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criticopolis
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giovedì 15 maggio 2014
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organismi attoriali geneticamente modificati
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Giudizio analitico: non è la prima volta che Hollywood trasforma vecchie glorie ancora in attività, in autocitazioni viventi. Stallone e De Niro sono ormai ogm di se stessi. Non si tratta dei loro personaggi giovanili invecchiati: qui non siamo di fronte a Rocky e a Toro Scatenato nella loro fase senile; trattasi invece di una sorta di stravolgimento iconografico (e anagrafico) della loro immagine attoriale. la sceneggiatura - ridicola - non aiuta a far uscire il lungometraggio da un infantilismo congenito. Il clone di Eddie Murphy non fa ridere, Sly e Bob fanno almeno sorridere.
giudizio sintetico: semi-cagata geronto-pugilatoria.
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melvin ii
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domenica 26 gennaio 2014
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vecchi, grassi ma non mollano
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Il grande match è un film del 2013 diretto da Peter Segal, con protagonisti Robert De Niro e Sylvester Stallone.
De Niro e Stallone ritornano nel mondo della boxe rispettivamente dopo Toro scatenato e la saga di Rocky.
Il film, inoltre, è il secondo interpretato dai due attori dopo Cop Land
La storia è semplice, forse anche banale, ma tipicamente americana.
Due ex grandi pugili, divisi da storica rivalità anche per colpa di una bella donna(Kim Basinger), hanno la possibilità di tornare sul ring per stabilire, una volte per tutte, chi è il più forte.
De Niro e Stallone si confermano due grandi professionisti, capaci di far ridere e sorridere mettendo in scena “la parodia” dei loro storici personaggi (La Motta e Rocky), senza apparire ridicoli.
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Il grande match è un film del 2013 diretto da Peter Segal, con protagonisti Robert De Niro e Sylvester Stallone.
De Niro e Stallone ritornano nel mondo della boxe rispettivamente dopo Toro scatenato e la saga di Rocky.
Il film, inoltre, è il secondo interpretato dai due attori dopo Cop Land
La storia è semplice, forse anche banale, ma tipicamente americana.
Due ex grandi pugili, divisi da storica rivalità anche per colpa di una bella donna(Kim Basinger), hanno la possibilità di tornare sul ring per stabilire, una volte per tutte, chi è il più forte.
De Niro e Stallone si confermano due grandi professionisti, capaci di far ridere e sorridere mettendo in scena “la parodia” dei loro storici personaggi (La Motta e Rocky), senza apparire ridicoli.
Mostrano con orgoglio e disinvoltura rughe, botox e pancetta.
I dialoghi sono semplici, scarni, ma sono godibili.
Alan Arkin è divertente e salace nel ruolo del vecchio allenatore di Stallone
Kim Basinger illumina la scena, con la sua bellezza e garbo. Il fascino non ha età.
Il finale è retorico e scontato , con il trionfo dei buoni sentimenti e del buonismo.
Il grande match, è un’operazione”nostalgia” abbastanza riuscita.
Lo spettatore è invecchiato ed ingrassato come Jack la Motta e Rocky, ma dopo aver visto questo film, può guardarsi allo specchio e pensare che c’è sempre tempo e modo per mettersi in gioco nella vita.
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melvin ii
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domenica 26 gennaio 2014
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anche se vecchi e grassi, non smettiamo di lottare
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Il grande match è un film del 2013 diretto da Peter Segal, con protagonisti Robert De Niro e Sylvester Stallone.
De Niro e Stallone ritornano nel mondo della boxe rispettivamente dopo Toro scatenato e la saga di Rocky.
Il film, inoltre, è il secondo interpretato dai due attori dopo Cop Land
La storia è semplice, forse anche banale, ma tipicamente americana.
Due ex grandi pugili, divisi da storica rivalità anche per colpa di una bella donna(Kim Basinger), hanno la possibilità di tornare sul ring per stabilire, una volte per tutte, chi è il più forte.
