Niente è come sembra

Un film di Franco Battiato. Con Giulio Brogi, Sonia Bergamasco Drammatico, - Italia 2007. MYMONETRO Niente è come sembra * * - - - valutazione media: 2,43 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

"Niente è come sembra", sembra un film Valutazione 1 stelle su cinque

di Roberto


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domenica 11 novembre 2007

“Niente è come sembra”: infatti quello di Battiato non è un film. Se l’ars è technè, ovvero un mestiere che contempla un insieme di regole, e il cinema è inteso come arte, allora quello di Battiato, malgrado lo sembri, non è un film. Un film con un solo personaggio, male definito, e una storia indecifrabile per l’assenza totale dei nessi narrativi (Battiato confessa nel dibattito di averli “nascosti”, i nessi narrativi: ma qual è la differenza tra l’occultamento totale e l’inesistenza, nell’arte?), bene: questo non è un film. Non è un film perché per film, oggi, si intende un linguaggio: non soltanto pellicola e suoni. Per degli accostamenti di pellicola e suoni, oggi esiste un’altra parola, “video”, o “video installazione”, non film. Malgrado il termine “film” indichi inizialmente la “pellicola” materiale, oggi si intende ormai - e ci si aspetta dunque entrando in una sala - innanzitutto una narrazione. Se il film, allora, è una narrazione, o questo si intende nell’uso più diffuso e comune, allora il linguaggio del film è anche quello della narrazione. Ma non mi si fraintenda: inquadrare un cielo azzurro per due ore, con una voce fuoricampo che racconti una storia, questo non sarebbe un film. Non lo sarebbe perché l’inquadratura sarebbe superflua, e per raccontare una storia solamente vocale basterebbe una radio, insomma: il mezzo, ovvero la pellicola materiale, sarebbe inutile, sarebbe un’appendice superflua della storia. Il film, dunque, è una narrazione integrata nei mezzi che offre il cinema, ovvero pellicola, suoni, musica. Il linguaggio della narrazione ha delle regole immutate e immutabili, che trascendono i mezzi: sono regole generali e astratte, di principio, come ad esempio il concetto che la narrazione ha ad oggetto, innanzitutto, degli eventi. Questa regola trascende i mezzi, perché gli eventi sono narrabili attraverso parole, immagini, parole/immagini. Una narrazione che fa uso di pellicola e suoni: questo è un film. Un film, allora, integra la struttura della narrazione coi mezzi materiali del cinema. Detto questo, il film di Battiato, con una certa supponenza e pretenziosità, si presenta come un film, ma elude le regole della narrazione, sottoponendo lo spettatore a fatti - volutamente! - vaghi e incomprensibili, e a dialoghi di sapore filosofico che, giusti o no, profondi o meno, annoiano mortalmente lo spettatore che entri in sala per vedere un film, perché mancanti di contesto e personaggi. Che ci sia un qualche legame tra fatti vaghi e incomprensibili, o che ci sia una narrazione “filosofica”, mossa dai dialoghi stessi, questo importa poco, ed è comunque un difetto non accettabile, per il fatto che: 1) Un film non è un dialogo platonico. I dialoghi di Battiato andrebbero scritti, letti e rimeditati, non rappresentati al cinema: in queste parti, infatti, la pellicola è superflua, protagonista è solo la parola, la parola meramente intellettuale, non emotiva, non informativa. Per questa parola andrebbe bene la radio, o la pagina cartacea. 2) Come accennato sopra, non ci si può dichiarare “artisti” e poi affermare pubblicamente di non voler parlare a tutti: ne va del concetto di arte come insieme di regole che, in quanto tali, sono comprensibili da tutti, dunque accessibili e criticabili da tutti. Dire, dunque, che “questo film è diretto a un certo pubblico, non agli internettiani che parlano al telefonino” è come dire che non è diretto, in realtà, a nessuno. Eccoci arrivati al punto: “niente è come sembra” è un soliloquio. Ovvero: è un discorso, ma fatto da nessuno. Chi parla? Chi sono le persone che confrontano le loro posizioni in quel salotto? Insieme al problema della narrazione sorge infatti quello inscindibile del personaggio: chi sono le persone che, di punto in bianco, iniziano a disquisire di filosofia su questa pellicola? Non le ho mai viste prima: ho il diritto di pretendere una presentazione, una familiarizzazione con loro, che mi renda accessibile, e simpatico l’ascoltarle? Insomma, da spettatore, ho diritto a dei personaggi? Nel dibattito successivo al film, sono emerse delle vere e proprie perle. Ha esordito il critico di turno, che ha detto che il film di Battiato problematizza il concetto stesso di narrazione. Bene, suppongo però che se io faccio un filmino a casa mia, con dei dialoghi sconnessi, delle immagini brutte, una storia incomprensibile, a nessuno verrebbe in mente di dire che ho problematizzato il concetto di narrazione: semplicemente non avrei fatto una narrazione. Per il semplice assunto che tutto ciò che non è arte, non è arte: la negazione non problematizza l’affermazione, ne è semplicemente l’opposto. Battiato non ha dunque problematizzato il concetto di narrazione - per fortuna l’esistenza di questo concetto non dipende da lui - lui, semplicemente, non ha narrato (malgrado abbia speso molte parole per elogiare la propria opera di rivoluzione artistica e culturale). Un’altra perla è stata pronunciata al dibattito da Battiato stesso: ha affermato che i suoi film sono rivoluzionari perché non frequentano i luoghi comuni del cinema commerciale: sesso, azione, violenza. Bene, d’accordissimo sul fatto che di questi luoghi comuni oggi si abusa, ma non sono questi a rendere brutto un film, come non sono questi a renderlo bello. Diciamo che esistono film stupendi dove c’è il sesso, l’azione o la violenza, e film stupendi dove queste cose mancano. Se Battiato, di fronte a un film canonico riesce a cogliere soltanto il sesso, l’azione, o la violenza, senza riuscire a capire altro, è un problema davvero suo, e soltanto suo. A questa banale considerazione ha aggiunto che nel suo film la narrazione è incomprensibile al pubblico – lo ha detto ghignando – perché, omettendo delle parti, ha voluto raggiungere l’essenzialità del racconto: come se isolare i dialoghi dal contesto, privandoci proprio del contesto, avesse agevolato la comprensione dei dialoghi stessi: “Guardando il film voi non capite che il protagonista entra ad una festa dove si svolgono i dialoghi, e non lo capite perché ho saltato una parte inutile, quella in cui il protagonista entra in casa e dice buongiorno, buonasera”. Bene, commentare queste parole è come sparare a una crocerossina: cosa significano? Mi sarei voluto alzare, e urlare. Caro Franco, le tue canzoni sono belle, ma in fatto di cinema... Non è certo il buongiorno o il buonasera a togliere essenzialità al racconto. Se ometti un fatto, anche il saluto tra due persone, quel fatto, in un’opera, smette di esistere, anzi: non è mai esistito. Edipo entra a Tebe senza salutare nessuno, ma se avesse detto “buongiorno”, non sarebbe cambiato di una virgola il dramma. Cosa accade, allora, nel caso Battiato cineasta? Accade che è il contesto a creare l’opera: una non-narrazione viene percepita come una narrazione innovativa e problematica: semplicemente perché a filmare non sono io a casa mia, ma è Franco Battiato in un cinema. Questo accade perché Battiato è un nome, un’autorità artistica: da ciò la presunzione fallace che ogni suo prodotto sia artistico per la sua origine, per la firma, non per la sua natura reale. Il nome “Battiato”, garantisce l’esistenza del valore, in assenza del valore.

