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figliounico
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domenica 16 aprile 2023
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la speranza di un riscatto morale
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Il cinema dei Coen, raffinato, colto, intelligente, ironico, come quello di Woody Allen e di pochi altri cineasti a stelle e strisce, ha il potere di riconciliare l’anima europea con l’America, altrimenti destinata, dall’immagine che offre di sé stessa, ad essere considerata grezza, volgare, materialista, edonista, consumista e fondamentalmente ignorante e violenta. O Brother where art thou non è un capolavoro come Fargo o Non è un paese per vecchi, per non citare Il grande Lebowsky, ma è tuttavia un’opera di grande artigianato cinematografico, godibile da vedersi sia per le stupende immagini dei paesaggi color seppia, sia per i dialoghi sempre piacevoli e divertenti e per la recitazione dei suoi protagonisti che, a parte Clooney in stato di grazia, vede di nuovo in azione Turturro e Goodman, già interpreti di alcuni personaggi cult dei migliori film dei Coen.
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Il cinema dei Coen, raffinato, colto, intelligente, ironico, come quello di Woody Allen e di pochi altri cineasti a stelle e strisce, ha il potere di riconciliare l’anima europea con l’America, altrimenti destinata, dall’immagine che offre di sé stessa, ad essere considerata grezza, volgare, materialista, edonista, consumista e fondamentalmente ignorante e violenta. O Brother where art thou non è un capolavoro come Fargo o Non è un paese per vecchi, per non citare Il grande Lebowsky, ma è tuttavia un’opera di grande artigianato cinematografico, godibile da vedersi sia per le stupende immagini dei paesaggi color seppia, sia per i dialoghi sempre piacevoli e divertenti e per la recitazione dei suoi protagonisti che, a parte Clooney in stato di grazia, vede di nuovo in azione Turturro e Goodman, già interpreti di alcuni personaggi cult dei migliori film dei Coen. Ispirato vagamente all’Odissea di Omero il soggetto è un road movie attraverso l’America degli anni ’30 vittima della grande depressione e delle proprie ataviche paure dell’integrazione e della giustizia sociale cui corrisponde la reazione speculare e contrapposta del suprematismo bianco e dei politicanti conservatori corrotti e finti progressisti. E’ una favola a lieto fine per tentare di riscrivere la storia dell’America degli inizi del secolo scorso, che, pur senza fare sconti alle colpe originali della più grande potenza mondiale, introduce la speranza che il riscatto individuale motivato dai valori tradizionali dell’amicizia dell’amore e della famiglia possa rappresentare una possibilità ancora da sperimentare collettivamente per la rinascita morale di un popolo attualmente decaduto al livello più basso della storia della civiltà, come del resto quello occidentale in generale.
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elgatoloco
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giovedì 2 settembre 2021
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geniale film dei coen
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"O Brother, Where art You?"(Ethan e Noel Coen, 2000), vede tre avasii da una colonia penale girare gli States poco dopo la "grande Depressione"del 1929, alla riocerca di un tesoro che non c'è. Vagamente ispirato dall'"Odissea", attribuita ad Omero(che però i due Brothers affermano di non aver mai letto integralmente, avendone solo sentito parlare e avendone letto al massimo dei brani e dei rifacimenti filmici e /o in TV), vede i tre alla ricerca di un tesoro inventato dal meno sciocco e più acculturato dei tre, incontrando personaggi vari("profeta"-vate cieco, Sirene etc.), senza scendere agli Inferi, ma passandone di cotte e di crude, finendo quasi"impiccati"e scampando regolarmente a tutto, con il finale che vede i due"liberi"del trio comunque salvi e il"direttore di gara"tornato nell'ambito della sua famiglia.
