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claudio bagni
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sabato 3 maggio 2008
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la guerra vista da de palma.
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La guerra vista da De Palma è la stessa di "Vittime Di Guerra", teatro di ingiustizie e di violentissima crudeltà ingiustificata.
Ho trovato molto originale il modo in cui De Palma ha strutturato il film che mostra la realtà vista dagli occhi di un soldato che usa la sua piccola telecamera per realizzare un documentario sull'iraq.
Eccezionale la fotografia curata in ogni dettaglio soprattuto nelle riprese statiche dall'alto che mostrano il tramonto e i colori della città.
Come in vittime di guerra il finale rende ridicoli i soldati che cercano di giustificare i loro comportamenti in guerra.
Trovo inconcepibile che un film di questa portata abbia saltato la sala cinematografica, inoltre spero che il cinema italiano prenda spunto dal modo in cui Brian de Palma renda appassionante un fatto di cronaca così delicato dando un ritmo molto intenso al suo capolavoro.
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filippaccio
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lunedì 12 gennaio 2009
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insert coin
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Un docu-film che racconta una volta in piu' gli orrori della guerra. Camera in presa diretta e filmati degli stessi marines che si improvvisano a loro volta piccoli registi. Di taglio giornalistico, un film che vuole raccontare le nuove guerre, i nuovi soldati, i nuovi terroristi.....Tutti vittime dell'uomo e della sua stupidità. A parte la solita retorica, la guerra è raccontata bene, come in un videogame un gioco stanco in cui ogni tanto qualcuno perde una vita e un gettone da rimettere per riprendere a giocare, tecnologia e polvere, noia, paura, cinismo e cattiveria....Come vincerla questa noia? Stuprando e ammazzando una bambina e una famiglia! Chi denuncia e' un traditore, chi ha commesso il fatto e' un povero ragazzo lontano da casa in una terra ostile che sta difendendo la propria nazione.
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Un docu-film che racconta una volta in piu' gli orrori della guerra. Camera in presa diretta e filmati degli stessi marines che si improvvisano a loro volta piccoli registi. Di taglio giornalistico, un film che vuole raccontare le nuove guerre, i nuovi soldati, i nuovi terroristi.....Tutti vittime dell'uomo e della sua stupidità. A parte la solita retorica, la guerra è raccontata bene, come in un videogame un gioco stanco in cui ogni tanto qualcuno perde una vita e un gettone da rimettere per riprendere a giocare, tecnologia e polvere, noia, paura, cinismo e cattiveria....Come vincerla questa noia? Stuprando e ammazzando una bambina e una famiglia! Chi denuncia e' un traditore, chi ha commesso il fatto e' un povero ragazzo lontano da casa in una terra ostile che sta difendendo la propria nazione....Roba da psichiatria! Un'esplosione richiama di nuovo l'attenzione, un'altra vita persa, insert coin....La guerra continua a vivere....
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macs a bologna
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martedì 11 marzo 2008
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l'orrore, l'orrore, l'orrore.....
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dopo mann, wenders, altman e lynch, un altro "grosso nome" di hollywood passa al digitale, e il risultato trasforma lui, il suo cinema e la cinematografia tutta. redacted vale come e per certe ragioni perfino più di full metal jacket, apocalypse now e la sottile linea rossa. il gusto per i piani-sequenza, per la verità-menzogna della macchina da presa e per la violenza umana presenti nelle sue precedenti opere qui si perfeziona arrivando a sublimarsi. il mockumentary, ormai vero e proprio genere(forgettin' silver, accordi e disaccordi, il cameraman e l'assassino, the blair witch project......), e il film in soggettiva, altro piccolo sottogenere (guy, la donna proibita.....) spesso in passato si sono rivelati -a parte rari casi- esercizi di stile godibili ma fini a se stessi; ed ecco che il re dell'esercizio di stile si ricorda del suo vittime di guerra, assai pomposo e retorico, si ispira a una storia vera, si arma di videocamere digitali e le usa per riprodurre la realtà come la conosciamo ai giorni nostri.
