A me il film è piaciuto molto, vi è un grande intreccio fra colonna sonora, storia e regia. Essenzialmente è una specie di tragedia greca, raccontata per di più in una maniera "teatrale": la dimensione del "racconto" è infatti persistente nel film, come in una rappresentazione teatrale il regista non si cura di rendere realistica la finzione. Non è vero che non si capisce chi sono i buoni e i cattivi, come dice Kezich, o meglio il senso del film è chiaro: la reazione fascista di fronte alla contestazione giovanile e l'impegno della polizia diretto più contro la contestazione che non contro i gruppi fascisti. Più che altro, il tutto è raccontato con una sorta di leggerezza e di distacco, ed è questo che dà qull'impressione di "amoralità" (cioè "non si capisce chi sono i buoni e chi i cattivi") notata da Kezich.
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A me il film è piaciuto molto, vi è un grande intreccio fra colonna sonora, storia e regia. Essenzialmente è una specie di tragedia greca, raccontata per di più in una maniera "teatrale": la dimensione del "racconto" è infatti persistente nel film, come in una rappresentazione teatrale il regista non si cura di rendere realistica la finzione. Non è vero che non si capisce chi sono i buoni e i cattivi, come dice Kezich, o meglio il senso del film è chiaro: la reazione fascista di fronte alla contestazione giovanile e l'impegno della polizia diretto più contro la contestazione che non contro i gruppi fascisti. Più che altro, il tutto è raccontato con una sorta di leggerezza e di distacco, ed è questo che dà qull'impressione di "amoralità" (cioè "non si capisce chi sono i buoni e chi i cattivi") notata da Kezich.
La leggerezza e il distacco sono l'effetto dell'uso insistente del piano sequenza e dei pensieri della protagonista che dominano il racconto: come una voce narrante continua che ha la prevalenza sui dialoghi.
Tuttavia il film si coagula improvvisamente nel finale, giusto negli ultimi minuti, quando il senso della tragedia diventa immediato e diretto, e il velo di "distacco" e leggerezza che pervadeva il film improvvisamente sembra crollare e la dimensione tragica sembra uscire fuori e colpire lo spettatore senza più difese.
Non si può negare che la scena finale quando il poliziotto arriva improvvisamente dietro la protagonista e la colpisce,
ponendo anche fine alla voce (interiore) narrante della giornalista, una voca sempre ironica e distaccata, bè questo dà il senso della tragedia. E la bellissima canzone che costituisce la colonna sonora del film sottolinea sempre benissimo il tutto.
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