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fabrizio friuli
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giovedì 27 aprile 2023
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a volte smarrirsi può essere utile per cambiare
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L' arrogante ed egocentrica auto da corsa nota come Saetta Mcqueen partecipa ad una gara automobilistica, contendentosi la vittoria con l' umile auto da corsa nota come The King ( l' auto da corsa della Dinoco che , nonostante la sua notorietà non ha perso il suo carattere serio e privo di arroganza ) e il rivale di Saetta : Chick Hicks, egli è un ' automobile che cerca in tutti i modi di essere il numero uno , anche con la slealta' ( infatti , non si fa scrupoli a causare incidenti alle altre auto in posta ). Durante l' ultima giro , Saetta , Chick Hivk e The King raggiungono il traguardo nello stesso momento, pareggiando ( questo è avvenuto a causa di Saetta , che , non avendo ascoltato i suggerimenti della sua squadra , gli sono scoppiati gli pneumatici che lui non ha voluto sostituire ).
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L' arrogante ed egocentrica auto da corsa nota come Saetta Mcqueen partecipa ad una gara automobilistica, contendentosi la vittoria con l' umile auto da corsa nota come The King ( l' auto da corsa della Dinoco che , nonostante la sua notorietà non ha perso il suo carattere serio e privo di arroganza ) e il rivale di Saetta : Chick Hicks, egli è un ' automobile che cerca in tutti i modi di essere il numero uno , anche con la slealta' ( infatti , non si fa scrupoli a causare incidenti alle altre auto in posta ). Durante l' ultima giro , Saetta , Chick Hivk e The King raggiungono il traguardo nello stesso momento, pareggiando ( questo è avvenuto a causa di Saetta , che , non avendo ascoltato i suggerimenti della sua squadra , gli sono scoppiati gli pneumatici che lui non ha voluto sostituire ). In seguito, viene presa la decisione di organizzare un ' altra corsa in California per lo spareggio, e durante il viaggio , Saetta si ritrova casualmente in una cittadina nascosta non distante dalla famosa Route 66.
Come la maggior parte dei lungometraggi della Pixar Animation Studios, anche questo film è stato in grado di essersi rivelato molto profondo e maturo , nonostante l' apparenza " fanciullesca " dell' animazione . La maturità viene dimostrata dal cambiamento di Saetta Mcqueen nel corso del suo " soggiorno " a Radiator Springs, perché quando conosce gli abitanti di Radiator Springs, specialmente Cricchetto , un estroso carro attrezzi arrugginito dal cuore d'oro, comprende cosa significa avere un amico che nutre fiducia in qualcuno, capisce inoltre, per merito di Sally ( l' avvocato della città ) che Radiator Springs era una cittadina visitata da molti viaggiatori fin quando la strada che conduce alla cittadina non è stata rimossa dalle mappe , e tale cambiamento ha reso la cittadina un luogo dove vige sì una sorta di infelicità, ma tutti si supportano reciprocamente, come una vera squadra ( una cosa che l' arrogante Saetta riteneva inutile ) o meglio , si supportano reciprocamente come so fossero i membri di una grande famiglia, e grazie a Sally e Cricchetto comincia a migliorare se stesso e col tempo cercherà di far tornare Radiator Springs in auge, anche se solo per un giorno perché viene riportato in California per la gara. La profondità del film viene invece dimostrata dalla presenza del personaggio migliore del film , sebbene non sia lui il personaggio principale : Hudson Hornet ( un ex auto da corsa , che lavora come medico e giudice nella cittadina ). Egli appare come un ' auto anziano particolarmente severa e cinica e fin dall' inizio non vede di buon occhio l' intruso nella cittadina ( infatti egli prima di volergli far rimettere in sesto la strada distrutta da Saetta involontariamente , voleva mandarlo via ) e dopo aver osservato come Hudson riesce a sfrecciare in maniera sorprendente, scopre il suo segreto : Egli era una talentuosa auto da corsa che ha vinto tre Piston Cup ( un trofeo che Saetta agogna con ogni fibrametallica ) durante la sua carriera , terminata nel 1954 a causa di un grave incidente, e Hudson rivela che nessuno lo ha accolto come si aspettava ( o come meritava ) gli hanno detto " sei da museo " e lo hanno rimpiazzato con il pivello nuovo di zecca, sebbene lui stesso era consapevole che avrebbe potuto dimostrare il suo valore, ma tutti hanno preferito abbandonarlo, ed ecco perché il personaggio dimostra la profondità del film : egli non è il tipico " burbero dal cuore grande " egli era un mito che , a causa di un trauma ( l' incidente ) e del dolore ( causato dal cinismo altrui ) , si è irrigidito interiormente.
