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dandy
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martedì 26 novembre 2024
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cosa dolce cosa.
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Insolito esordio un pò incubo kafkiano un pò fantascientifico (oltre al resto qualche eco da "Ai confini della realtà")e con accenni horrorifici.L'atmosfera straniante e il tono impassibile funzionano e temi non nuovi come la critica alla famiglia,il discorso genitori-figli(con l'esasperazione che può caratterizzare questi ultimi da bambini) e la disgregazione degli affetti causa l'intrusione di un elemento estraneo(esplicata chiaramente dalla sequenza con ciclo riproduttivo del cuculo che apre il film)risultano incisivi grazie all'inedita prospettiva estremizzata diell'abitazione ideale in un quartiere pacifico.Eisenberg e la Poots sono molto bravi nel tratteggiare una coppia più credibile e meno stereotipata del solito,umani impotenti di fronte a qualcosa aldilà di ogni logica che finisce inevitabilmente per metterli contro e distruggerli.
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Insolito esordio un pò incubo kafkiano un pò fantascientifico (oltre al resto qualche eco da "Ai confini della realtà")e con accenni horrorifici.L'atmosfera straniante e il tono impassibile funzionano e temi non nuovi come la critica alla famiglia,il discorso genitori-figli(con l'esasperazione che può caratterizzare questi ultimi da bambini) e la disgregazione degli affetti causa l'intrusione di un elemento estraneo(esplicata chiaramente dalla sequenza con ciclo riproduttivo del cuculo che apre il film)risultano incisivi grazie all'inedita prospettiva estremizzata diell'abitazione ideale in un quartiere pacifico.Eisenberg e la Poots sono molto bravi nel tratteggiare una coppia più credibile e meno stereotipata del solito,umani impotenti di fronte a qualcosa aldilà di ogni logica che finisce inevitabilmente per metterli contro e distruggerli.Funzionano meno la gestione della trama tra varie forzature e una svolta in pre-finale che cerca inutilmente di essere d'effetto.Si apprezza la mancanza di lieto fine,e in parte,di una vera e propria spiegazione.Interessante e inquietante,ma non certo il capolavoro a cui certi critici hanno urlato.
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steffa
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giovedì 23 novembre 2023
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un corto allungato, parecchio noioso
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idea di base intrigante ma troppo poco per tirare avanti 1h e 50, da metà il film diventa ripetitivo e di una noia colossale
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felicity
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lunedì 20 dicembre 2021
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tra la fantascienza distopica e l’horror
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In Vivarium la furia sociale del “non restare indietro” quando si tratta di mettere su famiglia, conduce la giovane – forse, fin troppo giovane – coppia di fidanzati a spingersi verso l’inferno della ricerca immobiliare, dove il traghettatore di turno, un Martin totalmente sui generis – neanche fosse uscito da un allevamento di perfetti robot d’agenzia – , è lì pronto ad aspettare i primi malcapitati venuti a reclamare il solito nido d’amore. Yonder – termine emblematico che si riferisce a un indeterminato spazio “al di là” o del “laggiù” – rappresenta una tradizionale periferia residenziale modello Suburbicon.
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In Vivarium la furia sociale del “non restare indietro” quando si tratta di mettere su famiglia, conduce la giovane – forse, fin troppo giovane – coppia di fidanzati a spingersi verso l’inferno della ricerca immobiliare, dove il traghettatore di turno, un Martin totalmente sui generis – neanche fosse uscito da un allevamento di perfetti robot d’agenzia – , è lì pronto ad aspettare i primi malcapitati venuti a reclamare il solito nido d’amore. Yonder – termine emblematico che si riferisce a un indeterminato spazio “al di là” o del “laggiù” – rappresenta una tradizionale periferia residenziale modello Suburbicon. Tutto ciò che si potrebbe desiderare, dunque, posto peraltro a una “giusta distanza”: quality family homes. Forever. Finnegan lascia ancora un po’ di tempo per sognare ai suoi ironici ragazzi innamorati. Per un attimo, infatti, il film galleggia nell’interspazio – tra le righe dell’horror e della fantascienza distopica – di una commedia leggera, con tanto di canzoni canticchiate all’unisono durante il viaggio verso la casa da visitare. Ma non appena l’automobile di Jesse Eisenberg e Imogen Poots oltrepassa la soglia del sobborgo, tono e colori cambiano. Forever. All’improvviso sembra di stare nella gotica Florida “pastello” di Tim Burton. Ma con le case molto più sbiadite e moltiplicate all’infinito. Un labirinto in un’unica tonalità verde tenue, all’interno del quale non circola anima viva; dove il cielo azzurro inquieta almeno quanto quello riprodotto da Magritte dentro l’occhio dalla pupilla oscurata.