De Niro e Stallone si confermano due grandi professionisti, capaci di far ridere e sorridere mettendo in scena “la parodia” dei loro storici personaggi (La Motta e Rocky), senza apparire ridicoli.
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Il grande match è un film del 2013 diretto da Peter Segal, con protagonisti Robert De Niro e Sylvester Stallone.
De Niro e Stallone ritornano nel mondo della boxe rispettivamente dopo Toro scatenato e la saga di Rocky.
Il film, inoltre, è il secondo interpretato dai due attori dopo Cop Land
La storia è semplice, forse anche banale, ma tipicamente americana.
Due ex grandi pugili, divisi da storica rivalità anche per colpa di una bella donna(Kim Basinger), hanno la possibilità di tornare sul ring per stabilire, una volte per tutte, chi è il più forte.
De Niro e Stallone si confermano due grandi professionisti, capaci di far ridere e sorridere mettendo in scena “la parodia” dei loro storici personaggi (La Motta e Rocky), senza apparire ridicoli.
Mostrano con orgoglio e disinvoltura rughe, botox e pancetta.
I dialoghi sono semplici, scarni, ma sono godibili.
Alan Arkin è divertente e salace nel ruolo del vecchio allenatore di Stallone
Kim Basinger illumina la scena, con la sua bellezza e garbo. Il fascino non ha età.
Il finale è retorico e scontato , con il trionfo dei buoni sentimenti e del buonismo.
Il grande match, è un’operazione”nostalgia” abbastanza riuscita.
Lo spettatore è invecchiato ed ingrassato come Jack la Motta e Rocky, ma dopo aver visto questo film, può guardarsi allo specchio e pensare che c’è sempre tempo e modo per mettersi in gioco nella vita.
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morpheus87
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venerdì 24 gennaio 2014
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convincente!
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Il film mi è piaciuto, è andato oltre le mie più rosee aspettative. Una commedia che entra dentro la vita dei personaggi, mostra le loro debolezze, i loro vizi e l'acclamata rivalità dentro e fuori dal ring. Coinvolgente, autoironico e non troppo scontato... I primi a credere nel progetto erano proprio Sly e Bob, e le loro performance lo testimoniano. Convincente!
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catcarlo
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venerdì 24 gennaio 2014
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il grande match
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Va bene, a mente fredda si finisce per pensare che, in fondo, è una stupidata. Però, stando al gioco, ci si diverte per un centinaio di minuti senza troppi pensieri: basta lasciarsi andare alla sfacciata inverosimiglianza e osservare i due vecchi leoni fare il verso al proprio passato e sovente gigioneggiare appoggiati a una storia in cui non mancano spunti e battute (dopo pochi minuti, De Niro proclama ‘sono un grande attore’ mentre a Stallone viene vietato di prendere a pugni i quarti di manzo in una cella frigorifera). Razor (Sly) e il Kid (Bob) si odiano da trent’anni – da cui il titolo originale ‘Il match del rancore’ - per motivi sportivi e sentimentali: da quando il primo ha rinunciato al confronto che avrebbe dovuto sancire la superiorità di uno dei due (e alla boxe tutta) dopo che il secondo gli ha messo incinta la fidanzata (Basinger e, nelle immagini degli anni Ottanta, la figlia Ireland).
