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eugen
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sabato 4 ottobre 2025
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pelicula importante pero...
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"Welcome"(Philippe Lioret, 2009) cuenta la vida de un "migrante"curdo que llega hasta Calais y quiere ir, nadando hasta United Kingsdom, pero.... Pelicula humanistica no banal(se vee tambien la reacion no siempre"muy gentil"de quien es disponible, por ejemplo)donde la consideracion directamente filmica, quiere decir del cuento filmico no es nunca menor de la tension huamnitaria.... Actres de buen nivel siempre, fotografia y tecnica filmica de buen nivel. Se puede decir que sea una oivra antiretorica o, mejor dicho, a fuera del peligro de tetorica que un tema arecido puedee crear en los autores-directores de peliculas. Se puede ver buscando de pensar mucho a la tematica y a como se poderia crear una pelicula parecida pero no igual.
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"Welcome"(Philippe Lioret, 2009) cuenta la vida de un "migrante"curdo que llega hasta Calais y quiere ir, nadando hasta United Kingsdom, pero.... Pelicula humanistica no banal(se vee tambien la reacion no siempre"muy gentil"de quien es disponible, por ejemplo)donde la consideracion directamente filmica, quiere decir del cuento filmico no es nunca menor de la tension huamnitaria.... Actres de buen nivel siempre, fotografia y tecnica filmica de buen nivel. Se puede decir que sea una oivra antiretorica o, mejor dicho, a fuera del peligro de tetorica que un tema arecido puedee crear en los autores-directores de peliculas. Se puede ver buscando de pensar mucho a la tematica y a como se poderia crear una pelicula parecida pero no igual. Eugen
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conogelato
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venerdì 27 giugno 2025
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da vedere assolutamente
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Un cazzotto nel centro dello stomaco
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conogelato
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martedì 17 giugno 2025
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welcome
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Complimenti, bellissima recensione!
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matteo
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mercoledì 28 ottobre 2020
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benvenuti in europa
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Noto che questo film ha acceso sul forum e nelle recensioni il dibattito politico sull'immigrazione e sul ruolo e i mezzi che gli Stati europei mettono in atto per risolvere il "problema". Sono convinto che questo era l'obiettivo che si proponeva il regista e che questo prima di tutto sia un film politico. Un racconto per immagini che ha lo scopo di trasformare i numeri che ci vengono snocciolati sui flussi immigratori, in persone con un volto, una storia e dei sogni da realizzare. Numeri che non possono rappresentare niente perchè incommensurabili alla coscienza umana, nemici oscuri che invadono il nostro castello di vetro che si sta trasformando in fortezza difesa non da alte mure ma da leggi razziste escludenti con la collusione di molte persone che tali non si possono più chiamare.
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Noto che questo film ha acceso sul forum e nelle recensioni il dibattito politico sull'immigrazione e sul ruolo e i mezzi che gli Stati europei mettono in atto per risolvere il "problema". Sono convinto che questo era l'obiettivo che si proponeva il regista e che questo prima di tutto sia un film politico. Un racconto per immagini che ha lo scopo di trasformare i numeri che ci vengono snocciolati sui flussi immigratori, in persone con un volto, una storia e dei sogni da realizzare. Numeri che non possono rappresentare niente perchè incommensurabili alla coscienza umana, nemici oscuri che invadono il nostro castello di vetro che si sta trasformando in fortezza difesa non da alte mure ma da leggi razziste escludenti con la collusione di molte persone che tali non si possono più chiamare. Il perbenismo ipocrita è magistralmente reso manifesto dallo zerbino con la scritta welcome sulla soglia di casa del vicino delatore. Un film che lascia l'amaro in bocca dove l'amore e l'amicizia seguono binari paralleli ma quei sentimenti che appartengono agli ultimi sono anch'essi destinati a naufragare, mentre l'amore ritrovato della coppia francese forse ha ancora uno spiraglio per rifiorire.
