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signorbagheri
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sabato 1 novembre 2025
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il mostro del progresso
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Come mai tutti i popoli salvati dagli Americani sognano prima o poi di essere liberati dagli Americani. Abbiamo qualcosa in comune con i Coreani e non lo sappiamo, forse a noi il mostro che fagocita le anime risputando gli scheletri tuttavia non fa tanta paura, abituati a subire storicamente la dominazione straniera, ma a Bong Joon-ho si. Una famiglia del popolino, il padre ha un chiosco di cibo da strada sulle sponde del fiume Han, si trova a fronteggiare una imprevedibile creatura nata dalle acque contaminate dalla chimica industriale, uno dei tanti sversamenti illegali di rifiuti tossici, in questo caso formaldeide, che ha distrutto la natura, effetto del cosiddetto progresso portato dagli occidentali e venduto in un pacchetto unico con la democrazia.
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Come mai tutti i popoli salvati dagli Americani sognano prima o poi di essere liberati dagli Americani. Abbiamo qualcosa in comune con i Coreani e non lo sappiamo, forse a noi il mostro che fagocita le anime risputando gli scheletri tuttavia non fa tanta paura, abituati a subire storicamente la dominazione straniera, ma a Bong Joon-ho si. Una famiglia del popolino, il padre ha un chiosco di cibo da strada sulle sponde del fiume Han, si trova a fronteggiare una imprevedibile creatura nata dalle acque contaminate dalla chimica industriale, uno dei tanti sversamenti illegali di rifiuti tossici, in questo caso formaldeide, che ha distrutto la natura, effetto del cosiddetto progresso portato dagli occidentali e venduto in un pacchetto unico con la democrazia. Un figlio del bottegaio ha studiato tanto laureandosi per ritrovarsi infine disoccupato, la figlia gareggia nello sport con l?arco, orgoglio di pap?, quello giovane coi capelli biondi un fannullone che aiuta al chiosco combinando solo guai e per una malattia infantile pregressa si addormenta continuamente, personaggio interpretato dallo stesso protagonista, tredici anni dopo, di Parasite, Song Kang-ho. La famiglia divisa dalle aspirazioni sociali e dal miraggio del successo si riavvicina per combattere come una sola persona il mostro che ha rapito la loro innocenza, incarnata dalla piccola nipote del venditore di calamari fritti e che rappresenta anche, nella visione idealistica di Bong Joon-ho, la nuova generazione che si spera abbia una visione del mondo rivoluzionariamente solidaristica nei confronti del prossimo. Nella scena finale si vede come il sacrificio della bambina sia servito a rinnovare lo spirito del giovane fannullone rendendolo responsabile ed attento, pronto a ricacciare in mare il prossimo mostro che minacci la sua esistenza e quella della sua nuova famiglia.
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felicity
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martedì 19 agosto 2025
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monster-movie cult
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In The Host la prima entrata in scena della creatura mutata è di quelle che lasciano il segno, da prendere ad esempio per come realizzare un monster-movie degno di questo nome: i minuti che precedono l'evento clou che darà il via all'ossessiva ricerca di una famiglia per salvare la sua più giovane membra sono infatti un perfetto esempio di messa in scena capace di coniugare buoni effetti speciali ad una tensione drammatica di assoluto rilievo.
Ma The Host, pur guardando dichiaratamente al genere nei suoi eccessi spettacolari, è un'opera fortemente politica che riflette sulle ingiustizie e le bugie del governo nei confronti dei rispettivi cittadini, con tanto di marcata critica all'ingerenza americana in Corea del Sud.
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In The Host la prima entrata in scena della creatura mutata è di quelle che lasciano il segno, da prendere ad esempio per come realizzare un monster-movie degno di questo nome: i minuti che precedono l'evento clou che darà il via all'ossessiva ricerca di una famiglia per salvare la sua più giovane membra sono infatti un perfetto esempio di messa in scena capace di coniugare buoni effetti speciali ad una tensione drammatica di assoluto rilievo.
Ma The Host, pur guardando dichiaratamente al genere nei suoi eccessi spettacolari, è un'opera fortemente politica che riflette sulle ingiustizie e le bugie del governo nei confronti dei rispettivi cittadini, con tanto di marcata critica all'ingerenza americana in Corea del Sud.
Tensione, dramma e un'azione gustosa e accattivante, finale in primis, caratterizzano le due ore di visione di questo cult firmato con mano sicura da Bong Joon-ho, capace di imbastire su una struttura d'apparente intrattenimento un'intelligente lettura sulla forza dei legami e sul mondo contemporaneo.
