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jackiechan90
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sabato 27 settembre 2014
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un "film" capace di emozionare e far pensare
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Quello che Salvatores fa con il materiale visionato e montato non è un semplice documentari o un' indagine sociologica dell'anno 2014, anche se può sembrare da una prima visione superficiale. Si può notare come il regista abbia volutamente selezionato le sequenze che lasciano uno spazio alla speranza e alla gioia di vivere (anche se comunque rimangono alcuni sprazzi di disillusione e di melanconia). Inoltre, alcune sequenze di raccordo tra un filmato e l'altro dimostrano una certa abilità professionale rivelando una natura "artificiale" del filmato che non può certamente essere frutto di un telefonino o di una videocamera che riprende "live" istanti di vita quotidiana. C'è certamente una ricostruzione del montaggio che, per certi aspetti, rivela la "soggettività" del regista e la predisposizione per alcune tematiche specifiche.
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Quello che Salvatores fa con il materiale visionato e montato non è un semplice documentari o un' indagine sociologica dell'anno 2014, anche se può sembrare da una prima visione superficiale. Si può notare come il regista abbia volutamente selezionato le sequenze che lasciano uno spazio alla speranza e alla gioia di vivere (anche se comunque rimangono alcuni sprazzi di disillusione e di melanconia). Inoltre, alcune sequenze di raccordo tra un filmato e l'altro dimostrano una certa abilità professionale rivelando una natura "artificiale" del filmato che non può certamente essere frutto di un telefonino o di una videocamera che riprende "live" istanti di vita quotidiana. C'è certamente una ricostruzione del montaggio che, per certi aspetti, rivela la "soggettività" del regista e la predisposizione per alcune tematiche specifiche. per questo motivo penso che si debba considerare questa opera come un vero e proprio film più che un documentario, con tanto di trama che è sottintesa nei vari filmati (circa 635 su un totale di 44.000 inviati) realizzata tramite una tecnica che potremmo definire di found footage. Tuttavia, a parte questo aspetto "finzionale", rimane un interessante esperimento transmediale che rivela come i mezzi tecnologici stanno diventando sempre più alla portata di tutti e in maniera sempre più consapevole. Il film si rivela capace di emozionare e di toccare corde scoperte della nostra psiche, forse proprio per il fatto che vengono toccate tematiche vicine al quotidiano e in cui possiamo ritrovarci. Non mancano poi alcuni video che trattano di vite "eccezionali" come quella del chirurgo in Iraq o dell'astronauta Luca Palmitano o, ancora, quella del ragazzo che lavora sulla barca che trasporta container dall'Europa all'America. Salvatores ne approfitta per mostrarci questa Italia nascosta e spesso dimenticata che però esiste e con questo film si vuole prende (e si prende) lo spazio che merita mostrando ci ottimi exempla positivi tra la vita di tutti i giorni e le macerie che ci circondano. Ne emerge, dicevamo, un bel messaggio di speranza e ottimismo verso il futuro nonostante tutto. Per questo motivo ritengo che questo grande esperimento (non riesco a definire diversamente) che ha la duplice natura di film soggettivo e documentario insieme meriti di essere visto.
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stefanocapasso
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lunedì 10 settembre 2018
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un documento sull'amore
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Il 26 ottobre del 2013 in tutta Italia persone comuni riprendono con i loro mezzi a disposizione parte della loro vita quotidiana, rispondendo anche ad alcune domande poste loro dall’ideatore del progetto. Sulla scia dell’idea originale di Kevin Mac Donald, prodotta da Ridley Scott, Gabriele Salvatores chiede agli italiani di contribuire alla scrittura in immagini di una giornata normale. Il montaggio ricostruisce quindi in ordine temporale le 24 ore grazie ai materiali selezionati che restituiscono in una chiave che punta sul sentimentalismo la dimensione del vivere. I materiali sono tutti girati con una “regia”, quindi affatto spontanei e la grandezza del documento sta proprio nel restituire l’autenticità delle persone coinvolte pur nell’ambito di una costruzione determinata.
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Il 26 ottobre del 2013 in tutta Italia persone comuni riprendono con i loro mezzi a disposizione parte della loro vita quotidiana, rispondendo anche ad alcune domande poste loro dall’ideatore del progetto. Sulla scia dell’idea originale di Kevin Mac Donald, prodotta da Ridley Scott, Gabriele Salvatores chiede agli italiani di contribuire alla scrittura in immagini di una giornata normale. Il montaggio ricostruisce quindi in ordine temporale le 24 ore grazie ai materiali selezionati che restituiscono in una chiave che punta sul sentimentalismo la dimensione del vivere. I materiali sono tutti girati con una “regia”, quindi affatto spontanei e la grandezza del documento sta proprio nel restituire l’autenticità delle persone coinvolte pur nell’ambito di una costruzione determinata. Un bel dipinto della condizione umana, che riflette sul senso dell’identità nazionale e che soprattutto diventa un manifesto all’amore
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