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tobia543
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martedì 19 aprile 2022
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cose sa evitare in un film fantastico:sciocchezze!
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Più che per l'aspetto innovativo del film che possa trattare o meno idee trite e ritrite, perchè se ben presentate, ben venga che Tritino e ritritino, occupiamoci dei tempi, degli attori e delle cose ridicole che accadono nel film. Ce ne sono una paio bellissime!
La Portman è sempre brava e si è capito, sa fare il suo mestiere. Anche per gli altri componenti della squadra, tutto passabile. Eccetto per quel Oscar Isaac che secondo me (attenzione, parere molto personale) sembra decisamente trovarsi a disagio davanti una cinepresa (prendi ad es: 1981 - un Indagine a New York; qui è stato anche doppiato da cane, è vero). O forse quando un attore non ti attira per il suo modo di lavorare, non ci sono nè Santi e nè ragioni.
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Più che per l'aspetto innovativo del film che possa trattare o meno idee trite e ritrite, perchè se ben presentate, ben venga che Tritino e ritritino, occupiamoci dei tempi, degli attori e delle cose ridicole che accadono nel film. Ce ne sono una paio bellissime!
La Portman è sempre brava e si è capito, sa fare il suo mestiere. Anche per gli altri componenti della squadra, tutto passabile. Eccetto per quel Oscar Isaac che secondo me (attenzione, parere molto personale) sembra decisamente trovarsi a disagio davanti una cinepresa (prendi ad es: 1981 - un Indagine a New York; qui è stato anche doppiato da cane, è vero). O forse quando un attore non ti attira per il suo modo di lavorare, non ci sono nè Santi e nè ragioni.
Il modo in cui in parallelo cercano di far capire il "prima" nella storia cioè il rapporto che c'è stato tra i due (N.P. e O.I.) è lento e fastidioso e rallenta terribilmente i tempi del film. Un flash-back ok. Ma ritornarci ogni 7 minuti per aggiungere qualcosa di "non nuovo" è noioso (prendi ad Es Wreck, per riempire il film, ne hanno fatto un abuso di ricotruzione della storia, ed il film si "ammolla" decisamente; o anche The Gray con Liam Neeson, sembra vengano messi per riempire film di trame vuote, cosa che in effetti The Gray lo ha).
Ok, un altro parere molto personale: i Flash-back sono a mio avviso una tortura della time-line del film, a meno che non aggiungino qualcosa di eccezionale o che stravolga completamente il film o a meno che non parliamo di C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA!. Allora sì!
Il meteorite che scende ok, quella zona che diventa impenetrabile da campi magnetici strani ok, Cellule che si duplicano mischiando natura alberi e animali, ok ...Per me va bene tutto basta che non ci siano delle serie fesserie nella storia:
- l'attacco del Coccodrillo.
- L'attacco dell'orso
Il Coccodrillo nello chalet sul lago. Vi pare che un bestione del genere che attacca una persona, lo fa "per lo Zainettino ino ino ...."??
Una bestia del genere solo per afferrarti, ti spezza metà e metà. Ti porta giù in acqua e ti frantuma prima ancora che tu possa fare mezzo respiro.
Figuriamoci loro che entrato in acqua senza vedere nulla gli strappano dalla bocca un bocconcino del genere e la bestiolina da 10kg non reagisce.
Una vera super Ca...ata!!
L'orso.
Il primo attacco sembra quasi fatto da un Orso "Marvel-supernatural". E vabbè è in piena notte. E vabbè è per fare scena....e Vabbè....
Il secondo: la Rodriguez,ormai in preda a delirio, tiene in ostaggio le ragazze, sente la voce dell'amica presunta morta e corre come una ragazzina verso il camion dei gelati e, siccome dai risultati del primo attacco si evince che "non hai speranze" con una bestia del genere, come poi possa rimettersi in piedi è un vero miracolo da dover contattare la Chiesa Cattolica. Quando la Rodriguez gli spara addosso mentre gironzola nella stanza, l'orsone cattivo si dimostra quello che è. Cioè non hai scampo. Com'è che è uscita fuori la prima volta e non si è fatta nulla? Giusto un graffietto sulla fronte e la manina che non può muovere?