Una regia, quella di Bong, che governa l’eterogeneità del materiale e l’unicità di ispirazione con anarchia e visionarietà, dando forma a un cinema dalle mille velocità emotive che deflagra nella grandiosa mezz’ora finale: fuoco e neve, dolcezza e crudeltà.
Squisitamente spettacolare, malinconicamente umanista, caparbiamente personale, The host è un capolavoro.
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mik
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lunedì 21 dicembre 2020
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al di là delle aspettative
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Non mi aspettavo un film così accattivante, storia ben costruita e dal giusto valore, non come i medi film del genere alla sharknad. Da vedere
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samuele rossoni
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martedì 18 agosto 2020
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piccola perla
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Bellissimo film ecologista diretto dalla mano sapiente di Bong Joon ho, che non perde mai il suo tocco lievemente grottesco neanche in un horror, e la cosa più sensazionale è che questa ironia dona una marcia in più al tutto. Grandissima interpretazione di Song Kang ho che prende le spoglie di un completo perdente il quale deve dimostrare alla sua famiglia di valere qualcosa. Ancora una volta ci viene mostrato come con il film di genere si possano tattare determinati argomenti in maniera sempre nuova e divertente.
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laurona
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martedì 12 novembre 2019
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serie b rinvigorita
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Occhieggiando a molto cinema del passato nobile e meno nobile, Bong disegna una parabola fuori tempo massimo sui pericoli del diverso, sulla modernizzazione della Corea (in questo senso, Kim ki Duk e Lee Chang Dong hanno fatto decisamente di meglio), con giusto gusto adrenalinico e, senza ombra di dubbio, una visione personale (che si ritrova anche nel suo cinema successivo). Rimane però un film di serie B, benché mascherato con arguzia e capacità in qualcosa di più profondo.
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francis metal
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giovedì 27 ottobre 2016
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e' un film strano
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E' un film pieno di elementi, come l'inquinamento, gli allarmismi insensati, i drammi familiari, rubare per soldi...
E ci sono delle sorprese lungo tutto il film...
E poi questo mostro non si capisce che diamine di psicologia abbia, un po' uccide, un po' rapisce, se lo attacchi può non vendicarsi.... Insomma mi ha lasciato perplesso in molti punti
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danko188
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venerdì 11 marzo 2016
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"spegni la televisione, concentriamoci sulla cena"
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Uno scarico eccessivo di materiale chimico da un laboratorio al fiume Han ha provocato, dopo alcuni anni, disastrose mutazioni genetiche. Durante una calda e apparentemente normale giornata a Seul, una famiglia gestisce un chiosco nei pressi del fiume e serve ai propri clienti, accampati lì attorno a godersi il buon clima, cibo di pesce e bevande varie. Questo fino a quando un’enorme creatura anfibia si palesa davanti a tutti generando paura e distruzione tra la popolazione.
Se c’è un regista che non sbaglia un colpo da più di 10 anni, è sicuramente il nome nuovo Bong Joon-ho, coreano cresciuto con la passione per il cinema capace con The Host di travalicare i generi cinematografici offrendo entertainment e riflessione in un film che sarebbe ristretto collocare tra gli horror di fantascienza in quanto si alternano, con spiazzante sapienza, comicità grottesca (che il doppiaggio italiano fa sembrare demenza), dramma aggiungendo i caratteri tipici di una catastrofe virale e un finale che definirei quasi fumettoso.
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Uno scarico eccessivo di materiale chimico da un laboratorio al fiume Han ha provocato, dopo alcuni anni, disastrose mutazioni genetiche. Durante una calda e apparentemente normale giornata a Seul, una famiglia gestisce un chiosco nei pressi del fiume e serve ai propri clienti, accampati lì attorno a godersi il buon clima, cibo di pesce e bevande varie. Questo fino a quando un’enorme creatura anfibia si palesa davanti a tutti generando paura e distruzione tra la popolazione.
Se c’è un regista che non sbaglia un colpo da più di 10 anni, è sicuramente il nome nuovo Bong Joon-ho, coreano cresciuto con la passione per il cinema capace con The Host di travalicare i generi cinematografici offrendo entertainment e riflessione in un film che sarebbe ristretto collocare tra gli horror di fantascienza in quanto si alternano, con spiazzante sapienza, comicità grottesca (che il doppiaggio italiano fa sembrare demenza), dramma aggiungendo i caratteri tipici di una catastrofe virale e un finale che definirei quasi fumettoso. Sono film come Alien, Godzilla e La città verrà distrutta all’alba infatti i modelli a cui probabilmente si è ispirato il talento coreano, che non manca una certa critica politica/militare in pieno stile romeriano.
