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bettipigna
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giovedì 12 marzo 2026
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boh
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Molto brava la protagonista. Anche l' avvocato è ok. Ma il film...? Boh.
Mai vista nella vita una lista di enti patrocinanti tanto lunga. Nei titoli di apertura scritti uno sotto l' altro sembrava di essere sul sito del MIUR (e mi è preso malissimo). Prodotto con fondi europei (e te pareva?) Candidature e premi scendono a pioggia anche qui sulla pagina dedicata. Tanto entusiasmo con cui non sono riuscita a entrare minimamente in risonanza. Anzi, la noia a tratti è stata mortale.
Sempre più spesso noto questa discrepanza fra filmetti "spinti" da promozioni assurde, pompatissimi, che immancabilmente deludenti, e altri che al contrario passano in sordina e sono dei piccoli capolavori.
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Molto brava la protagonista. Anche l' avvocato è ok. Ma il film...? Boh.
Mai vista nella vita una lista di enti patrocinanti tanto lunga. Nei titoli di apertura scritti uno sotto l' altro sembrava di essere sul sito del MIUR (e mi è preso malissimo). Prodotto con fondi europei (e te pareva?) Candidature e premi scendono a pioggia anche qui sulla pagina dedicata. Tanto entusiasmo con cui non sono riuscita a entrare minimamente in risonanza. Anzi, la noia a tratti è stata mortale.
Sempre più spesso noto questa discrepanza fra filmetti "spinti" da promozioni assurde, pompatissimi, che immancabilmente deludenti, e altri che al contrario passano in sordina e sono dei piccoli capolavori. Va così.
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kronos
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martedì 16 settembre 2025
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dramma giudiziario da fiction tv
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Per l'ennesima volta il "gigante" (così sembrava valutando i premi e l'accoglienza critica) ha partorito un sorcetto: la via francese al dramma giudiziario è fiacca, stancante, televisiva.
Interessante l'idea di non mostrare esplicitamente le dinamiche che porteranno al processo della protagonista, ma gli sviluppi narrativi successivi risultano prolissi, incerti, diluiti in eccesso, lasciando in dubbio lo spettatore sulle finalità dell'operazione: film/fiction di denuncia? Tentativo (mal riuscito) di legal Thriller? Scene, anzi scenette da un matrimonio cinquant'anni dopo? Mah.
Sandra Hüller brava ma decisamente troppo âgé per il ruolo.
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giovedì 8 maggio 2025
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al solito recensione incomprensibile
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Ma farsi capire da chi vuole farsi un'idea del film no, vero? Scrivere "difficile" fa tanto political corrected e a la page , ma il risultato ? sconfortante.
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ldesio
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giovedì 8 agosto 2024
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un capolavoro
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Anatomia di una caduta è un film che riconcilia col futuro del cinema: un'opera potente e disturbante, che non sfigurerebbe accanto ai grandi capolavori del cinema francese. La tragedia iniziale del film, e il processo che ne segue, sono la pista che ci guida nell'esplorazione, sempre più disturbante perché condotta senza sconti e senza compromessi, degli abissi e dei rancori del rapporto tra Sandra e Samuel, segnato anni prima da un incidente nella loro vita familiare. Il film, con un ritmo emotivo serrato e spietato, riesce a tenere inchiodato per due ore e mezzo lo spettatore; e lo fa con uno sviluppo quasi teatrale, basato quasi solo sui dialoghi e sulla recitazione.
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Anatomia di una caduta è un film che riconcilia col futuro del cinema: un'opera potente e disturbante, che non sfigurerebbe accanto ai grandi capolavori del cinema francese. La tragedia iniziale del film, e il processo che ne segue, sono la pista che ci guida nell'esplorazione, sempre più disturbante perché condotta senza sconti e senza compromessi, degli abissi e dei rancori del rapporto tra Sandra e Samuel, segnato anni prima da un incidente nella loro vita familiare. Il film, con un ritmo emotivo serrato e spietato, riesce a tenere inchiodato per due ore e mezzo lo spettatore; e lo fa con uno sviluppo quasi teatrale, basato quasi solo sui dialoghi e sulla recitazione. L'idea chiave, svolta in modo magistrale, è la capacità di presentare i diversi punti di vista sulla vicenda in modo appassionante e credibile (tornano alla mente Bergman e il Kurosawa di "Rashomon"), trascinando lo spettatore in un'ambiguità e in un' incertezza sulla vicenda che vengono finalmente risolte (ma è realmente così?) soltanto nel finale. Un film travolgente, giustamente sorretto da interpreti diretti in modo magistrale, tra cui spicca, perfetta nella sua durezza e ambiguità, una grandissima Sandra Hüller (già straordinaria ne "La zona di interesse". Da vedere assolutamente.
