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eugen
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sabato 8 novembre 2025
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no se puede decir"grande pelicula"
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No se puede decir que"King Arthur. Legend of the Sword"(Guy Ritichie, 2017)sea una grande pleicula, porque hay demasiada accion inutil y, una frma espectacular que no seria necesaria dramaturgicamente. La forma"sacral"en la manera de sacar la espada Excalibur, la hermosa manera de contar la historia del rey mas"esoterico"de la leyenda y de la historia(donde las dos dimensiones se encuentran o luchan, si se quiere)va ser por parte"danada"de la espectacurildad demasiado"furte"de las acciones de los caballeros. El protagonista Charlie Hunman es un actor bastnate bueno, pero en parte de la pleicula no lo ayudan mucho las maneras de realisacion del director de la pelcula, demasiado"gringa"(tambien si el mismo es ingles.
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No se puede decir que"King Arthur. Legend of the Sword"(Guy Ritichie, 2017)sea una grande pleicula, porque hay demasiada accion inutil y, una frma espectacular que no seria necesaria dramaturgicamente. La forma"sacral"en la manera de sacar la espada Excalibur, la hermosa manera de contar la historia del rey mas"esoterico"de la leyenda y de la historia(donde las dos dimensiones se encuentran o luchan, si se quiere)va ser por parte"danada"de la espectacurildad demasiado"furte"de las acciones de los caballeros. El protagonista Charlie Hunman es un actor bastnate bueno, pero en parte de la pleicula no lo ayudan mucho las maneras de realisacion del director de la pelcula, demasiado"gringa"(tambien si el mismo es ingles...)de realizar "King Arthur"para convencer el publico internacional. Eugen
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shagrath
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domenica 10 settembre 2023
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personaggi improbabili in film assurdo
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Una rivisitazione della leggenda di Re Artù in chiave supereroistica e multietnica, multicolore, eterogenea, sospesa tra fantasy e... non si sa bene cosa. Il tentativo del regista Guy Ritchie di svecchiare il mito di Camelot fallisce miseramente, zavorrato da una trama resa inutilmente contorta. Il ritmo è infatti veloce, gli eventi, o per meglio dire gli effetti speciali e le scene d'azione si susseguono introducendo una miriade di personaggi e situazioni che non vengono approfonditi a sufficienza.
Non è un film noioso, l'attenzione viene tenuta alta da effetti visivi suggestivi, da numerose trovate registiche e tanta, tanta azione. Non è noioso, ma è di certo fastidioso: molte sottotrame appaiono o inutili o non spiegate.
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Una rivisitazione della leggenda di Re Artù in chiave supereroistica e multietnica, multicolore, eterogenea, sospesa tra fantasy e... non si sa bene cosa. Il tentativo del regista Guy Ritchie di svecchiare il mito di Camelot fallisce miseramente, zavorrato da una trama resa inutilmente contorta. Il ritmo è infatti veloce, gli eventi, o per meglio dire gli effetti speciali e le scene d'azione si susseguono introducendo una miriade di personaggi e situazioni che non vengono approfonditi a sufficienza.
Non è un film noioso, l'attenzione viene tenuta alta da effetti visivi suggestivi, da numerose trovate registiche e tanta, tanta azione. Non è noioso, ma è di certo fastidioso: molte sottotrame appaiono o inutili o non spiegate. Poi troppe pacchianate: anche il fantasy ha bisogno di una sua coerenza interna e non si capisce che bisogno ci sia di mettere degli elefanti alti come grattacieli a Camelot, il Colosseo in una Londra megalopoli, soldati neri tra le fila inglesi etc. Ai fini del contesto, ovvero della "lore" simili trovate non servono a nulla, anzi, distruggono qualunque credibilità del racconto perché contraddicono l'immaginario collettivo su Re Artù che uno può avere. Perfino i costumi fanno ridere, con pantaloni scuri, cinturoni, giacche nere e camicie bianche che sembrano riciclate da Pirati dei Caraibi. Continui cliché narrativi e situazioni inverosimili, risolte in maniera incoerente e confusa. Insomma un vero disastro ad alto budget.
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elgatoloco
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lunedì 18 maggio 2020
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king arthur, what?
