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shagrath
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lunedì 11 marzo 2024
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inquietudini ottocentesche
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Ambientato a inizio ottocento i protagonisti sono una famiglia di nobili latifondisti alle prese con inspiegabili episodi di massacro del loro bestiame. Gli abitanti del villaggio incolpano una misteriosa bestia soprannaturale, ma il conte è un uomo di scienza e sospetta invece una messa in scena di uno zingaro per estorcergli denaro. La ricerca del colpevole si intreccia con i drammi familiare nel castello: il conte è un egoista pieno di sé, la moglie è una cristiana nevrotica che reprime qualunque manifestazione di gioia e felicità nel prossimo, a cominciare dai figli, i quali del resto hanno una personalità malinconica e introversa. Il figlio maggiore più degli altri, scrive poesie maledette di nascosto forse ispirato dal retaggio oscuro dei suoi antenati.
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Ambientato a inizio ottocento i protagonisti sono una famiglia di nobili latifondisti alle prese con inspiegabili episodi di massacro del loro bestiame. Gli abitanti del villaggio incolpano una misteriosa bestia soprannaturale, ma il conte è un uomo di scienza e sospetta invece una messa in scena di uno zingaro per estorcergli denaro. La ricerca del colpevole si intreccia con i drammi familiare nel castello: il conte è un egoista pieno di sé, la moglie è una cristiana nevrotica che reprime qualunque manifestazione di gioia e felicità nel prossimo, a cominciare dai figli, i quali del resto hanno una personalità malinconica e introversa. Il figlio maggiore più degli altri, scrive poesie maledette di nascosto forse ispirato dal retaggio oscuro dei suoi antenati. Una storia costruita su personaggi stereotipati e poco costruiti che stenta a diventare credibile, anche se piacevole da guardare. Le contraddizioni non mancano, tra cambi di carattere e d'azione dei protagonisti scarsamente giustificati dagli eventi. La costruzione del film porta a svelare un tassello del mistero alla volta, come in un giallo, dove tutti possono essere il colpevole. Eppure qualcosa non funziona come dovrebbe. La storia prosegue in avanti come forzata a dover giungere alla fine. Forse la troppa casualità degli eventi, forse qualche passaggio narrativo omesso, una sceneggiatura lenta, rende il tutto un po' noioso. Anche le atmosfere, che dovrebbero trasudare inquitudine e paura, soffrono di scarsa fantasia nelle scenografie (molto, troppo ristrette), nella messa in scena (a tratti da telenovela) e nel comparto sonoro a dir poco soporifero. Ci sono anche riprese poco comprensibili, come una scena di tensione con un bambino che sale le scale pian pianino con una candelina in mano, peccato che sia pieno giorno (decisamente poco convolgente). Si salvano i costumi e gli arredi, abbastanza curati, così come la recitazione. Un'opera che si può vedere, un intrattenimento effimero che dopotutto non lascia molto.
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dandy
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sabato 27 gennaio 2024
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la prigione della nobiltà.
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Ispirandosi liberamente al romanzo di Michele Mari "Io venìa pien d'angoscia a rimirarti" la regista(sceneggiatrice e proveniente dalla pubblicità) debutta con un horror un pò in stile "The Nest"(complice la presenza di Korovkin)un pò folkloristico a tema licantropia.Gira molto bene e sa dirigere tutto il cast riuscendo a creare un'atmosfera opprimente con il classico quadro familiare disastroso,la cui nobiltà si traduce in repressione di umanità e sentimenti in primis tra genitori e figli diventando una maledizione che rispecchia l'orrore sovrannaturale scatenatosi.Ma certe parti mancano del dovuto approfonddimento(i libri e gli scritti in soffitta,la presunta consapevolezza di Monaldo o l'uscita di scena di Scajaccia)facendo del twist finale un qualcosa di insensato,e la quasi totale assenza di momenti horrorifici non è del tutto efficace.
