Vivarium

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Un film di Lorcan Finnegan. Con Imogen Poots, Jesse Eisenberg, Jonathan Aris, Olga Wehrly, Danielle Ryan.
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Titolo originale Vivarium. Fantascienza, durata 97 min. - Irlanda, Belgio, Danimarca 2019. - Notorious Pictures MYMONETRO Vivarium * * * - - valutazione media: 3,08 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Vivarium: Macabro esperimento sociale. Valutazione 3 stelle su cinque

di Ashtray_Bliss


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mercoledì 9 dicembre 2020

Sarebbe intellettualmente disonesto approcciarsi a Vivarium, lungometraggio d'esordio per l'autore Lorcan Finnegan, senza comprenderne pienamente l'essenza e le intenzioni: non è un mero film di fantascienza come la intendiamo tradizionalmente. E' una commedia nera, un grottesco che attinge ai generi del thriller e sci-fi per sferrare un'acutissima, pungente e memorabile critica sociale rivolta a tutte quelle pressioni -socialmente imposte- che vorrebbero incastrare la nostra individualità dietro tabelle troppo strette e limitanti, ma pur sempre semplici e comode da interpretare. Pressioni sociali che ci inducono a rispettare delle norme non scritte ma altamente richieste come quella di sposarsi, fare figli, comprare una villetta realizzando un sogno da media borghesia senza data di scadenza.
Partendo da questo presupposto, il regista mette in scena un vero e proprio incubo, surreale, angosciante e soffocante. Seguendo la giovane coppia composta da Poots e Eisenberg intenti a a comprare casa per mettere pian piano su famiglia, assistiamo a come finiscano vittime di un agente immobiliare, Martin, peculiare e inquietante che li trascina nel labirintico quartiere residenziale Yonder. Un quartiere abbastanza sinistro e desertico, costituito da case identiche, colori pastello decisamente innaturali e un onnipresente cielo più posticcio di quanto vorremo immaginare guardando una poster pubblicitario (e che riecheggia vagamente Magritte). Una volta abbandonati, letteralmente, all'interno di una delle villette, i due ragazzi capiranno presto come andarsene da Yonder sia impossibile. Ecco allora che anche noi spettatori entriamo nel vivo di questo macabro esperimento sociale, dove gli esseri umani all'interno del Vivarium del titolo sono prigionieri di una dimensione alternativa, nella quale vengono studiati e osservati da non meglio specificati esseri alieni, bizzarri e crudeli. Ma non è il fine che vogliono raggiungere questi extraterrestri, assetati di potere e bramanti il dominio mondiale, a interessare il regista, quanto l'innescare nello spettatore una catena di riflessioni sull'inutilità e ineluttabilità della vita, delle pressioni socialmente imposte che ci impongono modelli da seguire che non si adeguano alla nostra personale ricerca di crescita e realizzazione ed infine di come anche noi stessi, nel nostro piccolo e senza accorgercene, finiamo per essere degli animali da laboratorio, sprecandoci all'interno di logoranti routine che non distano molto da quella di Yonder. Questo, essenzialmente, il messaggio di base che Finnegan vuole recapitare e lo fa in modo decisamente inusuale, peculiare, originale e ironico. La sua è una satira tagliente che si fa strada attraverso questo incubo a colori che si materializza sotto i nostri occhi. Un labirinto nel quale i protagonisti sono intrappolati, incastrati all'interno di questa dimensione parallela, un non-luogo sospeso nel tempo e nello spazio dal quale non vi è via d'uscita o di fuga che diventa sempre più disturbante, ossessivo, inquietante e sinistro. Compresi i sentimenti che legano Gemma e Tom o la genitoralità impostata e forzata che condividono con quel bambino-alieno che gli viene recapitato prontamente come un pacco Amazon. Ma dopo il disorientamento iniziale e col passare del tempo, persino le emozioni e le sensazioni perdono la loro autenticità e diventano qualcosa di simulato, fittizio, artificiale. Esattamente come ciò che li circonda, dal cibo privo di gusto di cui si nutrono alla terra del loro giardino. 
Emblematico e intelligente il finale ciclico che metaforicamente rappresenta la ciclicità della vita e della sua inutilità che si ricicla ad infinitum, esattamente come l'agente immobiliare Martin dell'inizio viene sostituito dal bambino, ormai cresciuto, e come la coppia Gemma-Tom venga sostituita da una nuova coppia di malcapitati entrati nella medesima agenzia. Il cerchio in questo caso non è destinato a spezzarsi ma a ripetersi in eterno, come un virus che replica se stesso infettando il sistema che lo ospita, senza alcuna possibilità di fermarlo all'interno di una sorta di griglia (o matrix) soffocante e opprimente.
E sotto questo aspetto Vivarium non può che risultare una scommessa riuscita, un'opera visivamente accattivante e stimolante che intrattiene divertendo con la sua sagacia e brillanti battute ma che inculca anche un senso acuto di disagio e malessere poichè siamo consci del fatto che quella metafora punta il dito dritto verso di noi. La nostra vita e quotidianità non dista molto da quella che vediamo rappresentata, seppur portata agli estremi. 
Coadiuvato da due attori in gran forma, una regia robusta e una sceneggiatura originale e incisiva che induce a più di una riflessione mentre intrattiene in modo divertente e intelligente ma mai banale o superficiale, possiamo affermare di trovarci dinanzi ad uno dei prodotti più interessanti, originali e memorabili dell'anno passato. Un abile mix di generi che fonda bene i principi del thriller psicologico e sociale al sci-fi claustrofobico con corpose dosi di humor nero e passaggi volutamente grotteschi a servizio di un film stratificato.
Intrigante, inquietante e frizzante, da vedere sicuramente. Voto: 3,5/5.

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