Gemma e Tom vengono accompagnati da Martin al civico 9, la casa perfetta per una giovane famiglia nascente. Nei fatti, una casa vacanze confezionata di tutto punto, pronta per essere abitata da subito – fragole e champagne sono già in fresco! – e per tutta la vita. Ma se l’agente immobiliare robotico o la sfilza di case perfettamente identiche calate in un silenzio innaturale non fossero elementi già sufficienti per aspettarsi il peggio, Finnegan rincara la dose, addobbando le pareti della villetta con quadri che sono, di fatto, mere raffigurazioni della casa stessa. Pure imitazioni di qualcosa di già visto; copie di copie di un reale consumato a furia di essere prolificato in ogni suo aspetto. È ancora il concetto di imitazione a riecheggiare tra le vie spoglie del quartiere verde. È ancora magrittiano il postulato: per le eclatanti tonalità fredde dell’immagine; per l’ambiguità di ciascuna situazione; per il reale sintetico riprodotto su piccola scala, decontestualizzato fino all’estremo straniamento, per far sì che si riveli il “mistero” umano, impossibile da decifrare. E dove emerge sempre più chiaramente che tra la realtà umana e la sua mera duplicazione in vitro non possa sussistere alcuna vera coincidenza. «Non sono la tua fottuta madre», quindi; proprio come la pipa rappresentata in immagine non era la pipa reale, a dispetto di ogni presunto realismo apparente o etichetta linguistica associata all’oggetto. Gemma e Tom finiranno per prendere in carico un ragazzino “mutante” che – non a caso – non fa che guardarli e riprodurre i loro gesti e discorsi, nell’intento di imparare l’attitudine umana, anche nei più radicati cliché familiari («Sei di nuovo sconvolta, madre?»). Ma il cibo non ha sapore, la terra è di un materiale strano, l’istinto materno è finto e inculcato da fuori, il sole è fin troppo perfetto, come quello della Seahaven Island in cui viveva Truman Burbank, in un altro “livello” della finzione. In tutti questi casi, vige e si alimenta giorno per giorno il sogno della fuga da una qualsiasi Revolutionary Road, a riprova – ancora e ancora – che la vita non si replica in copia carbone. Finnegan lo dice in tutti i modi, tenendosi sempre sul confine tra l’ironico e il soffocante, ma perdendo un po’ d’acume al momento di tirare le somme della storia. Lo dice con le sue nuvolette “perfette e nauseanti” o con la bella danza notturna sotto i fari dell’auto, forse l’unico momento davvero vissuto di tutta la vicenda.
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giovedì 6 maggio 2021
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ab ovo
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Per potere comprendere, anche se non fino in fondo, la nostra vita di umani sarebbe necessario avere consapevolezza dell'origine "innaturale" della nostra specie. Un percorso che ha riguardato una grave, anche se casuale, deviazione dalle "abitudini alimentari" dei nostri progenitori che ha causato la perdita di importanti proprietà naturali, nel corso di milioni di anni, come il pelo, i segnali della fecondità e le capacità extrasensoriali. Quest'ultima, la più grave di tutte, ci ha fatto perdere "contatto" con il mondo naturale e consapevolezza del nostro essere parte di un tutto, trasformando delle scimmie antropomorfe, perfettamente in sintonia con la "comunità" universale, in una sommatoria di "individui" perfettamente incapaci anche di conoscere se stessi.
