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lidiacappai
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martedì 28 settembre 2010
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ora lo vado a guardare..
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Ormai quando è la Gandolfi a scrivere la recensione si capisce che non farà altro che distruggere i film. Di conseguenza è diventata una vera garanzia che il film è bellissimo, eccezionale. Vado a vederlo, la Gandolfi mi ha convinto!
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paride86
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domenica 6 dicembre 2009
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esperimento riuscito a metà
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Il punto di forza del film sta nel modo in cui è stato girato: un unico lungo piano-sequenza comprensivo di flashback. Ma ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia, così la qualità della recitazione e gli effetti speciali ne risentono molto. La storia è interessante e ambiziosa anche nel raccontare l'Italia di oggi, ma il risultato è molto inferiore alle aspettative: ha un sapore piuttosto artefatto.
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marezia
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mercoledì 6 maggio 2009
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mah...
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Il fatto che la Gandolfi l'abbia classificato come mediocre attribuendogli solo 1 stella depone a favore della pellicola che, forse non è il massimo della vita, ma non credo nemmeno che ne sia una così scialba riproduzione! Mi chiedo a questo punto perché al Fesival del Cinema di Venezia dello scorso anno l'abbiano premiato, tutti cretini? Non lo so... (lascio la suspense)
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massi144
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domenica 3 febbraio 2008
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interessante
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devo dire che il film mi è piaciuto un bel pò!certo soprattutto all'inizio è affascinante l'uso d un solo piano sequenza e proprio ciò magari permette d "ingoiare" l'intromissione d una "questione sociale" legata al calcio ke solo forzatamente si lega alla storia.può risultare un pò lento(forse proprio x la scelta artistica d partenza)xò è molto aiutato da due buonissime prove d'attori,quella di Maurizio Micheli e soprattutto quella della Solarino...nn ci credevo...ci speravo...la "ragazza" è davvero brava!!!
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rado
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sabato 22 settembre 2007
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sperimentale, per questo difficile, ma riuscito
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Decisamente è un esperimento girare un film con un unico piano-sequenza. Non è la prima volta che viene tentato: lo fece Hitchcock, lo hanno fatto altri soprattutto negli ultimi anni (non perchè la voglia di sperimentazione sia aumentata, ma perchè girando in video o ora in digitale, tecnicamente si hanno i mezzi per farlo senza ricorrere a espedienti).
Un film in un unico piano-sequenza apparentemente deve fare a meno del montaggio... e invece no! Deve casomai reinventarselo, visto che non si ha a disposizione questo strumento. E difatti in Valzer il montaggio c'è, solo che non avviene con gli stacchi della sequenza, ma in altro modo. E del resto in questo film ci sono anche i flash-back..
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Decisamente è un esperimento girare un film con un unico piano-sequenza. Non è la prima volta che viene tentato: lo fece Hitchcock, lo hanno fatto altri soprattutto negli ultimi anni (non perchè la voglia di sperimentazione sia aumentata, ma perchè girando in video o ora in digitale, tecnicamente si hanno i mezzi per farlo senza ricorrere a espedienti).
Un film in un unico piano-sequenza apparentemente deve fare a meno del montaggio... e invece no! Deve casomai reinventarselo, visto che non si ha a disposizione questo strumento. E difatti in Valzer il montaggio c'è, solo che non avviene con gli stacchi della sequenza, ma in altro modo. E del resto in questo film ci sono anche i flash-back...
Certo si è disorientati, all'inizio della visione; si attende lo stacco... Ma poi ci si fa l'abitudine, probabilmente si tratta di un nuovo modo di narrare. Peccato che proprio all'inizio vi siano dei dialoghi tra due personaggi che non sono un granchè bravi a recitare. Pessimo biglietto di visita per un film, sbagliare l'inizio. Ma in realtà non è nemmeno l'inizio, ma un prologo.
Come giustamente hanno detto gli attori, per loro il film diventa quasi una recita teatrale (e per Maurizio Micheli non deve essere stato difficile passare dal palcoscenico al set).
Valzer per me significa anche l'incedere della macchina da presa, che si muove per i piani dell'albergo dove si svolge la vicenda, avanti e indietro, su e giù per i piani, girando su se stessa. E detto da me, che apprezzo molto l'inquadratura fissa, e mi disturba a volte già una carrellata o una panoramica in più, è certo un complimento molto grande il parlare bene di questo film.
Interessante anche la tesi dell'autore sul calcio contaminato dall'economia e dal potere. E' una presa di posizione (pensata prima degli scandali del calcio italiano) su cui merita riflettere.
Ma il plauso più grande va ai produttori, che hanno creduto in questo film difficilissimo da realizzare (anzi sembra che tutti credessero fosse irrealizzabile) e ci hanno investito dei soldi senza avere garanzie di distribuzione e incassi.
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(di steppo)
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