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montefalcone antonio
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martedì 23 giugno 2026
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jessie, la nuova custode dell''infanzia e del gioco
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Andrew Stanton (già autore di “Wall-E” e “Alla ricerca di Nemo”) e Kenna Harris co-dirigono e scrivono il quinto capitolo della brillante saga di “Toy story” ideata da John Lasseter (diresse i primi due episodi) più di trent’anni fa e capace ancora oggi di reinventarsi aggiornandosi ai tempi attuali. Questo nuovo episodio presenta una narrazione al femminile, il punto di vista della sceriffa Jessie, che, dopo l’addio di Woody, passa al comando dei giocattoli di Bonnie. Questi ultimi dovranno fare i conti sia con la nuova arrivata, (Lilypad, un tablet che i genitori di Bonnie le hanno regalato per farle vincere l’isolamento con le amiche), sia la minaccia di vedersi abbandonati e dimenticati dalla stessa bambina.
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Andrew Stanton (già autore di “Wall-E” e “Alla ricerca di Nemo”) e Kenna Harris co-dirigono e scrivono il quinto capitolo della brillante saga di “Toy story” ideata da John Lasseter (diresse i primi due episodi) più di trent’anni fa e capace ancora oggi di reinventarsi aggiornandosi ai tempi attuali. Questo nuovo episodio presenta una narrazione al femminile, il punto di vista della sceriffa Jessie, che, dopo l’addio di Woody, passa al comando dei giocattoli di Bonnie. Questi ultimi dovranno fare i conti sia con la nuova arrivata, (Lilypad, un tablet che i genitori di Bonnie le hanno regalato per farle vincere l’isolamento con le amiche), sia la minaccia di vedersi abbandonati e dimenticati dalla stessa bambina.
L’era dei giocattoli è veramente finita? Si e ci chiede questo film d’animazione, il 31° della Pixar. Cosa significa ancora “giocare” oggi? L'arrivo di dispositivi elettronici sempre più raffinati e l’impatto negativo (sempre più da dipendenza alienante) dei Social Network, distolgono precocemente l'attenzione dei bambini dal gioco tradizionale. Tutto ciò compromette in essi lo sviluppo di fantasia, immaginazione e inventiva?
Il cartoon si rivolge alla Gen Z e tratta del loro rapporto con la tecnologia moderna, sulle modalità di uso, rischi, pericoli, e potenzialità positive che ne derivano o ne sono legate.
Lo script non demonizza del tutto le invenzioni tecnologiche (Lilypad non è un nemico da sconfiggere, ma uno strumento da utilizzare, e, come ogni oggetto, può ferire e/o aiutare il suo utente…), ma cerca piuttosto di trovare un difficile e condivisibile punto di equilibrio tra giocattoli e tecnologia, tra gioco e connessione da remoto, tra accesso ad una community virtuale e sfogo della propria creatività; insomma, un punto di incontro tra passato e modernità.
Una tematica quest’ultima che da sempre ha caratterizzata l’intera saga, sin dal suo primo episodio, e che oggi sembra ripetersi, anche se in altre forme e declinazioni.
L’argomento in questione, seppur trattato con toni un po’ retorici e moralizzanti, con ottiche parziali (la necessità del ruolo educativo del genitore, qui poco esplorato) ed esiti troppo accomodanti (non cade nella trappola della nostalgia, ma non osa ed evita una decisa presa di posizione su come si potrebbe risolvere il contrasto tra giocattoli tradizionali e dispositivi moderni), è però ben coniugato con la trama, con lo sviluppo narrativo; e sa cogliere le varie sfumature (“negative” ma anche “positive”) annesse alla suddetta tematica con la solita grazia, dolcezza, intelligenza e dose di approfondimento.
La scelta più giusta su tutte è stata quella di spostare il focus da Woody e Buzz alla cowgirl Jessie.
È lei (che meglio degli altri conosce la sofferenza dell’abbandono, della solitudine, dell’emarginazione, e la paura di essere inutile e dimenticata), il personaggio più adatto per affrontare una tematica simile.