Una vera super Ca...ata (n.2)!!
Questo già mi è bastato per porre fine la mia attenzione al film e ho proseguito solo per curiosità di un finale accattivante.
Il finale...ma si, può passare. Su come cerca di liberarsi dall'alieno con lo stratagemma della bombetta al Plasma. Ma sì. Ci può Stare.
Su come una telecamera che sta li da mesi o anni possa ancora avere la batteria carica.... ma certo! Le batterie sono a durata illimitata garantite 18 anni!. (a volte anche 20)
Non si capisce però perché l'alieno risucchi completamente la Dr. Ventress e a lei non accade nulla quando quella palla di cellule e batteri si manifesta davanti a lei. Altra cosa strana e sciocca.
Peccato. Non dico che è facile realizzare un film, ma così si buttano soldi. A meno che non hanno lo stesso profitti, allora si che anch'io produrrei cose del genere.
Ciao.
Una Stellina qui ed appena un 5 su IMDB.
peccato che qst Americani hanno budget a volte illimitati e si perdano veramente su schiocchezze evitabili.
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mcpask
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venerdì 30 ottobre 2020
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a-lina nel paese delle cose strane
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Lena, una biologa che da un anno non ha notizie del marito militare, se lo vede tornare a casa a dir poco imbambolato e gravemente malato. Dopo le solite reticenze iniziali dei militari scopre che da tre anni una misteriosa energia, che fa un po’ effetto bolle di sapone, è comparsa sulla costa e ha iniziato a espandersi, coprendo sempre più territorio e determinando strani fenomeni (la cosa non si sa come è stata tenuta segreta); suo marito faceva parte di una delle tante spedizioni mandate all’interno dell’Area per cercare di capirci qualcosa. Dei militari inviati non si è saputo più nulla mentre suo marito è tornato e già qui le cose si complicano. Per vederci più chiaro (???) accetta di comporre con altre 4 donzelle, agguerrite più o meno quanto lei, l’ennesima spedizione, da cui si capisce che l’Esercito USA sta cominciando a raschiare il fondo del barile.
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Lena, una biologa che da un anno non ha notizie del marito militare, se lo vede tornare a casa a dir poco imbambolato e gravemente malato. Dopo le solite reticenze iniziali dei militari scopre che da tre anni una misteriosa energia, che fa un po’ effetto bolle di sapone, è comparsa sulla costa e ha iniziato a espandersi, coprendo sempre più territorio e determinando strani fenomeni (la cosa non si sa come è stata tenuta segreta); suo marito faceva parte di una delle tante spedizioni mandate all’interno dell’Area per cercare di capirci qualcosa. Dei militari inviati non si è saputo più nulla mentre suo marito è tornato e già qui le cose si complicano. Per vederci più chiaro (???) accetta di comporre con altre 4 donzelle, agguerrite più o meno quanto lei, l’ennesima spedizione, da cui si capisce che l’Esercito USA sta cominciando a raschiare il fondo del barile. Così le impavide trascorrono alcuni giorni nell’Area incriminata dove, per usare termini squisitamente tecnici, accadono ‘na cifra de cose strane, inspiegabili e inspiegate. Io almeno non c’ho capito nulla e più si va avanti più le cose si fanno confuse, ammetto però che il fatto di essermi assopito un paio di volte potrebbe aver influito sulla comprensione… Tra effetti fotografici e creazioni di plastilina il film è un piacere per gli occhi (a patto di riuscire a tenerli aperti) però si prende terribilmente sul serio, cercando di volare alto con tematiche filosofico/metafisiche tra 2001 Odissea nello Spazio e Prince of Darkness. A me è sembrato più che altro una versione seria (e assai noiosa) di Alice nel paese delle meraviglie. La sempre graziosa Natalie Portman fa il suo, Oscar Isaac, abituato a recitare senza cambiare mai espressione, è perfetto nel ruolo di quello che non sa dove si trova.
