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astromelia
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giovedì 19 gennaio 2012
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quando la suggestione...
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....davanti ad una pellicola come questa travalica lo scorrere dei fotogrammi....il senso che io ho dato a questo film parco di sceneggiatura scenica ma al contempo ricco di elementi costruttivi, è quello di aver riconosciuto subito madre e figlio che si raccontano e tentano di ricostruire il rapporto attraverso le loro stesse sofferenze,giocandolo sul filo invisibile della parodia prostituta/cliente,è un film che si deve leggere dall'inizio del dialogo,complimenti al regista che forse ha vissuto personalmente la storia che con maestria,nonostante qualche stordimento visivo con la telecamera,ha saputo trasportare sullo schermo
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chriss
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giovedì 28 ottobre 2010
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due anime perse...
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Lo straordinario cortometraggio di Davide Sibaldi mette a nudo due anime perse (un giovane ragazzo ed una prostituta), lacerate entrambe dall' abbandono di uno dei genitori (rispettivamente dalla madre di lui e dal padre di lei). Proprio l' abbandono sarà il tema dominante del lunghissimo dialogo dei protagonisti, smorzato soltanto dal tempo che impiega Christian ad offrire una bibita a Lulù. Il grosso del film consisteva nel lavorare bene sulla psicologia dei personaggi e sulle loro storie disperate. Un motel di Copenaghen doveva fare da imparziale spettatore alla loro disputa verbale e fisica. Davide ce li ha presentati più o meno così. Christian, il giovane ragazzo alla ricerca della madre, vive malamente l' abbandono del genitore, fuggito in Norvegia quando il figlio era ancora molto piccolo.
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Lo straordinario cortometraggio di Davide Sibaldi mette a nudo due anime perse (un giovane ragazzo ed una prostituta), lacerate entrambe dall' abbandono di uno dei genitori (rispettivamente dalla madre di lui e dal padre di lei). Proprio l' abbandono sarà il tema dominante del lunghissimo dialogo dei protagonisti, smorzato soltanto dal tempo che impiega Christian ad offrire una bibita a Lulù. Il grosso del film consisteva nel lavorare bene sulla psicologia dei personaggi e sulle loro storie disperate. Un motel di Copenaghen doveva fare da imparziale spettatore alla loro disputa verbale e fisica. Davide ce li ha presentati più o meno così. Christian, il giovane ragazzo alla ricerca della madre, vive malamente l' abbandono del genitore, fuggito in Norvegia quando il figlio era ancora molto piccolo. Anche lui, proprio come sua madre, stà fuggendo da una grande responsabilità. La paura di amare lo ha momentaneamente allontanato dal suo reale obiettivo (la prospettiva di crescere un figlio, più che altro). L' incontro sessuale con Lulù capita proprio al momento giusto nella fredda e piovosa città danese. La donna accetta di parlare (sotto lauto compenso) con lui per un' ora, non senza essersi inizialmente ribellata ("Succedono cose strane tra cliente e prostituta"). Christian non avrebbe paura di affrontare il passato (la madre), se non fosse per il terrore che prova per il presente e per il futuro (il bambino nel grembo di Giulia, la ragazza che non ama). Vede sua madre (che lo ha abbandonato) nella prostituta (che ha abbandonato un figlio) che ha davanti agli occhi. Il personaggio della prostituta dà l' impressione di essere molto più complesso. Lulù ha vissuto la sua vita dimenticando il passato: il padre, (che l' ha abbandonata), il marito ed il figlio (questi due li ha abbandonati entrambi). Sembra non pentirsi delle sue scelte ("Tutti abbiamo abbandonato qualcuno"). Questa donna vive senza emozioni saltando a pagamento da un letto ad un altro, senza preoccuparsi minimamente del suo futuro. Non ha sogni, ma va avanti lo stesso per forza d' inerzia. "Io non ho dolore dentro", dirà freddamente (chi non ha provato dolore per esser stato abbandonato da qualcuno/a, scagli la prima pietra). "Va bene, ma i tuoi occhi danno ragione a me", gli risponderà Christian. Mentre per il ragazzo il futuro potrebbe aggiustarsi, anche da un momento all' altro, per la prostituta non sembra esserci altra prospettiva che 'dimenticare il passato e lasciarsi vivere dalla vita'. Vivere senza ricordi, sogni o speranze equivale praticamente a non vivere. Francamente, non me la sento di condannare nessuno dei due. Christian potrebbe ritrovare la madre ed in un secondo momento ritornare dal figlio per prendersi almeno le sue responsabilità di padre. Anche se non ama Giulia, il suo futuro avrebbe almeno un senso. Per Lulù c' è molta meno speranza. E' un personaggio più decadente e drammatico. Il suo futuro dovrebbe ripartire da tre persone (padre, marito e figlio). Almeno due rapporti potrebbero essere parzialmente recuperati (padre e figlio), ma non salvati. Se ciò non fosse possibile, la donna dovrebbe ricominciare a vivere spensieratamente, cercando di scegliere sempre il meglio per lei (cambiare lavoro sarebbe un inizio promettente). Per ricominciare a vivere veramente, qualche volte basta un impulso positivo. Non sarà facile per lei. L' abbraccio finale di questi due bellissimi personaggi ci ricorda che nella vita può esserci sempre un posto per la parola 'speranza'. Bella la musica. Questo film mi pare davvero notevole per un ragazzo di soli vent' anni. Confermo le mie tre stelle d' oro. Palmieri Christian...
