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miguel
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sabato 21 dicembre 2013
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"uomini" in guerra
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The Pacific e' una imponente opera di finzione scenica che porta una ventata di novità sul modo di progettare e realizzare il contesto di avvenimenti bellici facendo pendere l 'ago della bilancia molto più che in altre opere verso la componente psicologica e caratteriale di chi va in guerra, ovvero persone con i loro dubbi, le loro paure, le loro spavalderie, insomma ciò che ci viene mostrato e' la realtà'. Non mancano le note dolenti anche se di poco rilievo secondo me sul giudizio finale del lavoro ma che non gli permette di ergersi a capolavoro. Vale a dire una visione dell'insieme, di tutte le parti, di tutti i protagonisti che doveva essere meglio gestita.
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The Pacific e' una imponente opera di finzione scenica che porta una ventata di novità sul modo di progettare e realizzare il contesto di avvenimenti bellici facendo pendere l 'ago della bilancia molto più che in altre opere verso la componente psicologica e caratteriale di chi va in guerra, ovvero persone con i loro dubbi, le loro paure, le loro spavalderie, insomma ciò che ci viene mostrato e' la realtà'. Non mancano le note dolenti anche se di poco rilievo secondo me sul giudizio finale del lavoro ma che non gli permette di ergersi a capolavoro. Vale a dire una visione dell'insieme, di tutte le parti, di tutti i protagonisti che doveva essere meglio gestita. In certi momenti si stacca troppo frettolosamente verso una fase diversa, ma niente di così rilevante ripeto. Ciò che invece fa grande questo lavoro e' il modo di raccontarci gli eventi, passando dalla brutalità e dalle atrocità del conflitto sul campo alla attenzione riposta verso coloro che vivono in prima persona gli accadimenti stessi. Il messaggio che viene fuori e' quello magistralmente narrato nell' ultima parte quando i reduci, chi si è salvato fanno rientro a casa. Tutti chi in un modo chi in un altro si portano dietro e dentro traumi che segneranno per sempre le loro vite. Non si giudica se la guerra e' "giusta" o meno ma si evidenzia il fatto che in guerra le persone sono quasi inermi all" incombere degli eventi. La vita e la morte si compenetrano, le atrocità' diventano la quotidianità' arrivando a porsi il dubbio persino per che cosa e per chi si sta combattendo. Ci si scanna tra simili ognuno con le sue "ragioni". Ciò che resta alla fine a prescindere dalla giusta causa e' un senso di amarezza, di sconfitta dell' umanità'. In questo il lavoro di Spielberg e Hanks merita sicuramente un grosso plauso.
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blackdragon89
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lunedì 16 aprile 2012
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il 7 dicembre non è stato un giorno come gli altri
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Nel 2001 la coppia Spielberg-Hanks produceva "Band of Brothers - Fratelli al fronte", primo Spin-off del pluripremiato "Salvate il soldato Ryan". Dopo aver trattato l'intervento americano sul fronte europeo nei suoi due aspetti principali, lo sbarco in Normandia e l'itinerario bellico della fanteria aviotrasportata, è il momento buttarsi sulla parte mancante dell'intero piano militare statunitense, ovvero la campagna nel Pacifico contro le forze giapponesi.
E' il 7 dicembre 1941, "The Day of infamy". La base navale di Pearl Harbor viene attaccata dalle truppe areonavali nipponiche senza alcuna dichiarazione di guerra, provocando l'ingresso degli yankee nel secondo conflitto mondiale.
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Nel 2001 la coppia Spielberg-Hanks produceva "Band of Brothers - Fratelli al fronte", primo Spin-off del pluripremiato "Salvate il soldato Ryan". Dopo aver trattato l'intervento americano sul fronte europeo nei suoi due aspetti principali, lo sbarco in Normandia e l'itinerario bellico della fanteria aviotrasportata, è il momento buttarsi sulla parte mancante dell'intero piano militare statunitense, ovvero la campagna nel Pacifico contro le forze giapponesi.
E' il 7 dicembre 1941, "The Day of infamy". La base navale di Pearl Harbor viene attaccata dalle truppe areonavali nipponiche senza alcuna dichiarazione di guerra, provocando l'ingresso degli yankee nel secondo conflitto mondiale. La trama degli oltre 540 minuti di pellicola circoscrive il percorso bellico di tre veterani del Corpo dei Marine, Robert Leckie, Eugene Sledge e John Basilone.
