Sono rimasto piacevolmente sorpreso e piuttosto divertito dalla genialità di Rémi Bezançon nella sua riformulazione della Finestra sul Cortile di Alfred Hitchcock, nel Delitto del 3° piano, di cui cura la sceneggiatura e la regia. Ne viene fuori un film incredibilmente spassoso, mai volgare, mai banale, mai squallido, come certi film oltre oceano, assai ben costruito, con un linguaggio estremamente interessante e ragionevolmente complesso, oltre che impregnato di umorismo alla francese. Nel film diversi stati onirici si miscelano ad elementi di realtà: il risultato è sorprendente. Lo definirei terapeutico, benefico, in antagonismo con l’aria mortifera che si respira ai giorni nostri, o con quella valanga di film horror che vorrebbero indurci uno stato di perenne incertezza e sfiducia.
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Sono rimasto piacevolmente sorpreso e piuttosto divertito dalla genialità di Rémi Bezançon nella sua riformulazione della Finestra sul Cortile di Alfred Hitchcock, nel Delitto del 3° piano, di cui cura la sceneggiatura e la regia. Ne viene fuori un film incredibilmente spassoso, mai volgare, mai banale, mai squallido, come certi film oltre oceano, assai ben costruito, con un linguaggio estremamente interessante e ragionevolmente complesso, oltre che impregnato di umorismo alla francese. Nel film diversi stati onirici si miscelano ad elementi di realtà: il risultato è sorprendente. Lo definirei terapeutico, benefico, in antagonismo con l’aria mortifera che si respira ai giorni nostri, o con quella valanga di film horror che vorrebbero indurci uno stato di perenne incertezza e sfiducia. Un film così non sarebbe comunque stato possibile in assenza di due strepitosi attori: Colette Courreau - Rebacca Daumas-Gassac (una straordinaria Laetitia Casta) e François Tarnowski - Guillaume Marchenville (un fantastico Gilles Lellouche). Se non conoscete bene il francese, consiglio di vederlo col doppiaggio italiano, delizioso.
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