| Titolo originale | Kuraudo |
| Anno | 2024 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 123 minuti |
| Regia di | Kiyoshi Kurosawa |
| Attori | Masaki Suda, Kotone Furukawa, Daiken Okudaira, Amane Okayama, Yoshiyoshi Arakawa Masataka Kubota, Masaaki Akahori, Mutsuo Yoshioka, Yusei Mikawa, Maho Yamada, Toshihiro Yashiba, Yoshiyuki Morishita, Tetsuya Chiba, Yutaka Matsushige. |
| Uscita | giovedì 17 aprile 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 3,81 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 aprile 2025
Un ragazzo si ritrova coinvolto in una serie di eventi che mettono a rischio la sua vita. In Italia al Box Office Cloud ha incassato 19,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ryusuke Yoshii accumula una piccola fortuna rivendendo in rete, a prezzo maggiorato, merci di varia natura, da borselli a macchinari medici, spesso contraffatte. Per farlo utilizza lo pseudonimo di Ratel, che tra i forum di acquirenti comincia a circolare con una sinistra nomea di truffatore. Il suo mentore, Muraoka, gli propone di investire su una piattaforma di aste online e abbandonare il reselling, ma Yoshii si rifiuta, per dedicarsi totalmente alla profittevole attività di Ratel. Dopo che Yoshii si licenzia dal lavoro regolare in fabbrica e si trasferisce fuori Tokyo per avere più spazio, cominciano a moltiplicarsi episodi minacciosi ai suoi danni, sino ad assumere i contorni di una vera e propria caccia all'uomo.
I tipici ingredienti del cinema di Kurosawa Kiyoshi si adattano così bene alle storture del web e ai risvolti più inquietanti del loro impatto sulla società, che viene quasi da chiedersi come mai il regista giapponese non abbia realizzato prima un film come Cloud.
Fin dai primi minuti, in cui i personaggi parlano esclusivamente di denaro e di profitto, calandoci in medias res nella vicenda senza alcun preambolo, il tono adottato chiarisce le finalità del regista di Tokyo Sonata. Quel che accade intorno a Yoshii simboleggia un fenomeno globale e dolorosamente contemporaneo: l'amplificazione del rancore e la frustrazione di assistere quotidianamente al successo altrui, il sovradimensionamento di drammi privati, trasformati in tragedie. Mali tipici dell'uso (e abuso) dei social network, che Kurosawa tratta allo stesso modo in cui un tempo girava storie di fantasmi o di pandemie da virus. Maestro del paradosso, Kurosawa esaspera le caratterizzazioni dei personaggi, rendendoli dei simulacri, drenati di ogni energia vitale o residuo di umanità. Come in una ideale invasione degli ultracorpi, in cui questi ultimi - rimasti l'unica specie sul pianeta - sono costretti a scannarsi tra loro. Lo squarcio, aperto sulle singole disgrazie dei "vigilantes", rivela tragedie familiari e forme di psicosi violenta, determinate da sconfitte e umiliazioni subite.
Ratel viene quindi perseguitato per il solo fatto di "avercela fatta" anziché per aver violato confini etici, e sta qui probabilmente il risvolto più pessimista della cupa visione di Kurosawa sulla contemporaneità. Il ritorno a Tokyo dell'epilogo non può quindi che trasformarsi in un altro "viaggio tra le nuvole", come quelli compiuti dal protagonista nel capolavoro del 1997 Cure, in cui discernere tra realtà e impossibile miraggio di riappacificazione è ormai impossibile. Nuvole di un'impossibile deriva metafisica, ma probabilmente non è a queste che fa riferimento il titolo del film, dedicato al più prosaico luogo immateriale in cui tutti noi depositiamo i nostri dati personali e, con essi, le nostre gioie e i nostri dolori. La nuvola come luogo in cui la spersonalizzazione arriva al massimo grado, in cui l'umanità residua viene cancellata, insieme a etica e sentimenti. Straordinario ancora una volta il lavoro sugli attori, dall'enigmatico protagonista a cui dà vita Masaki Suda fino ai comprimari e antagonisti, tra cui spicca Yoshiyoshi Arakawa, vecchia conoscenza della commedia nipponica (Fine, Totally Fine e Kamikaze Girls). La sua maschera inespressiva assume aspetti inquietanti in un clamoroso caso di controcasting.
Il cinema di Kiyoshi Kurosawa è uno spazio neutro in cui luce e ombra si confondono, creando una temperatura tiepida di malessere che sta tra la dimensione fisica e quella morale, tra l'angoscia esistenziale, la torsione psicologica e la tensione sociale. Cloud è in questo senso un'opera paradigmatica: mentre si muove in una dimensione eminentemente materiale, elabora un sentimento di malessere profondament [...] Vai alla recensione »