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peer gynt
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mercoledì 3 settembre 2025
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la voce di una morte lenta e straziante
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Questo è un film horror! Ma non nel senso che si inscrive in un genere filmico così chiamato, ma nel senso che fa provare il vero e terrificante orrore creato dall'uomo con la guerra indiscriminata odierna, quella che distrugge civili inermi. Il film è la quasi insostenibile radiocronaca della morte, lentissima (varie ore) e straziante, di una bambina palestinese di 6 anni, sola sopravvissuta in un'auto crivellata di colpi sparati da un carroarmato israeliano e attorniata dai cadaveri di tutti i suoi parenti.
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Questo è un film horror! Ma non nel senso che si inscrive in un genere filmico così chiamato, ma nel senso che fa provare il vero e terrificante orrore creato dall'uomo con la guerra indiscriminata odierna, quella che distrugge civili inermi. Il film è la quasi insostenibile radiocronaca della morte, lentissima (varie ore) e straziante, di una bambina palestinese di 6 anni, sola sopravvissuta in un'auto crivellata di colpi sparati da un carroarmato israeliano e attorniata dai cadaveri di tutti i suoi parenti. Le richieste di aiuto della piccola (fatte al telefono del Servizio di emergenza della Mezzaluna Rossa) e la sua agghiacciante consapevolezza di dover morire fra poco paralizzano lo spettatore e lo inchiodano sulla poltrona. E l'audio, avverte il film, è quello reale della bambina, sola nell'auto, circondata da spari assordanti, terrorizzata dalla morte e dal buio che incombono su di lei. Siamo di fronte alla drammatizzazione di una realtà che non ha, non può avere un lieto fine, perché si svolge in un mondo dove vengono uccisi senza rimorso bambini inermi e pure i soccorritori che corrono a salvarli. E per il film il colpevole è uno solo, inequivocabile: l'esercito israeliano e il governo che lo ha inviato, colpevole materiale e morale. La condanna del film è chiara e netta: magari lo fosse altrettanto quella dei paesi e delle istituzioni internazionali che non sono ancora stati in grado di fermare questa ignobile carneficina! E alla fine del film quello che ti resta dentro è la voce disperata della piccola che supplica chi la ascolta di andare a prenderla: una voce che scava dentro di noi un solco profondissimo e incolmabile.
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vittorio stano
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sabato 27 settembre 2025
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hanood era nella classe delle farfalle
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Hanood Rajab, Hindi, una coraggiosa farfalla palestinese di 5 anni, viene barbaramente uccisa dall'esercito israeliano, assieme a 6 familiari e 2 paramedici della Mezzaluna Rossa, il 29 gennaio 2024, nel corso dell'invasione israeliana della Striscia di Gaza. Liyan Hamada una 15enne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hanood dopo che un carrarmato israeliano ha sparato al veicolo, uccidendone i genitori e i 3 fratelli, telefona alla Mezzaluna Rossa. Quando anche Liyan viene uccisa dal fuoco continuato proveniente dal carrarmato, è Hanood a prendere il posto, ferita alla schiena e alle gambe. Per le successive 3 ore, gli operatori del centralino, Rana - Nisrin - Umar e Mahdi, restano in contatto telefonico con lei, mentre un'ambulanza della Mezzaluna Rossa attraversa la zona assediata dall'eserc Hania.
