Sacro GRA

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Un film di Gianfranco Rosi. Con Francesco De Santis (II), Gaetano Finocchi, Roberto Giuliani, Daniel Ona.
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Documentario, durata 93 min. - Italia 2013. - Officine Ubu uscita giovedì 19 settembre 2013. MYMONETRO Sacro GRA * * 1/2 - - valutazione media: 2,98 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
jonnylogan martedì 6 maggio 2025
come un anello di saturno Valutazione 3 stelle su cinque
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Il GRA, Grande Raccordo Anulare, è l’autostrada urbana più lunga d’Italia, con un’estensione pari a un anello di Saturno”


Queste le parole con le quali viene descritto il GRA esplorato in lungo e in largo prima dall’urbanista e paesaggista Nicolò Basetti, che sia a piedi, sia con altri mezzi ha deciso di dare vita a una lunga camminata antropologica; attraversando più volte i quasi settanta chilometri del Grande Raccordo Anulare, tramutandoli in totale in quasi trecento chilometri. [+]

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felicity sabato 3 agosto 2024
l’anima di una città Valutazione 4 stelle su cinque
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Sacro GRA è un film di magnifici scarti. Gianfranco Rosi non riprende mai il GRA: il suo (cine)occhio rimane perennemente obliquo, arriva sempre o un attimo prima o un attimo dopo il flusso di eventi o di persone che “presenta”, abbracciando una mamma Roma di cui si sentono echi lontani, mai inquadrata perché lasciata immaginare negli occhi di chi guarda oltre la nostra inquadratura.
Questo è un film fatto di scarti. Questo è il progetto folle di chi ha tentato di filmare l’anima di una città/mondo partendo dai suoi limiti estremi, dall’eterno confine tra il dentro e il fuori lo spazio. 
Sacro GRA è un film popolato da persone. [+]

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giovedì 27 giugno 2019
che noia mortale: regista raccomandato? Valutazione 0 stelle su cinque
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Premetto che sono romano e amo i film lenti e riflessivi, ma questo qui è il film più deludente e più noioso che abbia mai visto.
Incredibile che abbia vinto a Venezia. Certamente il regista Rosi è amico di qualcuno che conta, non trovo altra spiegazione.

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onufrio giovedì 10 marzo 2016
noioso e sopravvalutato Valutazione 1 stelle su cinque
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Mi dispiace non aver compreso l'opera di Rosi che in questo documentario racconta stralci di vita all'interno del Grande Raccordo Anulare in quel di Roma. Storie di vita comune, storie monotone, c'è poco da ricordare, poco da far riflettere, un accozzaglia di gente con delle piccole storie che rimangono nella superficie e si disperdono nel traffico caotico del Gra.

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cpettine domenica 28 febbraio 2016
la prospettiva dello scarafaggio Valutazione 4 stelle su cinque
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Rosi ci porta in “giro” per Roma in senso letterale: viaggiando attorno all’anello d’asfalto che cinge la città (il sacro Gran Raccordo Asfaltato) sceglie una serie di storie umane con straordinaria meticolosità (dopo due anni di riprese), storie incredibilmente normali ma normalmente incredibili: travestiti nottambuli, pescatori d’anguille, nobili decaduti, vecchi dementi e giovani “pazienti”, ballerine da bar, credenti creduloni e un botanico che parla con gli scarafaggi. La storia si snoda, anche spiazzando, come un sacro anello che gira all’infinito, senza inizio e senza una fine. [+]

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francesco2 venerdì 20 novembre 2015
rosi, non aver paura (di usare più rigore) Valutazione 2 stelle su cinque
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 Il nome di  Rosi, a quanto sembra, era già conosciuto da qualcuno, prima che venisse insignito del Leone d'Oro a Venezia. Taluni, i (pochi,credo) detrattori del film hanno parlato di poco coraggio, rispetto alla sua produzione precedente.  Probabilmente, quando si faccia "cinema documentaristico" la strada è quella ipercinematografica di Scorsese ( "Quei bravi ragazzi"), oppure quella caustica ed indagatoria di Michael Moore,  del -giustamente- meno conosciuto "Religolous", della nostra Guzzanti.