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Per potere comprendere, anche se non fino in fondo, la nostra vita di umani sarebbe necessario avere consapevolezza dell'origine "innaturale" della nostra specie. Un percorso che ha riguardato una grave, anche se casuale, deviazione dalle "abitudini alimentari" dei nostri progenitori che ha causato la perdita di importanti proprietà naturali, nel corso di milioni di anni, come il pelo, i segnali della fecondità e le capacità extrasensoriali. Quest'ultima, la più grave di tutte, ci ha fatto perdere "contatto" con il mondo naturale e consapevolezza del nostro essere parte di un tutto, trasformando delle scimmie antropomorfe, perfettamente in sintonia con la "comunità" universale, in una sommatoria di "individui" perfettamente incapaci anche di conoscere se stessi. Figuriamoci se possono avere conoscenza del significato della vita e del loro ruolo nel tutto! Qualche miglioramento potremmo ottenere con un approccio razionale agli enormi problemi che abbiamo creato. Ma per fare questo, e avere qualche possibilità di impedire la fine della vita sul nostro pianeta, bisogna avere il coraggio di conoscere la verità sulla nostra storia originaria risalendo, appunto, ab ovo per acquisire un po' più di umiltà e di saggezza.
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ashtray_bliss
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mercoledì 9 dicembre 2020
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vivarium: macabro esperimento sociale.
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Sarebbe intellettualmente disonesto approcciarsi a Vivarium, lungometraggio d'esordio per l'autore Lorcan Finnegan, senza comprenderne pienamente l'essenza e le intenzioni: non è un mero film di fantascienza come la intendiamo tradizionalmente. E' una commedia nera, un grottesco che attinge ai generi del thriller e sci-fi per sferrare un'acutissima, pungente e memorabile critica sociale rivolta a tutte quelle pressioni -socialmente imposte- che vorrebbero incastrare la nostra individualità dietro tabelle troppo strette e limitanti, ma pur sempre semplici e comode da interpretare. Pressioni sociali che ci inducono a rispettare delle norme non scritte ma altamente richieste come quella di sposarsi, fare figli, comprare una villetta realizzando un sogno da media borghesia senza data di scadenza.
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Sarebbe intellettualmente disonesto approcciarsi a Vivarium, lungometraggio d'esordio per l'autore Lorcan Finnegan, senza comprenderne pienamente l'essenza e le intenzioni: non è un mero film di fantascienza come la intendiamo tradizionalmente. E' una commedia nera, un grottesco che attinge ai generi del thriller e sci-fi per sferrare un'acutissima, pungente e memorabile critica sociale rivolta a tutte quelle pressioni -socialmente imposte- che vorrebbero incastrare la nostra individualità dietro tabelle troppo strette e limitanti, ma pur sempre semplici e comode da interpretare. Pressioni sociali che ci inducono a rispettare delle norme non scritte ma altamente richieste come quella di sposarsi, fare figli, comprare una villetta realizzando un sogno da media borghesia senza data di scadenza.
Partendo da questo presupposto, il regista mette in scena un vero e proprio incubo, surreale, angosciante e soffocante. Seguendo la giovane coppia composta da Poots e Eisenberg intenti a a comprare casa per mettere pian piano su famiglia, assistiamo a come finiscano vittime di un agente immobiliare, Martin, peculiare e inquietante che li trascina nel labirintico quartiere residenziale Yonder. Un quartiere abbastanza sinistro e desertico, costituito da case identiche, colori pastello decisamente innaturali e un onnipresente cielo più posticcio di quanto vorremo immaginare guardando una poster pubblicitario (e che riecheggia vagamente Magritte). Una volta abbandonati, letteralmente, all'interno di una delle villette, i due ragazzi capiranno presto come andarsene da Yonder sia impossibile. Ecco allora che anche noi spettatori entriamo nel vivo di questo macabro esperimento sociale, dove gli esseri umani all'interno del Vivarium del titolo sono prigionieri di una dimensione alternativa, nella quale vengono studiati e osservati da non meglio specificati esseri alieni, bizzarri e crudeli. Ma non è il fine che vogliono raggiungere questi extraterrestri, assetati di potere e bramanti il dominio mondiale, a interessare il regista, quanto l'innescare nello spettatore una catena di riflessioni sull'inutilità e ineluttabilità della vita, delle pressioni socialmente imposte che ci impongono modelli da seguire che non si adeguano alla nostra personale ricerca di crescita e realizzazione ed infine di come anche noi stessi, nel nostro piccolo e senza accorgercene, finiamo per essere degli animali da laboratorio, sprecandoci all'interno di logoranti routine che non distano molto da quella di Yonder. Questo, essenzialmente, il messaggio di base che Finnegan vuole recapitare e lo fa in modo decisamente inusuale, peculiare, originale e ironico. La sua è una satira tagliente che si fa strada attraverso questo incubo a colori che si materializza sotto i nostri occhi. Un labirinto nel quale i protagonisti sono intrappolati, incastrati all'interno di questa dimensione parallela, un non-luogo sospeso nel tempo e nello spazio dal quale non vi è via d'uscita o di fuga che diventa sempre più disturbante, ossessivo, inquietante e sinistro. Compresi i sentimenti che legano Gemma e Tom o la genitoralità impostata e forzata che condividono con quel bambino-alieno che gli viene recapitato prontamente come un pacco Amazon. Ma dopo il disorientamento iniziale e col passare del tempo, persino le emozioni e le sensazioni perdono la loro autenticità e diventano qualcosa di simulato, fittizio, artificiale. Esattamente come ciò che li circonda, dal cibo privo di gusto di cui si nutrono alla terra del loro giardino.