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rongiu
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domenica 17 ottobre 2010
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live!
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Entro subito nel vivo dell’argomento; per farlo al meglio, ho bisogno di aprire l’invisibile manuale del “bon ton”. E così, saluto affettuosamente tutti gli “Eroi” del cinema indipendente; avvio i motori, accendo le luci ed illumino con piacere il mio personalissimo “salottino delle idee”.
Grazie, dunque, alla redazione, di MYmovies LIVE!. Mi ha permesso di trascorrere una serata all’insegna della tranquillità, l’equilibrio psicofisico ha ritrovato, grazie a voi, il suo momento di gloria. Ma ci pensate: niente auto, traffico, pioggia, ombrello, parcheggio e compagnia bella.
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Entro subito nel vivo dell’argomento; per farlo al meglio, ho bisogno di aprire l’invisibile manuale del “bon ton”. E così, saluto affettuosamente tutti gli “Eroi” del cinema indipendente; avvio i motori, accendo le luci ed illumino con piacere il mio personalissimo “salottino delle idee”.
Grazie, dunque, alla redazione, di MYmovies LIVE!. Mi ha permesso di trascorrere una serata all’insegna della tranquillità, l’equilibrio psicofisico ha ritrovato, grazie a voi, il suo momento di gloria. Ma ci pensate: niente auto, traffico, pioggia, ombrello, parcheggio e compagnia bella. Cinema indipendente/visione indipendente. Niente male, accidenti!
Grazie, all’esordiente regista Davide Sibaldi, che si propone al grande pubblico, si… Si! Noi “home video users” siamo il Grande Pubblico, con un lavoro di tutto rispetto. A dopo gli approfondimenti. Grazie Davide.
Un grazie ed un abbraccio ai protagonisti, Pia Lanciotti e Fausto Cabra. A Fausto dico subito una cosa; ora entro in campo con il mio immaginario collettivo, tutti ne abbiamo bisogno, anche io; dicevo, nel mio immaginario collettivo, ti vedo nel ruolo di Sam Bell (Sam Rockwell) nel film di Duncan Jones, “Moon”. E’, un ruolo, perfetto, per te. Se posso permettermi, studialo.
Non devo, non posso e non voglio, dimenticare i produttori, gli addetti alla distribuzione e quanti lavorano “nel retro bottega”. Quanto è importante il retro bottega.
Ok. Fatto questo, entro nel merito del film e sparo subito una domanda. Che cosa è un quasi film? Ringrazio anticipatamente chi mi chiarisce, perché non sono un esperto, cosa significa quasi film, (Maurizio Cabona – Il Giornale). Se riuscite nell’impresa di trovare qualcuno che su queste pagine spieghi, in modo chiaro, cos’è un quasi film, provate anche a chiedergli di spiegare le parole, quasi attore, quasi produttore, quasi regista ecc…
Se poi, il quasi diventa doppio? Se gemina? Mi ritrovo un quasi quasi film. La cosa inizia a diventare un pochino ingarbugliata. Meglio fermarsi.
Chiedo scusa ai lettori, proprio non riesco a mandarla giù, questa cosa del quasi film.
Se dico al papà e alla mamma del mio amico V., ragazzo diversamente abile e mio vicino di casa, – Oggi V., il quasi vostro figlio, ha….. - Ma come possono sentirsi i miei vicini? V., anche se diversamente abile è un figlio ed a tutti gli effetti. Mi sbaglio? Un film è un film, che piaccia o no. Non esiste il quasi film. “Quasi” è proprio una brutta parola. E’ brutta perché non incoraggia. Accidenti.