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Va bene, a mente fredda si finisce per pensare che, in fondo, è una stupidata. Però, stando al gioco, ci si diverte per un centinaio di minuti senza troppi pensieri: basta lasciarsi andare alla sfacciata inverosimiglianza e osservare i due vecchi leoni fare il verso al proprio passato e sovente gigioneggiare appoggiati a una storia in cui non mancano spunti e battute (dopo pochi minuti, De Niro proclama ‘sono un grande attore’ mentre a Stallone viene vietato di prendere a pugni i quarti di manzo in una cella frigorifera). Razor (Sly) e il Kid (Bob) si odiano da trent’anni – da cui il titolo originale ‘Il match del rancore’ - per motivi sportivi e sentimentali: da quando il primo ha rinunciato al confronto che avrebbe dovuto sancire la superiorità di uno dei due (e alla boxe tutta) dopo che il secondo gli ha messo incinta la fidanzata (Basinger e, nelle immagini degli anni Ottanta, la figlia Ireland). Dante, il tascabile erede del vecchio promoter (un Kevin Hart che fa parecchio il verso a Eddie Murphy), prova a resuscitare la sfida per soldi e i due, dopo qualche tentennamento accettano: Razor ha un posto di lavoro traballante e mantiene il vecchio allenatore (Alan Arkin fa il Burt Young senza la vena di amarezza ma con un rumorosissimo apparecchio acustico) mentre Kid è un vanaglorioso figlio di buona donna e non può certo tirarsi indietro. Inizia così l’allenamento parallelo, in cui si inserisce il figlio della colpa come manager di papà, e si arriva alla grande sfida davanti a mezza Pittsburgh: dodici round di irreale scazzottamento a guardia bassa (del resto i due sono stati protagonisti di match cinematografici tra i più sanguinolenti della storia) al termine del quale Razor grida ‘Adrianaaaaaa’ – no, ok, stavo scherzando – e Kid recupera un po’ di dignità. Ambientata in una periferia urbana abbastanza anonima, la sceneggiatura di Tim Kelleher e Rodney Rothman delinea due antagonisti tagliati con l’accetta mettendo via via più a fuoco il confronto tra un ‘buono’ e un ‘cattivo’ o, quantomeno, un ‘simpatico’ e un ‘antipatico’: Stallone è monolitico come di prammatica nell’interpretare il rude-ma-sensibile Razor mentre De Niro (il cui doppiaggio lo fa sempre sembrare strafatto di elio) utilizza il suo ghigno beffardo per rendere la meschinità che contraddistingue il suo personaggio. Il grande Bob dà l’impressione di divertirsi e rende assai di più rispetto ai tanti ruoli ‘alimentari’ interpretati di puro mestiere in varie commedie degli ultimi anni, e anche gli altri attori sembrano condividere l’atmosfera generale, con la spalla comica di Arkin che si fa preferire a quella sopra le righe di Hart, mentre Basinger – il cui personaggio è nonna di un bimbo di otto anni – rende lustro ai miracoli della chirurgia estetica. Il regista Peter Segal mette in immagini il tutto senza voli pindarici, ma con una buona attenzione al ritmo e un’inevitabile attenzione al citazionismo visivo: il risultato è un onesto prodotto medio che si regge sul carisma dei suoi interpreti e che assolve al suo compito di divertire senza troppi retropensieri accompagnato da una simpatica colonna sonora d’epoca (‘Back in black’ degli AC/DC accompagna Razor sull’ultimo ring). Da notare che i titoli di coda sono inframezzati da un paio di scenette conclusive (non al termine del rullo, perciò non c’è da aspettare tanto): in una, Dante cerca di organizzare un nuovo incontro fra Tyson e Holyfield – li chiama per cognome per farli riconoscere, si suppone – prendendosi i suoi rischi.
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croccantino
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giovedì 23 gennaio 2014
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una perla.
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I pregiudizi sono sempre sbagliati,nella vita come nel cinema. Chi è abbastanza intelligente di riconoscerlo,saprà apprezzare questo film davvero ben fatto. Il film fa ridere, i due mostri sacri si divertono e fanno divertire,la storia si segue con interesse e nell'incontro anche con passione. Questo film avrebbe meritato incassi migliori. Andate a vederlo,davvero.
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petri
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mercoledì 22 gennaio 2014
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uno dei piu brutti film mai visti
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Dire patetico non rende.
Neanche noioso non rende.