Capendo di aver sbagliato ad aver rivelato il luogo in cui si trovava Saetta Mcqueen, Hudson diventa il suo capo squadra e gli altri membri di Radiator Springs hanno formato la sua nuova squadra , e quando tutti vedono Hudson Hornet, lo acclamano con euforia. Detto questo, è giunto il momento di analizzare la scena più importante dell' intero lungometraggio animato : La scena della vera vittoria di Saetta Mcqueen, in quella scena , Saetta scopre che The King è finito fuori pista a causa di Chick Hicks che gli ha fatto fare un terribile incidente, ed egli , piuttosto che tagliare il traguardo, si ferma e permette al suo rivale di tagliare il traguardo ( anche se alla fine del film , gli viene tirata addosso la coppa e viene umiliato da tutti che non sono affatto entusiasti della sua falsa vittoria ) , mentre Saetta torna indietro ed aiuta The King a tagliare il traguardo, consentendogli di terminare la sua ultima corsa, sbalordendo tutti gli spettatori, ed ammette che la Piston Cup è solo una coppa vuota ( ricordando le parole di Doc ). Quando Saetta raggiunge i suoi amici, Hudson Hornet gli dice con orgoglio " Tu hai della stoffa ragazzo " ed è stato anche molto bello vedere Fillmore ( un furgone Hippie ) non ricevere una risposta dura da Sergente ( un suv militare ) , bensì dirgli apertamente " Piantala , se no mi commuovo Fillmore " dopo che Fillmore gli dice " C'è molto amore in questo ,vero ? ". Quindi, lo smarrimento di Saetta Mcqueen è stato fondamentale per aiutarlo ad essere un vero campione : un campione privo di arroganza consapevole che bisogna avere una squadra al proprio fianco e anche che una coppa non determina il valore.
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laurence316
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mercoledì 1 febbraio 2017
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il primo (mezzo) passo falso per la pixar
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Dopo una lunga serie di capolavori ed ottimi film, proprio quando sembrava che la Pixar fosse infallibile, proprio quando si credeva che non avrebbe mai compiuto un passo falso, quando si era già da tempo affermata quale la leader del settore, ebbene ecco uscire Cars, diretto dal fondatore dello studio Lasseter e co-diretto da Ranft (morto durante la lavorazione) e scritto da ben 6 sceneggiatori, una delle più deboli produzioni della casa californiana. La trama in sé non è da buttare, ma di certo manca dell'originalità, dell'inventiva, di quel pizzico di genialità che contraddistingue invece le opere precedenti. Cars è un semplice film per bambini, senza troppe pretese e fin troppo lineare e corretto nello svolgimento.
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Dopo una lunga serie di capolavori ed ottimi film, proprio quando sembrava che la Pixar fosse infallibile, proprio quando si credeva che non avrebbe mai compiuto un passo falso, quando si era già da tempo affermata quale la leader del settore, ebbene ecco uscire Cars, diretto dal fondatore dello studio Lasseter e co-diretto da Ranft (morto durante la lavorazione) e scritto da ben 6 sceneggiatori, una delle più deboli produzioni della casa californiana. La trama in sé non è da buttare, ma di certo manca dell'originalità, dell'inventiva, di quel pizzico di genialità che contraddistingue invece le opere precedenti. Cars è un semplice film per bambini, senza troppe pretese e fin troppo lineare e corretto nello svolgimento. Privo di particolari punti di forza (ad eccezione dell'ottima caratterizzazione dei personaggi), mai particolarmente appassionante, presenta anche una morale, come ogni favoletta che si rispetti, ma anch'essa è piuttosto scontata e alquanto banale. In Cars tutto appare già visto o comunque scarsamente interessante, e riesce probabilmente ancora a divertire soltanto i bambini. Incontestabile, al contrario, la qualità dell’animazione. Come sempre, la Pixar in questo frangente non delude, e stupisce lo spettatore con una definizione e nitidezza delle immagini mai viste. In ogni caso, rimane il sospetto che si sia trattato più di un'operazione di marketing abilmente orchestrata che non di un semplice film, e difatti, seppur il successo sia evidente fin dalla distribuzione nelle sale (incassa 461 milioni a fronte di un budget di 120), è nel merchandising che ha fatto registrare i più alti introiti, con oltre un miliardo di dollari incassati dai Disney Store. Di conseguenza, inutile profusione di seguiti e spin-off.