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tamburel
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venerdì 17 luglio 2020
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stratosferico!!!
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Da guardare necessariamente su un ottima TV....
Esplosivo!!
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falsone93
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venerdì 5 luglio 2019
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picasso del cinema
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Questo è il nostro parere: 6/5 immaginazione, 9/5 AOM, 3/12 di pura follia, il resto tutto ancora da scoprire.
Ci sono parole per descriverlo? Non lo sappiamo.Ok.
C’è qualcosa in questo film, ha forma umana👩🏼⚖️.
Fiori della stessa specie ma di specie diverse.
Cosa c’entra il nero? È stato un erorre, non so torna indietro, OK??
Regista visionario che non ha paura di far vedere gli effetti dell’AOM nei suioi capolavori.
PS: Alex inserisci più San Benedetto nei tuoi capolavori
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gianleo67
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domenica 2 giugno 2019
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terribilis est locus iste
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L'improvvisa ricomparsa del marito, sergente del''esercito creduto disperso in missione, rappresenta per la biologa Lena tanto uno shock emotivo quanto un evento inspiegabile e misterioso. Assai più sorprendenti sembrano addirittura gli eventi biofisici che hanno sconvolto un'area circoscritta della costa americana, in cui la stessa accetta di addentrarsi insieme ad un team specializzato di sole donne con lo scopo di salvare la vita dell'uomo, adesso caduto preda di uno stato comatoso senza ritorno. Non ostante la struttura complicata di un racconto che procede tanto per ellissi quanto attraverso una storyline omologata che assolda gruppi di scienziati professionisti da mandare in avanscoperta per il bene della madrepatria e della madreterra (Arrival), il film di Alex Garland ripropone il topos letterario della 'zona', cogliendo la palla al balzo del soggetto tratto dalla trilogia di successo dello scrittore VanderMeer ed avanzando la suggestiva tesi, richiamata dal titolo, di una materializzazione delle pulsioni autodistruttive dell'uomo e di una elaborazione del concetto stesso di vita come manifestazione di una struttura biologica che fa della mutazione e della continua trasformazione il contraddittorio paradigma della propria ineffabile, cangiante identità.
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L'improvvisa ricomparsa del marito, sergente del''esercito creduto disperso in missione, rappresenta per la biologa Lena tanto uno shock emotivo quanto un evento inspiegabile e misterioso. Assai più sorprendenti sembrano addirittura gli eventi biofisici che hanno sconvolto un'area circoscritta della costa americana, in cui la stessa accetta di addentrarsi insieme ad un team specializzato di sole donne con lo scopo di salvare la vita dell'uomo, adesso caduto preda di uno stato comatoso senza ritorno. Non ostante la struttura complicata di un racconto che procede tanto per ellissi quanto attraverso una storyline omologata che assolda gruppi di scienziati professionisti da mandare in avanscoperta per il bene della madrepatria e della madreterra (Arrival), il film di Alex Garland ripropone il topos letterario della 'zona', cogliendo la palla al balzo del soggetto tratto dalla trilogia di successo dello scrittore VanderMeer ed avanzando la suggestiva tesi, richiamata dal titolo, di una materializzazione delle pulsioni autodistruttive dell'uomo e di una elaborazione del concetto stesso di vita come manifestazione di una struttura biologica che fa della mutazione e della continua trasformazione il contraddittorio paradigma della propria ineffabile, cangiante identità. Se il facile riferimento al Roadside Picnic del film di Tarkovski viene decisamente refutato dall'autore (del libro), così non si puo' dire dell'omaggio dichiarato fin dai nomi di molti personaggi, al ballardiano The Crystal World, sorta di manifesto di un catastrofismo ecologista che ha ispirato l'omonima trilogia dell'autore britannico e nel quale la trasgressione e la tracotanza delle politiche coloniali