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inesperto
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giovedì 22 febbraio 2018
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darth ridiventa anakin
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L'imperatore entra in scena e vuole che il giovane Skywalker passi al lato oscuro della forza. Luke, dal canto suo, vede del bene in suo padre e lo vuole recuperare. Darth Fener mostra incertezze molto umane ed è meno terrorizzante rispetto ai precedenti episodi. La dipartita di Yoda, il salvataggio di Solo e la scoperta della parentela di Leila (in splendida forma) col nostro Jedi condiscono la trama principale.
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sellerone
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lunedì 1 gennaio 2018
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film culturale
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Era la prima volta che andavo a cinema con la scuola e mi ricordo di questa astronave che sfrecciava sul ghiaccio, del mostro squartato per evitare il freddo , ma sopratutto le orecchie di Yoda che salivano e scendevano a seconda degli insuccessi del suo giovane apprendista. Il resto è storia, che peso avesse quel film lo so oggi dopo averlo rivisto centinaia di volte. In Saga perfettamente, non il solito sequel spompato.
Ci mancherebbe se non lo rivedo avendolo già comprato per ben due volte.
Da vedere con Nunzio e il preside che all'epoca ci fece questo splendido regalo. Per i bambini...se troppo piccoli no, la spada laser è pericolosissima in mano ad un minorenne che ha problemi di comunicazione con la sorellina.
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Era la prima volta che andavo a cinema con la scuola e mi ricordo di questa astronave che sfrecciava sul ghiaccio, del mostro squartato per evitare il freddo , ma sopratutto le orecchie di Yoda che salivano e scendevano a seconda degli insuccessi del suo giovane apprendista. Il resto è storia, che peso avesse quel film lo so oggi dopo averlo rivisto centinaia di volte. In Saga perfettamente, non il solito sequel spompato.
Ci mancherebbe se non lo rivedo avendolo già comprato per ben due volte.
Da vedere con Nunzio e il preside che all'epoca ci fece questo splendido regalo. Per i bambini...se troppo piccoli no, la spada laser è pericolosissima in mano ad un minorenne che ha problemi di comunicazione con la sorellina.
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onufrio
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giovedì 12 maggio 2016
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il male è sconfitto
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Il Ritorno dello Jedi chiude la prima trilogia di Guerre Stellari e si chiude con un classico lieto fine, con la vittoria dei buoni guidati da Luke Skywalker nei confronti dei cattivi, della forza oscura, del male, tante volte citata in questa saga. Avviene la redenzione di Darth Vader, padre di Luke, che vedendo il figlio soccombere sotto il potere dell'Imperatore compie un gesto eroico salvando la vita al figlio. Personaggi a bizzeffe, batteglie stellari megagalattiche, tutto ben fatto, nulla da dire, ma chiaramente ancora troppo Kids Movie.
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iuriv
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giovedì 11 febbraio 2016
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il gran finale. almeno per quei tempi.
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Richard Marquand si prende la responsabilità di dare un finale a una delle saghe più amate di sempre. Difficoltà che sale alle stelle se si considera la qualità dell’episodio V.
L’operazione riesce a metà. Dal punto di vista estetico e scenografico il film ha poco o niente da invidiare ai suoi predecessori, anche se a volte si nota un’inevitabile effetto riciclo.
Se si guarda al lato narrativo, invece, ci si accorge di come Lucas (qui alla sceneggiatura) decida di spogliare la storia dall’atmosfera relativamente cupa presente nel secondo capitolo, restituendole quell’aria pupazzosa e infantile della pellicola originale. Scelta che sottolinea la cifra stilistica che l’autore vuole imprimere alla saga e che si può anche decidere di accettare.
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Richard Marquand si prende la responsabilità di dare un finale a una delle saghe più amate di sempre. Difficoltà che sale alle stelle se si considera la qualità dell’episodio V.
L’operazione riesce a metà. Dal punto di vista estetico e scenografico il film ha poco o niente da invidiare ai suoi predecessori, anche se a volte si nota un’inevitabile effetto riciclo.