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Ispirandosi liberamente al romanzo di Michele Mari "Io venìa pien d'angoscia a rimirarti" la regista(sceneggiatrice e proveniente dalla pubblicità) debutta con un horror un pò in stile "The Nest"(complice la presenza di Korovkin)un pò folkloristico a tema licantropia.Gira molto bene e sa dirigere tutto il cast riuscendo a creare un'atmosfera opprimente con il classico quadro familiare disastroso,la cui nobiltà si traduce in repressione di umanità e sentimenti in primis tra genitori e figli diventando una maledizione che rispecchia l'orrore sovrannaturale scatenatosi.Ma certe parti mancano del dovuto approfonddimento(i libri e gli scritti in soffitta,la presunta consapevolezza di Monaldo o l'uscita di scena di Scajaccia)facendo del twist finale un qualcosa di insensato,e la quasi totale assenza di momenti horrorifici non è del tutto efficace.Un debutto dignitoso che fa sperar ben per il futuro della regista.
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figliounico
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mercoledì 24 gennaio 2024
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è meglio o' suonne oppure o' cafè
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Da un romanzo di Mari del ’90, Io venìa pien d'angoscia a rimirarti, Ambra Principato trae il soggetto per il suo improbabile horror biografico letterario, primo e forse ultimo esemplare di un nuovo sottogenere cinematografico in cui disinvoltamente si mescolano licantropi, zingari e la vita recanatese del giovane Giacomo Leopardi. Finché il mix di generi diversi è surreale e sorretto da una divertente autoironia come in Cowboys & Aliens la cosa può funzionare, sebbene faccia storcere il naso ai puristi amanti dell’uno o dell’altro tipo di film, purtroppo però in questo caso l’autrice della sceneggiatura, nonché regista al suo esordio Ambra Principato, si prende sul serio e allora il risultato non può essere che una repentina caduta di palpebra a metà film, complici l’età e l’ora tarda, m
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Da un romanzo di Mari del ’90, Io venìa pien d'angoscia a rimirarti, Ambra Principato trae il soggetto per il suo improbabile horror biografico letterario, primo e forse ultimo esemplare di un nuovo sottogenere cinematografico in cui disinvoltamente si mescolano licantropi, zingari e la vita recanatese del giovane Giacomo Leopardi. Finché il mix di generi diversi è surreale e sorretto da una divertente autoironia come in Cowboys & Aliens la cosa può funzionare, sebbene faccia storcere il naso ai puristi amanti dell’uno o dell’altro tipo di film, purtroppo però in questo caso l’autrice della sceneggiatura, nonché regista al suo esordio Ambra Principato, si prende sul serio e allora il risultato non può essere che una repentina caduta di palpebra a metà film, complici l’età e l’ora tarda, ma, parafrasando un famoso interrogativo di un mio amico poeta, è meglio o’ suonne o l’horror della Principato?
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laura
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sabato 13 gennaio 2024
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una sceneggiatura pasticciata tra leopardi e wilde
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La sceneggiatura è un pasticcio tra 'Il sabato del villaggio' di Giacomo Leopardi e Il ritratto di Dorian Gray. Le analogie con la vita giovanile di Leopardi spiazzano e distolgono dalla trama, i personaggi dei genitori sono scontati, quello dello zingaro è improbabile e caricaturale. La trama per evocare il mistero si affida quasi esclusivamente alle atmosfere gotiche del corridoio male illuminato e della soffitta della grande casa padronale, o delle scene oniriche nel bosco. Insomma il film è bruttino e un po' sconclusionato, la interpretazione è molto modesta e l'unico attore che si salva è quello che interpreta il bambino Orazio.
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La sceneggiatura è un pasticcio tra 'Il sabato del villaggio' di Giacomo Leopardi e Il ritratto di Dorian Gray. Le analogie con la vita giovanile di Leopardi spiazzano e distolgono dalla trama, i personaggi dei genitori sono scontati, quello dello zingaro è improbabile e caricaturale. La trama per evocare il mistero si affida quasi esclusivamente alle atmosfere gotiche del corridoio male illuminato e della soffitta della grande casa padronale, o delle scene oniriche nel bosco. Insomma il film è bruttino e un po' sconclusionato, la interpretazione è molto modesta e l'unico attore che si salva è quello che interpreta il bambino Orazio. Peccato perché il soggetto non sarebbe male e con una sceneggiatura più attenta forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di buono.