Il critico, ha il dovere, credo, con i suoi scritti ed in presenza di un giovane regista, di aiutarlo a crescere professionalmente. Valuto di non intelligere tale approccio pedagogico-formativo nelle quattro righe del sig. Cabona. Mi sbaglio ancora? “L’estate d’inverno,” merita proprio quattro righe? E noi lettori, meritiamo quattro righe? Posso migliorarmi con quattro righe?
Ho letto, di Roger Ebert, del Chicago Sun-Times, più di 2500 recensioni. Il 24-25% dei film recensiti, non raggiunge la sufficienza. Ebbene, non ne ho letta una di sole 4 righe. Accipicchia. E lo stesso dico di A. O. Scott del The New York Times. Ci sono poi, migliaia di recensioni su Mymovies di critici, non professionisti, indipendenti come me, che mi appassionano, li leggo e rileggo. Possiamo anche dire tante cavolate, una cosa è certa, ci accomuna la passione. Ma perché il professionismo ti cambia? Cosa c’è dietro il professionismo cinematografico?
Se il cinema italiano non ha quasi niente da dire è perché manca quello che manca alle università, alle scuole, a chi insomma si interessa di produrre cultura, e cioè fondi sufficienti per la ricerca. Ricerca a tutto tondo. Ben vengano allora giovani registi, produttori coraggiosi e compagnia bella. Incoraggiamoli, aiutiamoli, diamo loro la nostra piena solidarietà.
Dietro le quinte ci sono valentissimi attori ed attrici che cercano, perché meritano, un posto al sole, le luci della ribalta, non un posto nel letto di un qualsivoglia signore, magari influente e pure vecchio.
L’estate d’inverno, è un gran bel film. Pia Lanciotti è bravissima, un bellissimo 9 (nove) perché il coefficiente testo/espressività è alto. Per quanto riguarda Fausto Cabra mi sono già espresso. Hop-là, una cosa devo aggiungerla. A mio parere Cabra, contrariamente alla Lanciotti, negli “spazi fisici” stretti, ha meno vigore recitativo. Lo spazio giusto per lui, tanto per intenderci, è quello di “La famiglia” di Ettore Scola. Ma devo proprio continuare? Ed a voi, cosa lascio? Provate a vedere il film, non resterete delusi e… passate parola.
Davide Sibaldi (regista) così si esprime in una intervista - "Evidentemente ci sono nell'aria dei flussi di idee, che vengono colti da persone diverse in luoghi diversi”.
Questa la ricordo e la conservo per spedirla, all’occorrenza. Vale da sola, una serata al cinema.
Good Ciak!
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renato volpone
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sabato 16 ottobre 2010
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meglio a teatro
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Nonostante venga spiegato non si capisce il titolo, forse doveva essere il contrario. Si tratta di un film corto, particolare, lentissimo, ma si può vedere, il soggetto è interessante, ma non perfetto, sicuramente perfetto per il palco di un teatro, ma non per il cinema. gli attori sono solo due, lei brava, lui giovane un po' così. La storia si svolge in una stanza d'albergo dove una prostituta ed un ragazzo giovane , su richiesta del ragazzo parlano delle rispettive angosce...il loro rapporto potrebbe essere molto più stretto di quanto possa a prima vista sembrare....non mi dispiace averlo visto, non lo rivedrei.
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laulilla
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venerdì 15 ottobre 2010
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mettersi davvero a nudo
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Un giovane chiede a una prostituta, dopo che si è incontrato con lei in una camera d'albergo, di fermarsi a parlare con lui. Il colloquio fra i due accettato con molta riluttanza dalla donna, mette a nudo le rispettive angosce, che si potrebbero definire, forse, da "abbandono". Si apprende, infatti, che alla radice dei rispettivi problemi, é l'abbandono che la donna ha subito, da parte del padre e quello che il giovane ha subito da parte della madre; i loro successivi comportamenti ripetono esattamente la stessa situazione, poiché ciascuno di loro, a sua volta, ha abbandonato i figli da piccoli. Il disvelamento avviene nel tempo del film, così come il luogo dell'azione del film è principalmente la stanza d'albergo.