Forse il più brutto film che io abbia mai visto
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latino heat
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martedì 21 gennaio 2014
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grande
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vederli insieme sullo schermo divertirsi cosi non ha prezzo non ci sono piu attori come loro in grado di farti emozionare solo con la loro presenza il film poteva essere sicuramente sviluppato meglio ma questo film merita il voto massimo solo per l'idea di partenza
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savinoantolini
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lunedì 20 gennaio 2014
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ottimo film ma molto volgare
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Bello ma, e molto volgare dice un sacco i parolacce
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hidalgo
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domenica 19 gennaio 2014
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sly e de niro, un film per loro
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1976: Rocky, di John G. Avildsen, vince tre premi Oscar e lancia un allora poco conosciuto Sylvester Stallone nel mondo del cinema. Rocky Balboa diventerà un mito, e con lui il suo muscoloso protagonista.
1980: Toro Scatenato, di Martin Scorsese, segna forse la più importante collaborazione tra il regista e Robert De Niro; l'interpretazione di Jake LaMotta vale all'attore un meritassimo premio Oscar e consegna il suo personaggio alla storia del cinema.
2014: Sylvester Stallone e Robert De Niro si affrontano sul ring, "accompagnati" dai miti dei loro eroi con i guantoni.
Il grande match, come era facile prevedere, è stato stroncato con infamia dalla critica di tutto il mondo, che evidentemente pensava di trovare in questo film il capolavoro dell'anno.
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1976: Rocky, di John G. Avildsen, vince tre premi Oscar e lancia un allora poco conosciuto Sylvester Stallone nel mondo del cinema. Rocky Balboa diventerà un mito, e con lui il suo muscoloso protagonista.
1980: Toro Scatenato, di Martin Scorsese, segna forse la più importante collaborazione tra il regista e Robert De Niro; l'interpretazione di Jake LaMotta vale all'attore un meritassimo premio Oscar e consegna il suo personaggio alla storia del cinema.
2014: Sylvester Stallone e Robert De Niro si affrontano sul ring, "accompagnati" dai miti dei loro eroi con i guantoni.
Il grande match, come era facile prevedere, è stato stroncato con infamia dalla critica di tutto il mondo, che evidentemente pensava di trovare in questo film il capolavoro dell'anno. Certe volte i giudizi andrebbero formulati tenendo ben conto di cosa si sta parlando. Il grande match non è altro che un omaggio in chiave parodistica a due mostri sacri di Hollywood che tanto hanno dato al mondo del cinema, in termini economici ed emotivi. Vederli darsele di santa ragione a 70 anni, può sembrare uno spettacolo deprimente e ridicolo, ma il film di Segal va preso per quello che è, e prendendolo per il verso giusto ci si diverte come sicuramente si saranno divertiti i due divi sul set. Sly e De Niro scherzano con il loro passato in un film scritto appositamente per loro due, per Rocky Balboa e Toro Scatenato. La sceneggiatura è solo un pretesto, la regia è totalmente, e inevitabilmente, al servizio dei due attempati "pugili", i quali si prendono in giro coinvolgendo quel genere di pubblico che sa divertirsi spensieratamente. Tante sono le citazioni, tante le scene che fanno tornare lo spettatore indietro nel tempo, dove i fisici dei due protagonisti erano tonici e le rughe solo una conseguenza di un futuro che per i loro fan era lontanissimo e impensabile. Stallone non ha più una sola espressione nel suo già limitato repertorio, ma pazienza; a volte, basta la presenza. De Niro rispolvera invece le sue smorfie, guarda caso, alla Jake LaMotta, risultando in ogni caso più credibile del suo compagno d'avventura. Inutile la presenza di Kim Basinger, sempre affascinante nonstante la chirurgia plastica. Irresistibile Alan Arkin, il migliore per distacco. Il grande match è un film consigliato principalmente ai nostalgici dei tempi che furono, a chi, anche per una sola volta, sa apprezzare una frivola commedia senza pretese e a chi di mestiere non fa il critico cinematografico.
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