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sabato 16 settembre 2023
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volete sempre a luna nel pozzo voi donne !
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ma per quello deve essere allo zenith. per cui, astronicamente parlando, č possibile? io non lo so !
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toni mais
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lunedě 28 ottobre 2019
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le tue parole, i tuoi pensieri m'affascinano
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Vivere con un artista , anticipatore dei propri tempi , significa essere preso per mano e condotto nel mondo che verrà e quando questo stato di grazia finisce ripiombare nell'oscurità del proprio tempo. Lo avrà pensato Jeanne d'Hebuterne quando si tolse la vita dopo la morte di Modigliani e Jaqueline Roque dopo l'abbandono di Picasso quando si sparò alla tempia. Non è tanto una questione d'amore quanto d'intelletto :" Le tue parole , i tuoi pensieri m'affascinano , dimostri di essere un perfetto conoscitore dell'animo umano per cui sarò sempre e soltanto un'amica devota" sembra aver detto agli uomini della sua vita fino ai suoi primi trentasei anni: Paul Ree che si tolse la vita, Tansk che ne seguì l'esempio ed Andreas che si limitò al solo tentativo oltre un non meglio identificato numero d'intellettuali che persero la testa per lei.
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Vivere con un artista , anticipatore dei propri tempi , significa essere preso per mano e condotto nel mondo che verrà e quando questo stato di grazia finisce ripiombare nell'oscurità del proprio tempo. Lo avrà pensato Jeanne d'Hebuterne quando si tolse la vita dopo la morte di Modigliani e Jaqueline Roque dopo l'abbandono di Picasso quando si sparò alla tempia. Non è tanto una questione d'amore quanto d'intelletto :" Le tue parole , i tuoi pensieri m'affascinano , dimostri di essere un perfetto conoscitore dell'animo umano per cui sarò sempre e soltanto un'amica devota" sembra aver detto agli uomini della sua vita fino ai suoi primi trentasei anni: Paul Ree che si tolse la vita, Tansk che ne seguì l'esempio ed Andreas che si limitò al solo tentativo oltre un non meglio identificato numero d'intellettuali che persero la testa per lei. Femminista ante litteram si oppose ad una società retrograda ( per il femminino ) senza porsi l'annosa domanda se sia veramente mai esistita una società retrograda. Personalmente mi darebbe molto fastidio se i posteri mi ascrivessero a questa categoria : vivo semplicemente il mio tempo accettandone la trasformazione od opponendomi a questa secondo la dialettica della storia. Von Salomè no , non accetta il lento fluire del tempo con le trasformazioni che comporta, fa uscire colpevolmente di senno i suoi accompagnatori di percorso ingannandoli con l'arma della seduzione salvo respingerli dopo averne tratto il meglio che le potevano offrire. Forse per questo il personaggio di Lou von Salomè è rimasto nell'ombra per molto tempo ed ancor oggi non del tutto sdoganato. Il film racconta tutto questo con un ritmo sempre ben sostenuto, una fotografia eccellente, una recitazione superba.
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silvia rossi
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mercoledě 16 ottobre 2019
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4 stelle
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tre stelle piene e qualcosa in piů... film bellissimo e l'idea dei personaggi uscire dalla cartolina favolosa!!! grazie di cuore a Cordula Kablitz-Post (non poteva che essere una regista) per averci fatto conoscere una donna cosě fantastica
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susanna causarano
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venerdě 11 ottobre 2019
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salomé č un film coraggioso
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Di questi tempi un film come un biopic su una filosofa č coraggioso. Ma il coraggio bisogna averlo, soprattutto di questi tempi pavidi. E quel che emerge da questo film intenso, della figura di Lou Von Salomé, č proprio il coraggio di una donna di sfidare le convenzioni. In primo luogo sceglie di studiare, sceglie di non credere ad una religione che l'ha delusa, sceglie di non sposarsi e di rimanere vergine per molti anni, considerando l'attvitŕ sessuale fuorviante e distraente per chi vuole analizzare le "cause prime". Il film ha un bellissimo ritmo, una protagonista magnetica e dei co-protagonisti di tutto rispetto ad impersonare personaggi come Rilke e Nietzsche. Su questo punto vale la pena soffermarsi: in quanti sarebbero stati in grado di far parlare Nietzsche senza scadere nel macchiettistico.