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laurence316
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martedì 8 marzo 2016
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il primo passo falso per la pixar
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Dopo una lunga serie di capolavori ed ottimi film, proprio quando sembrava ormai che la Pixar fosse infallibile, proprio quando si credeva che non avrebbe mai compiuto un passo falso, quando si era già da tempo affermata quale la leader del settore, ebbene ecco uscire Cars, diretto dal fondatore Lasseter e co-diretto da Ranft (morto durante la lavorazione), primo vero passo falso compiuto dalla casa californiana. Scritto da ben 6 sceneggiatori, è una delle più deboli produzioni della Pixar. La trama in sé non è da buttare, ma di certo manca dell'originalità, dell'inventiva, di quel pizzico di genialità che da sempre contraddistingue le opere di questo studio.
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Dopo una lunga serie di capolavori ed ottimi film, proprio quando sembrava ormai che la Pixar fosse infallibile, proprio quando si credeva che non avrebbe mai compiuto un passo falso, quando si era già da tempo affermata quale la leader del settore, ebbene ecco uscire Cars, diretto dal fondatore Lasseter e co-diretto da Ranft (morto durante la lavorazione), primo vero passo falso compiuto dalla casa californiana. Scritto da ben 6 sceneggiatori, è una delle più deboli produzioni della Pixar. La trama in sé non è da buttare, ma di certo manca dell'originalità, dell'inventiva, di quel pizzico di genialità che da sempre contraddistingue le opere di questo studio. Cars è un semplice film per bambini, né più né meno di questo, un film senza troppe pretese e fin troppo lineare e corretto nello svolgimento. Privo di particolari punti di forza (ad eccezione dell'animazione e dell'ottima caratterizzazione dei personaggi), mai particolarmente interessante né emozionante, presenta anche una morale, come ogni favola che si rispetti, ma anch'essa risulta piuttosto banale e scontata. In Cars tutto appare già visto o comunque scarsamente coinvolgente, e riesce ancora a divertire probabilmente solo i bambini. Incontestabile, ad ogni modo, la qualità delle animazioni. Come sempre la Pixar, in questo frangente, non delude e stupisce lo spettatore con una nitidezza e una definizione delle immagini mai vista. Ma al di là di questo, rimane il sospetto che si sia trattato più di un'abile e furba operazione di marketing finemente orchestrata che non di un semplice film, e difatti, seppur il successo di pubblico sia stato evidente fin dalla distribuzione nelle sale, è nel merchandising che si sono fatte registrare le cifre da capogiro, con oltre un miliardo di dollari incassati dai Disney Store di mezzo mondo. E pertanto inevitabili e immancabili si sono rivelati i prodotti derivati. Dai due sequel (Cars 2 e 3, il primo uscito nel 2011 e il secondo di prossima uscita nel 2018), ai prequel (Planes, del 2013, e Planes 2-Missione antincendio, del 2014), alle serie TV a chissà cos'altro in futuro.
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great steven
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mercoledì 21 gennaio 2015
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il percorso di crescita dell'auto saetta mcqueen.
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CARS – MOTORI RUGGENTI (USA, 2006) diretto da JOHN LASSETER
Il fenomeno della Pixar J. Lasseter s’è già cimentato nel mondo dei giocattoli con il dittico di Toy Story e nell’universo degli insetti con A Bug’s Life, e questa volta sfodera ulteriormente il suo genio artistico e descrittivo addentrandosi nel pianeta delle automobili, girando con esse il suo settimo lungometraggio. Il lavoro è stato così strutturato: tremila sofisticati sistemi informatici, diciassette ore di lavoro per ogni singolo fotogramma e quarantatremila disegni al computer. Lasseter non lascia, raddoppia, evitando prudentemente il dogma della ripetizione e l’inciampo della banalità.