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ennio
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martedì 13 novembre 2018
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filmetto sentimentale di scarso valore
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Film facente parte del filone buonista "accogliamoli tutti", che replica tutti gli stereotipi necessari per essere apprezzato a livello ideologico da chi crede in queste idee. C'è il poliziotto volgare e cattivo, i vicini di casa malvagi e spioni, la donna forte che porta lei i pantaloni, ci si inventa pure un'inesistente omofobìa, tanto per mettercela. Tutti, a parte i tre protagonisti, sono razzisti, anche i semplici passanti. Il tutto per compiacere la triade razzismo-sessismo-omofobìa, schema indispensabile per attrarre una ben precisa tipologia di pubblico molto ideologizzato.
A livello artistico, poco o nulla. Trama sconclusionata e inverosimile, un uomo accoglie nella sua abitazione due rifugiati curdi senza motivazione apparente, tranne essere stato vittima di una scenata isterica da parte della sua ex-moglie che gli rinfaccia di non essere abbastanza energico nel combattere genericamente il razzismo.
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Film facente parte del filone buonista "accogliamoli tutti", che replica tutti gli stereotipi necessari per essere apprezzato a livello ideologico da chi crede in queste idee. C'è il poliziotto volgare e cattivo, i vicini di casa malvagi e spioni, la donna forte che porta lei i pantaloni, ci si inventa pure un'inesistente omofobìa, tanto per mettercela. Tutti, a parte i tre protagonisti, sono razzisti, anche i semplici passanti. Il tutto per compiacere la triade razzismo-sessismo-omofobìa, schema indispensabile per attrarre una ben precisa tipologia di pubblico molto ideologizzato.
A livello artistico, poco o nulla. Trama sconclusionata e inverosimile, un uomo accoglie nella sua abitazione due rifugiati curdi senza motivazione apparente, tranne essere stato vittima di una scenata isterica da parte della sua ex-moglie che gli rinfaccia di non essere abbastanza energico nel combattere genericamente il razzismo.
La cosa più assurda del film è il doppiaggio in italiano, fatto in modo da far parlare una lingua maccheronica ai migranti (tipo "zizignore, noi fare buono") anche tra di loro, che è una cosa senza senso. O fate i sottotitoli o doppiateli rispettando il linguaggio.
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aristoteles
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domenica 3 luglio 2016
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il mare della disperazione
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Ottimo film su problematiche all'ordine del giorno,non solo nel nostro paese ma sopratutto in Europa.
La sceneggiatura è tutto sommato ben confezionata ed impreziosita da una storia d'amore.
In più i due protagonisti fanno gran simpatia ed entrano ben presto nelle grazie degli spettatori, personalmente ho trovato Simon il personaggio più riuscito ed emozionante.
L'accoglienza sarebbe d'obbligo per chiunque ma oramai viviamo in un mondo strano.
Il finale l'avrei voluto diverso ma mi rendo conto che non si poteva,in fondo,fare diversamente.
Buon film, non un capolavoro assoluto per dialoghi e sceneggiatura che talvolta risultano scontati.
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Ottimo film su problematiche all'ordine del giorno,non solo nel nostro paese ma sopratutto in Europa.
La sceneggiatura è tutto sommato ben confezionata ed impreziosita da una storia d'amore.
In più i due protagonisti fanno gran simpatia ed entrano ben presto nelle grazie degli spettatori, personalmente ho trovato Simon il personaggio più riuscito ed emozionante.
L'accoglienza sarebbe d'obbligo per chiunque ma oramai viviamo in un mondo strano.
Il finale l'avrei voluto diverso ma mi rendo conto che non si poteva,in fondo,fare diversamente.
Buon film, non un capolavoro assoluto per dialoghi e sceneggiatura che talvolta risultano scontati.
Consigliabile a tutti a meno che non siate inguaribili razzisti.
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andrejuve
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martedì 19 aprile 2016
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l'"umanizzazione" dei clandestini e i loro drammi
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“Welcome” è un film del 2009 diretto da Philippe Lioret. Bilal Kayani, detto Badza, è un giovane ragazzo iracheno che è stato costretto a fuggire dal suo paese d'origine a causa della sanguinosa guerra in corso. Dopo tre mesi di viaggio raggiunge la Francia e, assieme ad altri immigrati, riesce ad intrufolarsi clandestinamente all'interno di un camion diretto a Calais. Il suo obiettivo è recarsi a Londra dove lo attende Mina, sorella di un suo caro amico trasferitosi assieme alla famiglia in Inghilterra, la ragazza della quale è follemente innamorato e che non vede da ben tre anni.