Il lavoro che ne risulta è di profondo impatto psicologico. La fase storica in cui immergersi è oltremodo differente rispetto a quelle elaborate in precedenza. Scopo della troupè è rappresentare gli orrori della guerra nella loro visione più completa, a cominciare dall'immediata percezione di un nemico che va ben oltre le semplici forze giapponesi; spesso i veri avversari da affrontare saranno la fitta e splendida giungla, la stanchezza, la tensione, la sete e la malaria. Parecchi sono gli espedienti utilizzati nell'elaborazione di un linguaggio visivo così intenso; "The Pacific" tocca tutti gli aspetti del conflitto, non solo quello strategico-militare: la riabilitazione e la pubblicità, la vita quotidiana sul fronte, la situazione delle reclute, il legame affettivo tra compagni, il divario tra l'isolamento dei soldati e la percezione patriottistica civile, il tutto con una particolare preferenza per scenari crudi e macabri, quasi a voler imprimere nello spettatore una profonda empatia. Un pregevole comparto sonoro e visivo collega in maniera piacevole i vari tasselli, rendendola un'esperienza commovente, riflessiva e facilmente apprezzabile.
Inevitabile è il confronto con la serie gemella, dalla quale la nuova opera ne esce sconfitta anche se in misura accettabile. Sin dai primi episodi traspare un approccio alla guerra più consapevole, come se gli effetti distruttivi del conflitto fossero già nell'immaginario collettivo, il che se da una parte permette di non macinare vecchi temi ricorrenti dall'altra esclude una buona parte di realismo dallo scenario iniziale. Più che in "Band of Brothers" poi la focalizzazione risiede sui profili dei personaggi rispetto agli eventi narrati, misura quasi obbligatoria trattandosi di una miniserie. Un mezzo che purtroppo dà origine a qualche difetto di percorso: spesso viene enunciato ben poco riguardo i connotati di una missione in corso, dedicandosi in misura maggiore e talvolta in maniera eccessiva sulle peculiarità della cosiddetta "guerra di logoramento". Visibile è la mancanza di un vero e proprio filo conduttore, situazione aggravata anche da un approccio più lento alle meccaniche narrative dovuto forse all'assenza di quello che era stato il gioiello del primo lavoro della coppia produttrice, ovvero la parte di addestramento, fondamentale per preparare lo spettatore alla caratterizzazione dei protagonisti in gioco. Ultimo ma non meno evidente difetto risiede in un ritmo altalenante, causato da un brusco distacco tra scene di tranquillità e di tensione, indice molte volte di un effetto a sorpresa originale ma mal realizzato.
Ennesimo marchio di fabbrica targato Hanks-Spielberg, la serie è un'autentico manufatto storico che trova i suoi punti di forza in un realismo "di parte", ottenuto riprendendo solo la schiera alleata e abbassando in tal modo l'idealizzazione cinematografica, e nella durata estesa che impedisce di forzare il percorso tralasciando punti fondamentali alla realizzazione di un documentario sentimentale di primissimo livello.
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tiamaster
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lunedì 19 settembre 2011
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la miglior mini serie tv mai fatta
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bellissima mini serie tv,che su sky ha fatto strage di visioni con un sucesso clamoroso di critica e pubblico...cosa ti puoi aspettare da hanks-spielberg???veramente bellissimo e reale,concepito al meglio,in maniera magistrale.
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torres
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giovedì 10 giugno 2010
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grandissima serie!!!
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sicuramente un capolavoro. Si vede la mano di spielberg e di hanks e tutti i 200 milioni spesi sono stati ottimamente utilizzati ( forse l'unica pecca sono le scene sulle navi in cui si nota chiaramente che sono fatte al computer). Questa serie ci racconta la guerra nel pacifico da parte degli americani contro i giapponesi, guerra quasi passata in secondo piano rispetto a pearl harbour ed altri episodi fondamentali.
Questa serie ci fa vedere benissimo la partenza di milioni di giovani per la guerra, le loro emozioni e i loro traumi che subiscono a causa delle pessime condizioni in cui versavano o per la crudeltà dei nemici che sono costretti a combattere. The pacific è migliore di molti film e trasmette moltissime emozioni, senza però cadere in un film mattone in cui ci si addormenta; infatti c'è moltissima azione con ottime scene di guerra della massima qualità.
