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venerdì 7 maggio 2021
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recensione ben scritta,la migliore su questo film!
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Ho ricevuto il DVD del film l'Australiano/ The Shout da una mia amica che ha studiato alla Scuola di Cinema in Australia. Film pieno di mistero e che turba per l'aspetto ancestrale dall'istinto e che manda a benedire tutti i concetti sull'attrazione istintuale sessuale... tanto da rendere "schiava" l'inconsapevole la protagonista di questa storia.. così.... non saprei nemmeno come definire la storia stessa! Misteriosa e potenzialmente vera. I miei complimenti a EMANUELE SACCHI che ha saputo coglierne l'aspetto più oscuro e sconosciuto! 7 Maggio 2021
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stefano capasso
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venerdì 2 ottobre 2020
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sciamanesimo, pazzia e cura dell''anima
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In un manicomio nella provincia inglese si sta svolgendo una partita di cricket. Charles segna i punti e comincia a raccontare la sua storia al ragazzo che lo sta aiutando. Era stato 18 anni in Australia ed aveva appreso diverse tecniche da uno stregone, tra cui un grido capace di uccidere chi lo ascoltasse. Tornato in Inghilterra era entrato nella vita di una coppia apparentemente felice, Anthony e Rachel allacciando con la donna, grazie alle tecniche sciamaniche, una relazione amorosa.
È un film davvero complesso questo di Jerzy Skolimowsky, difficile da comprendere usando razionalità classica. Il tema della pazzia e dello sciamanesimo indirizza necessariamente la chiave di lettura verso aspetto decisamente sensoriali e carnali.
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In un manicomio nella provincia inglese si sta svolgendo una partita di cricket. Charles segna i punti e comincia a raccontare la sua storia al ragazzo che lo sta aiutando. Era stato 18 anni in Australia ed aveva appreso diverse tecniche da uno stregone, tra cui un grido capace di uccidere chi lo ascoltasse. Tornato in Inghilterra era entrato nella vita di una coppia apparentemente felice, Anthony e Rachel allacciando con la donna, grazie alle tecniche sciamaniche, una relazione amorosa.
È un film davvero complesso questo di Jerzy Skolimowsky, difficile da comprendere usando razionalità classica. Il tema della pazzia e dello sciamanesimo indirizza necessariamente la chiave di lettura verso aspetto decisamente sensoriali e carnali. Lo sono la rappresentazione dell’adulterio, l’inquietudine e il disagio di Anthony che cerca di combattere il potere di Charles e sullo sfondo la relazione con la chiesa che Anthony mantiene. Importante, ad ulteriore conferma, è la professione di quest’ultimo: è un musicista sperimentale, che lavora sui suoni, su particolari registrazioni di oggetti ed eventi di diversa natura; ancora dunque l’aspetto sensoriale che emerge. L’anima tirata in ballo dal prete durante la messa iniziale e più volte dallo stesso protagonista diventa il discorso fondamentale del film. Tra flashback e flashforward, montaggi paralleli simbolici con citazione del montaggio alternato di Ejzenstejn, la narrazione lascia a volte dei buchi incomprensibili; nonostante tutto il film mantiene un fascino ed una capacità di astrazione decisamente fuori dalla norma.
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ennio
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mercoledì 17 giugno 2020
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misticismo fine a sè stesso
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Ho guardato "l'australiano" per stima verso il regista Skolimowski, autore anni prima dell' ottimo "la ragazza del bagno pubblico". E perchè gli attori protagonisti sono certamente di buon livello, tra cui un improbabile e curioso Tim Curry vestito e pettinato come un bravo ragazzo anglosassone degli anni '60. Tutto ciò merita 2 stelle, il resto è il nulla. La storia non ha un filo nè logico nè spirituale, è solo un accozzaglia di tentativi mistico/simbolici con reminiscenze "misteriose" degli aborigeni australiani, ma di tutto ciò non se ne afferra nè il senso nè bellezza alcuna. Il fatto che i protagonisti vivano ora in un sanatorio aiuta a capire alcuni perchè del film.
