La povera e aspra Irlanda ha sempre rappresentato una suggestiva ambientazione per le pellicole cinematografiche; tra gli autori più prolifici in questo senso c’è sicuramente l’apprezzato Jim Sheridan, irlandese d’origine, che soprattutto nelle sue prime opere si è impegnato con profondità e passione a portare sul grande schermo personaggi, vicende e spaccati culturali, caratterizzanti la sua patria.
Questo film è certamente meno politico e contemporaneo rispetto ai successivi “Nel nome del padre” e “The Boxer”, ma l’ambientazione bucolica non gli impedisce di operare un’indagine sociologica estremamente approfondita e interessante.
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La povera e aspra Irlanda ha sempre rappresentato una suggestiva ambientazione per le pellicole cinematografiche; tra gli autori più prolifici in questo senso c’è sicuramente l’apprezzato Jim Sheridan, irlandese d’origine, che soprattutto nelle sue prime opere si è impegnato con profondità e passione a portare sul grande schermo personaggi, vicende e spaccati culturali, caratterizzanti la sua patria.
Questo film è certamente meno politico e contemporaneo rispetto ai successivi “Nel nome del padre” e “The Boxer”, ma l’ambientazione bucolica non gli impedisce di operare un’indagine sociologica estremamente approfondita e interessante.
La sceneggiatura, anch’essa firmata da Sheridan, è buona sul piano emozionale, benché forse gli manca una certa completezza. I dialoghi volutamente poco verbosi, si sposano perfettamente con il contesto generale e valorizzano le note caratteristiche dei vari personaggi.
Ottima la direzione degli attori.
La parte principale è ricoperta dal bravissimo Richard Harris, che con la sua performance vibrante e sofferta, rischiò di aggiudicarsi l’Oscar come era riuscito l’anno precedente a Daniel Day-Lewis con il primo film diretto da Sheridan, il biografico “Il mio piede sinistro”. C’è poi John Hurt, in una parte meno centrale ma comunque molto significativa, che gli consente di realizzare dei duetti sublimi e magistrali con Harris, che costituiscono la cosa più interessante dell’opera, a mio modesto avviso. Molto bravi anche Sean Bean al suo primo ruolo di rilievo, Brenda Fricker che invece aveva appena vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista grazie alla sua interpretazione nella già citata opera prima di Sheridan, e Tom Berenger, unico attore non britannico del cast.
Molto belle le riprese dei paesaggi rurali irlandesi.
Le atmosfere e alcuni elementi della storia rimandano a “Un uomo tranquillo” del grande John Ford (che benché nato in America aveva origini irlandesi che lo portarono a ambientare molto sue pellicole nella patria dei propri antenati, su tutte, oltre a quella già citata si ricordano “Il traditore” e “Com’era verde la mia valle”), ma le analogie finiscono qui, avendo le due pellicole uno stile e uno sviluppo diversissimi.
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