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Di questi tempi un film come un biopic su una filosofa č coraggioso. Ma il coraggio bisogna averlo, soprattutto di questi tempi pavidi. E quel che emerge da questo film intenso, della figura di Lou Von Salomé, č proprio il coraggio di una donna di sfidare le convenzioni. In primo luogo sceglie di studiare, sceglie di non credere ad una religione che l'ha delusa, sceglie di non sposarsi e di rimanere vergine per molti anni, considerando l'attvitŕ sessuale fuorviante e distraente per chi vuole analizzare le "cause prime". Il film ha un bellissimo ritmo, una protagonista magnetica e dei co-protagonisti di tutto rispetto ad impersonare personaggi come Rilke e Nietzsche. Su questo punto vale la pena soffermarsi: in quanti sarebbero stati in grado di far parlare Nietzsche senza scadere nel macchiettistico. Sceneggiatori e attori ce l'hanno fatta, superando brillantemente la prova. Questo film andrebbe fatto vedere a tutte le "donne di domani".
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eliss
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giovedě 10 ottobre 2019
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una donna di grande ispirazione
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Un film davvero prezioso. La regista Cordula Kablitz-Pos attraverso un espediente scenografico davvero sorprendente ripercorre le tappe fisiche e non della vita di Lou von Salomé, anche nota come Lou Andreas-Salomé, una donna di grande sensibilitŕ e cultura la cui storia č sfortunatamente stata lasciata indietro rispetto ai grandi nomi (tutti uomini) che hanno toccato la sua vita: Friedrich Nietzsche, Rainer Maria Rilke, Sigmund Freud. Lou emana un fascino discreto ed intenso al quale nessuno di loro rimane indifferente alcuni sino al punto da innamorarsene perdutamente (e irrazionalmente). Questa ammaliante seduzione la proviamo anche noi donne che non possiamo che rimanere sedotte dal suo spirito femminista decisamente all'avanguardia per la sua epoca.
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Un film davvero prezioso. La regista Cordula Kablitz-Pos attraverso un espediente scenografico davvero sorprendente ripercorre le tappe fisiche e non della vita di Lou von Salomé, anche nota come Lou Andreas-Salomé, una donna di grande sensibilitŕ e cultura la cui storia č sfortunatamente stata lasciata indietro rispetto ai grandi nomi (tutti uomini) che hanno toccato la sua vita: Friedrich Nietzsche, Rainer Maria Rilke, Sigmund Freud. Lou emana un fascino discreto ed intenso al quale nessuno di loro rimane indifferente alcuni sino al punto da innamorarsene perdutamente (e irrazionalmente). Questa ammaliante seduzione la proviamo anche noi donne che non possiamo che rimanere sedotte dal suo spirito femminista decisamente all'avanguardia per la sua epoca. Grazie Lou, grazie Cordula.
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domenica 6 ottobre 2019
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inno al narcisismo
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Bella interpretazione. La scelta di utlizzare "cartoline d'epoca" per alcune inquadrature l'ho trovata d'effetto per stile e bellezza. Esco dal cinema con un'idea personale ben diversa della persona/personaggio Lou Von Salome',(rispetto al commento sopra riportato),ma non mi sorprende che tale figura colpisca cosě tanto,soprattutto in questo nostro tempo. Č l'immagine perfettamente incarnata di chi oggi viene piů comunemente definito "narcisista patologico". Fin dalle prime battute Lou anticipa giŕ quello che sarŕ il suo carattere e il suo comportamento. Non vi trovo nulla di rivoluzionario,né di esaltante, o moderno..come da manuale ha semplicemente trovato e adottato la propria strategia per sopravvivere in quel contesto, in quell'epoca, ma soprattutto a una madre che "avrebbe preferito avere una dozzina di altri maschietti" a lei.