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cinephilo
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domenica 9 giugno 2024
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un solido court drama
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Justin Triet il suo terzo lungometraggio della carriera che a mio avviso è anche il primo convincente. Un Court drama puro, con una notevole messa in scena e personaggi per caratterizzati. Ogni minuto che passa si scopre una nuova sfaccettatura dell protagonista e il montaggio è in pieno stile europeo con il film che scorre lentamente e si prende i suoi tempi. La regista sembra aver capito tutto del court drama/dramma familiare borghese tranne la durata: il film potrebbe infatti essere scorciato di quasi 30 minuti perché i suoi 154 minuti di durata sembrano davvero eccessivi e si fanno sentire. Non sono un fan del genere (il dramma giudiziario) ma qui c'è della qualità.
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valentina
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giovedì 23 maggio 2024
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pessimo
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Ho comprato il dvd senza essere andato a vederlo al cinema ed uno dei film più deludenti che abbia mai visto. Com'è possibile che abbia vinto la palma d'oro? Adesso vado subito a vendere il dvd al mercatino sperando che qualche sprovveduto lo compri e di ricavarne almeno euro 2,50 che nemmeno li vale
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asia
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giovedì 4 aprile 2024
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mistero
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Altro film di cui non si capisce il successo. Montalbano in confronto è un'opera di Bergman. Come pompare film mediocri..
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carlo santoni
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martedì 19 marzo 2024
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il rumore e poi il silenzio della neve
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È un film ambizioso, intelligente, recitato benissimo, con una solidissima sceneggiatura, e al tempo stesso indigesto, a volte insopportabile, proprio come la musica a tutto volume che in esordio udiamo in sottofondo, fin quasi a far scomparire i dialoghi. Immediatamente uno si chiede come mai Samuel, il marito della protagonista Sandra, voglia rompere i timpani e non solo, con tutti quei decibel. La domanda non sarà poi peregrina: si scoprirà strada facendo che il marito, che cadendo dal sottotetto della sua baita muore, dando inizio alla storia, è uno scrittore che non ha più idee, stanco di fare l’insegnante perché vorrebbe avere più tempo per dedicarsi alla scrittura.
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È un film ambizioso, intelligente, recitato benissimo, con una solidissima sceneggiatura, e al tempo stesso indigesto, a volte insopportabile, proprio come la musica a tutto volume che in esordio udiamo in sottofondo, fin quasi a far scomparire i dialoghi. Immediatamente uno si chiede come mai Samuel, il marito della protagonista Sandra, voglia rompere i timpani e non solo, con tutti quei decibel. La domanda non sarà poi peregrina: si scoprirà strada facendo che il marito, che cadendo dal sottotetto della sua baita muore, dando inizio alla storia, è uno scrittore che non ha più idee, stanco di fare l’insegnante perché vorrebbe avere più tempo per dedicarsi alla scrittura. E, ci si può chuiedere, lo farebbe mettendo lo stereo al massimo? Oppure lo fa per evitare che sua moglie Sandra, lei sì scrittrice affermata, possa concedere l’intervista ad una giornalista giunta lì proprio per quello?
Dietro la forma apparente di una storia giudiziaria incentrata sulla morte accidentale/suicidio/omicidio di Samuel, viene fuori il conflitto multiforme e di lunga data tra marito e moglie, originato dal trauma gravissimo subito dal loro figlio Daniel all’età di quattro anni, quando a causa di un incidente stradale (avvenuto per incuria del padre?) rimase irrimediabilmente lesionato nel nervo ottico, così da divenire ipovedente.
I conflitti, gli attriti, ma anche l’affetto, l’amore tra i due protagonisti e il loro figlio, sono propri di una classica famiglia alto-borghese, o almeno borghese medio-alta; d’altra parte, se si esclude Loach e pochi altri, nessuno si preoccupa più di scandagliare filmicamente un qualsiasi “gruppo di famiglia in un interno” di estrazione popolare, operaia. Insomma, questo è quanto in genere passa il convento: sempre meglio di quanto succede a Hollywood, dove i protagonisti della produzione cinematografica standardizzata sono poliziotti, militari, avvocati, medici, brooker, gangsters e poco altro.
Fatta questa precisazione, occorre dire che la regista Justine Triet è brava a porre in evidenza i nuclei del conflitto latente, sempre meno latente, poi palese, tra marito e moglie. Il tutto è complicato volutamente dal fatto che la protagonista è di origine tedesca, il protagonista di origine francese, ma hanno vissuto insieme a Londra, dove col loro figlio, in quella “terra di nessuno”, hanno conversato in inglese, anch’essa una lingua di tutti e di nessuno, per noi occidentali il più medio dei media tra gli idiomi, come si sa. La difficoltà della lingua, del doversi esprimere in questa piuttosto che in quella, come a voler segnare un territorio ideale, culturale ed emotivo allo stesso tempo, viene fuori in più punti; ed anzi, proprio nei momenti topici del conflitto inter-matrimoniale, marito e moglie non parlano né in tedesco né in francese, bensì in inglese: lo spettatore ha di fronte a sé minuti lunghissimi di discussione accesissima… ma in sottotitoli!