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CARS – MOTORI RUGGENTI (USA, 2006) diretto da JOHN LASSETER
Il fenomeno della Pixar J. Lasseter s’è già cimentato nel mondo dei giocattoli con il dittico di Toy Story e nell’universo degli insetti con A Bug’s Life, e questa volta sfodera ulteriormente il suo genio artistico e descrittivo addentrandosi nel pianeta delle automobili, girando con esse il suo settimo lungometraggio. Il lavoro è stato così strutturato: tremila sofisticati sistemi informatici, diciassette ore di lavoro per ogni singolo fotogramma e quarantatremila disegni al computer. Lasseter non lascia, raddoppia, evitando prudentemente il dogma della ripetizione e l’inciampo della banalità. Protagonista di questa pellicola d’animazione è Saetta McQueen, una spavalda e arrogante macchina da corsa naturalmente rossa, intenzionato a vincere la Piston Cup, e ritrova come suoi avversari il vecchio campione Strip Weathers, soprannominato “Maestà”, e lo sleale Chick Hicks, eternamente secondo. Poiché tutti e tre tagliano il traguardo contemporaneamente, i giudici di gara stabiliscono che il trio dovrà disputare uno spareggio che si terrà una settimana dopo la competizione di fine campionato. Durante il tragitto verso la California, Saetta si smarrisce e, perso il suo camion-amico Mack, finisce in avaria presso una bizzarra cittadina sperduta, chiamata Radiator Springs. Qui vi abitano hippy pacifisti, patrioti nostalgici, saggi dall’oscuro passato ed ex donne in carriera (sono tutte automobili), e da loro McQueen apprenderà i valori della vita che contano sul serio: amicizia, sincerità, umiltà e modestia. Diverranno suoi grandi amici il carro attrezzi arrugginito Cricchetto, l’affascinante Porsche avvocato Sally e l’anziano Hudson Hornet detto Doc, meccanico e giudice nonché campione in pensione che ha al suo attivo tre vittorie alla Piston Cup. Le cose importanti imparate durante la sosta forzata presso questo paesello dimenticato dal mondo, Saetta le applicherà anche quando sarà a gareggiare in pista. Nessun essere umano né animale antropomorfo compare in questo divertente e spassoso incubo a quattro ruote dominato da lucenti carrozzerie colorate, che presentano grandi occhi modellati sul fumetto giapponese, radiatori per baffi e treni di ruote a cromatura variabile. La regia di Lasseter si distingue per almeno un paio di caratteristiche salienti e dall’evidenza palpabile: l’appello decisivo agli antichi ed elementari pregi di un tempo ormai passato e il sentimento installato nei cuori di queste vetture (che si comportano secondo canoni assolutamente da uomini) che porta il protagonista a riconsiderare con drasticità le sue posizioni riguardo all’ideologia del successo ad ogni costo e alla voglia di affermarsi con prepotenza in una sfida importante. Tra l’amplissima galleria di personaggi, spiccano: il personaggio predominante Saetta per la sua metamorfosi radicale e la sua innata simpatia; Carl Attrezzi (con la voce di Marco Messeri nell’edizione italiana), per il suo marcato senso dell’umorismo agreste e la sua caricatura beffardamente autoironica; la Porsche Sally (doppiata da Sabrina Ferilli) per ferinità, amorevolezza e tenerezza; il severo e inflessibile Doc, che nasconde il proprio passato con cupezza e di malavoglia pur permettendosi ancora eccezionali sgasate in solitaria; il furgone-figlio dei fiori Fillmore, appassionato di biocarburante ecologico; il Sergente, jeep residuata della Seconda Guerra Mondiale, che svende suppellettili al suo spaccio e issa tutte le mattine la bandiera USA; la Fiat 500 Luigi, di chiara origine italiana e doppiato con un pesante accento emiliano, che vende pneumatici di ogni tipo e per ogni piacere; lo spagnolo Ramon, esperto nel decorare con estrema fantasia le carrozzerie dei clienti; e sua moglie Flo, proprietaria del distributore di carburante. Qualche accenno di retorica nella rievocazione della gloriosa epoca trascorsa (il richiamo agli anni 1960 è efficace ma a tratti convenzionale) e un pizzico di troppo di buonismo nella morale conclusiva della trama, ma nel complesso la vicenda risulta verosimile e la credibilità narrativa e i tempi comici sono provvidenzialmente salvati. Non manca neppure qualche raro, ma convincente, momento poetico: ad esempio il tranquillo e trasognato tour di Saetta e Sally lungo le montagne intervallate dalle cascate. Nel doppiaggio originale, fa la sua apparizione la solita schiera di attori arcifamosi. Uscito in estate e poi perso nei meandri dell’home video. Cinque anni dopo ne fu girato il seguito (secondo caso di questo genere nella storia della Pixar): Cars 2, visualizzabile anche in 3D.
