Torna per la settima volta sul grande schermo Ghostface uno fra i più letali serial killer dei film horror entrato nell’immaginario collettivo come altri villain quali Michael Myers, Freddy Kruger o Jigsaw. Nato inizialmente come meta narrazione dei film horror, difficile dimenticare i quiz telefonici con i quali intratteneva le proprie vittime, e senza dimenticarsi la serie antologica Scream (id.; 2015 - 2019) andata in onda sulla Netflix fra il 2015 e il 2019.
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Torna per la settima volta sul grande schermo Ghostface uno fra i più letali serial killer dei film horror entrato nell’immaginario collettivo come altri villain quali Michael Myers, Freddy Kruger o Jigsaw. Nato inizialmente come meta narrazione dei film horror, difficile dimenticare i quiz telefonici con i quali intratteneva le proprie vittime, e senza dimenticarsi la serie antologica Scream (id.; 2015 - 2019) andata in onda sulla Netflix fra il 2015 e il 2019.
Lo sceneggiatore Kevin Williamson, creatore della saga inizialmente diretta da Wes Craven, decide di rimettere mano alla sua creatura, ma non solo in fase di scrittura, ma anche dirigendo quest’ultima e purtroppo trascurabile pellicola, perché purtroppo è di questo che si tratta, un’ultima incursione di Ghostface ormai incapace di catturare le paure di chi assiste al suo arrivo, spesso preceduto come uno scherzo di pessimo gusto da parte di qualche comparsa o protagonista, rivelandosi alla fine per quello che è: un assassino spietato che da tre decadi perseguita piccole comunità; prima Woodsboro, immaginaria cittadina dell’entroterra californiano, e ora Pine Grove, altra piccola località dello stato dell’Indiana, nella quale si è rifugiata Sidney Prescott, la canadese Neve Campbell, che grazie alla saga di Scream ha saputo creare una carriera che in seguito l’ha trascinata a ben altre latitudini, non per ultima la serie Netflix: Avvocato di Difesa (The Lincoln Lawyer; 2022 – in prod.), che da diciassettenne problematica del primo film, nel quale venne inseguita dalla maschera in lattice dell’urlo di Munch, è diventata madre di una neo diciassettenne che porta il nome di un’amica del cuore, oltre che vittima del primo Ghostface, e che come lei si trova a vivere il suo momento di ribellione; con scontri che saranno segnati non solo da litigi, ma anche dal rischio di venire colpita dalla nemesi di un serial killer che non sembra avere pace; non con Sidney e nemmeno con i suoi eredi.
A scanso di equivoci il film sta mietendo un grande successo al botteghino, in particolare quello USA, a dimostrazione che il Franchise slasher funzioni ancora. La trama, per quanto riadattata alle nuove tecnologie, a partire dalla digitalizzazione che ha invaso prepotentemente le nostre vite, risulta purtroppo scontata, e poco importa se per l’occasione vecchi protagonisti siano stati riesumati, a iniziare da Matthew Lillard che immaginavamo scomparso a fine prima pellicola, e siano stati estratti dai ricordi di chi ha saputo, come chi scrive, assaporare ogni refolo di paura che dalla California aveva dato il via alla saga nata a metà dei ‘90.
Temiamo che nei prossimi anni rivedremo Sidney Prescott, o chi per lei, alle prese con nuovi emuli di Ghostface. D’altro canto … è solo business.
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