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sicuramente un capolavoro. Si vede la mano di spielberg e di hanks e tutti i 200 milioni spesi sono stati ottimamente utilizzati ( forse l'unica pecca sono le scene sulle navi in cui si nota chiaramente che sono fatte al computer). Questa serie ci racconta la guerra nel pacifico da parte degli americani contro i giapponesi, guerra quasi passata in secondo piano rispetto a pearl harbour ed altri episodi fondamentali.
Questa serie ci fa vedere benissimo la partenza di milioni di giovani per la guerra, le loro emozioni e i loro traumi che subiscono a causa delle pessime condizioni in cui versavano o per la crudeltà dei nemici che sono costretti a combattere. The pacific è migliore di molti film e trasmette moltissime emozioni, senza però cadere in un film mattone in cui ci si addormenta; infatti c'è moltissima azione con ottime scene di guerra della massima qualità.
Film straconsigliato a tutti anche se sarà dura recuperarlo: bisognerà aspettare eventuali repliche o dvd.
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joker79
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sabato 8 maggio 2010
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trappola mortale
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A distanza di ben 10 anni Spielberg a Hanks risellano il cavallo da guerra, questa volta destinazione Pacifico.Sulle righe di alcuni reduci (Eugene B. Sledge, Robert Leckie e John Basilone-libri in Italia ancora non disponibili) e di Hugh Ambrose(figlio di Stephen)viene tracciato il quadro di una guerra diversa:quella che una America acerba ed inesperta non era pronta ad affrontare.Il conflitto tra USA e Giappone costò alla prima superpotenza più di un terzo in costo di vittime rispetto a tutti gli altri fronti. La sola battaglia di Iwo, già celebrata da Clint, durata appena 36 giorni, costò agli Stati Uniti il doppio in perdite rispetto allo sbarco in Normandia. Il Giappone affrontava la morte con una ferrea convinzione: quella di ricacciare un invasore infetto,combattendo fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro(Bushido).
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A distanza di ben 10 anni Spielberg a Hanks risellano il cavallo da guerra, questa volta destinazione Pacifico.Sulle righe di alcuni reduci (Eugene B. Sledge, Robert Leckie e John Basilone-libri in Italia ancora non disponibili) e di Hugh Ambrose(figlio di Stephen)viene tracciato il quadro di una guerra diversa:quella che una America acerba ed inesperta non era pronta ad affrontare.Il conflitto tra USA e Giappone costò alla prima superpotenza più di un terzo in costo di vittime rispetto a tutti gli altri fronti. La sola battaglia di Iwo, già celebrata da Clint, durata appena 36 giorni, costò agli Stati Uniti il doppio in perdite rispetto allo sbarco in Normandia. Il Giappone affrontava la morte con una ferrea convinzione: quella di ricacciare un invasore infetto,combattendo fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro(Bushido).L'America vede con gli occhi dei propri giovani,salpati con la convinzione di dover fare solo la propria parte ed ignorando tuttavia la ferocia con la quale avrebbero dovuto mescolarsi.Il "buono" come il "cattivo" quando muore soffre, questo la guerra insegna.La serie vola su alcune fasi importanti del conflitto(Guadalcanal,Melbourne,Peleliu,Iwo,Okinawa ed epilogo), costellato da una miriade di isole da sterilizzare quanto di battaglie.Come per BoB assistiamo non solo da spettatori, ma cerchiamo di condividerne lo spirito, anche se in questa serie forse manca un pò di ironia. Già quell'ironia che vivevamo in alcuni momenti di BoB. In The Pacific il vuoto,quel vuoto vissuto dai compagni lasciati indietro,intrappolati in qualche giungla intricata o su qualche scogliera dimenticata solo per poter metter un altro contrassegno sul tabellone dei progressi. Il Pacifico con le sue continue maree ha risucchiato via lo spirito americano , privandolo del suo valore e del suo coraggio. Non stupisce del perchè si giunse ad accorciare il conflitto con l'atomica, quella soluzione finale tanto agognata dalla Germania. Da non perdere. Riservato agli eletti del genere, ma anche a chi vuole capire come tutte le guerre si assomiglino... Almeno nei risultati.
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