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laura
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sabato 13 gennaio 2024
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una sceneggiatura pasticciata tra leopardi e wilde
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La sceneggiatura è un pasticcio tra 'Il sabato del villaggio' di Giacomo Leopardi e Il ritratto di Dorian Gray. Le analogie con la vita giovanile di Leopardi spiazzano e distolgono dalla trama, i personaggi dei genitori sono scontati, quello dello zingaro è improbabile e caricaturale. La trama per evocare il mistero si affida quasi esclusivamente alle atmosfere gotiche del corridoio male illuminato e della soffitta della grande casa padronale, o delle scene oniriche nel bosco. Insomma il film è bruttino e un po' sconclusionato, la interpretazione è molto modesta e l'unico attore che si salva è quello che interpreta il bambino Orazio.
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La sceneggiatura è un pasticcio tra 'Il sabato del villaggio' di Giacomo Leopardi e Il ritratto di Dorian Gray. Le analogie con la vita giovanile di Leopardi spiazzano e distolgono dalla trama, i personaggi dei genitori sono scontati, quello dello zingaro è improbabile e caricaturale. La trama per evocare il mistero si affida quasi esclusivamente alle atmosfere gotiche del corridoio male illuminato e della soffitta della grande casa padronale, o delle scene oniriche nel bosco. Insomma il film è bruttino e un po' sconclusionato, la interpretazione è molto modesta e l'unico attore che si salva è quello che interpreta il bambino Orazio. Peccato perché il soggetto non sarebbe male e con una sceneggiatura più attenta forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di buono.
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massimo cioffi
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domenica 6 agosto 2023
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ridicolo
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Recitano più o meno tutti male, i testi del copione riescono a stare a malapena sulle labbra dei personaggi. E non fa neanche paura. Soldi buttati.
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tamburel
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giovedì 3 agosto 2023
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paccone
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Domanda: Hai mai avuto paura?
Risposta: Ora si, di incappare in un altra "sola" di film come questo.!!
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ros
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domenica 30 luglio 2023
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sentire la paura e non solo vederla.. ottimo film
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Un film che si presenta come un horror ma che colpisce per la sua originalità e diversità rispetto ai clichè del genere. Ho trovato interessante e particolare la rappresentazione delle paure ancestrali che ci accompagnano fin da bambini anche nei giochi d'infanzia come può essere nascondino che in un passaggio del film rende benissimo il sentimento di piacere e angoscia che questo gioco infantile genera e generava in ognuno di noi. La fotografia è molto bella, la regia ti trasporta li con i personaggi ad ogni fotogramma. Il suono spettacolare finalmente un film italiano dove si riesce a sentire nitidamente i dialoghi. Ho letto un intervista della regista in cui dichiara di aver girato in 20 giorni se pensiamo che è un film in costume il risultato è spettacolare! Ho trovato il film non banale a tratti profondo con dei chiari messaggi metaforici sulla vita e sui sentimenti di paura.
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Un film che si presenta come un horror ma che colpisce per la sua originalità e diversità rispetto ai clichè del genere. Ho trovato interessante e particolare la rappresentazione delle paure ancestrali che ci accompagnano fin da bambini anche nei giochi d'infanzia come può essere nascondino che in un passaggio del film rende benissimo il sentimento di piacere e angoscia che questo gioco infantile genera e generava in ognuno di noi. La fotografia è molto bella, la regia ti trasporta li con i personaggi ad ogni fotogramma. Il suono spettacolare finalmente un film italiano dove si riesce a sentire nitidamente i dialoghi. Ho letto un intervista della regista in cui dichiara di aver girato in 20 giorni se pensiamo che è un film in costume il risultato è spettacolare! Ho trovato il film non banale a tratti profondo con dei chiari messaggi metaforici sulla vita e sui sentimenti di paura. Una paura quindi non solo mostrata fine a se stessa per provacare reazione ma vissuta e sentita e che lascia lo spettatore con la domanda "io ho mai avuto cosi paura?" Se volete un film spiazzante questo è il film per voi!
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giotto bargigia
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sabato 29 luglio 2023
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95 minuti di brividi e poesia
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Finalmente il cinema italiano propone un film alla stregua delle produzioni internazionali. Definirlo horror è riduttivo. Lo svolgimento ti tiene incollato alla poltrona in costante tensione e aspettativa. Il tutto grazie alla magnifica interpretazione dei protagonisti, ma soprattutto grazie all'elaborata sceneggiatura e all'attenta regia. Mi si è riaccesa una speranza per il cinema italiano da tanto assopita
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