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lucaguar
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domenica 8 febbraio 2026
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il successo e il fallimento di antonio pisapia
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Il primo film del più celebrato tra i nostri registi contemporanei rappresenta un esordio che, ormai venticinque anni or sono, faceva già ampiamente intuire che sarebbe potuta nascere una nuova stella nel cielo abbastanza oscuro del cinema italiano.
“L'uomo in più” è il racconto parallelo di due vite, apparentemente molto diverse una dall'altra. La vita di Antonio "Tony" Pisapia, famoso cantante che ha un'esistenza tormentata, è una classica vita da superstar fatta di eccessi, di successo vissuto al limite ma anche di vertiginose cadute come quella che avviene alla sua carriera dopo uno scandalo legato ad un’accusa di violenza su una sedicenne.
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Il primo film del più celebrato tra i nostri registi contemporanei rappresenta un esordio che, ormai venticinque anni or sono, faceva già ampiamente intuire che sarebbe potuta nascere una nuova stella nel cielo abbastanza oscuro del cinema italiano.
“L'uomo in più” è il racconto parallelo di due vite, apparentemente molto diverse una dall'altra. La vita di Antonio "Tony" Pisapia, famoso cantante che ha un'esistenza tormentata, è una classica vita da superstar fatta di eccessi, di successo vissuto al limite ma anche di vertiginose cadute come quella che avviene alla sua carriera dopo uno scandalo legato ad un’accusa di violenza su una sedicenne. Dall'altro lato abbiamo invece un omonimo, Antonio Pisapia, che è un calciatore di discreta fama ma che vede la sua carriera stroncata da un grave infortunio, forse causato dai compagni di squadra a seguito del rifiuto del calciatore di venire coinvolto nel mondo del calcioscommesse (il film è ambientato negli anni Ottanta). L'ex calciatore ha il sogno di diventare allenatore e inizia a studiare a Coverciano ma, tra promesse non mantenute del suo ex presidente e occasioni che sembrano non arrivare mai, rimane disoccupato e perde anche la moglie, che lo lascia.
“L'uomo in più” è forse ancora un po' acerbo dal punto di vista della fantasia immaginifica che vedremo successivamente nella filmografia del regista napoletano, ma in generale lo stile più "realistico" che si vede qui si adatta bene al racconto. Il vero punto di forza di questo film è appunto la narrazione, che mi ha subito fatto balzare alla mente, con le dovute distanze, l'impronta generale del tema del doppio su cui è costruito "La doppia vita di Veronica" di Kieslowski. Qui certo i due personaggi sono praticamente opposti ma attenzione a non cogliere l’analogia nelle differenze: essi sono due facce della stessa medaglia e anche se non c’è unione tra le due anime come nel film di Kieslowski, di certo c’è anzitutto una connessione nel fatto che entrambi vivono una decadenza rispetto ad un passato successo, alla quale tuttavia reagiscono in modo opposto: l’uno, dopo lo scandalo sessuale che ha fatto declinare la sua carriera, riprende contatti con il suo agente e ha diverse occasioni per tornare sulla cresta dell’onda, ma clamorosamente rifiuta. L’ex calciatore, dal canto suo, cerca disperatamente una occasione, ma non arriva mai ad ottenerla. Uno è spregiudicato e strafottente, l’altro timido e fragile; uno si è realizzato ed è quasi stanco del successo che ha ottenuto, l’altro non riesce a donarsi al mondo per ciò che è davvero, vive una vita incompiuta anche perché non accetta compromessi, e da questo punto di vista i due personaggi tornano speculari: uno Tony, non accetta di scendere a patti con il successo, l’altro con il fallimento. Entrambi vedono come un’alienazione della propria identità il dover cedere il passo al fluire del mondo, che fluisce nonostante loro, e vorrebbero affermare la loro volontà e dirigere i loro destini secondo, come diceva il filosofo Max Scheler, la loro "destinazione", la loro vocazione, con la differenza che il cantante prende di petto la vita (come dirà nel bellissimo monologo nel talk show in cui viene invitato come ospite), è un uomo libero che non accetta di piegarsi alle correnti della vita che trasportano via dal proprio io più profondo, mentre l’ex calciatore arriva a suicidarsi perché troppo debole per farsi strada da sé, troppo timido per essere, come dicono gli americani, “larger than life”. C’è tuttavia, sembra comunicarci Sorrentino, una sorta di giustizia, che paradossalmente arriva da chi le ingiustizie le ha commesse e che le ha vissute sulla propria pelle: Tony, ormai incurante di tutto, uccide il presidente colpevole di non avere dato un’occasione al suo “alter ego” di mostrare il suo talento. Il successo e l’insuccesso, il riuscire e il non riuscire sono allora due facce della stessa medaglia, due modi differenti di essere tormentati, ma se il cantante riesce nel finale a ridere anche in galera durante un pranzo di pesce con i detenuti, in qualche modo “beffando” la vita con la sua spregiudicatezza, l’altro Pisapia, uccidendosi con la pistola su un campo di calcio, mostra che invece ci sono persone che vorrebbero un mondo più giusto ma che non hanno la forza di cambiarlo, finendo per venire travolti dalla durezza della vita stessa.