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Bella interpretazione. La scelta di utlizzare "cartoline d'epoca" per alcune inquadrature l'ho trovata d'effetto per stile e bellezza. Esco dal cinema con un'idea personale ben diversa della persona/personaggio Lou Von Salome',(rispetto al commento sopra riportato),ma non mi sorprende che tale figura colpisca cosě tanto,soprattutto in questo nostro tempo. Č l'immagine perfettamente incarnata di chi oggi viene piů comunemente definito "narcisista patologico". Fin dalle prime battute Lou anticipa giŕ quello che sarŕ il suo carattere e il suo comportamento. Non vi trovo nulla di rivoluzionario,né di esaltante, o moderno..come da manuale ha semplicemente trovato e adottato la propria strategia per sopravvivere in quel contesto, in quell'epoca, ma soprattutto a una madre che "avrebbe preferito avere una dozzina di altri maschietti" a lei. Peccato lo faccia a scapito di altri. Ha solo scelto di affiancarsi a intellettuali ben piů creativi e interessanti, di sedurli per poi ridurli al nulla o alla pazzia. Non v'č nulla di positivo. Per questo non la sento come "paladina di autonomia e indipendenza",bensě massimo esempio di cinica seduzione manipolatoria. Niente di piů. Trovo pertanto il film davvero illuminante, la figura di Lou Von Salome' č evidenza quanto mai moderna e allarmante di una patologia,ahimč,oltremodo dilagante e capillare.
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giank51
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sabato 5 ottobre 2019
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un'altra utopia nell'europa della decadenza
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L'assoluto perseguimento della propria autorealizzazione č incompatibile con la dialettica amorosa. Questo č quanto ci lascia l'analisi del rapporto di coppia, ma certamente non a questo era interessata Lou von Salomé. Quindi come la dobbiamo leggere la vicenda di questa donna dall'indiscutibile fascino? E' la storia di una grande intellettuale, affascinata dalle tematiche filosofiche che attraversarono l'Europa a fine Ottocento, ma che finirono per sviluppare autentiche utopie, spesso vissute in prima persona. Lou decise di viverne una di quelle: instaurare rapporti con personalitŕ maschili senza sesso e senza affetti. Al gioco poteva ovviamente starci solo uno con un'altra propensione all'utopia, come F.
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L'assoluto perseguimento della propria autorealizzazione č incompatibile con la dialettica amorosa. Questo č quanto ci lascia l'analisi del rapporto di coppia, ma certamente non a questo era interessata Lou von Salomé. Quindi come la dobbiamo leggere la vicenda di questa donna dall'indiscutibile fascino? E' la storia di una grande intellettuale, affascinata dalle tematiche filosofiche che attraversarono l'Europa a fine Ottocento, ma che finirono per sviluppare autentiche utopie, spesso vissute in prima persona. Lou decise di viverne una di quelle: instaurare rapporti con personalitŕ maschili senza sesso e senza affetti. Al gioco poteva ovviamente starci solo uno con un'altra propensione all'utopia, come F. Nietzsche. A fianco un'altro illuso come Paul Rče. Entrambi finiranno travolti dall'impossibile mčnage. Quando Lou scoprirŕ il sesso, se ne servirŕ con identico distacco sino a diventare un'amante seriale. Forse solo il delicato e poetico R. Maria Rilke ebbe accesso al cuore della nostra Lou. Il film si snoda bene sino, a mio parere, alla fase psicoanalitica che č stata trattata con superficialitŕ, anche perché era qui che si doveva capire dove si trovava il problema di fondo di Lou von Salomé. Alla possibile aporia: amare sč stessi o amare gli altri, Lou risponde con la frase di chiusura del film: " se vuoi vivere la tua vita rubala". Certamente č un sistema rapido per restare soli tutta la vita.
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maramaldo
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martedě 1 ottobre 2019
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"il superuomo era... una donna"
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L'Espresso titolò così un articolo che presentava il lavoro della Cavani. Non ne ricordo granchè, di certo riscontro una coincidenza con l'odierno film di Cordulia Kablitz-Post, la ricostruzione della famosa fotografia dei "tre della carretta". Lou (qui Katharina Lorenz), Nietzsche (Alexander Scher, esaltato e insicuro) e Paul Rée (Philipp Hauss, pletorico e, per forza, inconsistente). I due "intellettuali" stanno impalati, impacciati, come capitati lì per caso, uno guarda in alto a destra, l'altro obliquamente a sinistra. Lei, torbida, con un pallido sorrisetto, sembra pregustare il piacere di sferzarli.
Chi era Lou Andreas von Salomé, secondo Cordulia?
A 6 anni ( bimba un po' troppo vispa, Helena Pieske) rimbecca un predicatore, nell'alto del suo pulpito, tra la folla dei fedeli, allibiti per tanta audacia.
