L'ultima missione

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Un film di Olivier Marchal. Con Daniel Auteuil, Olivia Bonamy, Catherine Marchal, Philippe Nahon, Francis Renaud.
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Titolo originale MR 73. Azione, durata 121 min. - Francia 2008. - Medusa uscita venerdì 18 aprile 2008. MYMONETRO L'ultima missione * * * - - valutazione media: 3,08 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un canto alla vita e all'amore Valutazione 4 stelle su cinque

di maurizio crispi


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sabato 10 maggio 2008

Il film di Marchal esordisce, come tutti i noir ("polar", così i Francesi definiscono i neo-noir) con atmosfere cupissime e crepuscolari, mancando quasi del tutto le riprese all'aperto, i campi lunghi che diano allo spettatore un po' di respiro. Buona parte del film si sviluppa in interni cupi, appena rischiarati da fioche lampade o di notte, con un'esasperazione radicale dei contrasti e, in alcuni casi, anche con una forte abolizione delle tonalità intermedie ed una ipersaturazione di alcuni colori. Il poliziotto Louis Schneider, immerso in una spirale di inarrestabile deriva esistenziale, appare livido e cadaverico, come tutti gli altri poliziotti con cui interagisce, quasi tutti corrotti (ben pochi i "salvati" nel giudizio del regista). Le scene in flashback, invece, sono rigorosamente in bianco-nero, velocizzate al massimo e riprese per esplosioni di dettagli esasperati, ma tanto concitate che non è possibile registrarne i particolari: ciò è funzionale nell'enfatizzare la soggettività dei diversi personaggi, di Schneider e di Justine entrambi alle prese con i propri fantasmi personali e con l'impossibilità di un'autentica elaborazione del dolore. Il volto di Schneider, livido e scavato dalle ombre, appare cadaverico, come se egli fosse da tempo morto, assieme alla figlia deceduta per un tragico incidente, quello stesso che ha determinato un danno neurologico irreversibile nella moglie che ora giace in un letto condannata ad un'esasperante impossibilità di comunicare e vivere. Nel definire gli altri co-protagonisti - poliziotti tutti corrotti senza rimedio e venduti ad un sistema che tutto vuole fuorchè la ricerca della verità, rappresentati come "ipertipi" - si ravvisa una ridondanza che li porta ad essere dei clichè categoriali ed assoluti. Forse, proprio per questo, la vicenda narrata da Marchal (ex-poliziotto lui stesso, con un servizio nel nucleo antiterrostico di Versailles) appare disperata ed eccessiva, profondamente esistenziale: la storia del poliziotto che, ormai sulla via del declino e alcoolizzato, ancora in vita, vuole scontare da vivo la morte che non l'ha preso, assieme alle persone che per lui erano più care, è efficace e capace di alimentare un nucleo di emozioni profonde nello spettatore. Viceversa, l'altra protagonista "in paralello", Justine, vive drammaticamente il ricordo, mai elaborato, della morte atroce di entrambi i genitori per mano di un brutale killer e, a causa di esso, non riesce a vivere con gioia alcun momento della sua vita, dominata dall'angoscia e dalla paura. Mentre si dispiega l'indagine per fermare un serial killer autore di efferati delitti a sfondo sessuale (in cui Louis, pur sospeso dal sevizio, avrà un ruolo decisivo) avviene un incontro catalizzatore che, paradossalmente, genera vita e voglia di vivere in Justine e desiderio di "liberazione" definitiva in Louis, che si attiva per compiere appunto la sua "ultima missione", quella definitiva. Soltanto nel finale, si scioglierà la cupezza e il dramma giungerà alla sua risoluzione: il crepuscolo e i colori mortiferi lasceranno campo ai pieni colori della vita che trionfa e dell'amore che, pur mai espresso, emerge con prepotenza in un intenso inno di gioia e serenità, punteggiato dai vagiti d'una nuova vita.

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dario domenica 9 novembre 2008
pasticcio
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canto alla vita e all'amore? in tal caso assai stonato; rari oggi film tanto noiosi e convenzionali; il regista non sa dirigere, auteuil ha una sola espressione: catatonica; pochi i Coen oggi nel cinema.

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