“L’uomo in più” è un film davvero ottimo, ben fotografato e ben recitato (Toni Servillo è un attore di grande talento), con delle musiche azzeccatissime che resteranno uno dei punti di forza del cinema sorrentiniano. Quest’opera rimane forse una delle migliori di Sorrentino e stupisce come un regista all’epoca così giovane potesse avere questa originalità tecnica (movimenti di macchina, montaggio) ma soprattutto questa capacità di scrittura così intensa e pregnante. Io confesso di aver visto questo film solo dopo i più acclamati lavori del regista napoletano (“Il Divo”, “La grande bellezza”, “The young pope”) ma in molti casi, soprattutto nei confronti del premiatissimo “La grande bellezza”, “L’uomo in più” rimane insuperato soprattutto dal punto di vista della forza e della profondità della sceneggiatura, di una narrazione chiara ma complessa, che tiene alto l’interesse dello spettatore per tutto il film e che viaggia fluida sui binari di una visione malinconica e umoristica assieme, come la famosa maschera napoletana di Pulcinella, che tiene assieme il tragico e il comico. Film veramente notevole.
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nanobrontolo
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domenica 22 giugno 2025
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si vedeva gi? che ? un genio!
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Profondo spaccato di esistenze umane. Sorrentino geniale fin dalla prima ora
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jonnylogan
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lunedì 26 agosto 2024
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nel vortice dell''oblio
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Primo lungometraggio firmato Paolo Sorrentino che dopo anni di corti e assistenze alla regia, decise, nel 2001, di dar vita a una narrazione differente, capace di dimostrare il proprio tocco cinematografico innato, dando voce a personaggi e situazioni capaci di descrivere la nostra esistenza in maniera trasversale, innovativa ma comunque profonda. Mischiando tattica calcistica, riferimenti musicali - tutte le canzoni cantate da Toni Servillo sono scritte da suo fratello Peppe (voce e storico leader della Piccola Orchestra Avion Travel) e dallo stesso regista - facendo incastrare ogni tessera del puzzle in maniera sincrona ma imprevedibile sino all'ultima curva.
Nel corso della narrazione è inevitabile vedere l'ombra di un senso di sconfitta che pervade entrambi i protagonisti, imprevedibilmente omonimi e altrettanto diversi fra loro.
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Primo lungometraggio firmato Paolo Sorrentino che dopo anni di corti e assistenze alla regia, decise, nel 2001, di dar vita a una narrazione differente, capace di dimostrare il proprio tocco cinematografico innato, dando voce a personaggi e situazioni capaci di descrivere la nostra esistenza in maniera trasversale, innovativa ma comunque profonda. Mischiando tattica calcistica, riferimenti musicali - tutte le canzoni cantate da Toni Servillo sono scritte da suo fratello Peppe (voce e storico leader della Piccola Orchestra Avion Travel) e dallo stesso regista - facendo incastrare ogni tessera del puzzle in maniera sincrona ma imprevedibile sino all'ultima curva.
Nel corso della narrazione è inevitabile vedere l'ombra di un senso di sconfitta che pervade entrambi i protagonisti, imprevedibilmente omonimi e altrettanto diversi fra loro. Incapaci di fare altro nella vita se non essere all'infinito parte del loro microcosmo professionale e personale: l’uno un calciatore di successo, ispirato dalla figura di Agostino Di Bartolomei, per la serietà con la quale indifferentemente scende in campo o si pone nei confronti di chiunque. L’altro un cantante neo melodico che pare ispirato alla figura di Franco Califano, per via delle medesime ombre di successo e caduta che ne hanno caratterizzato tutta l'esistenza. Una storia nata quindi per raccontare le vite parallele di questi due uomini programmati sin da subito per ‘uscire sconfitti’. Due omonimi che come dicevamo risultano essere profondamente differenti. Il primo fin troppo serio, taciturno e desideroso di riconvertirsi nel ruolo di allenatore. Perché al calcio non può proprio rinunciare. L’altro uno sbruffone incapace di vedere la propria vita lontano dal palco sul quale sale ormai da quarant’anni.