È lei il vero centro emotivo di questo nuovo capitolo, che sa parlare al cuore dei bambini (e degli adulti), di amore e perdita, della difficoltà di accettare gli inevitabili cambiamenti esistenziali; e di come sia facile, senza che ce ne accorgiamo, far scomparire ingiustamente qualcosa a noi ancora importante e caro.
C’è quindi un significativo cambio di prospettiva. Jessie aiutando la piccola Bonnie a non smarrirsi e a non perdere il contatto con la sfera delle vere relazioni umane, diventa custode dell’infanzia, del suo cuore pulsante: stavolta non sono più i singoli giocattoli a doversi salvare dal rischio dell’oblio e dell’abbandono, bensì il valore del gioco tradizionale e della fantasia dei bambini. Perché solo attraverso questi si potrà uscire dall’emarginazione e sviluppare autentici rapporti interpersonali.
Non tutto di questa pellicola funziona alla perfezione, però i difetti non compromettono il risultato finale, pregevole e maturo. Tecnicamente impeccabile, sfoggia un'animazione fluida e accurata, colorata e attenta ai singoli dettagli. Il plot è come al solito godibile, coinvolgente, efficace, e sa mixare con naturalezza avventura e divertimento, tenerezza e malinconia, momenti emozionanti e altri di maggiore riflessione.
Invitando a ripensare il rapporto tra tecnologia e umanità, questo cartoon prova a ragionare sul presente e sul futuro; su come sono cambiati i tempi, la società, le esperienze dell’infanzia; e su come, nonostante tutto, nonostante la tecnologia nel bene e nel male sia ormai parte integrante della nostra realtà, rimanga sempre fondamentale immaginare, inventare, giocare insieme e condividere uno spazio reale con gli altri; e che nessuna connessione virtuale può sostituire quella reale.
In conclusione, quest’ultima quinta pellicola della serie, potrà anche non essere all’altezza del primo episodio o non essere un capolavoro, come il secondo e il terzo episodio; ma certamente è una bellissima, interessante opera cinematografica che ha la sua ragion d’essere, e che parla con sincerità al cuore dei bambini e degli adulti.
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imperior max
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martedì 7 luglio 2026
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un bel ritorno di una pixar in rispolvero.
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TOY STORY 5.
Quinto capitolo della saga capostipite della Pixar iniziata oramai trentun anni fa e che ha lasciato un segno nella storia del cinema d’animazione. Con la prima trilogia che narrava il ciclo di crescita di Andy influenzando il ruolo di Woody, Buzz e l’intero gruppo di giocattoli e chiusasi nel migliore dei modi, ma per poi proseguire con un discreto seguito, non avevo grosse aspettative pure con quest’altro. Complice anche il fatto che sentire Woody senza la voce di Fabrizio Frizzi non mi dava tanta motivazione. A fine visione devo ammettere di sentirmi in parte molto ricreduto.
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TOY STORY 5.
Quinto capitolo della saga capostipite della Pixar iniziata oramai trentun anni fa e che ha lasciato un segno nella storia del cinema d’animazione. Con la prima trilogia che narrava il ciclo di crescita di Andy influenzando il ruolo di Woody, Buzz e l’intero gruppo di giocattoli e chiusasi nel migliore dei modi, ma per poi proseguire con un discreto seguito, non avevo grosse aspettative pure con quest’altro. Complice anche il fatto che sentire Woody senza la voce di Fabrizio Frizzi non mi dava tanta motivazione. A fine visione devo ammettere di sentirmi in parte molto ricreduto.
