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molenga
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martedì 15 novembre 2011
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eric le roi
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Eric è un postino in crisi: vive con due figliastri che non lo rispettano, ricorda con amarezza la donna che amava e che, per paura, ha abbandonato 30 anni prima quando era incinta...caos. Eric è anche nonno ma la sua vita non va avanti: fan dello united non va più allo stadio dai tempi del suo grande idolo, Cantona che, nella disperazione più cupa, inizia ad apparirgli e ad aiutarlo raccontandogli le sue esperienze. appaiono i gol-come quello su angolo di beckham-la squalifica di sei mesi....le cose per l'eric postino si complicano quando uno dei due figliastri, finito in un brutto giro, porta a casa una pistola...
Pregevole commedia di formazione di ambientazione tipicamente loachiana, bravi tutti i protagonisti, anche il sorprendente-ma un po' attore lo era anche sul campo- cantona.
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Eric è un postino in crisi: vive con due figliastri che non lo rispettano, ricorda con amarezza la donna che amava e che, per paura, ha abbandonato 30 anni prima quando era incinta...caos. Eric è anche nonno ma la sua vita non va avanti: fan dello united non va più allo stadio dai tempi del suo grande idolo, Cantona che, nella disperazione più cupa, inizia ad apparirgli e ad aiutarlo raccontandogli le sue esperienze. appaiono i gol-come quello su angolo di beckham-la squalifica di sei mesi....le cose per l'eric postino si complicano quando uno dei due figliastri, finito in un brutto giro, porta a casa una pistola...
Pregevole commedia di formazione di ambientazione tipicamente loachiana, bravi tutti i protagonisti, anche il sorprendente-ma un po' attore lo era anche sul campo- cantona.
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liuk©
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domenica 23 ottobre 2011
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solo per cantona
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rivedere Cantona è stato piacevole, un vero mito degli anni 90 nonchè un Personaggio con la P maiuscola.
Tranne questo il film è debole, scialbo, grigio come il cielo di Manchester assolutamente dimenticabile.
Merita un plauso il finale di rivincita ma nel complesso non si arriva ad una sufficienza.
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nik91
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giovedì 1 settembre 2011
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"io non sono un uomo io sono cantona"
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Eric Bishop è un impiegato delle poste, vive una vita travagliata con due figliastri a carico e vive con un unico rimpianto, quello di aver lasciato sua moglie Lily quando era giovane, l'unico modo che ha per sfuggire a questa situazione è la sua passione più grande, il tifo per il Manchester United ma sopratutto nel suo più grande campione Eric Cantona. Infatti si immaginerà di vedere proprio Cantona che gli da consigli per superare i suoi problemi, le sue paure e timori.
Ma è proprio la contrapposizione tra il gioco del calcio e la vita reale che fa di questo film un vero e proprio ritratto di tutte quelle persone che per superare i problemi della vita si dedicano al tifo di una squadra.
"Qual è stato il momento più bello?" chiede il protagonista a Cantona e lui gli risponde "Un passaggio" questo ci fa capire che come nel gioco del calcio il gioco di squadra è importantissimo, così anche nella vita rale se non abbaimo un aiuto dai nostri amici e familiari non potremmo mai riuscire a superare i problemi arrivare alla felicità e dobbiamo per così dire ricevere un assist da loro per segnare i Goal della vita.
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dellos
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sabato 4 giugno 2011
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buona commedia-drammatica un po' fantastica
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Buona commedia drammatica con protagonista un tifoso del Manchester United (e in particolare di Cantona) che non ha una vita proprio facile. Ma grazie al proprio idolo riuscirà a ricomporre una famiglia ormai distrutta e a ritrovare un rapporto con la ex moglie.
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francesco2
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venerdì 15 aprile 2011
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my name is eric. due volte
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Diciamo subito che sarebbe ingeneroso sostenere che Loach abbia totalmente accantonato la denuncia sociale che caratterizza il suo cinema. Lo sguardo sull'individuo e sulla società, parzialmente, rimane cupo o comunque realista, quando ti soffermi su dei bulletti che se non sottostai alle loro prepotenze ti fanno picchiare dal cane di turno, tralasciando una "Famiglia" con due figli(astr)i prepotenti e viziati.