Per entrambi però il destino è dietro l’angolo, pronto a spezzarne i sogni e a farli incontrare, solo per qualche istante, per farli rendere consapevoli di come la vita possa dare e riprendere in pochi istanti, quelli sufficienti a una gamba per potersi fratturare o a un cantante supponente per commettere un errore capace di spazzarlo via in pochi secondi.
Completano quest’opera prima, solo all'apparenza troppo lenta, ma anche altrettanto accattivante: un soggetto solido, poi ripreso successivamente dallo stesso Sorrentino per il suo Hanno tutti ragione, libro in concorso al premio strega 2010 nel quale fa nuovamente capolino ‘Tony’ Pisapia, in questo caso con il nome di ‘Tony’ Pagoda. A questi si aggiungono; una serie di recitazioni intense, chiare, efficaci, fra le quali vanno sottolineate oltre alla prova del solito impeccabile Servillo, ancora oggi a distanza di oltre venti anni vero feticcio e portafortuna di Sorrentino, capace di dar vita a un monologo finale iconico e che riproponiamo nel link video a seguire. Anche quella di Andrea Renzi, che in tempi più recenti abbiamo saputo apprezzare in Gomorra - La serie (id.; 2014 - 2021), qui nel ruolo di un calciatore decisamente fuori da qualunque gioco di potere.
Vincitore del Nastro d'argento 2002 e del CIAK d'oro 2002 per l'esordio alla regia e alla sceneggiatura di Paolo Sorrentino. Accolto da pubblico e critica come una pellicola imprescindibile fra quelle degli ultimi venti anni, L'uomo in più rappresenta uno sguardo nella vita di ognuno di noi e di come il destino possa voltarci le spalle senza guardare in faccia a nessuno.
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ennio
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giovedì 18 ottobre 2018
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film autoreferenziale, con poco entusiasmo
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La prima parte del film è passabile, il personaggio di Servillo mette buonumore, e lui canta pure benino. Nella seconda parte il film si perde in dilungamenti inutili, scene slegate dal contesto, ricorrendo spesso ad altrettanto non necessari momenti onirico-simbolici. Ci si salva dal sonno solo grazie a qualche momento da one-man-show di Servillo.
Per il resto la trama è alquanto banale. Due uomini tristi, uno per carattere l'altro per destino esistenziale, che casualmente portano lo stesso nome e che altrettanto casualmente non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro. Resta da capire se Andrea Renzi, che interpreta il calciatore, sia un attore così così oppure un attore talmente bravo da recitare in modo così realistico la parte di un uomo tanto ingenuo quanto triste e indifeso di fronte ai casi della vita.
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La prima parte del film è passabile, il personaggio di Servillo mette buonumore, e lui canta pure benino. Nella seconda parte il film si perde in dilungamenti inutili, scene slegate dal contesto, ricorrendo spesso ad altrettanto non necessari momenti onirico-simbolici. Ci si salva dal sonno solo grazie a qualche momento da one-man-show di Servillo.
Per il resto la trama è alquanto banale. Due uomini tristi, uno per carattere l'altro per destino esistenziale, che casualmente portano lo stesso nome e che altrettanto casualmente non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro. Resta da capire se Andrea Renzi, che interpreta il calciatore, sia un attore così così oppure un attore talmente bravo da recitare in modo così realistico la parte di un uomo tanto ingenuo quanto triste e indifeso di fronte ai casi della vita.
Alla fine l'impressione è quella di un prodotto autocelebrativo, dai dialoghi alle musiche alla fotografia la regìa sembra dire "ecco sono Sorrentino e faccio più o meno sempre lo stesso film, impacchettato sempre allo stesso modo"
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martedì 7 agosto 2018
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film pessimo e volgare
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Ho cominciato a visionario in tv su IRIS. Mi piacciono molto i films che trattano di eventi legate a squadre, allenatori, competizioni sportive. Gli americani , con grandi attori, ne hanno fatti tanti realistici e ottimamente costruiti! Questo italiano, come d'uso, volgare, con attori che parlano in becero dialetto, parolacce in quantità, ceffi che si misurano con atteggiamenti guappeschi! In sostanza un film vomitevole e non fruibile da persone civili! In Italia, purtroppo, la cinematografia e' molto ma molto scadente!