Emblematico e intelligente il finale ciclico che metaforicamente rappresenta la ciclicità della vita e della sua inutilità che si ricicla ad infinitum, esattamente come l'agente immobiliare Martin dell'inizio viene sostituito dal bambino, ormai cresciuto, e come la coppia Gemma-Tom venga sostituita da una nuova coppia di malcapitati entrati nella medesima agenzia. Il cerchio in questo caso non è destinato a spezzarsi ma a ripetersi in eterno, come un virus che replica se stesso infettando il sistema che lo ospita, senza alcuna possibilità di fermarlo all'interno di una sorta di griglia (o matrix) soffocante e opprimente.
E sotto questo aspetto Vivarium non può che risultare una scommessa riuscita, un'opera visivamente accattivante e stimolante che intrattiene divertendo con la sua sagacia e brillanti battute ma che inculca anche un senso acuto di disagio e malessere poichè siamo consci del fatto che quella metafora punta il dito dritto verso di noi. La nostra vita e quotidianità non dista molto da quella che vediamo rappresentata, seppur portata agli estremi.
Coadiuvato da due attori in gran forma, una regia robusta e una sceneggiatura originale e incisiva che induce a più di una riflessione mentre intrattiene in modo divertente e intelligente ma mai banale o superficiale, possiamo affermare di trovarci dinanzi ad uno dei prodotti più interessanti, originali e memorabili dell'anno passato. Un abile mix di generi che fonda bene i principi del thriller psicologico e sociale al sci-fi claustrofobico con corpose dosi di humor nero e passaggi volutamente grotteschi a servizio di un film stratificato.
Intrigante, inquietante e frizzante, da vedere sicuramente. Voto: 3,5/5.
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lizzy
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sabato 17 ottobre 2020
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il cane che si morde la coda.
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(Attenzione: Spoiler!)
Malgrado il film si lasci comunque guardare, anche assolvendo il compito di una visione "one shot", bisogna dire che chi ha già visto altri film del genere come me non riesce ad appassionarsi più di tanto e si ritrova con continui deja-vu man mano che i minuti passano.
Questo è uno dei film che io reputo della serie "Il Cubo": grossi enigmi senza soluzione. Un complicato intreccio di trama e misteri, frammisti a cose senza senso (quantomeno apparente) e senza un vero scopo.
Uno degli ultimi che ho visto è stato "Il Buco" che ha elementi in comune con i film di cui parlo.
Non è fantascienza, manco thriller, non certo fantasy, ma manco horror (al massimo splatter, parlando del Buco).
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(Attenzione: Spoiler!)
Malgrado il film si lasci comunque guardare, anche assolvendo il compito di una visione "one shot", bisogna dire che chi ha già visto altri film del genere come me non riesce ad appassionarsi più di tanto e si ritrova con continui deja-vu man mano che i minuti passano.
Questo è uno dei film che io reputo della serie "Il Cubo": grossi enigmi senza soluzione. Un complicato intreccio di trama e misteri, frammisti a cose senza senso (quantomeno apparente) e senza un vero scopo.
Uno degli ultimi che ho visto è stato "Il Buco" che ha elementi in comune con i film di cui parlo.
Non è fantascienza, manco thriller, non certo fantasy, ma manco horror (al massimo splatter, parlando del Buco).