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Un giovane chiede a una prostituta, dopo che si è incontrato con lei in una camera d'albergo, di fermarsi a parlare con lui. Il colloquio fra i due accettato con molta riluttanza dalla donna, mette a nudo le rispettive angosce, che si potrebbero definire, forse, da "abbandono". Si apprende, infatti, che alla radice dei rispettivi problemi, é l'abbandono che la donna ha subito, da parte del padre e quello che il giovane ha subito da parte della madre; i loro successivi comportamenti ripetono esattamente la stessa situazione, poiché ciascuno di loro, a sua volta, ha abbandonato i figli da piccoli. Il disvelamento avviene nel tempo del film, così come il luogo dell'azione del film è principalmente la stanza d'albergo. Sembrerebbe perciò un film che rispetta le "regole aristoteliche" dell'unità di tempo, di luogo ed azione, discostandosene solo per brevi momenti: all'inizio e alla fine della pellicola, che vengono girati in esterno, e per qualche brevissimo flash back. Il dialogo è interessante e mostra un solido testo, non banale, su cui si costruisce la scena, evidenziando raffinata cultura e ottime conoscenze tecniche da parte del regista, che è giovane ed ha ancora molto tempo per migliorare. Il miglioramento, però, è necessario, perché un film come questo, che pure va apprezzato e sostenuto, ha una struttura un po' debole, più adatta a un'opera teatrale (al teatro erano dirette le "regole aristoteliche, infatti). Vorrei ricordare, però, alcune cose molto belle e significative: il trucco come maschera, il significato simbolico perciò del lento struccarsi di lei, o del riflettersi nello specchio, attraverso il quale lui la vede e la ascolta. Si vede,insomma, che il lavoro è di qualità e accurato e perciò che il regista merita fiducia per il futuro , nonché tutto il successo che gli auguriamo di cuore.
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chriss
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venerdì 15 ottobre 2010
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giù le maschere e le corazze...
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'L' estate d' inverno', del giovanissimo Davide Sibaldi, e' un film molto interessante dal punto di vista psicologico e sociale. La storia (tranne il finale) si svolge interamente in una stanza di un motel di Copenaghen. Fuori piove, ma presto comincerà a piovere anche dentro l' anima dei due personaggi, ben scandagliati dal promettente regista ("Continua così"). I protagonisti sono due italiani in terra straniera: un ragazzo molto giovane ed una prostituta di mezza età. Il ragazzo, diretto in Norvegia (ad Hammerfest, l' insediamento umano più a Nord del Mondo) in cerca della madre, decide di pagare la prostituta per un' ora di dialogo.
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'L' estate d' inverno', del giovanissimo Davide Sibaldi, e' un film molto interessante dal punto di vista psicologico e sociale. La storia (tranne il finale) si svolge interamente in una stanza di un motel di Copenaghen. Fuori piove, ma presto comincerà a piovere anche dentro l' anima dei due personaggi, ben scandagliati dal promettente regista ("Continua così"). I protagonisti sono due italiani in terra straniera: un ragazzo molto giovane ed una prostituta di mezza età. Il ragazzo, diretto in Norvegia (ad Hammerfest, l' insediamento umano più a Nord del Mondo) in cerca della madre, decide di pagare la prostituta per un' ora di dialogo. La donna accetta, nonostante in un primo momento avesse rifiutato. Dopo il sesso, finalmente si parla e si ascolta. Lo spettatore viene immediatamente risucchiato in un unico ambiente, chiuso e desolato, proprio come l' anima della prostituta (in realtà è molto più complessa di quello che sembra). L' incontro si trasformerà in uno scontro verbale (e fisico) ed infine in un confronto. Il ragazzo, fissato con le fotografie e le imperfezioni ("Le imperfezioni rendono perfetta una cosa"), è evidentemente in cerca di risposte da una persona più grande e più matura. La prostituta, fissata con le rotte degli aerei, ha viaggiato molto ed intrapreso una breve carriera di porno-attrice. Viene da Prizzi, un comune in provincia di Palermo. L' oscura siciliana, che dichiara di non avere più sogni per sé, in realtà una volta ne aveva uno: recitare in un musical. Durante il dialogo si scopre che la donna era stata abbandonata dal padre. "A nessuno piace essere abbandonato", dirà con tono secco (e seccato). Inevitabilmente, anche lei, in un passato più recente, ha finito per abbandonare qualcuno: il marito ed il bambino (ed altri due amanti). 'Dimenticare (e seppellire) il passato è il suo credo'. Sembra il modo più sicuro per non soffrire. Anche il ragazzo era stato abbandonato da piccolo dalla madre, fuggita in un posto freddo e lontanissimo ("D' estate c' era il ghiaccio", da qui il titolo del film). I demoni del presente cominciano a lacerare pure l' anima del ragazzo, che ha appena abbandonato qualcuno (Giulia ed il bambino). Ora che le due anime sono completamente nude, prive della maschera e della corazza che li proteggeva, comincia il vero scontro: il ragazzo vede la figura di sua madre nella donna che ha di fronte (la prostituta abbandonata che, a sua volta, ha abbandonato più di qualcuno); la donna vede la figura di suo padre nell' uomo che ha di fronte. Le anime finiscono per specchiarsi e riflettersi una dentro l' altra. Il finale, girato in esterna, lascia una qualche speranza ad entrambi i protagonisti: più al ragazzo, atteso da Giulia e dal suo bambino (e forse dalla madre, se la ritroverà). Il ragazzo pregherà la prostituta di tornare dal padre. Spero che sia ipoteticamente finita così. Tre stelle: una ai due attori provenienti dal teatro (più brava lei), una al giovane regista ed una alla storia. A volte basta poco per scaldare e spogliare due anime. Viva il cinema italiano, anche se fatto con pochi mezzi e pochi soldi a disposizione. Data l' ora (sono le 2 di notte passate), non ho potuto fare di più. Grazie a Mymovies per la splendida anteprima. Palmieri Christian...