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Ho guardato "l'australiano" per stima verso il regista Skolimowski, autore anni prima dell' ottimo "la ragazza del bagno pubblico". E perchè gli attori protagonisti sono certamente di buon livello, tra cui un improbabile e curioso Tim Curry vestito e pettinato come un bravo ragazzo anglosassone degli anni '60. Tutto ciò merita 2 stelle, il resto è il nulla. La storia non ha un filo nè logico nè spirituale, è solo un accozzaglia di tentativi mistico/simbolici con reminiscenze "misteriose" degli aborigeni australiani, ma di tutto ciò non se ne afferra nè il senso nè bellezza alcuna. Il fatto che i protagonisti vivano ora in un sanatorio aiuta a capire alcuni perchè del film. Film che almeno ha il pregio di durare poco.
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gianleo67
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martedì 21 ottobre 2014
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...e venne un uomo
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Durante una partita di cricket in un manicomio della campagna inglese uno dei pazienti, che fa anche da arbitro, inizia a raccontare al suo collega la strana storia di antichi riti tribali aborigeni che egli apprese durante i lunghi anni passati nell'entroterra australiano e di come questi hanno sconvolto la vita di una giovane coppia del luogo, un'infermiera ed un musicologo, della cui donna egli si era invaghito.
Tratto dal racconto del poeta e scrittore Robert Graves e sceneggiato dal regista insieme a Michael Austin, questa storia di passione e follia segna in realtà l'irruzione dell'irrazionale e del mito come elemento che contribuisce a scardinare le solide convinzioni culturali e religiose della civiltà borghese , riconducendo l'esperienza dell'uomo alla primigenia matrice ancestrale legata ai miti ciclici della terra e della vita.
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Durante una partita di cricket in un manicomio della campagna inglese uno dei pazienti, che fa anche da arbitro, inizia a raccontare al suo collega la strana storia di antichi riti tribali aborigeni che egli apprese durante i lunghi anni passati nell'entroterra australiano e di come questi hanno sconvolto la vita di una giovane coppia del luogo, un'infermiera ed un musicologo, della cui donna egli si era invaghito.
Tratto dal racconto del poeta e scrittore Robert Graves e sceneggiato dal regista insieme a Michael Austin, questa storia di passione e follia segna in realtà l'irruzione dell'irrazionale e del mito come elemento che contribuisce a scardinare le solide convinzioni culturali e religiose della civiltà borghese , riconducendo l'esperienza dell'uomo alla primigenia matrice ancestrale legata ai miti ciclici della terra e della vita. Approntando l'affascinante meccanismo di una messa in scena in cui tanto i piani temporali quanto le prospettive della narrazione sembrano incrociare gli eventi della delirante narrazione del suo misterioso e oscuro protagonista con un presente di reclusione e di follia, Skolimowski ci conduce in un territorio inesplorato frequentato dall'ambigua coesistenza tra il dominio dell'irrazionale come plausibile elemento di manipolazione della realtà ('Oh sì, io credo nel potere della magia; è 'una realtà. Se un uomo è convinto di essere condannato, muore perchè si lascia andare') ed il raccondo di un folle, 'un povero istrione che si dimena e pavoneggia durante la sua ora sul palco, e poi non s'ode più'. Pervaso da un sinistro simbolismo di morte e giocato sugli effetti stranianti del sonoro, la ricerca musico-antropologica di uno sgomento John Hurt sembra assecondare l'eco lontana delle terribili armonie della natura, l'urlo terrifico di una volontà di dominio e di potere quale affermazione esemplare dell'istinto sulla ragione, della natura sulla cultura, del caos sulla civiltà. Innovativo tanto sul piano formale (straordinari tanto il montaggio che il sonoro) e visivamente affascinate, il film di Skolimowski elabora in maniera assolutamente personali le tematiche già abbozzate l'anno prima da Peter Weir nel suo 'The Last Wave' e curiosamente riprese nell'oscuro e angosciante 'Nomads' di John McTiernan, laddove la sottile ambiguità che separa il mondo degli spiriti dalla realtà potrebbe essere invece il sintomo allarmante di una deriva nell'irrazionale e nella follia di una mente incapace di elaborare l'affiorare minaccioso di paure escatologiche. Sebbene mantenga nella circolarità della narrazione e negli scarti del montaggio una sua natura volutamente criptica e indecifrabile, è un film che si presta a più livelli di interpretazione, rivelando il talento indiscutibile di un autore che ottenne il suo primo, importante riconoscimento internazionale con la vittoria del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1978.