dell'uomo bianco (siamo nell'Africa nera, serbatoio incontaminato di bellezze naturali ma anche vaso di Pandora di pandemie prossime venture, dall'AIDS all'Ebola) incrociano le angosce nichiliste che da sempre accompagnano la specie umana, e nel quale la contaminazione ad opera di una misteriosa sostanza cristallina sospende le esistenze delle creature viventi nel limbo senza tempo di una vita senza più morte nè trasformazione. Già autore delle riflessioni escatologiche sulle ricadute di una hybris tecnocratica che vuole infondere la propria coscienza nelle creature positroniche fatte a sua immagine e somiglianza (Ex Machina) pagandone il fio, Garland imbastisce un film suggestivo e confusionario in cui la frammentazione del racconto e la inconsistenza delle caratterizzazioni (una scienziata che cornifica il marito ancora prima di averlo creduto morto, una squadra di sbalestrate mandate alla ventura) ha il solo scopo di condurre lo spettatore dal punto A di una misteriosa zona di rifrazione della materia al punto B di una colonizzazione biologica aliena in cui i processi imitativi propri della replicazione cellulare sono l'arma a doppio taglio di una rifondazione per sostituzione che richiama i baccelloni giganti di Don Siegel e la mitopoiesi biblica di un nuovo Eden policromatico dalle parti delle Everglades. La piccoletta ex principessa di Naboo (ma in zona Brothers) che si avvicina pericolosamente agli anta regge su di sé l'intero film, anche se non sembra un peso insostenibile, mentre l'attore feticcio Oscar Isaac, non ostante il nome, appare più catatonico e inespressivo del solito. Se si predilige il soggetto, meglio rivolgersi alla conturbante aliena di Scarlett Johansson ed alle fascinazioni scenografiche di un piccolo capolavoro come Under the Skin di Jonathan Glazer. Producono Paramount Pictures e Skydance con la distribuzione (limitata) urbi et orbi dell'ubiquitario Netflix.
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kyotrix
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domenica 21 aprile 2019
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mediocre
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Decisamente mediocre, a partire dalla trama ( 3 anni di questa bolla e nessuno ne sapeva niente tranne lo stato e i militari...e che militari..)
Mutazioni ridicole, comportamenti ridicoli.
Mandiamo 4 donne allo sbaraglio...
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pietroviola
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sabato 25 agosto 2018
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from beyond
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Qualcuno potrà bollarlo come eccessivamente intellettualistico e cerebrale, ma a mio parere questo è uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni. Pieno zeppo di citazioni e riferimenti, da Lovecraft (ecco il Colore venuto dallo Spazio!) ad Alien alla migliore tradizione fantascientifica russa (come non pensare a Tarkovskij), la pellicola è una intensa riflessione filosofica (e un gran bel viaggio cinematografico) sulla vita quale cambiamento, e su quanto possa essere difficile e doloroso cambiare. Specie se il cambiamento viene prepotentemente imposto da qualcosa di sconosciuto, altro, ignoto: un alieno senza forma, percepibile solo come colore; o il tradimento nelle relazioni di coppia; o il cancro, forse il tema principale del film.
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Qualcuno potrà bollarlo come eccessivamente intellettualistico e cerebrale, ma a mio parere questo è uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni. Pieno zeppo di citazioni e riferimenti, da Lovecraft (ecco il Colore venuto dallo Spazio!) ad Alien alla migliore tradizione fantascientifica russa (come non pensare a Tarkovskij), la pellicola è una intensa riflessione filosofica (e un gran bel viaggio cinematografico) sulla vita quale cambiamento, e su quanto possa essere difficile e doloroso cambiare. Specie se il cambiamento viene prepotentemente imposto da qualcosa di sconosciuto, altro, ignoto: un alieno senza forma, percepibile solo come colore; o il tradimento nelle relazioni di coppia; o il cancro, forse il tema principale del film. Ciò che non ci uccide ci rende più forti si dice. A patto di essere disposti ad affrontare la paura di cambiare, a volte in modo radicale.