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"O Brother, Where art You?"(Ethan e Noel Coen, 2000), vede tre avasii da una colonia penale girare gli States poco dopo la "grande Depressione"del 1929, alla riocerca di un tesoro che non c'è. Vagamente ispirato dall'"Odissea", attribuita ad Omero(che però i due Brothers affermano di non aver mai letto integralmente, avendone solo sentito parlare e avendone letto al massimo dei brani e dei rifacimenti filmici e /o in TV), vede i tre alla ricerca di un tesoro inventato dal meno sciocco e più acculturato dei tre, incontrando personaggi vari("profeta"-vate cieco, Sirene etc.), senza scendere agli Inferi, ma passandone di cotte e di crude, finendo quasi"impiccati"e scampando regolarmente a tutto, con il finale che vede i due"liberi"del trio comunque salvi e il"direttore di gara"tornato nell'ambito della sua famiglia. Divertissement puro, in apparenza e in gran parte anche proprio come creazione filmica, decisamente rivolta a creare una cifra stilistica che"ridendo castigat mores", come con la parte, invero abbastanza lunga sul Ku-Klux-Klan. dove naturalmente i due geniali fratelli, nordamericnai di origini saldamente ebraiche, irridono ma al tempo stesso condannano un movimento che a fine anno 2000 aveva ripreso forza e slancio, come dimostrerano anche sviluppi successivi recenti, mostrandone la plaese assurdità. Per il resto, la riscoperta del soul e del country, con le loro diverse e contraddittorie(anche qui, l'elemento"dialettico"è sempre fortemente presente, volutamente),implicazioni , la forza di tre interpreti come Geroge Clooney(l'"eletto"del trio), John Turturro e Tim Blake Nelson, con alcuni(e)intepreti non notisismi(e)all'epoca come Holly Hunter e John Goodman, con la capacità, ovviamente, di riscoprire e rivacizzare la tradizione"immortale"negli States dell'"on the road"che va da Mark Twain alla beat generation di Allen Ginsberg ma poi arriva ben oltre"Easy Rider"di Dennis Hopper e Peter Fonda, che si ripropone ciclicamente e che qui viene declinata in forma ironica ma non per questo brutalmente autrodistruttiva o meramente critica, divenendo un vettore creativo formidadabile, qui sviscerato con una forza e un'intelligenza creativa altrimenti poco presente nel cinema di quegli anni. El Gato
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rmarci 05
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domenica 26 maggio 2019
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delizioso, divertente, metaforico e riflessivo
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Dopo la consacrazione con il Premio Oscar alla sceneggiatura per Fargo, i fratelli Coen si cimentano nella realizzazione di un film ironicamente ispirato all’Odissea di Omero: apparentemente una futile parodia del celebre poema epico, Fratello, dove sei? è in realtà una gigantesca metafora che prende spunto dalla letteratura del passato per rispecchiarla nell’epoca contemporanea, con lo scopo di compiere un viaggio nell’America degli anni ‘30 e mostrarne la società in tutti i suoi aspetti: la corruzione, l’odio razziale e la criminalità, ma anche la sincerità degli amici e l’amore per la famiglia, elementi che trasmettono una punta di bontà in un mondo decadente, raccontati con un ottimismo misurato e mai buonista.
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Dopo la consacrazione con il Premio Oscar alla sceneggiatura per Fargo, i fratelli Coen si cimentano nella realizzazione di un film ironicamente ispirato all’Odissea di Omero: apparentemente una futile parodia del celebre poema epico, Fratello, dove sei? è in realtà una gigantesca metafora che prende spunto dalla letteratura del passato per rispecchiarla nell’epoca contemporanea, con lo scopo di compiere un viaggio nell’America degli anni ‘30 e mostrarne la società in tutti i suoi aspetti: la corruzione, l’odio razziale e la criminalità, ma anche la sincerità degli amici e l’amore per la famiglia, elementi che trasmettono una punta di bontà in un mondo decadente, raccontati con un ottimismo misurato e mai buonista. Tutte le tematiche trattate ed i numerosi spunti di riflessione presenti nel film sono esaltati da un tono meravigliosamente ironico e leggero, arricchito da dialoghi ironici e brillanti nonché da una sceneggiatura a dir poco geniale. La fotografia splendidamente vivace e la colonna sonora country seguono con brio i tre protagonisti, che si muovono davanti alla macchina da presa con una naturalezza più unica che rara. L’unico, piccolo difetto è la recitazione leggermente sottotono di John Turturro, probabilmente limitato da un personaggio poco approfondito. Comunque è , probabilmente, uno dei migliori film dei Coen, e per questo imperdibile. 4 stelle su 5.