Se si guarda al lato narrativo, invece, ci si accorge di come Lucas (qui alla sceneggiatura) decida di spogliare la storia dall’atmosfera relativamente cupa presente nel secondo capitolo, restituendole quell’aria pupazzosa e infantile della pellicola originale. Scelta che sottolinea la cifra stilistica che l’autore vuole imprimere alla saga e che si può anche decidere di accettare.
Ciò che invece sembra un limite della sceneggiatura è l’ossessiva presenza dei momenti di esposizione. La prima parte del film è coperta di dialoghi e situazioni statiche che servono a Lucas e Marquand per enfatizzare i temi della storia, quasi temessero che il pubblico si dimentichi lo scopo di tutto quello che va in scena.
La vittima più illustre di queste scelte è il ritmo: nella prima metà la trama si muove imprigionata in una gelatina densissima, faticando parecchio ad andare avanti. L’apice si raggiunge nel momento in cui la principessa fa conoscenza con l’orsetto nella luna boscosa. Un vero buco nero.
Verso la fine i dubbi di Luke e Darth Vader riescono a specchiarsi nell’azione che accade attorno a loro. E’ il momento più avvincente della pellicola, che qui ritrova il brio che sembrava perduto. L’unico neo è che le battaglie sembrano un mash up dei finali dei primi due capitoli, rafforzando la sensazione di deja vu presente in tutta la visione.
Un finale indegno dunque? Si, ma solo se lo si confronta con l’Impero Colpisce Ancora. Se si va a guardare il primo film, l’idea è che, tutto sommato, questo fosse l’unico modo di portare a termine una saga che fa della semplicità la sua prerogativa principale.
Certo, così quello che è il capolavoro della serie risulta essere l’unico vero alieno della galassia lontana lontana.
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filippo catani
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mercoledì 23 dicembre 2015
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lo scontro finale
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Skywalker si è ritirato nel suo pianeta d'origine ma non rinuncia all'idea di liberare il suo amico Ian Solo dalla prigionia. Nel frattempo l'Imperatore e Lord Fener stanno preparando una nuova arma micidiale contro i Ribelli ma sono soprattutto interessati a mettere le mani su Skywalker.
Ecco diciamo che questo è forse il capitolo meno forte della trilogia e che vive dell'annunciato scontro finale tra Fener, l'Imperatore e Skywalker. Per il resto la pellicola vive di nuovi personaggi, inseguimenti e insomma di quanto già si era visto in precedenza se non per la rivelazione che Yoda farà in punto di morte e che sarà confermata da Obi One.
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Skywalker si è ritirato nel suo pianeta d'origine ma non rinuncia all'idea di liberare il suo amico Ian Solo dalla prigionia. Nel frattempo l'Imperatore e Lord Fener stanno preparando una nuova arma micidiale contro i Ribelli ma sono soprattutto interessati a mettere le mani su Skywalker.
Ecco diciamo che questo è forse il capitolo meno forte della trilogia e che vive dell'annunciato scontro finale tra Fener, l'Imperatore e Skywalker. Per il resto la pellicola vive di nuovi personaggi, inseguimenti e insomma di quanto già si era visto in precedenza se non per la rivelazione che Yoda farà in punto di morte e che sarà confermata da Obi One. La trilogia comunque ha fatto la storia e nel suo complesso e assolutamente memorabile.
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claudiofedele93
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venerdì 13 novembre 2015
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star wars : il ritorno dello jedi
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Chiudere una storia non è mai semplice, la conclusione di un’epopea durata ben sei annate è un momento cruciale nella vita di un qualunque regista o casa di produzione, in special modo se quello che ti trovi tra le mani non è un prodotto di nicchia, che punta tutto sulla qualità abbozzando l’aspetto relegato unicamente al fattore del pubblico e dell’incasso, ma una vera e propria fonte di intrattenimento che fa del gradimento dei fans un dettaglio essenziale per la propria buona riuscita. La conclusione, di quella che fu un tempo la prima trilogia originale di Star Wars può apparire più come una maledizione ed una condanna che una benedizione o una ricompensa dopo anni di attesa.