Qual'è lo scopo finale di questo film? Credo solo intrattenere le persone per il tempo necessario a far valere il prezzo di un biglietto.
Altro scopo non vedo.
Perchè se si volesse leggere il tutto come una metafora di una vita di coppia, dove un terzo incomodo (il bambino) fa capolino ed incombe nel menage matrimoniale, e dove un folle puparo (Dio?) gestisce il tutto solo per il piacere di perpretrare vita e situazioni (il bambino ormai uomo viene posto al lavoro al posto del morente agente immobiliare e una nuova coppia entra in agenzia: come dire... un "eterno ritorno" delle scene della comune esistenza), allora non ci siamo proprio.
Questo sarebbe solo uno dei mille possibili scenari e a noi solo uno (anche nelle "case parallele") ci viene dato di osservare.
Alla fine del film si torna all'inizio... ma senza una vera soddisfazione, se non quella della gestione delle scene, della recitazione dei due attori principali (il bimbo-ragazzo-uomo è un cane e quello fa, profeticamente, per la maggior parte del girato) e di qualche musica azzeccata qua e la.
Ma da certi film altro non puoi aspettarti, giusto una "fine-non-fine".
Aspettiamocene tanti altri di film del genere... che non è da tutti creare un eccellente opera "completa".
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mimmo
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mercoledì 14 ottobre 2020
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già visto!
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La trama è facilmente intuibile e scontata. La parte più bella: i titoli finali con "Complicated Game degli XTC", sono spettacolo puro.
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luca pichinelli
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martedì 13 ottobre 2020
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brutto
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Il film e brutto!!. Imogen Poots è bellissima anche vestita come una contadinotta, e Jesse Eisenberg è bravo, ma il commento positivo finisce qui. E un film che parte da una situazione normale, una coppia di fidanzati che c'erca casa ed entra in un'agenzia immobiliare e ci porta in una situazione surreale con loro che non riescono ad uscire dal quartiere dove erano stati accompagnati dal venditore, che nel frattempo è scomparso.. Fin qui mi immaginavo un bel film, ero curioso di vedere come andava a finire, purtroppo che poi si è trasformato in delusione.. Ho letto recensioni che dicono che il significa del film sta nello stato d'animo delle persone che passa dalla incredibilità, allo sconforto, alla rabbia e infine alla rassegnazione, ma io non ci ho visto questo.
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Il film e brutto!!. Imogen Poots è bellissima anche vestita come una contadinotta, e Jesse Eisenberg è bravo, ma il commento positivo finisce qui. E un film che parte da una situazione normale, una coppia di fidanzati che c'erca casa ed entra in un'agenzia immobiliare e ci porta in una situazione surreale con loro che non riescono ad uscire dal quartiere dove erano stati accompagnati dal venditore, che nel frattempo è scomparso.. Fin qui mi immaginavo un bel film, ero curioso di vedere come andava a finire, purtroppo che poi si è trasformato in delusione.. Ho letto recensioni che dicono che il significa del film sta nello stato d'animo delle persone che passa dalla incredibilità, allo sconforto, alla rabbia e infine alla rassegnazione, ma io non ci ho visto questo. Se il regista voleva fare un film sullo stato d'animo bastava che prendesse un soggetto tipo il Michael Douglas di "un giorno di ordinaria follia" e gli metteva addosso tutti gli stati d'animo del mondo.. Poi quel ragazzino che compare nel film è insopportabile pure per me che guardo.. Ho letto diverse recensioni prima di scrvere qesto commento su My movies, e nessuna spiegazione che ho letto, mi ha convinto che questo è un bel film. Film Brutto!!
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kikkoz
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domenica 17 maggio 2020
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l'inquietante del fasmide
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Una normale coppia muove i primi passi per cercare casa e tramite un bizzarro agente, vengono condotti in un nuovo quartiere residenziale che subito appare irreale, tutte case uguali, stesso colore, interni anonimi. L agente sparisce nel nulla e la coppia non riesce più ad uscire dal quartiere che sembra estendersi all'infinito in una prospettiva magrittiana con tanto di nuvole che sembrano finte. Viene recapitata un scatola con un bebè che cresce ad una velocità innaturale e non fa altro che replicare le azioni e i movimenti dei genitori surrogati. Thriller surreale con accenni shi-fi, pur avendo un ritmo lento tiene incollati allo schermo dall'inizio alla fine in un crescendo delirante e lisergico con il picco massimo nella scena in cui si precipita in un labirinto dimensionale attraverso marciapiedi e pavimenti gommosi per avere lo sguardo diretto sulla stessa situazione vissuta da un altra coppia, specchio della propria vita.