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Hanood Rajab, Hindi, una coraggiosa farfalla palestinese di 5 anni, viene barbaramente uccisa dall'esercito israeliano, assieme a 6 familiari e 2 paramedici della Mezzaluna Rossa, il 29 gennaio 2024, nel corso dell'invasione israeliana della Striscia di Gaza. Liyan Hamada una 15enne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hanood dopo che un carrarmato israeliano ha sparato al veicolo, uccidendone i genitori e i 3 fratelli, telefona alla Mezzaluna Rossa. Quando anche Liyan viene uccisa dal fuoco continuato proveniente dal carrarmato, è Hanood a prendere il posto, ferita alla schiena e alle gambe. Per le successive 3 ore, gli operatori del centralino, Rana - Nisrin - Umar e Mahdi, restano in contatto telefonico con lei, mentre un'ambulanza della Mezzaluna Rossa attraversa la zona assediata dall'eserc Hania.ito israeliano per soccorrerla. Inutilmente. Hanood e i due paramedici dell'ambulanza vengono trucidati. Fino alla premiazione del film al festival di Venezia la tragica fine di Hanood era sconosciuta. I media italiani non hanno mai brillato nel far conoscere i nomi degli oltre 20mila bambini palestinesi massacrati a Gaza. Oltre 12mila avevano meno di 12 anni. Altri 3mila e più hanno avuto uno o più arti amputati. Oggi questi bambini sono tutti simboleggiati dalla coraggiosa farfalla Hanood, la cui storia è stata raccontata dalla bravissima regista tunisina Kouther Ben Hania. Questo non è un film come gli altri. Ben Hania ha costruito il film attorno alle reali registrazioni audio delle conversazioni tra Hanood e gli operatori della Mezzaluna Rossa. Questa è l'indiscussa potenza del film. Nella storia del cinema non mi sembra che sia stato tentato qualcosa di simile: una tragedia raccapricciante raccontata, mentre le atrocità stanno avendo ancora un seguito. Anche ciò che sta avvenendo quotidianamente a Gaza non ha precedenti. Vediamo come un popolo viene martoriato, affamato, massacrato tra l'indifferenza dei governi del libero occidente! I cosiddetti "nostri" valori occidentali sono diventati mera chiacchiera. Anche nella sciagurata guerra in Ucraina ci sono due eserciti che si confrontano. A Gaza invece c'è un esercito che bombarda e massacra colonie di profughi, bambini e donne. Quella di Gaza è una guerra contro i civili. Non esistono ragioni possibili che giustifichino tanta crudeltà, malvagità, cinca spudoratezza. Per fortuna, grazie alla regista e ai produttori, questo film ha riavviato, attraverso la voce di Hanood, il dibattito critico sul genocidio in corso.. Mi auguro che questo svegli chi vive da tempo nell'atarassia, svegli le coscienze e soffochi le pulsioni di guerra. I dibattiti televisivi sono ormai sterili. La rivolta di piazza, pacifica, ci vuole. Spero che il dramma dell'impotenza che vivono i protagonisti della Mezzaluna Rossa, che vogliono solo salvare vite umane, ma si scontrano con procedure burocratiche e ostacoli folli e assurdi abbia una fine. Serve la lotta nelle piazze del mondo contro tutte le tragedie e le troppe ingiustizie del nostro mondo. La burocrazia della morte è imposta dagli occupanti. Quando un bambino muore deve bastare a suscitare repulsione per chi lo ha ucciso. E' agghiacciante la consapevolezza di Hanood di dover morire . Questo paralizza lo spettatore, lo inchioda alla poltrona. L'audio è quello reale della bambina, sola nell'auto, circondata da spari assordanti, terrorizzata dalla morte e dal buio che incombe su di lei. Il colpevole, materiale e morale, è l'esercito israeliano e il suo governo che l'ha inviato. La condanna per il film è netta. Non è altrettanto quella dei governi e delle istituzioni internazionali che non sono stati in grado, ancora, di fermare questo ignobile massacro. Infine, quello che resta allo spettatore è la voce disperata di questa bambina che, in mezzo all'orrore, supplica chi l'ascolta :<<Venitemi a prendere!>> Una voce che scava dentro di noi un abisso incolmabile. La sua è la voce del genocidio di Gaza. La vocedi Hanood diffusa dal web, diventa il fil stesso, costruito intorno a quella telefonata di circa 70 minuti. La voce di Hind Rajab può ridare al cinema quello spazio narrativo che lo pone al centro del dibattito pubblico, una funzione civile che è data per dispersa nel nuovo millennio, proprio come la centralità della causa palestinese. Un contributo lo potrebbero dare anche gli artisti e i cantanti. Dove sono i concerti di solidarietà che facciano loro prendere posizione contro il genocidio, contro tutte le guerre? VITTORIO STANO
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venerdì 3 ottobre 2025
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imperdibile
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Un film importante, molto ben fatto, serio e non pietista che oltre a mostrare la drammatica situazione nella striscia di Gaza sa mostrare i sentimenti che ci muovono in momenti di tensione. Consigliatissimo e imperdibile
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eugenio
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mercoledì 15 aprile 2026
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la guerra di hind
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Un film tutto su una voce. Suona strano ma è così. Una voce destinata però a far riflettere. Striscia di Gaza 2024. Una telefonata, tra le tante, scuote gli animi degli operatori della Mezzaluna Rossa, la Croce Rossa palestinese. E’ di una ragazzina rimasta intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hind Rajab dopo che un carro armato israeliano ha sparato al veicolo, sterminando i genitori e i tre fratelli. Quando anche lei viene uccisa dal fuoco, solo Hind, una bambina di cinque anni, rimasta ferita, rimane in auto paralizzata. In una polveriera pronta a esplodere con insensata violenza, la voce straziata di Hind grida aiuto accorato per ore, a segnare gli animi degli operatori in un disperato salvataggio nell’area presidiata dall’IDF, disperato appunto nonché illusorio tentativo di salvezza.
