Mario avesse fatto La figlia oscura l'avrebbe fatto salire di molto di valore.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a titicas2002 »
[ - ] lascia un commento a titicas2002 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|