Un percorso alternativo è quello che propende per l'empatia - ma non troppo -, o per il distacco, sempre che non si provi a fonderle ( ma sarebbe una sfida impossibile). [+]

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no_data elisabetta valento giovedì 4 dicembre 2014
le nostre vite minime Valutazione 4 stelle su cinque
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L'anello del GRA come un'anima mundi che lega e svela frammenti di vite minime che solo viste dal cielo ritrovano un senso, vite talmente vere da sembrare incompiute (perché così sempre è con la vita). Vite ai margini o all’imbocco di una svolta che, forse, li condurrà a un centro. Solo una surrealtà o un’illusione consente a quelle vite di essere vissute… ed è lì che il sacro emerge, in quello scintillio di poesia che riconquista la dignità, nella cantilena della madre demente al figlio innamorato, negli alambicchi usati per debellare il punteruolo rosso che divora la palma nostrana metafora dell’anima, in una melanzana andata a male annusata in una casa occupata o in una fetta di melone mangiata credendo che l’Italia è ancora un luogo che dona bontà. [+]

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no_data elisabetta valento mercoledì 10 settembre 2014
le nostre vite minime Valutazione 0 stelle su cinque
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No
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L'anello del GRA come un'anima mundi che lega e svela frammenti di vite minime che solo viste dal cielo ritrovano un senso, vite talmente vere da sembrare incompiute (perché così sempre è con la vita). Vite ai margini o all’imbocco di una svolta che, forse, li condurrà a un centro. Solo una surrealtà o un’illusione consente a quelle vite di essere vissute… ed è lì che il sacro emerge, in quello scintillio di poesia che riconquista la dignità, nella cantilena della madre demente al figlio innamorato, negli alambicchi usati per debellare il punteruolo rosso che divora la palma nostrana metafora dell’anima, in una melanzana andata a male annusata in una casa occupata o in una fetta di melone mangiata credendo che l’Italia è ancora un luogo che dona bontà. [+]

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astrolabio63 giovedì 28 agosto 2014
proletariume allo stato solido Valutazione 1 stelle su cinque
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Questa la filmografia contemporanea, che fa ampia eco ad altri film di estrazione intellettual-operaia..... A partire proprio dalla 'grande bellezza'.....
Ma tutti questi artisti perchè non se ne vanno a ripulire - gratuitamente - le fogne della suburra di Roma sud? Il cialtrone sudamericano potrebbe ringraziarli commosso.... Similia similibus......

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howlingfantod domenica 27 luglio 2014
innovativo e stupendo Valutazione 5 stelle su cinque
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La controparte di una “Grande bellezza”, la grande bellezza della periferia, ancor più vera perché veri i personaggi così’ lontani dai salotti, dalle feste, dalle terrazze e da tutte le chiacchiere che si svolgono qualche chilometro più verso il centro, centro di che cosa poi? L’opera rompe gli schemi realtà-finzione abbattendo il muro fra fiction e documentario, abbatte il muro del girovagare romano quasi unidirezionale o comunque destinato a un fine come nell’episodio di “Aprile” di Nanni Moretti”, in quanto in Sacro GRA il girovagare è circolare come il GRA stesso che ritorna sempre al punto di partenza, abbattendo tempi e spazi. I personaggi tutti indimenticabili, difficile fare una classifica tra il figlio con la madre anziana e malata, il palmologo, il transessuale o il principe o cavaliere di Malta, loro si agitano su questo limitare non si sa se appena fuori o all’interno del GRA, si intuisce quasi appena che la loro vita e i loro sogni si svolgano intorno a questo anello, ma in fondo l’anello è solo un pretesto, un immagine sfuocata, un anello di saturno come nella didascalia iniziale che tutto contiene o tutto esclude, il GRA ricorda certi porosi confini che delimitano un dentro e fuori che non esiste. [+]

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