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Un film tutto su una voce. Suona strano ma è così. Una voce destinata però a far riflettere. Striscia di Gaza 2024. Una telefonata, tra le tante, scuote gli animi degli operatori della Mezzaluna Rossa, la Croce Rossa palestinese. E’ di una ragazzina rimasta intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hind Rajab dopo che un carro armato israeliano ha sparato al veicolo, sterminando i genitori e i tre fratelli. Quando anche lei viene uccisa dal fuoco, solo Hind, una bambina di cinque anni, rimasta ferita, rimane in auto paralizzata. In una polveriera pronta a esplodere con insensata violenza, la voce straziata di Hind grida aiuto accorato per ore, a segnare gli animi degli operatori in un disperato salvataggio nell’area presidiata dall’IDF, disperato appunto nonché illusorio tentativo di salvezza.
Fu un caso che scosse l’opinione pubblica che la regista Kaouther Ben Hania decide di narrare incorporando la vera registrazione della telefonata di Hind agli operatori. E così che il cinema invade con insistenza lo spazio privato del reale, senza filtri, raccontando in tono documentaristico una progressione figlia solo dell’ascolto. Come gli operatori, anche noi spettatori rimaniamo impotenti dinanzi a quei silenzi, a quelle cadute di segnale, a quella drammatica attesa che lacera sempre più l’animo.
È un film stupendo, crudo e reale,La voce di Hind Rajab, perché racconta senza retorica o enfasi, una “piccola storia ignobile” tra le tante dei martiri che scuotono la striscia da anni, col peso e la precisione di non voler rappresentare ma semplicemente vedere. Vedere e capire. La missione del cinema.
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rumon
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venerdì 3 ottobre 2025
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la voce delle vittime
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Un film necessario. Per restituire concretezza alle vittime civili di Gaza, in primo luogo. Ma anche alle vittime degli altri conflitti nel mondo, che raramente finiscono sui giornali. La mole di informazioni e di immagini che si abbatte sulla nostra società e sulle nostre menti di individui è talmente grande che, alla fine, si diventa assuefatti, mitridatizzati all'orrore. La voce della piccola Hind Rajab, che più e più volte implora gli operatori della Mezzaluna Rossa di andare a prenderla, proprio perché non è immagine, ma suono, voce, non si può eludere. Certo, è un film, opera visiva per natura. Ma la regia e gli attori evitano di sopraffare la testimonianza di Hind- Hanood, vera, perché la voce che si sente è effettivamene la sua, mettendosi al suo servizio.
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Un film necessario. Per restituire concretezza alle vittime civili di Gaza, in primo luogo. Ma anche alle vittime degli altri conflitti nel mondo, che raramente finiscono sui giornali. La mole di informazioni e di immagini che si abbatte sulla nostra società e sulle nostre menti di individui è talmente grande che, alla fine, si diventa assuefatti, mitridatizzati all'orrore. La voce della piccola Hind Rajab, che più e più volte implora gli operatori della Mezzaluna Rossa di andare a prenderla, proprio perché non è immagine, ma suono, voce, non si può eludere. Certo, è un film, opera visiva per natura. Ma la regia e gli attori evitano di sopraffare la testimonianza di Hind- Hanood, vera, perché la voce che si sente è effettivamene la sua, mettendosi al suo servizio. Le reazioni degli operatori della Mezzaluna Rossa potrebbero essere le nostre; parlano ed esprimono quello che possiamo provare guardando questo svolgersi di eventi che sarebbe potuto finire con la salvezza di Hanid, se solo la meccanica degli eventi in una zona di guerra fosse stata meno cieca. Posso rassicurare chi teme uan sovrabbondanza di emozioni: la vicenda è di per sé straziante e il merito principale della regia e degli attori è proprio quello di aver evitato di aggiuingere altra emotività. Che nel fare cinema corrisponde all'evitare di esagerare con gli aggettivi quando si scrive un testo. Andate a vederlo, vi servirà.
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