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Chiudere una storia non è mai semplice, la conclusione di un’epopea durata ben sei annate è un momento cruciale nella vita di un qualunque regista o casa di produzione, in special modo se quello che ti trovi tra le mani non è un prodotto di nicchia, che punta tutto sulla qualità abbozzando l’aspetto relegato unicamente al fattore del pubblico e dell’incasso, ma una vera e propria fonte di intrattenimento che fa del gradimento dei fans un dettaglio essenziale per la propria buona riuscita. La conclusione, di quella che fu un tempo la prima trilogia originale di Star Wars può apparire più come una maledizione ed una condanna che una benedizione o una ricompensa dopo anni di attesa. George Lucas torna con il suo cavallo di battaglia preferito al cinema, nientemeno che tre anni dopo il magnifico L’Impero Colpisce Ancora, e stavolta non si tratta di condurre gli spettatori verso nuovi lidi sconosciuti o mondi inesplorati, bensì di aver le capacità tecniche e visive per mettere la parola “Fine”ad un Universo che in meno di dieci ha conquistato gran parte del pubblico di tutto il Mondo.
Successivamente al drammatico e repentino cliffhanger avvenuto con il quinto atto, sei mesi dopo, Luke Skywalker e Leila decidono di tornare sul pianeta Tatooine per liberare il comandante Han Solo, tenuto prigioniero, ibernato in una lastra di graffite, dal temibile Jabba The Hut. Grazie all’aiuto di Lando Calrissian, ed alle nuove capacità Jedi apprese dall’allievo di Yoda e Kenobi, il piano di liberazione funziona e dopo una rocambolesca fuga l’azione si concentra su quello che, a tutti gli effetti, si rivelerà essere il tanto agognato conflitto finale. Sulla luna boscosa di Endor, infatti, Solo, Leila,Chewbacca dovranno disattivare uno scudo deflettore per permettere alle milizie dell’Alleanza di distruggere una nuova (e più potente) Morte Nera, all’interno della quale soggiorna l’Imperatore. In tutto questo, Luke deve trovare la forza di combattere suo padre, Darth Fener, resistere al lato oscuro e salvare la Galassia dall’oblio.
Il Ritorno dello Jedi è un esperimento interessante, una conclusione a suo modo efficace e coerente con quanto visto in precedenza con gli episodi passati, ma, l’opera data in mano da Lucas al gallese Richard Marquad, al contempo rivela molti punti deboli che influenzano in modo considerevole il giudizio finale, impossibilitandola ad assurgersi quale ennesimo capolavoro del genere. La saga di Guerre Stellari, pur rimanendo una produzione incapace di invecchiare con gli anni e dimostrando una considerevole resistenza alle mode odierne o passate, conclude il proprio ciclo evidenziando più lacune che spunti geniali ed innovazioni. Dopo l’introduttivo capitolo IV, vero precursore di quella “Galassia lontana, lontana…” che avrebbe stregato milioni di persone, e dopo un atto di passaggio persino migliore, sotto alcuni punti di vista, dell’esordio, anche Lucas mette il piede in fallo e, nel farlo, commette tutta una serie di piccoli errori che rendono veramente difficile considerare, in via definitiva, questo epilogo all’altezza non solo dei due precedenti lavori, ma nemmeno lontanamente rispettoso, per certi versi, nei riguardi del materiale di partenza.
Non si può, pur tuttavia, bocciare in toto The Return of the Jedi, perché il lungometraggio di Marquandha dalla sua il fatto di saper reggere in maniera egregia l’intero piano narrativo grazie ad una regia ispirata ed attenta, non eccessivamente piatta o pesante, questo gli va riconosciuto; eppure alcune idee nate proprio in fase di sceneggiatura sono davvero poco condivisibili e rimangono tutt’ora di dubbio gusto. Creare, nel complesso, una climax come quella venuta fuori dalla storia di Luke, che vive di echi epici cavallereschi, impiantati in un contesto fantasy futuro dal sapore a volte dispotico, per poi farla venir meno proprio nel momento emotivamente più alto, sotto il profilo del pathos e della drammaticità, non è, di certo, una trovata degna di lode, tant’è che, ad onor del vero, l’entrata in scena di alcuni comprimari, quali gli Ewooks, i pelosi abitanti della luna di Endor, evidenzia un totale crollo della tensione accumulatasi nei momenti passati, capace di stroncare quasi totalmente le scene più importanti e le battute conclusive di una storia che era riuscita, sopratutto con The Empire Strikes Back, a dare vita ad un alone tragico quasi pari a quello delle più note opere teatrali.