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dopo mann, wenders, altman e lynch, un altro "grosso nome" di hollywood passa al digitale, e il risultato trasforma lui, il suo cinema e la cinematografia tutta. redacted vale come e per certe ragioni perfino più di full metal jacket, apocalypse now e la sottile linea rossa. il gusto per i piani-sequenza, per la verità-menzogna della macchina da presa e per la violenza umana presenti nelle sue precedenti opere qui si perfeziona arrivando a sublimarsi. il mockumentary, ormai vero e proprio genere(forgettin' silver, accordi e disaccordi, il cameraman e l'assassino, the blair witch project......), e il film in soggettiva, altro piccolo sottogenere (guy, la donna proibita.....) spesso in passato si sono rivelati -a parte rari casi- esercizi di stile godibili ma fini a se stessi; ed ecco che il re dell'esercizio di stile si ricorda del suo vittime di guerra, assai pomposo e retorico, si ispira a una storia vera, si arma di videocamere digitali e le usa per riprodurre la realtà come la conosciamo ai giorni nostri. you tube, blog, videodiari, telecamere a circuito chiuso, telegiornali, sono diventati un ulteriore modo di "vedere", ormai alla pari dei nostri occhi. il film comincia incuriosendo, e in un'ora e mezza porta lo spettatore a un finale di emozione assoluta, nel quale la retorica e la profondità, la sincerità e la finzione si amalgamano senza possibilità di essere più separate. è come se tutta la carriera di de palma fosse servita per arrivare a redacted, per rendere il suo e il nostro occhio gli occhi meccanici delle videocamere digitali di questi anni duemila, definitivamente elevate in meno di una decina d'anni a strumenti alla pari delle cineprese tradizionali. il fatto che il regista abbia scelto di non far proiettare il film ma di venderlo a sky e di distribuirlo in dvd potrebbero insinuare un dubbio: forse sì, forse il cinema è stato sgozzato e decapitato definitivamente, perché in effetti redacted trova la sua sede di visione migliore nel piccolo schermo, ma più che in quello del televisore, nello schermo piatto di un computer portatile, cosa che invece non avveniva con il suo "gemello tecnico", arca russa di sokurov, lungo piano sequenza in digitale che per la "magia" della storia e la sontuosità degli interni si prestava ancora a far sognare gli spettatori sulle poltroncine delle sale cinematografiche. in ogni caso, difficile però non invidiare coloro i quali hanno avuto l'onore e la fortuna di vederlo all'ultima mostra del cinema di venezia.
rileggendo il mio commentino si capisce che ho appena terminato di vederlo, sono un po' troppo assolutista e superficiale, ma GIURO CHE QUESTO E' UNO DEI DIECI O VENTI FILM PIU' IMPORTANTI MAI FATTI!! impossibile d'ora in poi non citarlo in qualsiasi manuale di cinema, non solo di genere.
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jack scalera
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mercoledì 26 marzo 2008
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il grande fardello di de palma
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Aveva iniziato Spike Lee a raccontare, con il suo splendido La 25° ora, primo film realizzato e uscito poco dopo gli attentati alle Torri Gemelle, il dolore e il disorientamento di una nazione colpita direttamente al cuore con una violenza mai conosciuta prima entro i propri confini. La squadra di registi autori di 11'09''01 ha continuato a sviscerare la questione riflettendo sull’immediata risonanza mondiale avuta dell’attacco e le prime reazioni, mente Oliver Stone l’anno scorso alla Mostra di Venezia ci ha portato direttamente lì dove tutto era cominciato, con il suo World Trade Center. Ma oggi, dopo cinque anni da quel tragico 11 settembre, gli occhi del mondo e dei mass media si sono spostati a scrutare quei conflitti che sono la conseguenza più o meno diretta di quegli attentati.
