Uomini di parola

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Un film di Fisher Stevens. Con Al Pacino, Christopher Walken, Alan Arkin, Julianna Margulies, Vanessa Ferlito.
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Titolo originale Stand Up Guys. Commedia, durata 95 min. - USA 2013. - Koch Media uscita giovedì 11 luglio 2013. MYMONETRO Uomini di parola * * * - - valutazione media: 3,10 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Uno strampalato trio in un noir riuscito solo a me Valutazione 3 stelle su cinque

di Eugenio


Feedback: 26027 | altri commenti e recensioni di Eugenio
martedì 5 novembre 2013

D’accordo, il periodo è quello estivo e la qualità delle pellicole, è noto, generalmente tende a essere di livello inferiore a quelle in programmazione da settembre in poi, fatta eccezione di alcune rare eccezioni (Blood e Il fondamentalista riluttante ne sono buoni esempi).  “Uomini di parola” purtroppo non è la mosca bianca in questo triste panorama malgrado costituisca il ritorno di una coppia “forte” e consacrata come gigante del cinema: Al Pacino e Chistopher Walken. Il primo sembra aver rimesso in campo movenze e caratteristiche che il pubblico si augurava avesse abbandonato dopo il deludente Righteous skill (Sfida senza regole con Robert De Niro) mentre il secondo, autorevole vampiro ed ex agente di Prova a prendermi, si trova invece invischiato in un personaggio a tratti poco convincente e scarsamente denotato in una vicenda che dovrebbe richiedere un certo grado di attenzione e precisione come il genere noir.
Noir che il cast stellare cui fa parte anche Alan Arkin, altro bel tomo, non fa emergere ma anzi contribuisce a compromettere pesantemente la fama che i due attori avevano giustamente guadagnato con illustri esempi passati, sfruttando un insieme di gag dal dubbio gusto aventi come comune divisore l’uso di Viagra,collante della prima mezz’ora della pellicola la cui trama sembra essere stata scritto da uno sceneggiatore di scarsa inventiva ( e ci si stupisce visto che Noah Haidle è abbastanza famoso in ambito teatrale ma poco convincente, cosi’ pare negli action-movie).
Il soggetto muove i suoi passi in una prigione dalla quale, dopo ventotto anni di espiazione, Val (Pacino), è tornato ad essere finalmente un uomo libero. Lo attende Doc, suo migliore amico ex galeotto, assoldato segretamente dal vecchio boss allo scopo di eliminarlo a causa di un antico torto mai scontato  legato alla morte di suo figlio boss ad opera dello stesso Val. I due decidono di festeggiare il ritorno dell’antica banda ripercorrendone prosaicamente le tappe in un crescendo di follia tra bordelli, rapine e imbrogli a mafiosi polacchi, il tutto con la complicità del terzo elemento (il sopraccitato Arkin) fatto evadere dall’ospizio per l’occasione. E’ chiaro dunque che il contesto si fa rilassato,lontano dai classici noir d’annata (un esempio? Touch of evil di Welles del 1956 che andrebbe insegnato alle scuole di regia specie ai cineasti che intendono affrontare tematiche poliziesche), venato di una comicità che almeno esula da squadre speciali, muscoli da body-guards o patetismi da melò con classica belloccia da salvare. In Uomini di parola si descrive la corsa verso l’ignoto mare dell’annegamento dei sensi di un trio scoppiato e purtroppo prossimo alla fine di cui Al Pacino ne è metaforicamente degno esponente.
I temi del genere sono presenti (onore dei malandrini, solidarietà tra bande di quartiere, unione verso un nemico comune) anche se confusamente inseriti all’interno di una cornice farsesca ma acquistano solidità grazie alla bravura di Walken che recitando sopra le righe riesce a comunicare la sofferta amicizia, la durezza di un microcosmo, quello della criminalità in cui sembra non esserci possibilità di redenzione, dove le taverne malfamate  sono in non luoghi di un habitat americano privo di riferimenti e sentimenti. Sotto questo punto di vista, l’assoluta mancanza di doveri, la sporcizia psicologica che ognuno dei tre si porta dentro (permeata da una vena di ironia macabra nel caso di Alan, di comica farsa in Val e di finta dignità in Doc), lo squallore e la fatiscenza dei bordelli, sono lo spettro di un’America abbandonata a cui gli stessi delinquenti sentono purtroppo di non appartenere più. Resta soltanto vivo il furto di farmacie di quartiere per accaparrarsi quante più pillole blu e antiipertensivi possibili per cercare di guadagnare una frazione di quell’esistenza oramai totalmente dissipata. Stand up guys!

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