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laurence316
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giovedì 29 marzo 2018
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l'annientamento della fantascienza di qualità
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Le lamentele del regista circa l'uscita internazionale relegata solo sul servizio on demand Netflix, dannosa in quanto il film sarebbe stato pensato da lui specificatamente per essere visto sul grande schermo, appaiono a posteriori fin quasi ridicole. Dovrebbe, difatti, dirsi al contrario fortunato di questa particolare forma di distribuzione perché non solo il film difficilmente avrebbe recuperato il budget ma, cosa più importante, risulta essere talmente deludente da far sperare che il suo futuro non sia altro che quello di finire smarrito nei meandri delle numerosissime offerte della piattaforma di streaming online.
Si tratti, difatti, del secondo film fin troppo sopravvalutato di Garland (dopo il già non proprio eccezionale Ex Machina), un film pretestuoso, noioso, catatonico, assolutamente privo di quell'originalità tanto millantata da certa critica americana e, invece, alquanto scontato.
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Le lamentele del regista circa l'uscita internazionale relegata solo sul servizio on demand Netflix, dannosa in quanto il film sarebbe stato pensato da lui specificatamente per essere visto sul grande schermo, appaiono a posteriori fin quasi ridicole. Dovrebbe, difatti, dirsi al contrario fortunato di questa particolare forma di distribuzione perché non solo il film difficilmente avrebbe recuperato il budget ma, cosa più importante, risulta essere talmente deludente da far sperare che il suo futuro non sia altro che quello di finire smarrito nei meandri delle numerosissime offerte della piattaforma di streaming online.
Si tratti, difatti, del secondo film fin troppo sopravvalutato di Garland (dopo il già non proprio eccezionale Ex Machina), un film pretestuoso, noioso, catatonico, assolutamente privo di quell'originalità tanto millantata da certa critica americana e, invece, alquanto scontato.
E’ poi talmente ricalcato sull’esempio di un capolavoro di genere come Stalker di Tarkovskij (oltreché su una manciata di altri titoli) da sfiorare il plagio, la replica sterile. E’ vero, da questi differisce in più di un punto, ma ciò in cui lo fa non è certo degno di nota, e per il resto Annientamento lo ricorda fin troppo.
Ovviamente, non si avvicina mai neanche lontanamente ai livelli stilistici di quel film, anzi procede in maniera piuttosto confusionaria (complice anche un montaggio francamente estenuante), e dà quasi l’impressione di star assistendo alla proiezione di un rough cut, un film non ancora finito che necessita di alcuni ulteriori interventi in sala di montaggio. Ne sono un esempio lampante i continui intermezzi riguardanti la passata relazione della protagonista con un collega di lavoro, non solo inutili, ma pure irritanti, visto che interrompono continuamente “l’azione” (se di azione si può parlare).
E’ comunque evidente che solo alcuni tagli non avrebbero finito per migliorare più di tanto la situazione. I problemi del film risiedono innanzitutto nel manico, nella sceneggiatura che oltre a non portare ad uno sviluppo più di tanto coerente di una trama (ammesso che una trama ci sia) si arena pura in un finale non solo scontato ma che rischia ripetutamente di scivolare nel ridicolo involontario.
La regia non è poi molto brillante (e lo si può vedere, ad esempio, nell’insulso inserimento di sequenze horror che dovrebbero suscitare inquietudine ma fanno invece solo ribrezzo [e, talvolta, fin quasi ridere]), e anche la recitazione lascia un po’ a desiderare, complice anche lo scarsissimo approfondimento psicologico dei personaggi.