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Aveva iniziato Spike Lee a raccontare, con il suo splendido La 25° ora, primo film realizzato e uscito poco dopo gli attentati alle Torri Gemelle, il dolore e il disorientamento di una nazione colpita direttamente al cuore con una violenza mai conosciuta prima entro i propri confini. La squadra di registi autori di 11'09''01 ha continuato a sviscerare la questione riflettendo sull’immediata risonanza mondiale avuta dell’attacco e le prime reazioni, mente Oliver Stone l’anno scorso alla Mostra di Venezia ci ha portato direttamente lì dove tutto era cominciato, con il suo World Trade Center. Ma oggi, dopo cinque anni da quel tragico 11 settembre, gli occhi del mondo e dei mass media si sono spostati a scrutare quei conflitti che sono la conseguenza più o meno diretta di quegli attentati. La guerra in terra araba ricorda sempre più per dinamiche e numero di vittime il fardello del Vietnam protagonista di numerosi film d’oltreoceano fino al decennio scorso, a testimoniare e tentare di sedare una ferita che bruciava ancora dopo tanto tempo. Adesso è l’Iraq il nuovo Vietnam. Con le dovute differenze certo, ma con in comune la tremenda sensazione di trovarsi di fronte una guerra terribile e in più sbagliata. C’è da stupirsi forse che la denuncia più forte in questa direzione venga da Redacted, ultimo lavoro presentato a Venezia da Brian De Palma, in cui il regista statunitense racconta, ispirandosi a un fatto realmente accaduto, lo stupro di una ragazza irachena da parte di alcuni soldati americani. Marines che sembrano gli stessi ragazzi che vengono reclutati senza troppi scrupoli all’uscita dei supermercati in Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, catapultati adesso in una terra sconosciuta, circondati da una popolazione dove tutti sembrano essere potenziali attentatori, o comunque nemici. Chi in Iraq c’è andato per rincorrere i propri sogni e chi per scappare dai propri incubi, ognuno con la propria storia ma nessuno con la pretesa di esser venuto a combattere davvero per una giusta causa. Questi soldati sono una miscela letale di ignoranza e ingenuità pronta ad esplodere in violenza ed orrore, monete di scambio preferite in tutte le guerre del mondo, appena gli viene a mancare l’unico piccolo faro che avevano trovato in un deserto infinito. Film ineccepibile dal punto di vista morale e ad alto tasso di antimilitarismo: se anche a Hollywood qualcosa si muove in questa direzione vuol dire che la questione negli Stati Uniti si è fatta bella tosta e la partita è aperta. Last but not least una considerazione prettamente sulla regia. De Palma è un Maestro, ha diretto film come Scarface, Blow Out, Gli Intoccabili e Carlito’s Way solo per dirne alcuni, considerati veri e propri cult da più generazioni di spettatori. Da un regista così, vicino ormai ai settanta, ti aspetteresti la riproposta dei suoi celebri virtuosismi di macchina e di narrazione, oltre la solita abbuffata di citazioni e rimandi alla storia del cinema. Invece De Palma cambia tutto, mescolo finzione e spezzoni documentari, favorendo una narrazione piana e fluida preferendo destinare la sua esperienza per la difficile coesione dei diversi firmati video, riuscendoci in modo nuovo e intelligente. Se è vero che l’arte non è tanto raccontare fatti o cose nuove quanto raccontarli in maniera innovativa, Brian De Palma ha scritto un’altra pagina importante per la storia della Settima Arte. Non perdetevelo.
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francesco manca
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sabato 15 marzo 2008
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"de palma: la vera verita'"
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Comincierei subito dicendo che De Palma ha voluto, secondo me, dirigere e raccontare a suo modo questo film, insieme a tutte le altre cose, anche e soprattutto per staccarsi e prendere un pò di respiro dall'aria tesa e soffocante che da un pò di anni a questa parte gira a Hollywood... Ed esattamente così è stato...infatti, Redacted, non appare neanche lontanamente un film "Hollywoodiano", non è girato con sei/sette macchine da presa Panavision con cui sono stati realizzati prodotti altamente commerciali come 300 o il recente 10.000 B.C., non ha un budget cosmico e consistente e lo stesso vale per il cast, composto interamente da attori sconosciuti o addirittura esordienti... Avendolo (volutamente) visto con molta cura e attenzione, ho potuto notare che De Palma riesce in neanche 90 minuti, a suddivere la sua opera in 3 parti precise e ben definite: la vita quotidiana dei soldati americani in Iraq - lo stupro l'uccisone della ragazzina e della sua famiglia da parte di due di loro - le conseguenze di questo tragico fatto.