Ciò detto, quello che mi lascia perplesso nel "Mio amico Eric" non è il (Parziale, abbiamo appena detto) cambiamento di rotta: del resto neanche il deludente "Bacio appassionato"e l'affresco storico "Vento che accarezza l'erba" rimandano alla "Tipica cinematografia" del regista inglese.
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Diciamo subito che sarebbe ingeneroso sostenere che Loach abbia totalmente accantonato la denuncia sociale che caratterizza il suo cinema. Lo sguardo sull'individuo e sulla società, parzialmente, rimane cupo o comunque realista, quando ti soffermi su dei bulletti che se non sottostai alle loro prepotenze ti fanno picchiare dal cane di turno, tralasciando una "Famiglia" con due figli(astr)i prepotenti e viziati.
Ciò detto, quello che mi lascia perplesso nel "Mio amico Eric" non è il (Parziale, abbiamo appena detto) cambiamento di rotta: del resto neanche il deludente "Bacio appassionato"e l'affresco storico "Vento che accarezza l'erba" rimandano alla "Tipica cinematografia" del regista inglese. Il vero punto è optare per una favola in cui uno sbandato è vittima di un incidente iniziale d'auto, modello Moretti in "Palombella rossa", e(ri)trova la forza per andare avanti in un rapporto virtuale con un mito mai troppo idealizzato, ma comunque dispensatore di consigli "Umanitari", associati ad immagini di repertorio e divertenti (?) scene in cui i due Eric si dividono la stessa sigaretta.
Se proviamo, brevemente, ad analizzare la "Rinascita" nel cinema, al di là della stemperata passione(?) civile vista(?) nel "Sostiene pereira" di Tabucchi, potremmo soffermarci su due titoli conosciuti, di cui uno molto recente, "Il discorso del re" ed "Il favoloso mondo di Amélie". Nel primo, al di là di qualche semplificazione facile, si fa intelligentemente leva sull'insicurezza di un uomo troppo sicuro di sé: nessun rapporto taumaturgico, tanto più che il "Medico" è poco più che un impostore. Amélie, immersa in un contesto parigino quanto Firth in quello inglese, si trova a scoprire come sia difficile amare gli altri continuando, al contempo, a tutelare anche noi stessi.
Bene, anzi male, perché il punto debole di questo film , anche "Duro" in altri momenti, è proprio il rapporto tra i due Eric. Tutto si riduce alla seduzione che un ex(?) idolo esercita su un frustrato della middle-class: ho detto non troppo idolo, certo, ma quando lui stesso afferma "Non sono un uomo, ma Cantona", è come rivendicare "Implicitamente" che la funzione è quella del Mito, che non impara dall'altro Eric proprio perché taumaturgo, portatore di "altruismo" (Non bisogna ricordarsi i goal, ma i passaggi) e di valori sociali un pò scontati (L'amicizia che ci salva nei momenti molto difficili: ma i veri a mici probabilmente sono pochi, non un intero gruppo, come ci mostra Loach in un finale abbastanza divertente, ma forse non così plausibile).
Se spiace scrivere queste righe, è perché, come già detto, in altri momenti il film si sofferma su un'Inghilterra ai margini abbandonata a sé stessa, una polizia proverbialmente "Garbata" che ricorre a strumenti estremi contro problemi dilaganti come il bullismo che imperversa tra le bande di quartiere(Purtroppo, tema di drammatica attualità in questi giorni). Forse è un impressione mia, ma è come se esistessero due film in uno, ed i difetti dell'uno rischiassero di bilanciare, se non di prevalere, sui pregi dell'altro. Rispetto al già imperfetto ma più dolente "My name is Joe", è come se Loach stesso si fosse "Borghesizzato", parola che se letta da lui mi impedirebbe di pubblicare questa recensione; ed il matrimonio finale, con foto di famiglia allegata, rafforza ulteriormente questa mia impressione
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fitti77
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domenica 13 marzo 2011
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mai negarsi possibilità nella vita..
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Storia come tante nella vita reale,purtroppo..
Mi garbano motlo i film inglesi,specie ambientati nei ceti popolari.