Insomma, non bastano dei bei effetti speciali a fare un film, e questa opera seconda di Garland non ne è altro che l’ennesima conferma.
In tutto ciò, appare sinceramente problematico capire dove certa critica abbia potuto ravvisare “l’originale esplorazione di temi stimolanti e impegnativi” di cui si parla su Rotten Tomatoes.
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ashtray_bliss
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lunedì 19 marzo 2018
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annientamento: la rivelazione sci-fi di netflix.
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TW: Spoiler
Opera estremamente interessante, intellettualmente stimolante ed impegnativa, visivamente suggestiva nonchè ispirata l'Annihilation di Garland. Molteplici sono naturalmente i riferimenti a svariate opere e cineasti, ma su tutti figura maestoso (ancora una volta) Kubrick nonostante si ritrovino pure frammenti di Scott (traducasi Alien). Molti lo hanno paragonato, e non a torto, con Arrival di Villeneuve e infatti anche l'adattamento di Garland, come l'opera del canadese, proviene dal mondo letterario ma le somiglianze non finiscono qui.
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TW: Spoiler
Opera estremamente interessante, intellettualmente stimolante ed impegnativa, visivamente suggestiva nonchè ispirata l'Annihilation di Garland. Molteplici sono naturalmente i riferimenti a svariate opere e cineasti, ma su tutti figura maestoso (ancora una volta) Kubrick nonostante si ritrovino pure frammenti di Scott (traducasi Alien). Molti lo hanno paragonato, e non a torto, con Arrival di Villeneuve e infatti anche l'adattamento di Garland, come l'opera del canadese, proviene dal mondo letterario ma le somiglianze non finiscono qui. Entrambe le opere, impegnate e ambiziose, riportano al centro della scena una fantascienza antropocentrica e matura, sollevando dilemmi e quesiti prettamente umani e dai risvolti introspettivi e immancabilmente filosofici riguardo la natura e il destino dell'uomo che viene a contatto con una realtà, essenzialmente con un mondo, completamente nuovo, entrando in una dimensione sotto ogni punto di vista aliena. Usando soltanto un linguaggio diverso: in Arrival la linguistica è la chiave per arrivare al cuore del racconto, comprenderlo e interpretarlo; in Annientamento questa chiave è la biologia. Ma in entrambi i casi la fantascienza è semplicemente un mantello, un mezzo per arrivare al fine. Un mezzo per domandarsi e ipotizzare cosa succederebbe all'uomo che entra a contatto diretto con una realtà aliena. Aliena nel senso di sconosciuta e ignota, inizialmente in grado di confondere e sfuggire a ogni tentativo di comprensione umana, restia ad essere decodificata secondo la nostra logica e il nostro metodo scientifico e naturalmente dominata dalle proprie leggi fisiche, in alcun modo assimilabili a quelle che conosciamo.
Annihilation, però non si sofferma sull'aspetto comunicativo con l'altro e non vuole dare risposte di natura scientifica precise, rischiando di deludere chi cerca soluzioni facili e definitive da questa pellicola, poichè non è quello lo scopo ne la missione del film. Contrariamente, resta aperto a ogni possibile interpretazione soggettiva. Il punto fermo della narrazione è che l'uomo cambia e muta. Esattamente come la vita, come ogni cellula organica che si scinde in altre, talvolta seguendo un processo fisiologico che mantiene la vita e talvolta per via di un inceppo genetico, dando origine ai tumori. Il cambiamento è forse l'unica costante concreta, l'unica certezza obiettiva che abbiamo di noi stessi e del mondo e ciò viene rimarcato anche dalla pellicola stessa. All'interno dell'area X, ovvero del bagliore - questa nuova e misteriosa dimensione che si espande rapidamente sulla Terra - tutto è cambiato, trasformato e modificato in maniera radicale. Questa nuova dimensione aliena quindi fagocita ma non sopprime a priori la vita; la muta, la altera e la trasforma in qualcosa di completamente nuovo. A volte questo cambiamento è inquietante e spaventoso (la scena video del soldato) ma a volte è elettrizzante e bellissimo (i cervi bianchi mutati). Tuttavia, questo processo di mutazione che avviene all'interno dell'area è spesso assimilabile all'evoluzione di un tumore, caratterizzato in primis dal mutamento genetico, che è ciò che viene largamente osservato dall'equipe di scienziate durante la loro missione e puntualmente ricordato dal regista nelle scene di divisione cellulare. Scene affascinanti e ansiogene che infittiscono i nostri dubbi: stiamo assistendo all'evoluzione di un tumore che affligge il pianeta o soltanto ad una dimensione completamente nuova che mira ad espandere i nostri orizzonti e conoscenze riguardo il futuro dell'umanità e della genetica?