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Comincierei subito dicendo che De Palma ha voluto, secondo me, dirigere e raccontare a suo modo questo film, insieme a tutte le altre cose, anche e soprattutto per staccarsi e prendere un pò di respiro dall'aria tesa e soffocante che da un pò di anni a questa parte gira a Hollywood... Ed esattamente così è stato...infatti, Redacted, non appare neanche lontanamente un film "Hollywoodiano", non è girato con sei/sette macchine da presa Panavision con cui sono stati realizzati prodotti altamente commerciali come 300 o il recente 10.000 B.C., non ha un budget cosmico e consistente e lo stesso vale per il cast, composto interamente da attori sconosciuti o addirittura esordienti... Avendolo (volutamente) visto con molta cura e attenzione, ho potuto notare che De Palma riesce in neanche 90 minuti, a suddivere la sua opera in 3 parti precise e ben definite: la vita quotidiana dei soldati americani in Iraq - lo stupro l'uccisone della ragazzina e della sua famiglia da parte di due di loro - le conseguenze di questo tragico fatto. Dato che sicuramente tutti voi che (credo) non abbiate ancora avuto modo di vedere il film, vi posso confermare quello che aspettate e sperate di sentire: sì ! De Palma ha fatto un film potente, sconvolgente e di forte impatto emotivo. L'aver girato il tutto usando la camera digitale, ha senza dubbio reso più vivido lo stile di vita dei soldati, e in particolar modo, la famosa e tanto discussa scena dello stupro, che viene mostrata allo spettatore attraverso l'obiettivo di una mini camera ad infrarossi, dato che, quando i soldati hanno commesso quel terribile scempio, in Iraq erano le 23.30 circa... quel che fa ancor più rabbrividire, è che uno dei soldati che a partecipato allo stupro, aveva posizionato appunto la mini camera sul suo elmetto, non dicendolo però ai suoi compagni che hanno poi vergognosamente agito sulla povera giovane, dicendo: "non vorrei che i ragazzi si sentissero a disagio..." Quel che ho capito guardando questo Redacted, è che De Palma ha fortemente voluto realizzare un film, o meglio, un mockumentary arrabbiato, vivido, reale, crudo, spietato, e allo stesso tempo, commovente, drammatico, freddo e agghiacciante, che sono in fin dei conti le stesse sensazioni provate dai soldati americani che combattono, sia nella pellicola che nella vita reale, al guerra in Iraq. Non è sbagliato, a mio avviso, paragonare Redacted proprio alla causa scatenante di tutto ciò, che è ovviamente l'11 Settembre 2001, giorno in cui furono rase al suole le Torri Gemelle del World Trade Center, che ha ispirato già 3/4 prodotti cinematografici, soprattutto perchè gli stessi protagonisti del film di De Palma, si sentono realmente incazzati e assetati di vendetta contro il popolo iraqueno, che ha vergognosamente e letteralmente strappato agli Stati Uniti D'America uno dei simboli portati della propria storia. Non penso di sbagliare ritenedo Redacted un film assolutamente primitivo, nel senso che, De Palma ha raccontato in modo impeccabile e appassionante una storia violenta che va senza dubbio a parare su un vecchio detto che recita in questo modo: usando violenza contro violenza si ricava solo violenza... In definitiva, Redacted è un film che mantiene per tutta la durata lo stesso ritmo musicale, che, soprattutto nella parte iniziale, da allo spettatore l'impressione e la sensazione che qualcosa stia per esplodere, con l'intento di sconvolgerlo, spaventarlo ed emozionarlo...De Palma ha finalmente mostrato la "Vera Verità" !!
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osteriacinematografo
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lunedì 6 febbraio 2012
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le atrocità di una guerra inutile
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Samarra, Iraq. Corre l’anno 2006. Un gruppo di cinque soldati americani trascorre giorni di noia mista a tensione rimbalzando fra la base militare, i posti di blocco e piccole missioni. In una notte infame, sotto l’effetto misto di alcool e droghe, quattro di loro fanno irruzione in un’abitazione irachena. Mentre McCoy ammonisce i compagni a riguardo, restando a guardare senza intervenire, Salazar filma due suoi commilitoni stuprare una ragazzina di 14 anni, ucciderla con un colpo alla testa e darle fuoco, per poi sterminare il resto della sua famiglia.
Brian de Palma torna ad affrontare il tema dei soprusi compiuti dai militari in tempo di guerra, 18 anni dopo “Vittime di guerra”, film in cui raccontava lo stupro collettivo e l’assassinio -da parte di cinque soldati americani- di una ragazza vietnamita.
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Samarra, Iraq. Corre l’anno 2006. Un gruppo di cinque soldati americani trascorre giorni di noia mista a tensione rimbalzando fra la base militare, i posti di blocco e piccole missioni. In una notte infame, sotto l’effetto misto di alcool e droghe, quattro di loro fanno irruzione in un’abitazione irachena. Mentre McCoy ammonisce i compagni a riguardo, restando a guardare senza intervenire, Salazar filma due suoi commilitoni stuprare una ragazzina di 14 anni, ucciderla con un colpo alla testa e darle fuoco, per poi sterminare il resto della sua famiglia.
Brian de Palma torna ad affrontare il tema dei soprusi compiuti dai militari in tempo di guerra, 18 anni dopo “Vittime di guerra”, film in cui raccontava lo stupro collettivo e l’assassinio -da parte di cinque soldati americani- di una ragazza vietnamita.