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Una normale coppia muove i primi passi per cercare casa e tramite un bizzarro agente, vengono condotti in un nuovo quartiere residenziale che subito appare irreale, tutte case uguali, stesso colore, interni anonimi. L agente sparisce nel nulla e la coppia non riesce più ad uscire dal quartiere che sembra estendersi all'infinito in una prospettiva magrittiana con tanto di nuvole che sembrano finte. Viene recapitata un scatola con un bebè che cresce ad una velocità innaturale e non fa altro che replicare le azioni e i movimenti dei genitori surrogati. Thriller surreale con accenni shi-fi, pur avendo un ritmo lento tiene incollati allo schermo dall'inizio alla fine in un crescendo delirante e lisergico con il picco massimo nella scena in cui si precipita in un labirinto dimensionale attraverso marciapiedi e pavimenti gommosi per avere lo sguardo diretto sulla stessa situazione vissuta da un altra coppia, specchio della propria vita. L inquietante è originato dalla routine e dal bambino replica/replicante, che assume i connotati di un alieno/insetto, che presenta attinenza col fasmide, più comunemente detto insetto stecco. Questo animale, oltre ad avere ghiandole alla base del collo e modalità riproduttiva partenogenetica, oltre che mimetizzarsi, imita l'ambiente stesso, è l'ambiente stesso, è la foglia di cui si nutre, citando didi-huberman, 'trae forza dal seguente paradosso: pur realizzando una specie di perfezione imitativa, infrange la gerarchia che qualsiasi imitazione esige» in poche parole «non ci sono più il modello e la sua copia: c’è una copia che divora il suo modello e un modello che non esiste più, ed è solo la copia che, per una strana legge di natura, gode del privilegio di esistere». Questo paradosso concettuale che genera inquietudine è amplificato dalla metafora sottostante a tutta la narrazione che dipinge la vita come una parabola deterministic in cui una volta espletato il dovere di riproduzione l'unica liberazione è la morte,come è indicato nella scatola contenente il bebè. Anche l agente-alieno viene sostituito prontamente in quanto vecchio e inutile. In definitiva una riflessione su come evitare di vivere nella routine e una spinta a risvegliarsi e prendere coscienza pienadi sé stessi e della propria vita.
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peer gynt
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domenica 26 aprile 2020
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metafora angosciosa di una vita rinchiusa
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Una giovane coppia simpatica, allegra e spensierata, alla ricerca di una nuova casa, visita un complesso immobiliare situato poco fuori città. Non viene messa in sospetto né dalla strana cortesia dell'agente immobiliare che li accompagna, né dal fatto che più che un vero ambiente quel complesso immobiliare sembra un quadro di Magritte, con tanto di nuvolette e cielo finti. Ovviamente, non ne verranno più fuori! Originale e angoscioso racconto fantascientifico, che riesce ad essere anche una metafora che prende di mira la vita dell'uomo del 21. secolo, una vita che copia altre vite, che si circonda di comportamenti-copia e di oggetti-copia di qualcosa di reale che abbiamo completamente perso di vista.
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Una giovane coppia simpatica, allegra e spensierata, alla ricerca di una nuova casa, visita un complesso immobiliare situato poco fuori città. Non viene messa in sospetto né dalla strana cortesia dell'agente immobiliare che li accompagna, né dal fatto che più che un vero ambiente quel complesso immobiliare sembra un quadro di Magritte, con tanto di nuvolette e cielo finti. Ovviamente, non ne verranno più fuori! Originale e angoscioso racconto fantascientifico, che riesce ad essere anche una metafora che prende di mira la vita dell'uomo del 21. secolo, una vita che copia altre vite, che si circonda di comportamenti-copia e di oggetti-copia di qualcosa di reale che abbiamo completamente perso di vista. Un apologo che si adatta in modo quasi profetico alla vita virtuale di un'umanità sempre più rinchiusa nelle proprie case. Che poi a rinchiuderci sia un alieno o un virus, il risultato non cambia.
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