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L'Espresso titolò così un articolo che presentava il lavoro della Cavani. Non ne ricordo granchè, di certo riscontro una coincidenza con l'odierno film di Cordulia Kablitz-Post, la ricostruzione della famosa fotografia dei "tre della carretta". Lou (qui Katharina Lorenz), Nietzsche (Alexander Scher, esaltato e insicuro) e Paul Rée (Philipp Hauss, pletorico e, per forza, inconsistente). I due "intellettuali" stanno impalati, impacciati, come capitati lì per caso, uno guarda in alto a destra, l'altro obliquamente a sinistra. Lei, torbida, con un pallido sorrisetto, sembra pregustare il piacere di sferzarli.
Chi era Lou Andreas von Salomé, secondo Cordulia?
A 6 anni ( bimba un po' troppo vispa, Helena Pieske) rimbecca un predicatore, nell'alto del suo pulpito, tra la folla dei fedeli, allibiti per tanta audacia. A 16 anni (Liv Lisa Frees) l'episodio chiave. L'adolescente prodigio insegue idee sublimi e rarefatte con elucubrazioni dotte. Soave e tenera però, induce a tentazione. Produce il suo primo guasto su di un essere indifeso. Trascina nel baratro della concupiscenza un uomo maturo e saggio, un cultore del Pensiero, un ecclesiastico d'altri tempi chissà con quante inibizioni e remore moralistiche. Un fatto frequente allora come ora, che però la sconvolge con effetto devastante anche negli anni avvenire. Già da ragazzina mostra una sensibilità morbosa e una fantasia fervida. Parla con Dio e lo "vede"pure. Più tardi Freud le spiegherà che Dio è un'emanazione del padre e il padre ha la funzionalità del dio. Scomparso il genitore, perde per lei visibilità anche il buon Dio. Nè trova modo di surrogare non nutrendo speranze di una guida e di una protezione. Non solo ma le sono stati raggelati, inariditi gli impulsi naturali verso l'incontro della carne, l'abbandono sentimentale, la consolazione della maternità. Grazie alle insistenti profferte di Rilke (Julius Feldmeier, assillante, oggi quasi da stalking) le venne l'uzzolo di provare il "dionisiaco". Dette ragione al baffuto professore che ne aveva parlato entusiasta, sia pure per sentito dire dato che non sembra averlo sperimentato di persona. Questa parentesi gioiosa le arrecò anche rancori e disprezzo. Abbandonerà la pratica, si pensa per sempre, pur facendo mostra di libertinaggio.
Non poteva che interessarsi alla psicanalisi. S'inoltrò per questa terra incognita, intrepida e spavalda come sempre. Vi si poteva almanaccare quanto e più che in filosofia, nella parvenza di scienza, nell'anelito alla catarsi e alla liberazione. Scrisse di narcisismo che non era il compiacersi di sè (sentì di non averne ragione) ma tentando di convincere e di convincersi che la potenza della donna perdura anche quando è sottoposta all'eros. Chiacchiere, la verità è che non amò, neanche platonicamente, nessuno. Non poteva permetterselo. Il contatto tra caratteri forti scatena la legge della giungla. Prevale e prevarica il più feroce, il più crudele. Ve l'immaginate l'incauta invaghirsi di qualcuna delle personalità "monstre" che incrociò in vita.
Come le sue due anime, Nietzsche e Freud, metabolizzò le temperie socio-politiche senza prendere partito. Da diversa, da aliena, da un altrove spirituale. Sovrastorica, come Nietzsche avrebbe detto di Leopardi.
Irriverente e beffarda, ancor oggi intriga per la sua lucidità e il suo coraggio. A noi che abbiamo vinto le sue battaglie - almeno dalle nostre parti e non è detto per sempre - piace idealizzarla come antesignana volendo mutuare la sua tempra e la sua onestà.
Intanto, il film non è stato gradito. Relegato in una manciata di locali per lo più in v.o., tedesca. Non credo valga di meno di altri lavori che hanno beneficiato di analisi penetranti e di una esposizione di mesi. Si tratta di una vasto e variegato affresco, ricco anche di figure minori ben delineate ed interressanti: la madre di Lou, la sorella di Nietzsche, Marietta la governante, lo stesso Pfeiffer... Certo, tanti i richiami che pretendono la lettura di qualche libro in più. Didascalico, didattico: da quando in qua sono difetti?