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greatsteven
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mercoledì 22 novembre 2017
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citazionista, metaforico, un capolavoro d'eleganza
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FRATELLO, DOVE SEI? (USA, 2000) diretto da JOEL & ETHAN COEN. Interpretato da GEORGE CLOONEY, TIM BLAKE NELSON, JOHN TURTURRO, JOHN GOODMAN, HOLLY HUNTER, CHRIS THOMAS KING, CHARLES DURNING, DEL PENTECOST, MICHAEL BADALUCCO, WAYNE DUVALL, ED GALE, RAY MCKINNON
In un campo di pietre del Mississippi lavorano tre detenuti bianchi, unici in un vasto carcere popolato interamente da neri: Everett Ulysses McGill, Delmar O’Donnell e Pete Hogwallop. Il primo convince gli altri due a filarsela a gambe levate dai lavori forzati e dalla vita di stenti in prigione con la promessa di andare a recuperare un fastoso (ma fantomatico) tesoro. Intraprenderanno un lungo viaggio per tutto lo Stato, venendo più volte braccati e ricercati dalla Polizia Federale (addirittura Pete, per un periodo, ritornerà sotto i ceppi a spaccare sassi), incontreranno donne-ninfee che fanno il bagno nei laghi seminude, gruppi del Ku Klux Klan, un giovanissimo chitarrista afroamericano profondamente religioso, i parenti di Pete che lo lasceranno a becco asciutto contro ogni sua aspettativa, e anche la fortuna di incidere (cosa che tornerà loro molto utile in futuro, al punto da permettergli di salvarsi la vita) un brano musicale che raccoglie tonalità dai vecchi canti degli spaccapietre di carnagione scura, intitolato “I’m A Man of Constant Sorrow”, presso una vecchia stazione radio, accompagnati dalla chitarra del simpatico Tommy Johnson.
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FRATELLO, DOVE SEI? (USA, 2000) diretto da JOEL & ETHAN COEN. Interpretato da GEORGE CLOONEY, TIM BLAKE NELSON, JOHN TURTURRO, JOHN GOODMAN, HOLLY HUNTER, CHRIS THOMAS KING, CHARLES DURNING, DEL PENTECOST, MICHAEL BADALUCCO, WAYNE DUVALL, ED GALE, RAY MCKINNON
In un campo di pietre del Mississippi lavorano tre detenuti bianchi, unici in un vasto carcere popolato interamente da neri: Everett Ulysses McGill, Delmar O’Donnell e Pete Hogwallop. Il primo convince gli altri due a filarsela a gambe levate dai lavori forzati e dalla vita di stenti in prigione con la promessa di andare a recuperare un fastoso (ma fantomatico) tesoro. Intraprenderanno un lungo viaggio per tutto lo Stato, venendo più volte braccati e ricercati dalla Polizia Federale (addirittura Pete, per un periodo, ritornerà sotto i ceppi a spaccare sassi), incontreranno donne-ninfee che fanno il bagno nei laghi seminude, gruppi del Ku Klux Klan, un giovanissimo chitarrista afroamericano profondamente religioso, i parenti di Pete che lo lasceranno a becco asciutto contro ogni sua aspettativa, e anche la fortuna di incidere (cosa che tornerà loro molto utile in futuro, al punto da permettergli di salvarsi la vita) un brano musicale che raccoglie tonalità dai vecchi canti degli spaccapietre di carnagione scura, intitolato “I’m A Man of Constant Sorrow”, presso una vecchia stazione radio, accompagnati dalla chitarra del simpatico Tommy Johnson. Faranno anche la conoscenza con George Nelson, rapinatore di banche che si proclama il più temibile bandito che l’America abbia mai conosciuto, che poi però si ritirerà lasciando ai tre ex galeotti anche la sua parte di bottino, e che rivedranno più avanti catturato dalle forze dell’ordine. Meno felice sarà l’incontro con Big Dan Teague, venditore ambulante di Bibbie che li malmenerà tutti e tre, forte della sua massiccia corporatura, perché gli avevano in precedenza sottratto l’automobile. Malgrado si scopra, verso la fine del penoso e impegnativo viaggio, che l’unico obiettivo che Everett aveva in testa era quello di raggiungere la ex moglie Penelope per convincerla a non risposarsi, un’alluvione provocata dal cedimento di una diga risolverà in modo inaspettato e rocambolesco le sorti dei tre irriducibili amiconi. Sullo sfondo, la campagna elettorale del governatore del Mississippi in carica Pappy O’Daniel contro lo sfidante Homer Stokes. Dei tre, Pete è un manigoldo con pochi scrupoli e vari parenti campagnoli sparsi un po’ dappertutto, Delmar è alquanto babbeo e dunque preferisce affidare la sua sorte agli altri due, mentre l’unico a possedere