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numenoreano
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giovedì 24 novembre 2011
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un urlo sublime.
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Sullo sfondo di una partita di cricket giocata all'interno di un manicomio, un misterioso paziente racconta ad un ragazzo, ospite dell'istituto, una storia apparentemente inverosimile. Narra di Anthony, un topo da laboratorio che passa intere giornate a studiare - registrare - copiare qualsiasi tipo di suono, e di come si imbatta per caso in un misterioso viandante il quale ha tramandato la sua conoscenza dagli aborigeni dell'Australia. La conoscenza di un suono, più precisamente un urlo, che l'uomo comune non può sopportare. Pena? La morte.
Il concetto di base è chiaro: la natura delle cose è inespugnabile per l'uomo comune.
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Sullo sfondo di una partita di cricket giocata all'interno di un manicomio, un misterioso paziente racconta ad un ragazzo, ospite dell'istituto, una storia apparentemente inverosimile. Narra di Anthony, un topo da laboratorio che passa intere giornate a studiare - registrare - copiare qualsiasi tipo di suono, e di come si imbatta per caso in un misterioso viandante il quale ha tramandato la sua conoscenza dagli aborigeni dell'Australia. La conoscenza di un suono, più precisamente un urlo, che l'uomo comune non può sopportare. Pena? La morte.
Il concetto di base è chiaro: la natura delle cose è inespugnabile per l'uomo comune. Le sue limitate capacità gli consentono solo di provare a studiare "scientificamente" gli echi di verità che gli arrivano un pò per intuito un pò per casualità, ma esso non può sopportare la reale grandezza degli elementi naturali. Può solo morire o diventare matto nel tentativo di sfidarli.
In questo modo "l'urlo terrifico", magico potere di morte del viandante Crowsley, dà corpo all'inespugnabile, alla verità. Al concetto romantico del sublime. Secondo cui la natura, nei suoi aspetti più terrificanti, produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire, ma anche la consapevolezza della distanza insuperabile che separa il soggetto dall'oggetto. La curiosità unitamente con l'arroganza umane possono portare un uomo come Anthony a poter pensare, per esperienza presunta, di conoscere la natura delle cose (in questo caso il suono). Ma, a quanto pare, solo chi ha un rapporto più diretto con la natura (gli aborigeni, e Crowsley) può aspirare ad afferrarne i suoi segreti.
Il racconto prende vita come un vortice di suoni atti a scandire e spesso apostrofare degli episodi raccontati con un vago piglio ermetico, magico, nero. Jerzy Skolimowski non segue uno schema fisso nella narrazione, non offre nessun appiglio sicuro allo spettatore. E lo fa per trasmettergli quello stesso senso di impotenza che è proprio del malcapitato Anthony, solo ed inerme davanti all'ignoto.
Un film potente e coraggioso in tutte le sue parti: storia, colonna sonora, fotografia.
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franco
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venerdì 27 gennaio 2006
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suggestivo
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E' un film inconsueto e suggestivo diretto e recitato molto bene. Sconsigliato a chi apprezza i film di natale o le americanate zeppe di effetti speciali e povere di idee.
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