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“Welcome” è un film del 2009 diretto da Philippe Lioret. Bilal Kayani, detto Badza, è un giovane ragazzo iracheno che è stato costretto a fuggire dal suo paese d'origine a causa della sanguinosa guerra in corso. Dopo tre mesi di viaggio raggiunge la Francia e, assieme ad altri immigrati, riesce ad intrufolarsi clandestinamente all'interno di un camion diretto a Calais. Il suo obiettivo è recarsi a Londra dove lo attende Mina, sorella di un suo caro amico trasferitosi assieme alla famiglia in Inghilterra, la ragazza della quale è follemente innamorato e che non vede da ben tre anni. A Calais Badza e i suoi compagni vengono scoperti e il giudice ordina loro di non tentare la fuga verso l'Inghilterra attraverso la Manica in quanto considerati dei clandestini. Badza non si dà per vinto e decide di imparare a nuotare al fine di poter raggiungere a nuoto la costa inglese. Si reca allora presso una delle piscine della città e chiede a Simon, un maestro di nuoto, di impartirgli lezioni di nuoto. Simon col passare del tempo comincia a conoscere meglio Badza e, dopo aver fatto luce sulla storia personale del ragazzo e sulle peripezie che l'hanno portato sino a li', scopre le sue reali intenzioni. Anche Simon sta vivendo un momento difficile a causa dell'imminente divorzio con la moglie Marion, un'insegnante di inglese che offre un servizio di volontariato a favore delle centinaia di immigrati che ogni giorno si recano presso la cittadina francese. Dopo un'iniziale diffidenza Simon comincerà a prendersi cura di Badza, fornendogli un sostegno economico e soprattutto morale, e deciderà di aiutarlo nel compimento di quest'impresa apparentemente disumana e folle. Raggiungere questo obiettivo è molto difficoltoso a causa soprattutto dell'intento della polizia di impedire ai cittadini di prestare soccorso ai clandestini e della diffidenza generale da parte della popolazione nei loro confronti.
La pellicola affronta un tema spinoso, da sempre problematico e più che mai attuale: l'immigrazione. Migliaia di clandestini ogni giorno cercano di sfuggire alla povertà, alle guerre e alla violenza presenti nelle loro terre natie, con l'intento di cercare fortuna in un altro paese nutrendo la speranza di un futuro migliore. L'unico modo per spostarsi è attraverso traffici illeciti di persone le quali, prive di alternative, sono costrette a trascorrere giorni o addirittura mesi in condizioni disumane. Ancora più preoccupante è però la difficoltà di un'integrazione sociale frutto di sciocchi pregiudizi e dell'incapacità della società di aprire la mentalità nei confronti di un mondo che sta mutando di giorno in giorno e che vede in ogni nazione un graduale e costante processo di convivenza tra persone di nazionalità differenti. Tutto questo non sta a significare che non debbano essere attuati degli accorgimenti affinché vi sia una gestione del problema, prendendo in considerazione gli interessi di tutte le parti in causa e trovando un punto di equilibrio. Il binomio clandestino-delinquente deve essere superato e costituisce l'emblema dell'ignoranza dell'essere umano. Simon rappresenta il barlume di solidarietà e benevolenza all'interno di un'esistenza caratterizzata dalla malvagità, dall'egoismo e dalla discriminazione nell'ambito di qualsiasi settore. Badza è un ragazzo che vuole semplicemente trovare la felicità e soprattutto raggiungere Mina. L'amore nei confronti di questa ragazza è talmente forte da fornire a Badza una forza interiore e una tenacia che gli permettono di superare qualsiasi limite e di non precludergli alcun obiettivo. Simon grazie all'esperienza di Badza riflette sulla sua vita e sui problemi quotidiani che, rapportati a certe realtà inquietanti e surreali, appaiono futili e senza senso. Il paradosso è che il legame tra Badza e Mina, pur se distanti tra loro, è indissolubile e frutto di un vero sentimento di affetto mentre Simon e Marion non riescono a convivere nonostante i quotidiani contatti. La storia di Badza costituisce un insegnamento e un esempio di umanità e di solidarietà. Simon sente allora il bisogno di dare un senso alla sua esistenza stando accanto a Badza e assistendolo a costo di correre rischi altissimi e di distaccarsi dalle persone che gli stanno attorno. Un grande film che riesce a far riflettere lo spettatore, a commuoverlo e a regalargli anche qualche sorriso. Eccellenti le interpretazioni di Firat Ayverdi, nei panni di Badza, e di Audrey Dana, in quelli di Marion. Ma senza ombra di dubbio spicca su tutti quanti Vincent Lindon, nella parte di Simon, il quale dimostra di essere un grande attore grazie ad una prova superba e per nulla banale in quanto riesce a far trasparire tutti i tormenti interiori e le problematiche del protagonista. Un film assolutamente da vedere.