Seppur rivolto ad un pubblico molto ampio e vasto, capace di comprendere sia adulti che bambini, Il Ritorno dello Jedi, nel voler farsi apprezzare su larga scala da un’ampia fetta di fan limita la sua bellezza e profondità, quel fascino oscuro che, dietro a battute o siparietti esilaranti, si era venuto a creare grazie ai molti conflitti interiori che erano emersi in passato, a cui era stato conferito un peso maggiore nell’economia della produzione.
Non è, infatti, un male aver pensato di inserire un popolo indigeno primitivo, a stretto legame con la natura e quasi totalmente estraneo alla tecnologia, come quello degli Ewooks, ma la loro presenza nel conflitto finale, con conseguente vittoria, è pari quasi ad una parodia della storia d’origine stessa. Il guaio è che, seppur fortunatamente lontano da quell’eccessiva serietà che contraddistingue il cinema di Nolan nei comics, il sesto episodio di Star Warsnon mostra la maturità necessaria per soddisfare appieno chi, in platea, desiderava un prodotto degno di quanto visto in precedenza.
Rimedia solo in parte il duello finale tra Luke e suo padre Anakin, davanti ad un Imperatore sempre più convinto di aver il potere assoluto sulle menti altrui, e per quanto la redenzione di Fener si palesi come un momento di storia del cinema, nel tirare le somme, rimane l’amaro in bocca nel constatare che situazioni tanto estreme vengano poi affiancate a sequenze comiche del tutto fuori luogo, che, in teoria, dovrebbero essere anch’esse tragiche.
Volendosi allontanare da quella fantascienza drammatica e pessimistica, quale quella che poteva essere sorretta da capolavori come Mad Max, Alieno Blade Runner, l’ultimo progetto di Lucas affonda in una costruzione superficiale di una conclusione che di epico ha ben poco, se non gli attimi in cui sono Jedi e Sith a vivere sullo schermo, grazie anche alle sempre indimenticabili melodie di John Williams.
Non tutto il male viene, però, per nuocere, poiché la prima ora di film resta un affascinante connubio di grottesco, dramma, erotismo e tensione ancor oggi esaltante e coinvolgente. La figura di Jabba, accompagnata sempre dal suono della tuba, che rispecchia la sua poderosa obesità, si dimostra fin da subito come un’icona pop difficile da dimenticare, così come il suo palazzo abitato dai più famigerati cacciatori di taglie, persone poco raccomandabili o prive di una qualunque etica. E’ un caleidoscopio intrigante ed interessante, simile, per certi versi, al locale in cui, due pellicole avanti, entrava Kenobiassieme a Luke, allora nemmeno uno Jedi, alla ricerca di piloti capaci di allontanarli il più velocemente possibile da Tatooine. Quello che ai tempi non era nemmeno un cavaliere, ora è uno Jedicompleto, astuto e potente, capace di piegare il volere delle menti deboli grazie all’ausilio della Forza, sua alleata.
Star Wars - Il Ritorno dello Jedi, vive un po’ troppo sui riflessi indimenticabili di chi l’ha preceduto e si adagia troppo sulla concezione di essere un episodio conclusivo, chiude con delle riserve considerevoli una saga che poteva ambire ad una conclusione migliore, non tanto sul piano tecnico, dato che alcune inquadrature, come quelle in volo sui veicoli su Endor, sono a dir poco spettacolari, né tanto meno per quel che concerne la realizzazione degli effetti speciali, all’avanguardia ed ancora oggi credibili, ma sull’aspetto narrativo e della sceneggiatura. Se da un lato, infatti, abbiamo la crescita del conflitto tra padre e figlio, il potere sempre più insistente del lato oscuro, e la paura che Luke passi davvero tra le fila del male in alcune o più sequenze, dall’altro va fatto notare come tutta questa tensione venga totalmente distrutta da una battaglia totalmente priva di quel pathos e dramma capace di renderla funzionale ai fini della vicenda.