Altro punto saldo del racconto è il carattere autodistruttivo dell'uomo, anch'esso codificato geneticamente e osservato nell'autodistruzione delle cellule. Vi è una differenza abissale tra il suicidio e l'autodistruzione, pronuncerà la dott. Ventress, poichè poche persone hanno il coraggio di affrontare drasticamente la morte mentre la maggior parte preferisce flirtare con l'idea di morire e di accelerare quel processo naturale codificato in ognuno di noi. Questo aspetto narrativo spiega e motiva in parte la scelta delle scienziate di partecipare ad una missione suicida (nessuna delle spedizioni precedenti ha più fatto ritorno dalla zona X) dal momento che ognuna di loro ha perso qualcosa di caro in passato e si ritrovano in bilico tra la rassegnazione e la speranza di ritrovarlo al di là del bagliore. Esattamente come Lena e la Ventress, la prima alla ricerca di cosa sia accaduto a suo marito, la seconda spinta dalla curiosità e dalla speranza di trovare una cura per il suo tumore.
Armonici e strumentali sono anche i numerosi flashback all'interno della pellicola che ricordano e ribadiscono in più occasioni il percorso di cambiamento e le differenti fasi nel rapporto tra Lena e il marito Kane. Un rapporto che si deteriora poco a poco e che rappresenterà per Lena la causa principale del il suo coinvolgimento nella missione. Entrambi hanno attraversato il bagliore, entrambi sono cambiati all'interno di esso e ne sono usciti come persone nuove. Non vi è segno certo se siano cambiati in meglio o in peggio, non vi è una precisa connotazione di positivo o negativo negli unici soggetti che hanno fatto ritorno, ma soltanto la certezza che il bagliore ha determinato un cambiamento radicale, genetico e psicoemotivo, donando a entrambi una percezione totalmente nuova della realtà. Cosa che risulta particolarmente vera per il personaggio di Kane, ossia il suo doppleganger. Interessante l'enigmatica e metaforica scena finale del film, con l'incontro tra i due coniugi coscienti del fatto di non essere più quelli che credevano di essere. Particolare anche la precedente scena dell'incontro con la creatura aliena umanoide che fondendo il dna della biologa inizia ad imitare i suoi movimenti; un comportamento giustificato dal fatto che l'area X costituisce essenzialmente un prisma in grado di copiare il dna organico.
In conclusione, il film di Garland è un buon film ma avrebbe avuto il potenziale per essere non solo migliore ma realmente un ottimo e memorabile film sulla stregua di Interstellar e Arrival. Ciò che a mio avviso penalizza la pellicola, è il deragliamento, a tratti, verso un tono sci-fi horror che riporta a mente pellicole cult del genere tra cui il menzionato Alien e The Thing, mentre sarebbe stato più opportuno mantenere un tono introspettivo e adulto senza ricorrere alle facili scappatoie sensazionalistiche e splatter. La scena, ad esempio, con l'orso ibrido si amalgama malamente col racconto precedentemente costruito. Altro difetto, a mio avviso, va individuato nella frequenza elevata di scene psichedeliche, visivamente molto intense e stimolanti ma anche troppo cariche di CGI e colori forti che sorprendono e stordiscono allo stesso modo, sovvracaricando il prodotto, specialmente nella parte finale. Tutti questi elementi aggiunti al ritmo lento, e in alcuni tratti eccessivamente lento, fanno si che il risultato finale sia decisamente buono ma non privo di imperfezioni. Sapendo però sorvolare sugli inevitabili difetti dei quali ogni pellicola è portatrice, sapremo cogliere e aprezzare la visione di Garland e la costruzione di questo nuovo mondo, tanto bello quanto inquietante.