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"King Arthur. Legend of the Sword"(Guy Ritichie, anche co-autore della sceneggiatura, 2017)è un film ispirato all'opera del 1400 di Thomas Mallory, ma anche, pesantemente, alla tradizione superonmistico-da "Superheroes"oggi dominante. Con un ritmo scatenato, decisamente travolgente in certi momenti, con l'uso anche assolutamente trash di mostri e relativi effetti specciali, Ritchie riesce a coinvolgere soprattutto quando mostra King Arthur, o meglio il futuro"King", per ora solo Arthyr, che riaccede al trono, sconfiggendo "vilains"e streghe e maghi di ogni tipo. Charile Hunman e Astrid Bergès-Frisbey sono certamente in parte, nella loro"altercatio"tra Bene e Male, Eric Bana e altri altrettanto, Jude Law as Vortigern non si discute, in certo senso, ma ci si può legittimamente interrogare sulla finzione di un film come questo, egregiamente realizzato soprattutto(ma lo si è detto prima, repetita juvant ma rischiano di annoiare.
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"King Arthur. Legend of the Sword"(Guy Ritichie, anche co-autore della sceneggiatura, 2017)è un film ispirato all'opera del 1400 di Thomas Mallory, ma anche, pesantemente, alla tradizione superonmistico-da "Superheroes"oggi dominante. Con un ritmo scatenato, decisamente travolgente in certi momenti, con l'uso anche assolutamente trash di mostri e relativi effetti specciali, Ritchie riesce a coinvolgere soprattutto quando mostra King Arthur, o meglio il futuro"King", per ora solo Arthyr, che riaccede al trono, sconfiggendo "vilains"e streghe e maghi di ogni tipo. Charile Hunman e Astrid Bergès-Frisbey sono certamente in parte, nella loro"altercatio"tra Bene e Male, Eric Bana e altri altrettanto, Jude Law as Vortigern non si discute, in certo senso, ma ci si può legittimamente interrogare sulla finzione di un film come questo, egregiamente realizzato soprattutto(ma lo si è detto prima, repetita juvant ma rischiano di annoiare...)a livello spettacolare, ma dove per es.il tema, pur accennato della"Rounde Table", con tutte le sue implicazioni, anche"democratiche"(verrà la"MAgna Carta", peraltro non nascendo da e neppure dal nulla) non non viene analizzato adeguatamente. Complessivamente, un prodotto(la definizione non la intendo in senso spregiativo)che può servire, modestamente, a introdurre al tema adolescenti e in genere persone vogliose(o meno, chissà)di apprendere qualcosa riguardo a questo ambito, che sta tra storia e leggenda, ma che comunque influenza in modo determinante anche la cultura della modernità, visto, appunto, che"King Arthur"è ben diverso dal classico"re"(ma anche dal concetto imperiale)dominante, divenendo di volta in volta paladino degli oppressi(ma allora"Ivanhoe"e"Robin Hood"non snono da meno, anzi valgono probabilmente di più, sono più adeguati come"emblemi")per chi sia già passato attraverso letture e film esminate/i criticamente, forse a tratti proverà un poìdi fastidio. Anche l'inserzione, very american style, di persnaggi di culture diversissime(Africa, Cina)considerando la difficoltà dei viaggi all'epoca, appare complessivmanete come pretestuosa, ma lo richiede, forse il box office... A metà strada tra volontò di riscoprire elementi di cultura, popollar ee non e mero spettacolo, "king Arthur"(o meglio questo nuovo film ispirato alla saga arturiana)rischia di rimanere quasi"incagliato". El Gato
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julesv
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domenica 25 novembre 2018
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il solito ritchie, ma non al suo meglio
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Guy Ritchie ci riprova, e dopo aver dato la sua interpretazione del mito di Sherlock Holmes, ci propone anche la sua visione del leggendario mondo del ciclo di Artù. Peccato che le analogie con il film sul dectective più famoso di sempre finiscano qui; è infatti solo il desiderio di riadattare un classico il ponte tra le due pellicole, visto che il risultato è completamente diverso in questo caso. Se il contesto e il "mood" del film sono piuttosto azzeccati e in linea con lo stile e la poetica di Ritchie, non si può non notare un certo pressapochismo nella costruzione della storia. A partire dall riadattamento del mito, che non viene affatto approfondito e che per questo lascia l'amaro in bocca, visto che le premesse iniziali facevano sperare in qualcosa di nuovo e creativamente interessante; sembra quasi che al regista non interessi gran che il contesto fantasy e che questo sia invece solo un pretesto narrativo per far fare ai suoi personaggi scontri mirabolanti (che sarebbero altrimenti fuori luogo) funzionali per poter sfoggiare tutta la tecnica e la CGI di cui è a disposizione.