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filippo catani
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domenica 1 marzo 2015
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nuotare per amore
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Calais. Un insegnante di nuoto sta vivendo un periodo difficile a causa della separazione dalla moglie. Un giorno alla sua piscina si presenta un giovane iracheno desideroso di ricevere lezioni di nuoto; il suo intento è quello di raggiungere l'Inghilterra e la ragazza che ama attraversando la Manica a nuoto.
Un vero e proprio film meraviglioso e lirico quello diretto da Philippe Lioret. Un uomo ormai disilluso e distrutto dalla fine dell'amore per una moglie impegnatissima nel volontariato e nel sociale e che rinfaccia invece al marito la sua indifferenza. Dall'altra parte troviamo un ragazzo disperato che ha deciso di intraprendere un viaggio devastante e massacrante per fuggire dal martoriato Iraq per cercare fortuna come calciatore in Inghilterra nel Manchester United.
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Calais. Un insegnante di nuoto sta vivendo un periodo difficile a causa della separazione dalla moglie. Un giorno alla sua piscina si presenta un giovane iracheno desideroso di ricevere lezioni di nuoto; il suo intento è quello di raggiungere l'Inghilterra e la ragazza che ama attraversando la Manica a nuoto.
Un vero e proprio film meraviglioso e lirico quello diretto da Philippe Lioret. Un uomo ormai disilluso e distrutto dalla fine dell'amore per una moglie impegnatissima nel volontariato e nel sociale e che rinfaccia invece al marito la sua indifferenza. Dall'altra parte troviamo un ragazzo disperato che ha deciso di intraprendere un viaggio devastante e massacrante per fuggire dal martoriato Iraq per cercare fortuna come calciatore in Inghilterra nel Manchester United. L'uomo finirà con l'affezionarsi al ragazzo correndo anche gravissimi rischi a causa dei severi controlli portati avanti dalla polizia francese. Il ragazzo però non demorde animato anche dallo struggente desiderio di ricongiungersi alla donna che ama e questa sarà anche una spinta per l'insegnante di nuoto per cercare di recuperare i rapporti con la moglie o quantomeno a mettersi in gioco per una giusta causa. La pellicola si avvale di un'ottima fotografia e ci mostra l'orrore dei viaggi che queste persone disperate devono affrontare per cercare salvezza. Bellissima e commovente anche la colonna sonora. Un plauso va sicuramente al duo Lindon-Ayverdi per la loro toccante recitazione. Insomma una pellicola che ci parla di amore, amicizia, disperazione e emigrazione in maniera davvero intelligente e sensibile e in un contesto di grande attualità con delle riflessioni a cui non possiamo restare insensibili. Bellissimo.
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francescafaz
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sabato 15 marzo 2014
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un film per capire l'esperienza dell'esodo
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Per prima cosa, Welcome ci mostra come e con che difficoltà gli immigrati arrivano dai loro paesi e soprattutto come vivono nell’attesa di raggiungere la meta sperata. Raccontando la storia di Bilal, un ragazzo diciassettenne che l’anagrafe ci rivela essere nato nel (recente) 1991, il regista Philippe Lioret dipinge le tinte scure di un viaggio animato dalle più luminose speranze. Bilal impiega tre mesi per fuggire dal bellicoso Iraq e raggiungere Calais, e altri due mesi d'attesa per passare la Manica e inseguire un lavoro, il sogno di giocare nel Manchester United e la ragazza amata, residente a Londra con il privilegio del visto.