Ciò ovviamente non è casuale: la regista vuol mettere lo spettatore, così come poi la giuria del tribunale, di fronte alla difficoltà della comprensione della parola, del significato vero della parola.
Gli attori sono tutti sopraffini, Sandra Hüller su tutti, ma anche Swann Arlaud, nella parte del suo avvocato-amico; e così l’odioso pubblico ministero, ossia Antoine Reinhartz, ed il giovanissimo Samuel Theis, nel ruolo del figlio Samuel ipovedente.
La deposizione finale del giovane Samuel è quella che dà la svolta al processo a carico di sua madre, e che la farà assolvere. Ma forse non tutti i dubbi sono veramente chiariti. È che si tratta di una storia che, come la vita in genere, è piena di luci e ombre.
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[+] solido dramma familiare senza vincitori né vinti
(di antonio montefalcone)
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felicity
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mercoledì 13 marzo 2024
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sulla realtà e la rappresentazione
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Ispirato sin dal titolo a un vecchio film "processuale" come Anatomia di un omicidio, l’ultimo lavoro di Justin Triet è un’opera molto attuale tanto nei significati quanto nella conduzione solo apparentemente austera, che fotografa la solitudine dei figli in un mondo dominato dall’individualismo, ma si sofferma lucidamente pure sulla confusione etica dei nostri tempi, dove la sovrapposizione tra realtà e rappresentazione esige una scelta di campo precisa (benché soggettiva). Intrigante nello sviluppo e rispettoso dello spettatore, Anatomia di una caduta ha i suoi punti di forza nel rigore della messinscena e la coerenza della sua analisi, cui la regista non fa mancare anche uno sguardo pieno di umanità.
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Ispirato sin dal titolo a un vecchio film "processuale" come Anatomia di un omicidio, l’ultimo lavoro di Justin Triet è un’opera molto attuale tanto nei significati quanto nella conduzione solo apparentemente austera, che fotografa la solitudine dei figli in un mondo dominato dall’individualismo, ma si sofferma lucidamente pure sulla confusione etica dei nostri tempi, dove la sovrapposizione tra realtà e rappresentazione esige una scelta di campo precisa (benché soggettiva). Intrigante nello sviluppo e rispettoso dello spettatore, Anatomia di una caduta ha i suoi punti di forza nel rigore della messinscena e la coerenza della sua analisi, cui la regista non fa mancare anche uno sguardo pieno di umanità.
Il film commuove senza tuttavia ricorrere alla retorica o imboccare derive iper-drammatiche, raccontando la solitudine dei figli in un mondo dominato dalle ambizioni e dal senso di colpa degli adulti, dove prendersi cura dei piccoli viene vissuto essenzialmente come un sacrificio. L’enorme statura morale e intellettuale del bambino non è quindi frutto di un errore di scrittura, ma rappresenta simbolicamente un auspicio per la sua generazione: che non resti accecata dal gelido razionalismo, sia capace di scegliere autonomamente la propria prospettiva e sappia riempire i vuoti di significato lasciati in eredità dai genitori.
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stefano busnelli
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mercoledì 13 marzo 2024
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forzato e stucchevole
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Film francese, recitato in inglese con sottotioli in italiano. Ritmo lentissimo ed esasperante con inquadrature che indugiano all'infinito sulle espressioni monocorde della protagonista. Tutti i temi più ritriti del femminismo concentrati nella scena di una banale litigata quotidiana che finisce per assumere l'importanza di un trattato di filosofia esistenziale. Inverosimile.
Così come risulta inverosimile il ruolo del bambino di 10/12 anni che assiste, con consapevole lucidità, al dramma senza fare una piega e che, con una saggezza e una sensibiltà incredibili, riesce a cogliere tutte le sfumature della vita di coppia, spiazza gli adulti con frasi coerenti ed ineccepibili e diventa la chiave di volta, volutamente ambigua, per la comprensione e la risoluzione dei conflitti umani e giudiziari.
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Film francese, recitato in inglese con sottotioli in italiano. Ritmo lentissimo ed esasperante con inquadrature che indugiano all'infinito sulle espressioni monocorde della protagonista. Tutti i temi più ritriti del femminismo concentrati nella scena di una banale litigata quotidiana che finisce per assumere l'importanza di un trattato di filosofia esistenziale. Inverosimile.
Così come risulta inverosimile il ruolo del bambino di 10/12 anni che assiste, con consapevole lucidità, al dramma senza fare una piega e che, con una saggezza e una sensibiltà incredibili, riesce a cogliere tutte le sfumature della vita di coppia, spiazza gli adulti con frasi coerenti ed ineccepibili e diventa la chiave di volta, volutamente ambigua, per la comprensione e la risoluzione dei conflitti umani e giudiziari.
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