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6bruchin5gspec1
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martedì 6 ottobre 2026
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storie dello sport
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Stroia di un ragazzo coi piedi buoni, senza
paura di trirare un rigore. Si possono dire
6 frasi guardando da solito
spettatore del pubblico pagante oppure
visionare l'opera misurandosi con
le sfaccettature del football, tratta comunque di sport.
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tess
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giovedì 20 ottobre 2022
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bravi
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Bravi gli attori e particolare e ben fatto il film per un esordio alla regia che merita di essere visto
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esakki
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mercoledì 14 luglio 2021
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fantascienza!
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Oltre ad una mancanza di tituli c'e' una mancanza di sottotitoli.
Piu' che commedia ci vedo un film di fantascienza: immaginatevi Donnarumma che rinuncia al Chelsea per sostenere gli esami di Stato ...
Comunque ben fatto.
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deh
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venerdì 12 marzo 2021
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senza tituli... che storie e che sport!
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sembra una buona storia in generale...; non
manca di sensazinalismi e sembra mantenere la
logica da manuale delle competizioni sportive,
ricorderete di sicuro tutte le imprese di grandi
giocatori e persone anche se non più al milan,
per parlare di un grande componimento
nonchè di una vetrina con 8 mitiche coppe,
e se è stato bello per loro, essere tifosi, e come
non comprendere l'essere là allora e comunque
e in ogni momento col grido le un gran milan
nelle sfide di champ league, qualunque squadra
si tenesse, coinvolgerli e coinvolgere una multitudine di gente,
non nel disfacimento ma in altre cose,
anche se non sembrano esserci più perchè
e per conto loro, vendendo anch'essi quel
potevano vendere, non si può non ricordare ora nel moderno milan e a
ogni player attuale, il possesso della bacheca e i trofei,
le loro facce non sembrano più essendo chissàdove a
guardare all'infinito della grandezza e sembrano
declinati come pedoni al non potersi soddisfar di
ciò e cioè la possibilità che ora grazie anche al
fondo eliot che partecipa al di queste imprese grandiose
di poter esibire, prima di ogni incontro anche se vogliamo
lo spirito e il prestige nonchè insieme a molte altre imprese sportive
di cui si son persi gli orizzonti e non darle mai per scontato perchè
hanno avuto un costo in etica di talento e sportività incommensurabile
e sembra fare ricordare anche ciò il genere di film.
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sembra una buona storia in generale...; non
manca di sensazinalismi e sembra mantenere la
logica da manuale delle competizioni sportive,
ricorderete di sicuro tutte le imprese di grandi
giocatori e persone anche se non più al milan,
per parlare di un grande componimento
nonchè di una vetrina con 8 mitiche coppe,
e se è stato bello per loro, essere tifosi, e come
non comprendere l'essere là allora e comunque
e in ogni momento col grido le un gran milan
nelle sfide di champ league, qualunque squadra
si tenesse, coinvolgerli e coinvolgere una multitudine di gente,
non nel disfacimento ma in altre cose,
anche se non sembrano esserci più perchè
e per conto loro, vendendo anch'essi quel
potevano vendere, non si può non ricordare ora nel moderno milan e a
ogni player attuale, il possesso della bacheca e i trofei,
le loro facce non sembrano più essendo chissàdove a
guardare all'infinito della grandezza e sembrano
declinati come pedoni al non potersi soddisfar di
ciò e cioè la possibilità che ora grazie anche al
fondo eliot che partecipa al di queste imprese grandiose
di poter esibire, prima di ogni incontro anche se vogliamo
lo spirito e il prestige nonchè insieme a molte altre imprese sportive
di cui si son persi gli orizzonti e non darle mai per scontato perchè
hanno avuto un costo in etica di talento e sportività incommensurabile
e sembra fare ricordare anche ciò il genere di film.
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enzo70
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domenica 28 febbraio 2021
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la solitudine dei numeri dieci
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La solitudine dei numeri dieci, questa potrebbe essere una sintesi della storia di un giovane campione, Christian Ferro, il cui talento è messo a dura prova dal carattere e dal degrado sociale che lo circonda. Non bastano una Lamborghini, una casa da sogno e un facile successo per dargli la felicità. E l’esame di maturità sembra uno scoglio troppo difficile da superare anche per un ragazzo venerato come Christian. Ma l’incontro con un professore privato totalmente al di fuori degli schemi ovattati del mondo del calcio restituisce il fenomeno ad una dimensione umana, mettendo il ragazzo di fronte alle contraddizioni ed alle meschinità della società che lo circonda.