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Guy Ritchie ci riprova, e dopo aver dato la sua interpretazione del mito di Sherlock Holmes, ci propone anche la sua visione del leggendario mondo del ciclo di Artù. Peccato che le analogie con il film sul dectective più famoso di sempre finiscano qui; è infatti solo il desiderio di riadattare un classico il ponte tra le due pellicole, visto che il risultato è completamente diverso in questo caso. Se il contesto e il "mood" del film sono piuttosto azzeccati e in linea con lo stile e la poetica di Ritchie, non si può non notare un certo pressapochismo nella costruzione della storia. A partire dall riadattamento del mito, che non viene affatto approfondito e che per questo lascia l'amaro in bocca, visto che le premesse iniziali facevano sperare in qualcosa di nuovo e creativamente interessante; sembra quasi che al regista non interessi gran che il contesto fantasy e che questo sia invece solo un pretesto narrativo per far fare ai suoi personaggi scontri mirabolanti (che sarebbero altrimenti fuori luogo) funzionali per poter sfoggiare tutta la tecnica e la CGI di cui è a disposizione. Inoltre, nel tentativo di dare un impronta personale, alcune parti solitamente centrali nel cinema di questo genere (come ad esempio il viaggio di formazione in solitaria dell'eroe) sono messe in secondo piano per focalizzarsi invece su scene di diverso tipo, e soprattutto nella prima ora, per caratterizzare le due figure principali del protagonista e dell'antagonista, operazione riuscita solo in parte visto che non si parla di nulla di nuovo (anzi, di materiale ben noto ai più) e che comunque ci priva di quelli che potevano essere gli spunti più interessanti che il film aveva da offrire. Solo lo zio e il nipote protagonisti hanno una caratterizzazione psicologica (superficiale, e anche un po' troppo banale, riuscita solo grazie alle interpretazioni dei due interpreti), dote di cui tutti gli altri personaggi, senza eccezioni, sono del completamente sprovvisti. Ci sono sicuramente anche scene riuscite (come il prologo) e spunti interessanti (i poteri conferiti dalla spada sono in tutto e per tutto simili a quelli di un supereroe da cinecomic, e il tutto è reso molto bene dagli effetti), ma sono dei momenti singoli e quasi privi di un vero contesto in cui essere inseriti, dato che poi si sprofonda inevitabilmente nei clichè e "topos" del genere. L'azione è ben girata e divertente, molto da videogame (o meglio, da gameplay su youtube), e intrattiene volentieri, ma non basta, per una pellicola molto superficiale e sotto la media nella produzione del regista sotto quasi tutti i punti di vista. E comunque l'essere l'ennesima riproposizione di una storia ormai arci-nota non aiuta. Ma per incipit e tono da film che non si vuole prendere troppo sul serio c'erano grandi potenzialità, che non sono però state sfruttate neanche lontanamente appieno, peccato.
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superfaby
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giovedì 8 febbraio 2018
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spettacolare!!!!
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attori perfetti, musiche stupende, effetti speciali assurdi, una storia trita e ritrita stravolta e modificata in un modo meraviglioso, ritmo incalzante e il protagonista che sa davvero emozionare,....le giuste battute spiritose senza cadere nel ridicolo e nella demenzialità come accade nei film marvel......diverte appasiona ed emoziona.......filmone......grande guy ritchie!!!!
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sabato 6 gennaio 2018
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essere troppo sicuri di sé te la fa far fuori dal vaso
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Mi immagino un Guy Ritchie alla fine della proiezione del film che si auto-applaude. Praticamente onanismo Ritchiano. Pregnante del "''Piatto che funziona'' (Sherlock Holmes) questo film ti riporta in tavola lo stesso piatto con l'aggiunta di ingredienti che ci stanno come l'ananas sulla pizza. Qui é il King Arthur Indahouse, del ghetto. Da un momento all'altro ti puoi aspettare un Tristano che se ne esce con un "Hey fratello! Quella spada strippa!''. E per caritá! Se vai a vedere un film di Ritchie, sai cosa vai a guardare: il suo marchio di fabbrica é il Ganzo style. Solo che in Sherlock l'autore non si era spinto cosí tanto. Anzi! In Sherlock la trama non veniva caotizzata dai flashfoward usati ossessionatamente in questa pellicola.
