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cadillac
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giovedì 15 marzo 2007
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gyllenhaal salvatrice della patria, anzi del film
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Uscita di prigione dopo aver scontato una pena per furto, un'ex tossicomane cerca di riallacciare i suoi rapporti con la figlia, affidata al fratello e all'odiosa cognata, scoprendo la difficoltà di riambientamento e ricadendo nel baratro. Film indipendente di stampo classico-documentaristico, quello di Laurie Collyer, che fa del personaggio di Maggie Gyllenhaal (bravissima) il caposaldo della vicenda in tutti i sensi, una ragazza totalmente confusa e fragile distorta da ambizioni apparenti e da una mentalità debole. SHERRYBABY è scritto anche piuttosto bene, ma cade nel tranello del tema della redenzione e della rinascita applicato alla cinematografia indie americana, cioè alla fine esce fuori dall'ennesima fotocopiatrice raccontando una storia povera di contenuti sistematicamente essenziali.
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Uscita di prigione dopo aver scontato una pena per furto, un'ex tossicomane cerca di riallacciare i suoi rapporti con la figlia, affidata al fratello e all'odiosa cognata, scoprendo la difficoltà di riambientamento e ricadendo nel baratro. Film indipendente di stampo classico-documentaristico, quello di Laurie Collyer, che fa del personaggio di Maggie Gyllenhaal (bravissima) il caposaldo della vicenda in tutti i sensi, una ragazza totalmente confusa e fragile distorta da ambizioni apparenti e da una mentalità debole. SHERRYBABY è scritto anche piuttosto bene, ma cade nel tranello del tema della redenzione e della rinascita applicato alla cinematografia indie americana, cioè alla fine esce fuori dall'ennesima fotocopiatrice raccontando una storia povera di contenuti sistematicamente essenziali. Quindi, quando vorrebbe fungere da buon sodalizio psicologico, SHERRYBABY scema nella noia e nelle ripetizioni continue, di un girovagare, corrompere e cadere che rende il film privo di personalità narrativa. Per fortuna a questa emerge davanti la personalità attoriale di una Maggie Gyllenhaal in stato di grazia (da evidenziare la scena in cui, con nonchalance, si "offre" per avere lavoro) che rende la sua Sherry un personaggio dalle mille emozioni e dalla palese completezza psicologica. Da segnalare nel cast anche un Danny Trejo che finalmente si toglie di dosso i panni di villain texmex infilandosi in quelli di ex tossicodipendente (che stranezza vederlo dietro ai fornelli o a fare il latin lover). Quindi un film funzionale a metà, strutturato in maniera piuttosto scontata e ripetitiva, e forse troppo pretenzioso nella sua indipendenza, ma sorretto piuttosto bene dalle performance attoriali e dagli occhioni perduti di Maggie Gyllenhaal.
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