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Per prima cosa, Welcome ci mostra come e con che difficoltà gli immigrati arrivano dai loro paesi e soprattutto come vivono nell’attesa di raggiungere la meta sperata. Raccontando la storia di Bilal, un ragazzo diciassettenne che l’anagrafe ci rivela essere nato nel (recente) 1991, il regista Philippe Lioret dipinge le tinte scure di un viaggio animato dalle più luminose speranze. Bilal impiega tre mesi per fuggire dal bellicoso Iraq e raggiungere Calais, e altri due mesi d'attesa per passare la Manica e inseguire un lavoro, il sogno di giocare nel Manchester United e la ragazza amata, residente a Londra con il privilegio del visto.
E’ la storia di un viaggio fisico, cioè impregnato di dolorosa fisicità, e umano. Bilal affronta infatti un percorso di crescita, di formazione, di scontro con le difficoltà della realtà. Ma da diciassettenne rimane fino alla fine un sognatore, fino al progetto e all’azzardo di attraversare la Manica a nuoto.
Per affrontare il “folle volo” frequenta delle lezioni di nuoto trovando Simon, l’unico amico che lo saprà davvero aiutare e capire, remando contro tutto e tutti.
In secondo luogo, il film svela le difficoltà che le leggi sull’illegalità dei clandestini procurano anche a chi cerca di portare loro aiuto. Ci racconta di una polizia che somiglia terribilmente alla STASI dipinta nel film “La vita degli altri”. Si controlla a chi Simon dà un passaggio, chi ospita in casa, chi frequenta la sua piscina, si cerca di fare terra bruciata attorno all’istruttore. Il solito trattamento riservato a chi si occupa di questioni così spinose. L’ispettore è chiarissimo: “Più se ne aiutano più ne arriveranno. Calais non può diventare un campo di accoglienza a cielo aperto”; (come non notare l’analogia con i discorsi del nostro ministro La Russa all’ultima puntata di Anno Zero “è come un rubinetto. Finché si spostano i clandestini nei centri continueranno ad arrivarne. Bisogna chiudere il rubinetto”). Più che lungimiranza socio-politica il film così come le notizie quotidiane ci gettano in faccia l’incapacità d’analisi sfociante in una risposta demagogica e repressiva. Destinata a durare poco e sempre a fallire.
La minaccia della chiusura della popolazione e della società civile è dietro le porte, soprattutto dietro a quelle che hanno davanti un tappeto con scritto Welcome.
In ogni tempo, dal Mar Rosso al Mediterraneo alla Manica, gli esodi sono fughe dal dolore, ostacoli, prove e infine la speranza della terra promessa e dell’accoglienza. L’esodo, dunque, è fin dalle origini della Storia e della psicologia umana un’esperienza di necessità e contingenza ma anche una metafora delle sfide e delle difficoltà da superare per raggiungere un bene promesso. Ogni clandestino ha il suo Mar Rosso da attraversare. Se i politici che oggi parlano di ‘Esodo’ lo fanno per indicare la quantità e la portata eccezionali dei flussi migratori, l’Esodo è invece il racconto del fenomeno migratorio come costante di ogni società umana e di ogni singola esistenza.
Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Es. 22.21
20/03/2011
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dario
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mercoledì 28 agosto 2013
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umano
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Film raro per sensibilità e intelligenza. Un Vincent Lindon bravissimo, insuperabile e una regia controllata, essenziale, efficace. Non una sbavatura, non un'incertezza, non un orpello. Sceneggiatura all'osso, attenta, seria, concentrata sulla storia, che è esile, assurda e commovente - senza svenevolezze - sino all'estremo. Realismo asciutto, secco, implacabile in contrasto con le ambizioni umane più pure. Un autentico capolavoro.
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