Bonnie Anderson, una bambina delle elementari, si diverte a creare nuovi ruoli e avventure con i suoi giocattoli. Essendo però l’unica a non avere dispositivi elettronici si rende conto di sentirsi emarginata e di non riuscire a fare amicizie con gli altri bambini, in quanto hanno tutti un tablet. I suoi genitori, dapprima restii a poterle regalargliene uno, alla fine decidono di acquistare Lilypad, un tablet con le fattezze di una rana. Non appena la usa ne rimane subito folgorata e completamente dipendente, tanto da non considerare più Jessie, Buzz, Bullseye e tutti gli altri giocattoli. Dopo diversi battibecchi piuttosto spinti con Lilypad, Jessie decide di intrufolarsi insieme a Bullseye nello zaino di Bonnie per cercarle una nuova amica e fare meglio del sofisticato dispositivo. Dopo che Bonnie viene derisa per via dei suoi giocattoli e diverse altre storture, Jessie e Bullseye si ritroveranno nella casa dove abitava un tempo Emily, la sua prima padroncina. Attraverso alcuni aiuti da parte di improbabili giocattoli elettronici e rimembranze del suo passato, Jessie dovrà ritornare da Bonnie e farla legare con Blaze che sembrerebbe essere adatta per lei in quanto gioca ancora con i giocattoli.
Nel frattempo un gruppo di Buzz Hi-Tech naufragati in un container sulla costa avvistano la Stella Polare e si apprestano a seguirla credendo che sia un segnale per il comando stellare, mentre invece a casa di Bonnie Buzz si fa’ aiutare da Woody per cercare di contrastare Lilypad che mette sempre più i bastoni tra le ruote nel tentativo di farli rimpiazzare sfruttando l’assuefazione della bambina.
Alla regia e alla scrittura torna Andrew Stanton, autore di Toy Story e di buona parte dei film Pixar. A livello tecnico e di messinscena si rimane sempre su ottimi margini tra colori sgargianti, animazioni così fluide da far sembrare sempre più vivi i giocattoli, un ritmo bello spedito, delle buone musiche e un montaggio ben fatto. Al doppiaggio, quello italiano, sono ben inseriti Ilaria Stagni con Jessie, lo storico Massimo d’Apporto con i Buzz, un confortante Angelo Maggi a doppiare Woody e una buona Katia Follesa con Lilypad.
Togliendoci di mezzo le parti meno riuscite. La tematica della tecnologia e gli effetti che ha sulle persone, sia bambini che adulti, è sì bella esposta mostrando una sorta di assuefazione e di “rincojonimento” palese e una creazione fredda e distaccata di legami umani fittizi, ma la cosa non viene del tutto risolta chiaramente, come se mancassero dei passaggi veramente importanti che portano al finale di Bonnie e all’improvviso risveglio dei bambini. In più Woody e Buzz hanno dei ruoli molto secondari, seppur belli utili e la parte dei Buzz hi-tech alla base è randomica e abbastanza casuale per unirsi ad un certo punto alla trama principale.
Detto ciò ci si concentra soprattutto su Jessie che diventa partecipe di molte tematiche affrontate con molto più spessore. Da una parte ci mostra la creatività, l’inventiva e la fantasia sia di Bonnie che di Blaze nel raccontare storie e ruoli con i giocattoli tradizionali con un’essenzialità che solo i bambini hanno e che risvegliano anche in modo significativo chi è adulto. Dei contrasti all’inizio belli accesi tra i giocattoli normali e quelli digitali dove si stemperano diatribe nelle quali i primi diventano sempre più rimpiazzati o abbandonati e i secondi fanno crescere troppo in fretta i bambini facendogli perdere appunto le virtù sopracitate, le manualità e i legami affettivi. Poi dopo si trovano delle collaborazioni mostrando in fondo delle utilità vere e proprie dei giocattoli tecnologici, oltre che allo svago fine a se stesso, dando diversi appigli narrativi; come il tutore al vasino Smarty Pants, la videocamera Snappy, il GPS Atlas e ad un certo punto anche Lilypad. Fino a diventare anche loro parte integrante dei giochi creativi.
Ancora meglio è una scoperta interessante di Jessie sul suo passato nella casa che era prima di Emily e questa porterà ad una profondissima riflessione nel ruolo che ha avuto nella vita della sua padroncina, con effetti a dir poco commoventi.
Per non parlare poi di molte avventure e trovate divertenti che sfociano anche in alcuni effetti nostalgici e citazioni ripescati nei film precedenti, senza abusarne troppo, ma anzi mettendoci un po’ di freschezza.
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