Il Grande Fratello della Distribuzione vorrà farsi perdonare questa forma di censura, mai dovuta a motivi rispettabili. Potrebbe rimettere in circolazione il vecchio film della Cavani per un confronto senz'altro stimolante. Rivisitare ancora quella donna che volle, e forse seppe vivere, "al di là del bene e del male".
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elgatoloco
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domenica 28 agosto 2016
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tutte le virtů e i difetti del film biografico
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UN tempo(più di un terzo di secolo fa)Liliana Cavani aveva scelto di trattare del personaggio affascinante Lou Andreas Salomé, filosofa e psiconalista russo-tedesca vissuta a cavallo tra Otto e Novecento nel ménage à trois con Friedrich Nietzsche e Paul Ree, in"Al di là del bene e del male"(titolo di un'opera di "zio Fritz"(per chi si riconosce sostanzialmente nel suo pensiero), alias Friedrich Nietzsche. Era un'opera discutibile, "sconvolgente"(pensando anche alla provenienza"cattolica"dell'autrice), ma lirica e dionisiaca, che andava verso il"Zeitgeist"dei tre pensatori, soprattutto di NIetzsche e della Salomé(Ree, poveretto, vi figurava un po'da terzo incomodo, non come nella logica post-aristotelica, "tertium non datur", la terza possibilità è esclusa, ma proprio come terzo incomodo e pare lo fosse realmente)e realizzava una"variazione su tema"decisamente interessante e (allora)provocatoria.
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UN tempo(più di un terzo di secolo fa)Liliana Cavani aveva scelto di trattare del personaggio affascinante Lou Andreas Salomé, filosofa e psiconalista russo-tedesca vissuta a cavallo tra Otto e Novecento nel ménage à trois con Friedrich Nietzsche e Paul Ree, in"Al di là del bene e del male"(titolo di un'opera di "zio Fritz"(per chi si riconosce sostanzialmente nel suo pensiero), alias Friedrich Nietzsche. Era un'opera discutibile, "sconvolgente"(pensando anche alla provenienza"cattolica"dell'autrice), ma lirica e dionisiaca, che andava verso il"Zeitgeist"dei tre pensatori, soprattutto di NIetzsche e della Salomé(Ree, poveretto, vi figurava un po'da terzo incomodo, non come nella logica post-aristotelica, "tertium non datur", la terza possibilità è esclusa, ma proprio come terzo incomodo e pare lo fosse realmente)e realizzava una"variazione su tema"decisamente interessante e (allora)provocatoria. Il film di Cordula Kablitz-Post, invece, si inserisce in quel trend "muy alemàn", very german style, del film biografico"al femminile"e con venature femministe(cosa lodevolissima, peraltro), che finora ha toccato personalità diversissime, da Rosa Luxemburg a Hildegard von Bingen, ossia dalla marxista-libertaria alla"santa"musicista, specialista di erbe medicamentose(entrambi i film sono/erano di Margarete von Trotta), che segue la femminista avant la lettre Lou dalla nascita o quasi fino alla fine, con esattezza, attraverso i racconti dell'autobiografia fatta, in epoca nazista, dalla stessa pensatrice-psicoanalista a Pfeiffer, sorta di compilatore-amanuense con la macchina da scrivere inventata da poco, ormai in epoca nazista. E allora vediamo la ragazzina ribelle alle convenzioni, la pensatrice in erba, l'amante anche(non solo)dei citati Nietzsche e Ree, l'innamorata del"femminile"poeta Rilke, la psicoanalista freudiana etc., passando per la"Scheinehe"(matrimonio finto, di facciata), il farsi cadere da un albero per abortire etc.Tutto funzionale alla conoscenza, molto"pedagogica"e"di primo approccio"alla personalità, per carità, ma manca l'estremo poetico-filmico che comunque guidava la Cavani, che qui invece si perde nell'andare dietro a minuzie biografiche, stemperando la"rivoluzionarietà"(o almeno lo"spirito ribelle"della persona e dell'epoca)in dettagli che sembrebbero appunto delle"zeppe".Qualche bella sequenza, ma di più non c'è. Anche gli attori/le attrici(a parte l'interprete dell'anziana Lou)sono routinari/e, tanto che ogni paragone con il film della Cavani e i suoi interpreti sarebbe proprio ingeneroso... El Gato
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