LA CASA: IL ROGO DEL MALE.
Sesto capitolo della saga creata da Sam Raimi e Bruce Campbell nel 1981 e che qui producono supportando Sébastien Vaniček al suo secondo film, dopo quella meraviglia di Vermin. Se quel film francese aveva dalla sua almeno tre trovate interessanti di narrazione ed almeno una dozzina di guizzi registici coi controfiocchi, qui diciamo che il numero è stato ridotto, ma a qualità veramente notevole. Perlomeno dal punto di vista registico e di messinscena.
Dopo gli eventi del precedente La casa: Il risveglio del male, la non-morta Jessica percepisce che Joseph Price, nipote del defunto Benjamin, sta’ studiando nella soffitta della casa del nonno il Necronomicon e il Pugnale Kandariano, l’unica arma in grado di purificare le anime dei posseduti con un semplice fendente.
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LA CASA: IL ROGO DEL MALE.
Sesto capitolo della saga creata da Sam Raimi e Bruce Campbell nel 1981 e che qui producono supportando Sébastien Vaniček al suo secondo film, dopo quella meraviglia di Vermin. Se quel film francese aveva dalla sua almeno tre trovate interessanti di narrazione ed almeno una dozzina di guizzi registici coi controfiocchi, qui diciamo che il numero è stato ridotto, ma a qualità veramente notevole. Perlomeno dal punto di vista registico e di messinscena.
Dopo gli eventi del precedente La casa: Il risveglio del male, la non-morta Jessica percepisce che Joseph Price, nipote del defunto Benjamin, sta’ studiando nella soffitta della casa del nonno il Necronomicon e il Pugnale Kandariano, l’unica arma in grado di purificare le anime dei posseduti con un semplice fendente. Si muove dal lago, uccide due pescatori, arriva in strada e aspetta finché non si fa’ investire da Will Price, il fratello di Joseph, provocandogli un incidente mortale e quindi possederlo. Tempo dopo al crematorio viene riunita la famiglia di Will con il padre Edgar, la madre Susan, la nonna Polly, il fratello Joseph, la sua ragazza Thya e l’ex moglie nonché vedova Alice con la quale aveva litigato fortemente, in discoteca e ubriaco, la sera stessa dell’incidente. Dopo il funerale il padre va’ a trovare la salma di Will per un ultimo saluto, sente dei colpi all’interno della bara, la apre in preda alla disperazione e rimane bruciato ad un braccio prima che il non-morto Will non abbia ucciso l’addetto alla cremazione lì presente.
Tornati alla casa del nonno per decidere gli atti testamentari di Alice, dove si sente un’aria non proprio del tutto benevola da parte dei suoceri che la ritengono responsabile della morte del figlio, Edgar accusa lentamente i sintomi dell’infezione e di lì in poi sarà una serie di violenze sanguinose, cattiverie risvegliate e rivelazioni man mano sempre più palesate a stampo familiare.
Come già accennato prima un elogio va’ alla regia di Vaniček che regala delle scene di forte impatto dal punto di vista del gore, dello splatter e dell’azione con notevoli primi piani, piani sequenza, movimenti di macchina studiati e un ritmo via via sempre più in crescendo con momenti di tensione e alcuni di humour nero. Un trucco prostetico ben fatto, degli effetti analogici tangibili e una cgi usata il giusto, una fotografia ben elaborata e alcune volte anche sporca con i blu cupi, i neri, i rossi e i gialli ispirati dagli horror anni ’70 con Argento, Jean-Pierre Jeunet e Tobe Hooper.
Un buon montaggio, delle volte volutamente scrolloso per evidenziare il caos delle mattanze consumate nella cascina. Un’ottima colonna sonora con diversi pezzi di musica elettronica e pop francese. In sostanza una regia dal tocco gallico con richiami a Martyrs e À l'intérieur, una certa eleganza nella messa in scena e senza sembrare troppo kitsch. Un ottimo cast con una splendida Souheila Yacoub nella fuori-posto Alice, un buon Hunter Doohan nel represso Joseph, Tandi Wright nell’ipocrita, ma pacata Susan, Erroll Shand fa’ un violentissimo Edgar, Luciane Buchanan è un’impressionante Thya (da non-morta) e Maude Davey fa’ la simpatica ed istrionica Polly.
La trama a mio avviso vive di luci ed ombre. Luci anche buone che sono ben supportate da Vaniček nel tratteggiare dei personaggi ben caratterizzati, specialmente nei loro rapporti. Una Alice che rivela piano piano di avere avuto un rapporto bello tossico con Will, ma che veniva represso un po’ per le coperture ipocrite da parte dei suoceri in parte razzisti per le sue origini francesi e un po’ perché non voleva rompere con i cognati Joseph e Thya. I genitori di Will che preferivano lui a Joseph in quanto più risoluto mentre Joseph è più riflessivo e passivo. La nonna Polly affetta da demenza senile che non nasconde il suo razzismo e con alcuni segreti sopiti del marito Benjamin. Joseph appunto il più tranquillo di tutti, ma che avrà un ruolo importante e tirerà fuori anche lui un lato violento e una Thya che svelerà la piccolezza di Joseph.
Con la maledizione del Necronomicon, che qui non viene evocato perché già stato fatto in precedenza, butterà di fuori tutte le rogne e i dissapori che erano rimasti sopiti, ma con tonnellate di sangue, coltellate, colpi autoinflitti, colpi di tosaerba di Jacksoniana memoria, pistolettate, botte da orbi, mutilazioni, menomazioni e roghi appiccati. La lore di Evil Dead viene rivisitata e ripescata con il pugnale Kandariano, alcuni collegamenti ai film precedenti e la serie Ash vs Evil Dead. Un finale da resa dei conti con degli ultimi massi dalla scarpa tolti, ma con grosse sofferenze fisiche e psicologiche. Due post credits un po’ da seguito in arrivo e un po’ da fanservice a sorpresa.
Le ombre invece stanno in parte nel tentativo di alleggerire alcune situazioni orrifiche o cupe con dell’ironia che però non è sempre ben amalgamata come nelle migliori horror comedy di Sam Raimi e in gran parte in alcuni inneschi per far andare avanti la trama che non sono proprio credibili, da far sembrare i personaggi poco ragionevoli, se vogliamo anche stupidi e non sempre padroni di loro stessi. Certe situazioni sfidano la sospensione dell’incredulità come certe ferite e decisioni non proprio furbe.
Non la merda che certi dicono, ma neanche un filmone. Semplicemente il miglior capitolo fin qui dopo la trilogia e la serie di Raimi che ha dalla sua una regia degna di nota, qualcosa da dire e una sceneggiatura modesta.
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(di kruelkurt)
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