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giuseppetoro
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sabato 22 novembre 2014
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capolavoro!!
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Film/cartone fantastivo, curto e studiato in ogni piccolo dettaglio. Tutto con dolcezza, simpatia ed amore. Dalle corse, alla nostalgia, dalla rabbia all'amore, dalla tristezza alle risate. Disegni perfetti. Da vedere assolutamente!!
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enzo70
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lunedì 3 novembre 2014
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l'ennesimo rombo della pixar
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La Pixar il mestiere lo conosce molto bene; e difficilmente sbaglia colpo. Cars – motori ruggenti non è un capolavoro, né punta ad esserlo. La scelta è semplice e, dobbiamo dirlo, efficace; far sorridere con intelligenza attraverso il protagonista, Saetta Mc Queen, una macchina veloce ed arrogante pronta sempre a tirare fuori il rombo giusto. Finchè non esagera ed in un paese del mid west, Radiator Spings viene condannato ai lavori forzati, riparare una strada, per espiare le sue esuberanze giovanili. E proprio nel paesino il protagonista si trasformerà da un gradasso di provincia in un vero campione, rafforzato dall’amore e dal confronto con un ex grande campione. Come detto, nessun capolavoro, ma questo cartone che strizza l’occhio anche ai più grandi riesce, comunque, ad essere l’ennesimo meritato successo della Pixar.
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La Pixar il mestiere lo conosce molto bene; e difficilmente sbaglia colpo. Cars – motori ruggenti non è un capolavoro, né punta ad esserlo. La scelta è semplice e, dobbiamo dirlo, efficace; far sorridere con intelligenza attraverso il protagonista, Saetta Mc Queen, una macchina veloce ed arrogante pronta sempre a tirare fuori il rombo giusto. Finchè non esagera ed in un paese del mid west, Radiator Spings viene condannato ai lavori forzati, riparare una strada, per espiare le sue esuberanze giovanili. E proprio nel paesino il protagonista si trasformerà da un gradasso di provincia in un vero campione, rafforzato dall’amore e dal confronto con un ex grande campione. Come detto, nessun capolavoro, ma questo cartone che strizza l’occhio anche ai più grandi riesce, comunque, ad essere l’ennesimo meritato successo della Pixar.
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renato c.
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sabato 2 novembre 2013
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tra divertimento e simpatia
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Non è la prima volta che il cinema d'animazione umanizza i mezzi di trasporto! Il primo che ricordo è l'episodio dell'areoplanino Pedro - pilota postale in "Saludos Amigos!" di Walt Disney; poi ricordo un cortometraggio "Il piccolo taxi" in un cartone di Hanna e Barbera. Debbo dire che l'animazione tridimensionale che fatica un po' a dare senso realistico con gli esseri umani (difficile togliere loro l'aspetto di pupazzi!) con gli autoveicoli riesce molto bene! E ne è venuta fuori questa simpatica storia di divertimento e buoni sentimenti! Il protagonista Saetta che prima vuole vincere la corsa a tutti i costi, poi sacrifica la carriera per amore e per amicizia verso gli abitanti di quella città semiabbandonata dopo che si rende conto di quanto lo amino.