Gli Ewooks, per quanto carini e simpatici, metafora di quei popoli che sono stati spazzati via dai conquistatori, un tempo, rappresentano l’anti-climax per eccellenza, facendo venir meno toni e momenti che avrebbero maggiormente beneficiato di tutta una serie di azioni estreme o tragiche. Fortuna che, se da un lato abbiamo questa semplicista visione della guerra, dall’altro sono le tematiche portate avanti da un’intera esalogia ad alzare considerevolmente l’asticella della qualità. Luke cerca in suo padre quel bene in cui egli stesso crede più di quest’ultimo, e la distruzione dell’Impero e del suo Imperatore fa da cornice ad una redenzione tanto amara quanto profonda, toccante nella sua semplice e brutale bellezza.
In definitiva per The Return of the Jedi poteva esser fatto di più, questo è certo, sopratutto nei riguardi di una storia tanto affascinante ed innovativa quanto derivata da comics e letteratura classica, ma Lucas, in questo modo, ha dato la possibilità di poter permettere, in un futuro, a registi più esperti o sceneggiatori particolarmente ispirati di rimediare e mettere mano su una saga che necessita di un finale nettamente più appagante. La Galassia di Guerre Stellari, per quanto salva, ha bisogna ancora di essere esplorata, può ancora dare molto ed offrire un intrattenimento di tipo intelligente e divertente, capace di farsi apprezzare sia dagli adulti che dai più piccoli in modo equilibrato.
Il Ritorno dello Jedi proietta noi tutti a quel Risveglio della Forza ambientato ben trent’anni dopo i fatti accaduti in quest’epilogo, trascina fan ed appassionati in un futuro ormai prossimo con il quale molti vogliono tornare ad avere una certa confidenza. In fondo è sempre stato così, prerogativa delle più esaltanti storie, nelle quali le parole e le immagini scorrono come un fiume in piena incapaci di fermarsi, dando vita a mondi e personaggi inimmaginabili, ma reali, che si animano sullo schermo e sulle pagine di un libro. Ogni avventura che si rispetti però, si narri di uomini e donne, automi, alieni, maghi, streghe, cavalieri o burberi Wookie, inizia sempre con lo stesso preciso schema, perché tale è il paradigma della madre di tutte le immortali leggende: “C’era una volta, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana….”.
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jackpug
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sabato 15 agosto 2015
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un passo indietro rispetto ai precedenti due film
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Ecco l'ultimo capitolo della "trilogia originale" di Star Wars : "Episodio VI" non è un cattivo film ma probabilmente non al livello dei precedenti "Episodio IV" e "Episodio V" che avevano trame e dettagli molto più intriganti ed interessanti.
"Episodio VI" sembra puntare di più sull'emozione e sui personaggi principali ma meno riguardo la storia e i dettagli e, quindi, lo fa apparire purtroppo come il più debole della "trilogia originale".
Buon film per passare tranquilli un paio di ore senza pensieri ma non raggiunge il fascino dell'inizio con "Episodio IV" e neppure l'atmosfera cupa e più dark vista in "Episodio V".
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Ecco l'ultimo capitolo della "trilogia originale" di Star Wars : "Episodio VI" non è un cattivo film ma probabilmente non al livello dei precedenti "Episodio IV" e "Episodio V" che avevano trame e dettagli molto più intriganti ed interessanti.
"Episodio VI" sembra puntare di più sull'emozione e sui personaggi principali ma meno riguardo la storia e i dettagli e, quindi, lo fa apparire purtroppo come il più debole della "trilogia originale".
Buon film per passare tranquilli un paio di ore senza pensieri ma non raggiunge il fascino dell'inizio con "Episodio IV" e neppure l'atmosfera cupa e più dark vista in "Episodio V".
Bello rivedere i protagonisti a cui ci siamo perfino affezionati ma il prezzo è quello di ritrovare elementi fastidiosi come gli Ewoks ( quasi al livello di Jar-Jar in "Episodio I" ! ) e momenti alquanto monotoni nel palazzo di Jabba ( e un pò disgustosi ... ).
Il meglio sta nell'emozionante finale in cui Darth Vader si rivela veramente a Luke ... ma per il resto il film ( comunque meglio dei deludenti "Episodio I" e "Episodio II" ) lascia un pò a desiderare ... ma comunque un bel finale.
Tuttavia lo consiglio per vedere tutti la "trilogia originale" o la saga di Star Wars.