un po’ di buonsenso e intelligenza è Everett, il quale è più che altro, però, dotato di una irrefrenabile parlantina. Il trio Clooney-Nelson-Turturro mette insieme un terzetto di protagonisti che, sotto l’egida protettrice e guidatrice dei fratelli più in gamba del cinema statunitense, strappa sonore risate con l’inconfondibile humour nero e lo stile caustico e malinconico che da oltre trent’anni costituisce il marchio di fabbrica incancellabile dei Coen. I tre personaggi principali sanno imbastire un’eccezionale intesa di squadra e un gioco di scambi di vedute molto interessante, ma anche gli altri interpreti non son da meno: la Hunter è una moglie divisa fra il nuovo marito, gentiluomo mingherlino e azzimato, che sta per sposare, e l’affetto che sotto sotto prova ancora per il consorte divorziato, finito dietro le sbarre per aver esercitato la professione di avvocato senza la licenza, e ci mette la sua consueta carineria femminile abbinata ad un piglio volenteroso che non si fa mettere i piedi in testa; J. Goodman è un venditore ambulante di testi sacri che tiene sempre una benda sull’occhio malgrado poi sappia picchiare a dovere chi gli fa dei torti, pur avendolo dapprima blandito con false promesse e raggiri prontamente architettati; C. T. King è l’unico personaggio completamente positivo, che il trio summenzionato salva dal linciaggio dei razzisti per riconoscenza in quanto precedentemente avevano inciso in studio un pezzo che passavano costantemente tutte le radio dello Stato, riscuotendo ovunque un successo strepitoso; C. Durning è il tipico uomo politico d’oltreoceano, in puro stile e senza una sola sbavatura: arrogante, megalomane, pronto a qualunque scorrettezza, determinato e pungente; infine, M. Badalucco è un efficiente ladro di prima categoria, per intenderci uno di quelli che col mitra in pugno fanno sul serio, insofferente al nomignolo per lui riduttivo di Babyface, ma in fondo di buon cuore quando abbandona l’attività criminosa per avviarsi verso un destino che anche lui ignora. Bellissima colonna sonora country che mescola pezzi blues e folk nella migliore tradizione made in USA. I Coen sanno poi coprirsi di collaboratori tecnici che non deludono mai le loro aspettative: alle musiche vediamo T Bone Burnett e Carter Burwell, che impreziosiscono le sequenze di ritmi allegri e concitati; alla fotografia abbiamo Roger Deakins, abilissimo nel prologo nel passare dal bianco e nero iniziale al colore successivo mediante sfumature graduali; un’ottima Nancy Haigh si è occupata della scenografia, ricostruendo con dovizioso rigore stilistico gli Stati Uniti all’epoca della Grande Depressione, con attenzione precipua anche ai costumi che fanno viaggiare con la mente anche lo spettatore più giovane, catapultandolo indietro nel tempo. Il soggetto è liberamente tratto dall’Odissea di Omero e, nonostante la pesantezza e la ridicolaggine della parodia, l’effetto conclusivo è molto più che dignitoso e apprezzabile: una commedia da vedere e rigustare dal principio al termine, senza una sola caduta di tono o un solo momento deprecabile. Come d’abitudine, Joel scrive la sceneggiatura, Ethan produce e insieme dirigono: squadra vincente non si cambia, e questa volta l’eccezione non manda a farsi friggere la regola! Una pellicola davvero squisita, che sa anche far riflettere su temi importanti, e che solo la fucina dei Coen poteva concepire: veramente deliziosa, altissima e divertente oltre ogni previsione.
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stefano capasso
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mercoledì 10 agosto 2016
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intrattenimento intelligente
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Mississipi, inizio 900, tre galeotti fuggono dai lavori forzati e si mettono alla ricerca di un tesoro nascosto frutta di una rapina fatta da uno dei tre. Si troveranno a fronteggiare diverse avventure, sempre col rischio di essere riacciuffati e finalmente emergerà il vero motivo di questa fuga proposta da uno dei tre
I fratelli Coen, su una solida base di musica country, costruiscono una narrazione avvincente liberamente ispirata all’Odissea di Omero. Non mancano sorprese, divertimento ed emozioni in questo film che è intrattenimento puro e che poggia sull’importanza dei valori della famiglia e dell’amicizia.
