Il soggetto della pellicola è uno di quelli che come pochi è capace di toccare i sentimenti, ovvero lo straziante dolore vissuto da una madre che viene separata dal proprio figlioletto in un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, con la conseguente ricerca per ritrovarsi a guerra finita, nella quale entrambi profondono ogni disperato sforzo.
L'opera è assolutamente riuscitissima, dimostrandosi capace di commuovere in modo potente, soprattutto nel finale.
La regia di Zinnemann è apprezzabilissima: altissimo il livello tecnico delle riprese.
Nella parte iniziale la pellicola viene girata come se si trattasse di un documentario: una soluzione molto intelligente e di ottimo effetto.
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Il soggetto della pellicola è uno di quelli che come pochi è capace di toccare i sentimenti, ovvero lo straziante dolore vissuto da una madre che viene separata dal proprio figlioletto in un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, con la conseguente ricerca per ritrovarsi a guerra finita, nella quale entrambi profondono ogni disperato sforzo.
L'opera è assolutamente riuscitissima, dimostrandosi capace di commuovere in modo potente, soprattutto nel finale.
La regia di Zinnemann è apprezzabilissima: altissimo il livello tecnico delle riprese.
Nella parte iniziale la pellicola viene girata come se si trattasse di un documentario: una soluzione molto intelligente e di ottimo effetto.
Assolutamente eccezionale la descrizione psicologica del bambino protagonista e del percorso che compie per superare i traumi della guerra, fino a convincersi a fidarsi finalmente dell'ufficiale americano, interpretato dall'ottimo Montgomery Clift, che vuole aiutarlo. Indimenticabile la scena in cui con una specie di gioco psicologico Clift riesce per la prima volta a conquistarsi la fiducia del bambino, che ha appena condotto nella sua abitazione dopo averlo trovato affamato e abbandonato tra le rovine della città.
Molto ben descritto l'affetto che nasce e si consolida man mano tra il militare statunitense ed il piccolo profugo.
La parte che però è nettamente meglio riuscita, nonchè la più emotivamente impegnativa della pellicola è quella che tratta dei sentimenti tra madre e figlio: non c'è nulla di più puro in natura che l'amore materno ed il corrispondente amore filiale.
Zinnemann è bravissimo nel creare nello spettatore un impressionante stato d'ansia che lo accompagna col cuore palpitante per tutta la durata della pellicola, nella attesa spasmodica di verificare se vi sarà o meno il tanto agognato ricongiungimento della madre con il proprio figlioletto (epilogo che non svelo per non sciupare il film a chi non lo ha ancora visto).
Pochi film sono capaci di toccare questi livelli di intensità emotiva.
Ottime musiche, molto belle e perfettamente adatte alla narrazione.
Da sottolineare ancora la straordinaria prova attoriale di Montgomery Clift, qui alla sua seconda partecipazione in una pellicola cinematografica; la prima era stata nel capolavoro western “Il fiume rosso” di Howard Hawks che però uscirà nella sale cinematografiche con del ritardo e quindi successivamente a questo film girato con Zinnemann, che di fatto divenne la pellicola che per prima presentò il talentuosissimo e sfortunato attore al grande pubblico.
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