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gepy7
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martedì 7 aprile 2015
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veramente spaziale!!
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Considerato (forse a torto) il minore dei tre film della prima, memorabile trilogia, Il ritorno dello jedi non sfigura di fronte al sequel, "Empire strikes back" forse un pò sopravvalutato e maniene in parte le promesse della vigilia, all'uscita nel 1983. L'idea è quella di unire il gusto tipico della Disney (e infatti la casa americana ha recentemente acquistato i diritti) con la visione spaziale e cavalleresca di Lucas, dove l'epica mitologica è rivisitata secondo l'uso geniale delle tecnolige più moderne. Eppure molte cose non funzionano nel film: per 40 minuti sembra di assistere, nella parte centrale, a un film per la tv, la regia è piatta e i tocchi "alla Lucas" si vedono solo nel finale, gli orsacchiotti del film sono inutili e detestabili e la figura dell'Imperatore (Ian McDiarmid) è purtroppo sprecata dalla sceneggiatura.
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Considerato (forse a torto) il minore dei tre film della prima, memorabile trilogia, Il ritorno dello jedi non sfigura di fronte al sequel, "Empire strikes back" forse un pò sopravvalutato e maniene in parte le promesse della vigilia, all'uscita nel 1983. L'idea è quella di unire il gusto tipico della Disney (e infatti la casa americana ha recentemente acquistato i diritti) con la visione spaziale e cavalleresca di Lucas, dove l'epica mitologica è rivisitata secondo l'uso geniale delle tecnolige più moderne. Eppure molte cose non funzionano nel film: per 40 minuti sembra di assistere, nella parte centrale, a un film per la tv, la regia è piatta e i tocchi "alla Lucas" si vedono solo nel finale, gli orsacchiotti del film sono inutili e detestabili e la figura dell'Imperatore (Ian McDiarmid) è purtroppo sprecata dalla sceneggiatura. Comincia con una scena da film dei Muppet per poi avventurarsi nelle foreste stile Indiana Jones, tornare nello spazio dove, nell'ennesimo ( e già visto) attacco finale si consuma il destino della famiglia Skywalker, padre e figlio. Frattanto, dal 1977, la fantascienza non era rimasta ferma al palo ma ci aveva offerto prodotti assai più meditati di Star wars, dall' "Alien" i Scott ( e Blade Runner) alla 'Cosa' di Carpenter, passando per la fantasy apocalittica dei Mad Max e 'Fuga da New York', dove si avvertiva la visione pessimistica dei cineasti rispetto agli entusiasmi reaganiani degli USA dei primi 80. I tempi non erano maturi per Lucas (vedi l'ottimo, ultimo episodio 'La vendetta dei Sith'), così il film, mischiando l'alta tecnolgia al videogame, i pupazzi ai miti del Santo Graal, si attesta su posizioni da cinema ultra spettacolare e adrenalinico fedele allo spirito adolescenziale che pervase la generazione dei fan di "Guerre stellari". Evitabile la versione dvd o blu ray, pessime le aggiunte se non inutili, come quella di sostituire l'ologramma di Sebastian Shaw (Anakin Skywalker da vecchio) con quello di Hayden Christensen, il cattivo della nuova trilogia meno espressivo di Dave Prowse con la maschera nera di Darth Vader. Bello il finale, con la redenzione finale del cattivo, una creatura -macchina d'acciaio- moderna versione di Frankestein adattata dal regista Lucas alla cultura wagneriana che pervade tutta la trilogia.
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supremo2000
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lunedì 21 luglio 2014
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darth vader
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Bellisima Conclusione Della Trilogia Aspetto il Settimo
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alessandro rega
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mercoledì 19 febbraio 2014
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may the force be with you
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Finalmente ho terminato questa benedetta trilogia ! E non lo dico perché non mi sia piaciuta, bensì perché non avevo mai visto nessun film di Guerre Stellari, per questo talvolta sono stato deriso, ma ora l’ho fatto…e sì, posso anch’io fare lo sbruffone, ma adesso posso anche giudicarla, questa illustre trilogia.