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aristoteles
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domenica 4 ottobre 2015
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soggy bottom boys
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Tre fuggiaschi in una avventura divertente e spettacolare.
Al ritmo di musica country si susseguono storie al limite dell'incredibile e del surreale.
Come al solito,in alcune parti,i fratelli Coen eccedono, tuttavia credo che questo sia il loro prodotto migliore.
Famiglie e tesori nascosti,gruppi musicali,confraternite di razzisti,ladri di banche,ciechi premonitori,politici e tante altre situazioni e personaggi divertenti accompagnano i galeotti verso un nuovo finale delle loro vite disastrate.
Un'avventura frizzante e dal ritmo frenetico ma mai troppo confusionario.
Fantastiche le interpretazioni di Clooney,Nelson e Turturro.
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achab50
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lunedì 25 maggio 2015
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on the road a cinque palle
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Non mi perdo un film "On the road" perchè trovo che sia una maniera intelligente di conoscere (mutatis mutandis) la vita degli americani marginali, quasi sempre emarginati, e c'è sempre qualcosa di nuovo e di sorprendente se considerato nella nostra ottica.
Il film inizia con una citazione dell'Odissea e si svolge fra campagne desolate, acutamente rese ancora più deprimenti da una fotografia virata nei colori seppiati che è essa stessa un capolavoro nel capolavoro.
I tre evasi durante la loro Odissea, non altrimenti si può definire, incontrano una quantità indescrivibile di personaggi a tutto tondo (qui emerge la maestria dei registi) descritti con pochi tratti ma vivissimi e soprattutto credibili.
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Non mi perdo un film "On the road" perchè trovo che sia una maniera intelligente di conoscere (mutatis mutandis) la vita degli americani marginali, quasi sempre emarginati, e c'è sempre qualcosa di nuovo e di sorprendente se considerato nella nostra ottica.
Il film inizia con una citazione dell'Odissea e si svolge fra campagne desolate, acutamente rese ancora più deprimenti da una fotografia virata nei colori seppiati che è essa stessa un capolavoro nel capolavoro.
I tre evasi durante la loro Odissea, non altrimenti si può definire, incontrano una quantità indescrivibile di personaggi a tutto tondo (qui emerge la maestria dei registi) descritti con pochi tratti ma vivissimi e soprattutto credibili. Straordinarie le performances di molti caratteristi, praticamente perfetti i tre sgangherati protagonisti. Anche se direi che la vera protagonista è l'America rurale, semplificatoria. In una parola Yankee.
Deliziosi i dialoghi.
Tutta la macchina gira alla perfezione, non una sbavatura. Su tutto, ad omogeneizzare un così bel prodotto, una colonna musicale da oscar.
Film da vedere e rivedere
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kondor17
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sabato 28 febbraio 2015
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unico
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Assolutamente geniale. Ho rivisto ieri questo film e ogni volta mi svela nuove facce e dettagli che nelle precedenti visioni mi erano sfuggite. Questo accade solo per i capolavori, categoria di cui quest'opera fa parte di diritto. È un piacere per gli occhi la mente la storia il sogno. Non esiste una battuta, una scena un fotogramma fuori posto. Grandissimo.
Riguardare per credere :-)
Ottima la recensione del sig. Farinotti
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alexander 1986
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venerdì 12 settembre 2014
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l'odissea dei gonzi nella vecchia america
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Mississippi, anni della Grande Depressione. Tre galeotti fuggono dai lavori forzati a rischio della pena capitale, ingolositi dalla prospettiva di godere del tesoro promesso dal loro leader, Ulysses (George Clooney). Durante il loro viaggio incroceranno la fauna dell'America di quegli anni, trasposta sotto la lente della caricatura: politici integerrimi ma cattivi, politici buoni ma corrotti, rapinatori depressi, diabolici venditori di Bibbie, parenti traditori e qualche buon samaritano fra i perfetti sconosciuti.
La dichiarata ispirazione all'Odissea è una presa in giro nonostante abbia colpito l'immaginazione di gran parte del pubblico. A dispetto di qualche citazione sparsa qua e là (come un John Goodman con un occhio solo) la pellicola trae dal poema omerico solo il suo rovesciamento parodico: l'Ulysses/Clooney è loquace ma per nulla sveglio, Penelope/Holly Hunter non ha così tanta voglia di aspettare il ritorno del marito, non ci sono déi e mostri ma una fiera di gonzi incapaci di concepire tanto il bene quanto il male.