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La solitudine dei numeri dieci, questa potrebbe essere una sintesi della storia di un giovane campione, Christian Ferro, il cui talento è messo a dura prova dal carattere e dal degrado sociale che lo circonda. Non bastano una Lamborghini, una casa da sogno e un facile successo per dargli la felicità. E l’esame di maturità sembra uno scoglio troppo difficile da superare anche per un ragazzo venerato come Christian. Ma l’incontro con un professore privato totalmente al di fuori degli schemi ovattati del mondo del calcio restituisce il fenomeno ad una dimensione umana, mettendo il ragazzo di fronte alle contraddizioni ed alle meschinità della società che lo circonda. Buona regia, bravissimi gli attori, al solito essenziale Stefano Accorsi per un film intelligente che affronta un fenomeno sociale di grande attualità con intelligenza e leggerezza.
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saymyname
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mercoledì 23 settembre 2020
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bella schifezza!
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Al decimo minuto sai esattamente come va a finire, e va esattamente tutto come ti aspetti. Film più prevedibili ne abbiamo?
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la nera
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sabato 1 agosto 2020
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abbastanza
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il-divo
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giovedì 4 giugno 2020
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la nazionale
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Sulle prime diresti che tra i due, il personaggio più interessante è il disilluso professore di Accorsi, uno che si presenta in sede della A.S. Roma a bordo di una Multipla scassata e con la barba incolta, ammettendo candidamente di non avere un’idea di cosa sia il calcio (“seguo i Mondiali...”) — e non il dinoccolato CF24, sorta di combinazione delle peggiori teste calde del calcio nostrano, inquietante fusione tra Zaniolo e Balotelli.
Poi il film si snoda e si capisce che anche Valerio ha nell’armadio lo scheletro del cliché, con una storia personale presa di peso da Manchester by the sea e dintorni. Ma al netto della dichiarata avversione all’originalità e della regia abbottonatissima del buon d’Agostini, Il campione funziona perché non sbrodola, ha ritmo e compie la scelta ammirevole di ridurre al minimo le scene sul rettangolo verde (non conosco sport più anti-cinematografico del calcio).
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Sulle prime diresti che tra i due, il personaggio più interessante è il disilluso professore di Accorsi, uno che si presenta in sede della A.S. Roma a bordo di una Multipla scassata e con la barba incolta, ammettendo candidamente di non avere un’idea di cosa sia il calcio (“seguo i Mondiali...”) — e non il dinoccolato CF24, sorta di combinazione delle peggiori teste calde del calcio nostrano, inquietante fusione tra Zaniolo e Balotelli.
Poi il film si snoda e si capisce che anche Valerio ha nell’armadio lo scheletro del cliché, con una storia personale presa di peso da Manchester by the sea e dintorni. Ma al netto della dichiarata avversione all’originalità e della regia abbottonatissima del buon d’Agostini, Il campione funziona perché non sbrodola, ha ritmo e compie la scelta ammirevole di ridurre al minimo le scene sul rettangolo verde (non conosco sport più anti-cinematografico del calcio).
Ho letto da molte parti che uno dei pregi del film starebbe nell’accuratezza del contorno, con scene girate a Trigoria, servizi di SkySport24, telecronache di Caressa e Riccardo Trevisani: vero, ma con il rischio di ottenere un involontario effetto career mode da Playstation, senza considerare che i pochi minuti di partita con squadre di Serie A (con maglie ufficiali ma giocatori finti) rischiano di trasformare queste buone intenzioni in una scadente versione di Pro Evolution Soccer.
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hegotgame
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martedì 14 aprile 2020
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banale e scontato
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Film di una banalità e di una scontatezza imbarazzanti che finisce esattamente come previsto dopo 10 minuti dall'inizio della visione. Peccato. Gli elementi per una storia più originale e profonda c'erano tutti, ma si è preferito andare sul pop per accontentare tutti quanti. Salvo solo gli attori, davvero bravi e azzeccati nei loro ruoli.
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lbavassano
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martedì 26 novembre 2019
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giovane cinema italiano
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Gran bel film "Il campione", di Leonardo D'Agostini, e sorprendente l'interpretazione di Andrea Carpenzano, capace di tenere egregiamente testa ad uno Stefano Accorsi anche nell'arte difficile della misura, quanto mai difficile in un film come questo. E' un vero piacere assistere alle opere prime di autori profondamente calati nella realtà italiana contemporanea, nei suoi aspetti problematici, marginali più di quanto non possa forse apparire, eppur capaci di positività.
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