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Mi immagino un Guy Ritchie alla fine della proiezione del film che si auto-applaude. Praticamente onanismo Ritchiano. Pregnante del "''Piatto che funziona'' (Sherlock Holmes) questo film ti riporta in tavola lo stesso piatto con l'aggiunta di ingredienti che ci stanno come l'ananas sulla pizza. Qui é il King Arthur Indahouse, del ghetto. Da un momento all'altro ti puoi aspettare un Tristano che se ne esce con un "Hey fratello! Quella spada strippa!''. E per caritá! Se vai a vedere un film di Ritchie, sai cosa vai a guardare: il suo marchio di fabbrica é il Ganzo style. Solo che in Sherlock l'autore non si era spinto cosí tanto. Anzi! In Sherlock la trama non veniva caotizzata dai flashfoward usati ossessionatamente in questa pellicola. Le scene di combattimento rallenty, le inquadrature fisse sul volto durante la fuga etc etc. sono il piatto forte del regista, ma se per queste sacrifichi la narrazione, ecco che esse divengono il frutto del niente invece che un valore aggiunto teso a rafforzare l'efficacia del film. Quello che resta alla fine é la sensazione di un'occasione decisamente mancata.
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nove
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martedì 21 novembre 2017
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no dai scherziamo
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Ci sono rimasto malissimo Sembra un frullato di film di serie b Interpretato da personaggi improbabili con nomi assurdi intermezzato da video musicali e girato modi serie tv Ditemi che è uno scherzo
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kyotrix
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domenica 10 settembre 2017
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americanata con stile
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Pensavo di dovermi assorbire la solita storia del re arthur, invece ci si trova davanti ad un film fantasy mooolto action, con alcune scene particolari, ma soprattutto in 2/3 scene il potere dela spada mi ha "gasato". Non è un film che commuove o emoziona per sentimenti, ripeto, è un action, ma fatto con stile.
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liuk!
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venerdì 4 agosto 2017
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peggior montaggio di sempre
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Tralasciando la pessima trama di cui si è già scritto a sufficienza, dimenticando la terribile prestazione del cast, non soffermandosi sulle scenografie plasticose con effetti speciali da B Movie, cosa rimane da commentare? Il montaggio! Si fermiamoci su quello perchè va preso come esempio di come non si deve montare una pellicola. Enormi parti della narrazione sono "saltati" con un fast motion arricchito da musichetta di sottofondo veramente irritante; e parliamo di parti della storia rilevanti, non secondarie. L'intera giovinezza di Artù, la sfida contro i demoni della foresta e molte altre situazioni da sviluppare per intero, sono state girate e poi tagliate con questo sotterfugio, con un risultato finale imbarazzante.
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Tralasciando la pessima trama di cui si è già scritto a sufficienza, dimenticando la terribile prestazione del cast, non soffermandosi sulle scenografie plasticose con effetti speciali da B Movie, cosa rimane da commentare? Il montaggio! Si fermiamoci su quello perchè va preso come esempio di come non si deve montare una pellicola. Enormi parti della narrazione sono "saltati" con un fast motion arricchito da musichetta di sottofondo veramente irritante; e parliamo di parti della storia rilevanti, non secondarie. L'intera giovinezza di Artù, la sfida contro i demoni della foresta e molte altre situazioni da sviluppare per intero, sono state girate e poi tagliate con questo sotterfugio, con un risultato finale imbarazzante. A voi il giudizio finale, io mi astengo.
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gustibus
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martedì 1 agosto 2017
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una vera cantonata!
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Guy Ritchie ma cosa hai combinato?Si E'VERO protagonista e'la spada nella roccia,ma non aspettatevi una roccia!Non aspettatevi Re Artu'protagonista,meglio ancora Merlino.Ritchie ha diretto alla sua maniera la storia di Camelot,Artu',Mordred pensando di avere l'esploit dei Sherlok Holmes..macche'!una vera cantonata.La storia cosi'stravolta e con i flashback rituali al regista non ha retto le 2ore di visione a meta'film ci si annoia pure!Secondo me e'un vero tremendo flop,ma il pubblico sembra diviso anche in mymovies,vedremo.La scena più bella?l'inizio del film che non racconto,per salvare un qualcosa.Vale una sola visione.
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