Ora, non so con precisione quando mi approccerò alla seconda trilogia, ma sta di fatto ch’io ho un certo timore a farlo, poiché non promette un granché bene, non vorrei vedere quella roba alla “Stragate”, per intenderci! Col terzo film si è trattato della fine di un’era, dopo di questo non sono stati creati altri lungometraggi della saga per 16 anni ! Mentre il crudele imperatore è in combutta con Dart Fener e studiano un piano per far passare Skywalker al lato oscuro della forza, i nostri eroi tentano di salvare Ian Solo, quest’ultimo si trova tra gli Hutt, ibernato e tenuto prigioniero da Jabba the Hutt.
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Finalmente ho terminato questa benedetta trilogia ! E non lo dico perché non mi sia piaciuta, bensì perché non avevo mai visto nessun film di Guerre Stellari, per questo talvolta sono stato deriso, ma ora l’ho fatto…e sì, posso anch’io fare lo sbruffone, ma adesso posso anche giudicarla, questa illustre trilogia.
Ora, non so con precisione quando mi approccerò alla seconda trilogia, ma sta di fatto ch’io ho un certo timore a farlo, poiché non promette un granché bene, non vorrei vedere quella roba alla “Stragate”, per intenderci! Col terzo film si è trattato della fine di un’era, dopo di questo non sono stati creati altri lungometraggi della saga per 16 anni ! Mentre il crudele imperatore è in combutta con Dart Fener e studiano un piano per far passare Skywalker al lato oscuro della forza, i nostri eroi tentano di salvare Ian Solo, quest’ultimo si trova tra gli Hutt, ibernato e tenuto prigioniero da Jabba the Hutt. La prima parte del film scorre abbastanza velovemente, però, forse è presente qualche ridondanza nelle azioni che permettono la liberazione di Ian Solo sul pianeta Tatooine.
Questo non è un film politico, per cui ha inizio lo spettacolo, sia nello spazio che sulla terraferma.
Parecchi hanno criticato gli Ewoks, orsacchiotti che attaccano le forze armate, io invece li trovo perfetti così come stanno, al loro posto. Quello è il loro pianeta, vengono scombussolati dalle forze nemiche e così si alleano con il lato buono ed attuano sapienti strategie belliche. Sono comunque un popolo evoluto, sotto tutti i punti di vista: ma ca**o sono lì…e sono perfetti dove sono!
Il tutto mentre avviene il conflitto tra Skywalker, Darth Sidious e Dart Fener, suo padre, che uccide il suo padrone e salva il figlio; l’apoteosi dell’intera trilogia.
Anche questo film non è perfetto, ma comunque un’opera sensazionale ed è intuibile come tutti i popoli e i personaggi siano entrati nella memoria collettiva.
Il finale è abbastanza buonista e sono pochi, se vi sono, i protagonisti che ci lasciano le penne, per fortuna abbiamo la scena di forte impatto tra il ritrovato Anakin Skywalker moribondo e suo figlio Luke: questa scena è palesemente ispirata a quella di tolkieniana memoria, in cui Eowyn ammazza il re degli stregoni di Angmar, “salvando” suo zio, che poi muore guardandola negli occhi. Poetica al massimo ed in tutto !
Do il 9 anche a questo terzo capitolo di Guerre Stellari. Il mondo fantascientifico che ha inventato George Lucas è un mondo di un universo, ciò fa riflettere su quanto sia grande quest’ultimo. Da parte mia, penso che non si tratti di un capolavoro, ma di un cult ricco di scene formidabili e di personaggi mitici.
Il tutto è alimentato da un’aura divina, che è in tutto e che tutto muove: la forza.
Questo continuo scorrere della forza, in due fiumi opposti e cioè quello del bene e quello del male, determina la contrapposizione di questi due lati della forza, quello buono e quello oscuro, ciò muove le vicende e denota la storia di Star Wars. Io mi inchino a quest’opera, nutro profondo rispetto, come dicevo prima non è giusto fare tabula rasa e considerarlo un film normale. Se tale fosse, si sminuirebbe e si evidenzierebbero gli aspetti negativi che sì, per carità, ci sono. Però, almeno alcuni, un po’ passano in secondo piano. E’, evidentemente, qualcosa di più, è una trilogia che ha fatto epoca ed ha nel bene e nel male segnato la storia del cinema…e non solo.
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