Bellissima la scena finale.Cantona numero 1.
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notedo
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sabato 30 ottobre 2010
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e'proprio all'altezza del k. loach che conosciamo?
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ken Loach si è concesso una pausa dalla sua solita produzione cinematografica anche se in questo film compaiono ancora tutti i problemi del proletariato e sottoproletariato. I problemi sociali rimangono immutati ed immutabili,però questa volta,grazie all'intervento da favola del campione di calcio Cantonà vengono ad essere alleggeriti o meglio spariscono completamente convincendo lo spettatore che in definitiva ha assistito ad un buon film . NOTEDO
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notedo
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mercoledì 27 ottobre 2010
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film di assoluta originalità
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Ken Loach si è concesso una pausa dalla sua impegnata produzione cinematografica centrando il successo del film specialmente grazie alla scelta dell'interprete principale Steve Evets il quale per la sua provenienza operaia si è mosso con assoluta autenticità per le caratteristiche esistenziali ottimamente recuperate da Ken Loach. (Eduardo Notarnicola)
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nigel mansell
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venerdì 15 ottobre 2010
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provaci ancora sam alla loach
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Un provaci ancora Sam alla Loach, con un Cantona al posto di un Bogart. Diciamo che Loach sono anni oramai che fa lo stesso film, una sorta di eterno serial. Il risultato è sempre divertente, ma non è che si lasci il cinema ricordando il tocco del regista od una particolare recitazione. Sono film così, di queste periferie che potrebbero essere quelle di ogni posto e degli uomini che cercano di non dimenticarsi di essere tali ed alla fine riescono a vivere in modo dignitoso. Un fil di uomini con uomini, le donne sono una cosa parte e pare che non vengano toccate dalla feccia del mondo, loro risultano essere superiori a tutto e tutti.
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morrison hotel
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lunedì 19 aprile 2010
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una bella sorpresa
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Era da un po' di tempo che avrei voluto vedere questo film. Ne avevo sentito parlare bene in un programma radiofonico e il fatto che fosse interpretato, tra gli altri, dall'antipatico ex calciatore francese Eric Cantona aveva fatto il resto. Come è possibile che un tale personaggio (per di più ex calciatore) abbia saputo far bene nel cinema? Ma arrivo al dunque: il film ha un non so che di geniale e Cantona interpreta un se stesso (fiero, saggio, modesto) quale probabilmente non è ma che nella storia diventa l'elemento cardine attorno al quale ruota brillantemente l'intera trama: due Eric, quello normale alle prese con la sua vita di vicessitudini schifosamente normali e l'Eric mito del calcio al quale il calcio ha insegnato più che altro come vivere fuori dal campo.
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Era da un po' di tempo che avrei voluto vedere questo film. Ne avevo sentito parlare bene in un programma radiofonico e il fatto che fosse interpretato, tra gli altri, dall'antipatico ex calciatore francese Eric Cantona aveva fatto il resto. Come è possibile che un tale personaggio (per di più ex calciatore) abbia saputo far bene nel cinema? Ma arrivo al dunque: il film ha un non so che di geniale e Cantona interpreta un se stesso (fiero, saggio, modesto) quale probabilmente non è ma che nella storia diventa l'elemento cardine attorno al quale ruota brillantemente l'intera trama: due Eric, quello normale alle prese con la sua vita di vicessitudini schifosamente normali e l'Eric mito del calcio al quale il calcio ha insegnato più che altro come vivere fuori dal campo. Eric il campione dispensa consigli, l'Eric normale li fa propri e li applica efficacemente. I due non si incontrano mai realmente, ma Eric il campione diventa l'amico immaginario di cui il normale aveva bisogno, soprattutto in quel momento. Eric il normale si riscatta dalla propria vita e rimette faticosamente insieme i tasselli delle proprie relazioni che nel corso del tempo erano schizzate via, come impazzite, dal suo controllo. Steve Evets (nel ruolo di Eric il normale) è fantastico: recita con una naturalezza quasi disarmante, assolutamente lontano da certi atteggiamenti holliwoodiani. Lo consiglio. Soprattutto a chi ama i film a metà strada tra commedia e dramma.
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