Le informazioni che filtrano dall’esercito, passate al vaglio, filtrate, “redacted”, o per meglio dire censurate, non riportano ufficialmente la notizia dell’eccidio di Samarra, e così il regista del New Jersey, interessato alla vicenda, raccoglie dati a riguardo utilizzando i nuovi media on line, che gli consentono così di reperire numerose testimonianze e di ricostruire i fatti reali dell’epoca.
De Palma utilizza le fonti stesse per mettere in scena “Redacted”: le riprese del soldato Salazar, un documentario francese, i video di youtube, i blog e i siti in cui scorrono le testimonianze delle mogli dei soldati, i video dei soldati di ritorno in patria, le tv e i siti web islamici ricompongono coralmente la vicenda in una successione serrata e impietosa verso coloro che l’hanno posta in essere.
Il film ha una struttura particolare, che non riesce a tenere una giusta tensione per tutti i novanta minuti, ma forse lo scopo di De Palma era semplicemente quello di fornire il suo punto di vista nell’atto di ripristino dell’ignobile episodio, una prospettiva di stampo giornalistico sulle miriadi di frammenti crudi e grezzi reperiti nel web.
La rete si dimostra quindi un mezzo straordinario per far si che l’informazione circoli su canali alternativi rispetto a quelli consueti, per far si che le notizie siano per lo meno interpretabili e abbiano più punti di vista, per obbligare i mass media consolidati a fare per lo meno attenzione ai gradi di censura con cui spesso stratificano e mascherano l’informazione stessa. Meno il mezzo subirà regolamentazioni, barriere architettoniche, civilizzazioni o limitazioni, e più il medesimo manterrà un sufficiente grado di arbitrio e libertà, la stessa libertà che ha concesso l’emersione di un delitto atroce, destinato altrimenti a restare sepolto sotto le valanghe di sabbia dell’esercito americano in Iraq.
Vorrei infine porre l’attenzione sul personaggio interpretato da Kel O’neill: Gabe Blix -infatti- somiglia molto, nei suoi atteggiamenti intellettuali, riflessivi, introspettivi, al soldato Joker (Matthew Modine) di “Full Metal Jacket”.
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nerazzurro
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martedì 21 settembre 2010
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il vero stupro e la guerra.
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Un'altro film denuncia che stavolta ha davvero scosso e terrorizzato lo spettatore. Se con Vittime di guerra mi ero commosso qui sono rimasto allucinato dal realismo espresso da de palma. Non potendo prendere le vere immagini ha dovuto rigirarlo in ex novo, e tutto cosi reale specialmente nel finale, quando vengono mostrate le foto sulla guerra in Iraq.
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teofrasto
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domenica 4 settembre 2011
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non basta l'impegno
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Meritevole e coraggioso film di De Palma che racconta una storia scomoda: una stella in più quindi ad un film che ha il valore di denuncia. Il film non ha però praticamente sceneggiatura e anche se motivato dal fatto che vuole ricreare una situazione realistica, alla lunga si fa grande fatica a seguire. Il cliché del documento filmato da uno dei protagonisti è ormai strausato e oggi non può più fare effetto dopo ben altro utilizzo fatto in altri film. Questo espediente è motivato in questo caso, però rende la regia e la costruzione filmica inutilmente pesante. E' un susseguirsi di immagini in stile documenti, per far capire cosa avviene nel mondo, ma il risultato è troppo frammentario e poco coinvolgente, nonostante la gravità e la drammaticità di ciò che viene denunciato.
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Meritevole e coraggioso film di De Palma che racconta una storia scomoda: una stella in più quindi ad un film che ha il valore di denuncia. Il film non ha però praticamente sceneggiatura e anche se motivato dal fatto che vuole ricreare una situazione realistica, alla lunga si fa grande fatica a seguire. Il cliché del documento filmato da uno dei protagonisti è ormai strausato e oggi non può più fare effetto dopo ben altro utilizzo fatto in altri film. Questo espediente è motivato in questo caso, però rende la regia e la costruzione filmica inutilmente pesante. E' un susseguirsi di immagini in stile documenti, per far capire cosa avviene nel mondo, ma il risultato è troppo frammentario e poco coinvolgente, nonostante la gravità e la drammaticità di ciò che viene denunciato. Inspiegabile premio alla regia, a volte sembra che si premino più i contenuti che l'esecuzione tecnica di un film.
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