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Mississippi, anni della Grande Depressione. Tre galeotti fuggono dai lavori forzati a rischio della pena capitale, ingolositi dalla prospettiva di godere del tesoro promesso dal loro leader, Ulysses (George Clooney). Durante il loro viaggio incroceranno la fauna dell'America di quegli anni, trasposta sotto la lente della caricatura: politici integerrimi ma cattivi, politici buoni ma corrotti, rapinatori depressi, diabolici venditori di Bibbie, parenti traditori e qualche buon samaritano fra i perfetti sconosciuti.
La dichiarata ispirazione all'Odissea è una presa in giro nonostante abbia colpito l'immaginazione di gran parte del pubblico. A dispetto di qualche citazione sparsa qua e là (come un John Goodman con un occhio solo) la pellicola trae dal poema omerico solo il suo rovesciamento parodico: l'Ulysses/Clooney è loquace ma per nulla sveglio, Penelope/Holly Hunter non ha così tanta voglia di aspettare il ritorno del marito, non ci sono déi e mostri ma una fiera di gonzi incapaci di concepire tanto il bene quanto il male. Se l'Ulisse originale rinunciò alla divinità per tornare a essere uomo, il suo emulo si accontenta di molto meno.
'Fratello, dove sei?' è il film nel quale i fratelli Coen hanno trasposto la maggiore quantità del loro impegno; lo si vede dalla sceneggiatura brillante, dalla tecnica raffinata e dalla mole esagerata di citazioni letterarie, musicali e cinematografiche. In un certo senso, la pellicola rappresenta il deposito finale di un mondo e di una cultura americani che non esistono più, o che ci sono pervenuti solo nei suoi aspetti meno limpidi. Che poi il risultato finale corrisponda alle nobili intenzioni, è un'altra questione. Il sottoscritto non condivide le critiche esaltanti circolate intorno al lavoro dei Coen e non ritiene quest'ultimo un capolavoro. La comicità è debole perché si basa più sull'espressività corporea degli attori più che sulla scrittura. Inoltre (ma questa è un'idiosincrasia personale) il citazionismo pare troppe volte fine a sé stesso.
Bisogna comunque riconoscere che si tratta di un film non comune, quasi da manuale sotto molti aspetti. Da vedere e rivedere se non altro per ammirare il lavoro del cast: tutti, ma proprio tutti, sono stati eccezionali.
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valetag
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sabato 22 marzo 2014
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l'odissea in stile coen
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L’Odissea in stile country dei fratelli Coen ha fatto centro: è una pellicola tutta da scoprire, da guardare e riguardare all’infinto per scovare ogni citazione e messaggio nascosti tra le righe.
Il cast è straordinario: se dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, allo stesso modo possiamo affermare che dietro ai grandi attori ci sono grandi registi. Un George Clooney convincente come non mai, Nelson e Turturro nei panni dei due compagni un po suonati e creduloni: insieme regalano spessore ad un film ch'è già eccellente di suo.
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L’Odissea in stile country dei fratelli Coen ha fatto centro: è una pellicola tutta da scoprire, da guardare e riguardare all’infinto per scovare ogni citazione e messaggio nascosti tra le righe.
Il cast è straordinario: se dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, allo stesso modo possiamo affermare che dietro ai grandi attori ci sono grandi registi. Un George Clooney convincente come non mai, Nelson e Turturro nei panni dei due compagni un po suonati e creduloni: insieme regalano spessore ad un film ch'è già eccellente di suo.
Tra gli episodi dell'Odissea i Coen aggiungono qualche piccola provocazione sui cliché americani, utilizzando del sano sarcasmo e mantenendo una certa leggerezza, tanto che anche le critiche passano sotto mentite spoglie.
Magnifiche le musiche della colonna sonora: insieme alle tonalità color seppia ci spingono ad immergerci nella cultura americana del sud. Si finisce per canticchiare tutto il giorno "man with constant sorrows".
Unica pecca: la fotografia non proprio eccellente, ma nel complesso di buon livello.
Uno dei film migliori di tutti i tempi. Consigliato.
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