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iris film
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venerdì 15 ottobre 2010
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sostenete il film in sala
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Grazie a MyMovies molti di voi hanno potuto vedere il debutto cinematografico del più giovane regista italiano (19 anni). Non sto qui per vendervi il film ma per invitarvi a sostenerlo per quello che oggi può rappresentare nel vecchio e stantio cinema italiano. Una ventata di freschezza e calore proveniente dal vivaio di quei nascosti talenti italiani che il mercato commerciale costringe in un sottobosco distributivo. Noi della Iris Film insieme a MyMovies abbiamo scommesso e accettato la sfida di far emergere quell'impronta nascosta. Il film è andato in concorso in 16 festival internazionali vincendo numerosi premi e il giovane autore si è "beccato" pure i complimenti di un certo Lars Von Trier, ora tocca a voi sostenere quel vero e giovane cinema italiano che profuma d'europa e che tanto invocate.
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Grazie a MyMovies molti di voi hanno potuto vedere il debutto cinematografico del più giovane regista italiano (19 anni). Non sto qui per vendervi il film ma per invitarvi a sostenerlo per quello che oggi può rappresentare nel vecchio e stantio cinema italiano. Una ventata di freschezza e calore proveniente dal vivaio di quei nascosti talenti italiani che il mercato commerciale costringe in un sottobosco distributivo. Noi della Iris Film insieme a MyMovies abbiamo scommesso e accettato la sfida di far emergere quell'impronta nascosta. Il film è andato in concorso in 16 festival internazionali vincendo numerosi premi e il giovane autore si è "beccato" pure i complimenti di un certo Lars Von Trier, ora tocca a voi sostenere quel vero e giovane cinema italiano che profuma d'europa e che tanto invocate. Andatelo a vedere e se lo ritenete inferiore ai tanti bidoni americani e nostrani che veicolano per le nostre sale richiedeteci pure i soldi indietro!
Per ora lo trovate solo nelle seguenti città, ma se passate parola o lo richiedete alle vostre sale di città può avere la forza di circuitare in tutta l'Italia e diventare un piccolo caso e una grande occasione per tutti i giovani che abitano in un paese per vecchi.
In sala dal 15 al 21 Ottobre sicuramente :
a ROMA - Cinema Nuovo Olimpia (Venerdi 15 alle ore 20.00 il cast saluta il pubblico in sala)
a MILANO - Cinema Centrale (Sabato 16 alle ore 20.00 il cast saluta il pubblico in sala)
a FIRENZE - Vis Pathè Campi Bisenzio
ad ANCONA - Cinema Azzurro
Vi aspettiamo numerosi per tutta la settimana!
Grazie dell'attenzione.
Iris Film
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iris film
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venerdì 15 ottobre 2010
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da non perdere!!!
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L'Estate D'Inverno è l'intenso e sensazionale esordio di una ragazzo diciannovenne (Davide Sibaldi) che ci conduce per mano all'interno di un ring dove combattono i sentimenti dell'abbandono di una prostituta e del suo cliente. Girato in tempo reale e presentato a 16 festival Internazionali vincendo numerosi premi il film del regista più giovane d'Italia approda finalmente in sala. A Roma (Cinema Nuovo Olimpia) A Milano (Cinema Centrale) A Firenze (Vis Pathè Campi Bisenzio) Ad Ancona (Cinema Azzurro). Vedetelo! Vedetelo! Vedetelo!!!
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