Ad uno spettatore occidentale non abituato ai film orientali (qui abbondano) e alla loro comicità particolare e quasi onnipresente potrebbero far storcere il naso alcune soluzioni di sceneggiatura che vi vengono adottate, ai limiti del surreale ma ciò che fa la forza di questo film, non propriamente alla portata di chiunque è, oltre al messaggio politico che punta il dito all' intromissione americana (superflua e nel peggiore dei casi anche violenta), nonostante il genere non permetta di trattare troppo seriamente ponendolo in secondo piano, è sicuramente la tecnica registica e fotografica che già dalla prima inquadratura nel laboratorio chimico dannò un primo assaggio di ciò che si sta per guardare e che troverà grande esaltazione delle scene d’azione in cui i movimenti di macchina ci faranno sentire veramente più vicini al mostro e alla distruzione che ne conseguirà. Mostro che se fisicamente affascina purtroppo la realizzazione digitale tende a ridurre la componente orrorifica e dopo un po’ che ci si abitua non desta più il minimo spavento e le sue comparse diventano quasi telefonate. Altra piccola pecca è data dalla scrittura che nel seguire un personaggio a tratti dimentica completamente tutti gli altri e al momento del loro ritorno in scena ci si trova un po’ disorientati, con un montaggio diverso e qualche breve scena in più sarebbe stato più completo e meno lasciato al caso. Tuttavia il film è promosso, pur conoscendone i chiari limiti che non lo annoverano tra i moderni capolavori, di certo resta un prodotto che non va ignorato e che senza dubbio continuerà a divertire. Quanto a Bong Joon-ho, firmerà il suo capolavoro qualche anno più tardi con Snowpiercer e spero che continuerà a deliziare ancora col suo stile post-moderno, sia pubblico che critica.
Record d’incassi in patria.
Voto 8
Danko188
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peer gynt
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domenica 27 settembre 2015
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un monster-movie di rara idiozia
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Mediocrissimo monster-movie il cui unico pregio sono i buoni effetti speciali che muovono il mostro. Per il resto si resta stupefatti di fronte a chi parla di regista di talento. La storia è raccontata in modo fiacco e prolisso, si passa da scene drammatiche poco riuscite condite da una musica strappalacrime con pomposa orchestra d'archi a scene demenziali fuori luogo e per nulla divertenti. In sostanza seguiamo i tentativi di una scombinata famiglia (vecchio padre gestore di un chiosco di alimentari, figlio laureato criticone, altro figlio quasi ritardato e sempre addormentato, figlia campionessa di tiro con l'arco) che cerca di salvare la figlia del ritardato, rapita dal mostro.
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Mediocrissimo monster-movie il cui unico pregio sono i buoni effetti speciali che muovono il mostro. Per il resto si resta stupefatti di fronte a chi parla di regista di talento. La storia è raccontata in modo fiacco e prolisso, si passa da scene drammatiche poco riuscite condite da una musica strappalacrime con pomposa orchestra d'archi a scene demenziali fuori luogo e per nulla divertenti. In sostanza seguiamo i tentativi di una scombinata famiglia (vecchio padre gestore di un chiosco di alimentari, figlio laureato criticone, altro figlio quasi ritardato e sempre addormentato, figlia campionessa di tiro con l'arco) che cerca di salvare la figlia del ritardato, rapita dal mostro. In confronto a questo film, il King Kong con Jessica Lange diventa un capolavoro! La maggior parte dei personaggi, polizia e medici compresi, sembrano in preda ad un intontimento da psicofarmaci, ma il capolavoro di idiozia resta il protagonista, cioè il semi-deficiente padre della bambina rapita, che nel finale si trasforma nell'eroe che affronta il mostro.
Considerando che questo è il maggior incasso di sempre del cinema coreano, si capisce perché Kim ki-duk lì quasi non lo conoscano!
Da evitare accuratamente.
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mrossi
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martedì 19 agosto 2014
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boiata pazzesca
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Il regista, ma sicuramente anche il produttore, devono essere due etilisti cronici. Chi ne ha fatto una buona recensione, più che parlare di visionarietà, dovrebbe parlare degli allucinogeni che usa! Che boiata. E quanti soldi spesi per portarla al cinema. Comunque alla fine, l'ho guardato fino alla fine...
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erre
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giovedì 31 luglio 2014
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il dramma coreano
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Un dramma lungo il fiume, nelle fogne e nei cuori dei protagonisti, alla ricerca della bambina rapita dal mostro che l' uomo ha creato.
Un film che poco ha del b-movie o del trash, per niente in linea coi canoni del genere, movimentato e divertente, teso e ironico, ambientalista e violento è ben diretto ed interpretato, l' unica nota di serie B è la grafica della Bestia un po' arrangiata.
Il tutto sa di già visto chiaramente, comunque il risultato è ottimo e il finale per nulla scontato.
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