Le atmosfere e la colonna sonora del film sono calibrate perfettamente così come le interpretazioni del cast, dove spicca una Natalie Portman perfetta per il ruolo. Il tutto a servizio di una pellicola che si avvicina molto alla perfezione, sollevando le domande importanti e ronzando nella testa degli spettatori per parecchio tempo dopo la visione. Peccato sia stato distribuito da Netflix nel resto del mondo, ma essendo un sci-fi molto particolare e destinato a un pubblico meno mainstream, forse questa mossa era la più giusta: 3.5/5.
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ediesedgwick
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mercoledì 14 marzo 2018
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garland perduto
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Annihilation deludentissimo, delusione cocente, inutile e sbarazzino con scenario fantastico che a un tratto cerca di parlare un po' Carpenter, ma senza neanche vagamente farcela, senza angosciare, con effetti speciali anche dozzinali da serial e le idee specialmente che scarseggiano di brutto. Anche Garland è caduto nelle grinfie di Netflix, film carente, presuntuosetto e pretestuoso nella solita compagnia male assortita di disgraziate, alcoliste e madri con relativi, triti drammoni della leucemia della figlia e chi più ne ha più ne metta, cancro di una, autolesionismo di un'altra, tanto per mettere qualcosa sul fuoco perché di carne niente, non ce n'è neanche l'ombra, manco mezza ideuccia originale, non un guizzo: il prisma genetico, la mutazione, la replicazione tutto già dato visto e servito in migliaia di salse, tanti saluti e condoglianze al decente proposito di Ex Machina, decisamente lontano, moltissimi passi indietro qui, che è già un dire.
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Annihilation deludentissimo, delusione cocente, inutile e sbarazzino con scenario fantastico che a un tratto cerca di parlare un po' Carpenter, ma senza neanche vagamente farcela, senza angosciare, con effetti speciali anche dozzinali da serial e le idee specialmente che scarseggiano di brutto. Anche Garland è caduto nelle grinfie di Netflix, film carente, presuntuosetto e pretestuoso nella solita compagnia male assortita di disgraziate, alcoliste e madri con relativi, triti drammoni della leucemia della figlia e chi più ne ha più ne metta, cancro di una, autolesionismo di un'altra, tanto per mettere qualcosa sul fuoco perché di carne niente, non ce n'è neanche l'ombra, manco mezza ideuccia originale, non un guizzo: il prisma genetico, la mutazione, la replicazione tutto già dato visto e servito in migliaia di salse, tanti saluti e condoglianze al decente proposito di Ex Machina, decisamente lontano, moltissimi passi indietro qui, che è già un dire. Il whitewashing involontario è l'ultimo dei problemi a sto punto. Un finale e un clue insopportabili, scontati come lo zampino commerciale di Netflix stessa. Mamma Netflix una beata, sinceramente... spiacevole sorpresa, di nuovo, alle solite, un'egida deleteria già per Michod, Duncan Jones e adesso Alex Garland , passare dall'alone tecnologico e dall'ambito di intuizioni sulla robotica a questo poverissimo adattamento è stato un salto carpiato con avvitamento all'indietro nel pattume dei filmetti next gen, peccato anche per il mezzo hype. Futile, trascurato, ispirato zero
Voto: 4
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