Film a episodi sui dialoghi, muti o chiassosi, che l'uomo intrattiene con le varie divinità in cui crede. Progetto interessante, difficile da giudicare nella sua interezza, dotato però di alcuni episodi di grande impatto visivo o narrativo.
Su tutti si erge l'episodio messicano, di Guillermo Arriaga, l'ideatore del progetto, che commenta la visione atea di Dio: geniale nel suo assunto e visivamente coinvolgente.
Ottimo anche lo spagnolo Alex de la Iglesia, che affida il commento ironico sul cattolicesimo al dialogo disincantato fra un killer creduto prete e un ateo morente.
Coerente con tutto il suo cinema Amos Gitai, che a commento della visione ebraica di Dio mette in scena, in un pianosequenza popolato da uomini e donne declamatori della Sacra Parola e soldati in guerra che esplodono colpi di arma da fuoco, brani dal libro biblico di Amos, dal quale scaturisce un Dio bellico, crudele e spietato.
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Film a episodi sui dialoghi, muti o chiassosi, che l'uomo intrattiene con le varie divinità in cui crede. Progetto interessante, difficile da giudicare nella sua interezza, dotato però di alcuni episodi di grande impatto visivo o narrativo.
Su tutti si erge l'episodio messicano, di Guillermo Arriaga, l'ideatore del progetto, che commenta la visione atea di Dio: geniale nel suo assunto e visivamente coinvolgente.
Ottimo anche lo spagnolo Alex de la Iglesia, che affida il commento ironico sul cattolicesimo al dialogo disincantato fra un killer creduto prete e un ateo morente.
Coerente con tutto il suo cinema Amos Gitai, che a commento della visione ebraica di Dio mette in scena, in un pianosequenza popolato da uomini e donne declamatori della Sacra Parola e soldati in guerra che esplodono colpi di arma da fuoco, brani dal libro biblico di Amos, dal quale scaturisce un Dio bellico, crudele e spietato.
Mentre la visione del dio degli indù di Mira Nair e quella del dio degli islamici di Bahman Ghobadi scelgono l'ironia con cui graffiare l'ipocrisia di un certo tipo di credenti.
Infine Kusturica filma benissimo un episodio, a commento del cristianesimo ortodosso, che ricorda però troppo da vicino una famosa scena del film di Kim ki-duk "Primavera estate autunno inverno...e ancora primavera".
Inferiori alle attese Thornton, Babenco e Nakata.
Alla fine lo spettatore, aiutato anche dall'ottima grafica animata che fa da sipario fra i vari episodi, può lasciare il cinema soddisfatto e con qualche interessante motivo di riflessione.
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