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Non è la prima volta che il cinema d'animazione umanizza i mezzi di trasporto! Il primo che ricordo è l'episodio dell'areoplanino Pedro - pilota postale in "Saludos Amigos!" di Walt Disney; poi ricordo un cortometraggio "Il piccolo taxi" in un cartone di Hanna e Barbera. Debbo dire che l'animazione tridimensionale che fatica un po' a dare senso realistico con gli esseri umani (difficile togliere loro l'aspetto di pupazzi!) con gli autoveicoli riesce molto bene! E ne è venuta fuori questa simpatica storia di divertimento e buoni sentimenti! Il protagonista Saetta che prima vuole vincere la corsa a tutti i costi, poi sacrifica la carriera per amore e per amicizia verso gli abitanti di quella città semiabbandonata dopo che si rende conto di quanto lo amino. La protagonista femmina (in Italia con la voce di Sabrina Ferilli!) si può dire una dolce sexy-macchina, autoritaria, ma anche romantica! E tutto è bene quel che finisce bene, in buon stile Disney! Debbo aggiungere che per la Disney l'automobile con sentimenti umani non è certo una novità! Vedi la lunga serie di films con attori veri "Un maggiolino tutto matto" (filone imitato anche dalla cinematografia tedesca!) ed in uno di questi films anche il famoso Herbie si innomora di un'altra macchina! Del resto il successo di questi films parte dal fatto che l'uomo, da quando si è motorizzato ha sempre avuto un legame un po' affettivo per propria automobile! Negli anni '60 si sentiva dire di più di una persona: "Toccategli la moglie ma non toccategli la macchina!"
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film80
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venerdì 5 luglio 2013
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il capolavoro della pixar !
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Un vero e proprio capolavoro della pixar che pero' ha una marcia di troppo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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asdrubale03
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sabato 29 giugno 2013
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buon cartone animato
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molto carino anche se è più adatto per bambini
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mystic
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mercoledì 3 aprile 2013
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non manca lo stile, ma la vera magia disney
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Dopo aver raccontato le incredibili, è proprio il caso di dirlo, avventure di "una normale famiglia di supereroi" la Pixar sfreccia a tutto gas verso il luccicante mondo dei motori, con tutto il roboante splendore che ciò comporta.
Saetta McQueen è un giovane e promettente bolide da pista che sogna di vincere la prestigiosa Piston Cup e aggiudicarsi così fama e sponsor. Purtroppo però, deve fare i conti con lo sceriffo di Radiator Springs, che dopo averlo visto superare il limite di velocità nel proprio paesino, lo tiene sotto sua personale custodia, ignaro del fatto che l'auto è stata vittima di uno sfortunato incidente.
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Dopo aver raccontato le incredibili, è proprio il caso di dirlo, avventure di "una normale famiglia di supereroi" la Pixar sfreccia a tutto gas verso il luccicante mondo dei motori, con tutto il roboante splendore che ciò comporta.
Saetta McQueen è un giovane e promettente bolide da pista che sogna di vincere la prestigiosa Piston Cup e aggiudicarsi così fama e sponsor. Purtroppo però, deve fare i conti con lo sceriffo di Radiator Springs, che dopo averlo visto superare il limite di velocità nel proprio paesino, lo tiene sotto sua personale custodia, ignaro del fatto che l'auto è stata vittima di uno sfortunato incidente.
A livello critico Cars ha sempre sofferto la sua collocazione cronologica in mezzo ad importanti capolavori. Prima Nemo e Monsters Inc., poi Up, Wall E e Ratatouille. E' comunque difficile definire Cars anche lontanamente un mezzo fallimento. Con un plot che si affida ad un pubblico presumibilmente giovane e che richiama agli interessi comuni di tale pubblico (le auto), Pixar immagina un universo dove sfrecciano vetture fiammanti e dove gli uomini decidono per una sincera uscita di scena. Tutto il film gira attorno alla brama del luccicante McQueen di vincere la Piston Cup: si tratta di una mera presunzione, però, che Lasseter smonta grazie ai ferrivecchi nostalgici che vivono nei ricordi o alle spalle comiche che ci riconducono al tema dell'amicizia. Tutti i personaggi vivono in una loro specifica dimensione che gli animatori costruiscono anche con poco materiale a disposizione, evidenziandone le più sottili tendenze. E' ancora una volta un film sui dettagli, in cui Lasseter studia minuziosamente le auto e i suggestivi scorci panoramici della leggendaria Route 66.
Ma mancano l'acuto, il romanticismo, la nostalgia e il coraggio di voler uscire dagli schemi che tanto aveva caratterizzato l'intera produzione della rinomata casa. Piuttosto si cerca la risata facile a base di scontri e affini dove manca la capacità visionaria degli esperimenti migliori.
Perfetto a livello di merchandising, in Cars non manca lo stile: manca la magia dei classici Disney.
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