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carloalberto
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mercoledì 15 settembre 2021
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analisi psicoanalitica del dramma dell''abbandono
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Opera prima di un regista semisconosciuto, Malcom Venville, e trasposizione cinematografica di una piece teatrale scritta da un altrettanto poco noto sceneggiatore, Louis Mellis, il film è un dramma da camera, scritto con i toni della commedia noir, con rari sprazzi di poesia, come il monologo del protagonista sulle dolcezze dell’amore matrimoniale, dispersi in un contesto di battute triviali che caratterizzano i dialoghi stereotipati, talvolta surreali, di un gruppetto di amici, cinque gangster o malavitosi qualsiasi, chiusi in una stanza con il loro prigioniero, reo di aver cornificato uno di loro.
Il film si regge grazie alla straordinaria performance attoriale di Ray Winstone, in uno dei suoi pochi ruoli da protagonista, e di un cast formato da eccellenti professionisti, in cui spicca John Hurt.
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Opera prima di un regista semisconosciuto, Malcom Venville, e trasposizione cinematografica di una piece teatrale scritta da un altrettanto poco noto sceneggiatore, Louis Mellis, il film è un dramma da camera, scritto con i toni della commedia noir, con rari sprazzi di poesia, come il monologo del protagonista sulle dolcezze dell’amore matrimoniale, dispersi in un contesto di battute triviali che caratterizzano i dialoghi stereotipati, talvolta surreali, di un gruppetto di amici, cinque gangster o malavitosi qualsiasi, chiusi in una stanza con il loro prigioniero, reo di aver cornificato uno di loro.
Il film si regge grazie alla straordinaria performance attoriale di Ray Winstone, in uno dei suoi pochi ruoli da protagonista, e di un cast formato da eccellenti professionisti, in cui spicca John Hurt.
Pochissime sono le scene girate in esterno di cui forse si poteva fare anche a meno, perché non aggiungono nulla, anzi distraggono allentando la tensione dell’azione principale, che si svolge in un unico ambiente, un magazzino in disuso alla periferia della città.
Non mancano nella sceneggiatura degli spunti interessanti per una riflessione sulle conseguenze dell’amore coniugale tradito sulla psiche di un uomo qualunque. L’angoscia dell’abbandono, dapprima, genera una reazione istintivamente violenta, poi, uno sdoppiamento della personalità, fino all’allucinazione schizofrenica, ed, infine, una regressione all’infanzia, che rivela la sovrapposizione della figura materna a quella della moglie.
L’ambizione di declinare l’amore nelle sue diverse manifestazioni, attraverso la caratterizzazione degli altri quattro personaggi, tuttavia, fa perdere di vista il tema principale, a meno che non si voglia interpretare tutto il film come la rappresentazione di un dramma interiore, frutto della mente sconvolta e delirante del protagonista; in tal caso gli amici non sarebbero personaggi reali ma fantasmagorici e rappresenterebbero ognuno un aspetto della sua personalità. Il vecchio John Hurt, è l’incarnazione della figura paterna, autoritaria, omofoba e misogina, che vorrebbe spingerlo al delitto passionale, Ian McShane, è la sua omosessualità latente, non a caso derisa ed attaccata soltanto dal fantasma del padre, Tom Wilkinson rappresenta il suo amore morboso per la madre ed infine Stephen Dillane è il suo alter ego da giovane, affascinato e sedotto dalla moglie. Lo strano mutismo del ragazzo tenuto in ostaggio, la sua anomala uscita di scena, ancora legato mani e piedi, per l’appunto, come in un sogno, ed altri indizi sparsi nel plot, fanno propendere per questa lettura dell’opera.
Nella sequenza finale si vede l’uomo, al risveglio dall’incubo, uscire di casa per allontanarsi da solo, oramai pacificato con sé stesso, dopo aver preso coscienza che, al di là dell’unico fatto vero, il tradimento della moglie, tutto il resto, ovvero la propria reazione emotiva, dall’attacco di panico per essere stato abbandonato dalla moglie-madre al desiderio di vendetta, originato dall’introiezione della figura paterna, è stato prodotto dalle forze oscure che si agitano nel suo inconscio e che, grazie all’evento traumatico, si sono manifestate sotto le sembianze dei suoi amici di sempre.
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dr. right
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mercoledì 12 ottobre 2011
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44 inch chest
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un gran bel film con grandi attori.Ray Winstone è ottimo come anche Tom wilkinson e john Hurt.Una storia semplice ma geniale,in cui tutto funzione perfettamente.un brillante film,un capolavoro,un mito.
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jigen71
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martedì 30 agosto 2011
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aberrazioni del "branco" nella società
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Un ottimo inizio, per poi scadere nel giro di pochi minuti e diventare una teatrale ed onirica denuncia contro il maschilismo, fra scurrilità e modelli stereotipati.
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maurizio frizziero
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martedì 30 agosto 2011
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opera teatrale di grande impatto.
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Un'opera teatrale di grande impatto. L'amore e le sue conseguenze, talvolta tragiche. L'amore. Il monologo sull'amore di Colin è davvero straordinario.
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