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finta bionda mercoledì 30 gennaio 2008
bravooooooooooo
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daccordissimo

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persona domenica 16 marzo 2008
considerazioni per roberto
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..Le regole della narrazione? Che intendi per narrazione precisamente (in maniera precisa)?Premesso questo mio dubbio ? Scrivi tu molto acutamente che se un "fatto" è omesso allora non esiste (credo di aver capito), concordo in pieno; ogni "fatto cinematografico" non è il referente di alcun fenomenico, e il voler "essenzializzare" di Battiato, indica forse l'ansia di usare gli "spazi" (cinematografici) solo per "mostrare" dei pensieri, ma in maniera molto povera credo. Ammiro Battiato molto. Battiato potresti sfruttare massimamente le potenzialità del mezzo-kinema ma se non ti servono tutte: fai uso di altri mezzi. [+]

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roberto fiandaca domenica 27 aprile 2008
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Beh, Aristotele definisce nella sua "poetica" la narrazione come successione di eventi. Se Battiato omette degli eventi che poi pretende di aver narrato, è evidente che si sbaglia.Posto che la narrazione è insieme di fatti (L'iliade ne è un emblema), il resto è definito dalle abitudini della gente. Oggi siamo abituati a film di almeno tre atti, cioè con almeno due svolte fondamentali. Battiato, come hai detto tu, pretende di scardinarla, ma troppo: tanto da risultare incomprensibile e stucchevolissimo. Come dici tu: dovrebbe usare altri mezzi.

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