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gabri0001
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venerdì 29 maggio 2015
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gli uomini in piu'
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Nel film, Antonio Pisapia, (il calciatore), propone di utilizzare in campo la tattica chiamata “l’uomo in piu” da cui prende titolo il film.
Nel film, il regista segue le vite di due personaggi omonimi, facendo vedere il loro successo e poi, la loro discesa.
Il titolo, che può avere moltissimi significati, fa chiaramente notare allo spettatore che non c’è un uomo in piu’, ma ben due: il calciatore e il cantante.
Quando la madre di Antonio, (il cantante), gli dice ‹‹Dovevi morirci tu in quel mare e non tuo fratello››; si sente appunto come un uomo in piu’.
E quando all’omonimo calciatore viene detto che non potrà fare l’allenatore, anche lui si sente così.
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Nel film, Antonio Pisapia, (il calciatore), propone di utilizzare in campo la tattica chiamata “l’uomo in piu” da cui prende titolo il film.
Nel film, il regista segue le vite di due personaggi omonimi, facendo vedere il loro successo e poi, la loro discesa.
Il titolo, che può avere moltissimi significati, fa chiaramente notare allo spettatore che non c’è un uomo in piu’, ma ben due: il calciatore e il cantante.
Quando la madre di Antonio, (il cantante), gli dice ‹‹Dovevi morirci tu in quel mare e non tuo fratello››; si sente appunto come un uomo in piu’.
E quando all’omonimo calciatore viene detto che non potrà fare l’allenatore, anche lui si sente così.
Nel momento in cui il calciatore compie il suicidio, è perché capisce che ormai, nel mondo, non c’è un posto per lui.
E quando il cantante uccide l’uomo che non ha fatto diventare allenatore l’amico, è come se avesse potuto vendicare sé stesso perché anche lui era nelle stesse condizioni dell’amico.
Quindi, gli uomini in piu’ in questo mondo, sono loro due.
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fabio1957
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giovedì 5 marzo 2015
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struggente
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Primo film di Sorrentino e forse di Servillo.Lontanamente ispirato alla storia di Agostino Di Bartolomei,mitico giocatore della Roma e a Franco Califano il cantante "Califfo".La trama racconta due storie che si incrociano accidentalmente e si svolgono quasi in parallelo,i dialoghi sono essenziali e calibrati,la sceneggiatura è sobria ma solida.L'interpretazione di Servillo è straordinaria,preludio a un cinema fatto di assordanti silenzi e grandi espressività,il suo cinismo, la durezza, la schiettezza del suo personaggio, fanno da contraltare alla delicatezza e fragilità dell'altro protagonista ,poetico, crepuscolare, malinconico e perdente.
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Primo film di Sorrentino e forse di Servillo.Lontanamente ispirato alla storia di Agostino Di Bartolomei,mitico giocatore della Roma e a Franco Califano il cantante "Califfo".La trama racconta due storie che si incrociano accidentalmente e si svolgono quasi in parallelo,i dialoghi sono essenziali e calibrati,la sceneggiatura è sobria ma solida.L'interpretazione di Servillo è straordinaria,preludio a un cinema fatto di assordanti silenzi e grandi espressività,il suo cinismo, la durezza, la schiettezza del suo personaggio, fanno da contraltare alla delicatezza e fragilità dell'altro protagonista ,poetico, crepuscolare, malinconico e perdente.
Struggente
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stefano capasso
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giovedì 20 novembre 2014
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estroversi e introversi
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Nella Napoli degli anni 80, due personaggi omonimi che rispondono al nome di Antonio Pisapia, sono al culmine della carriera: uno come calciatore l'altro è un cantautore. Due persone molto diverse, uno dalla personalità timida, integro e leale; l''altro, il cantante, cocainomane, privo di scrupoli. Entrambi cadono in disgrazia e tenteranno di rientrare nel giro che conta a modo loro
Primo film di Paolo Sorrentino, che mette in evidenza buone intuizioni e diversi punti che rimangono poco chiari. Evidentemente ispirato alle storie di Califano e Di Bartolomei, emerge dalla storia, la capacita di a sopravvivenza del cantante, capace di gettarsi alle spalle le ferite della vita, di adattarsi meglio al momento della vita che cambia, a differenza del calciatore imprigionato lealmente al suo mondo ideale.
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Nella Napoli degli anni 80, due personaggi omonimi che rispondono al nome di Antonio Pisapia, sono al culmine della carriera: uno come calciatore l'altro è un cantautore. Due persone molto diverse, uno dalla personalità timida, integro e leale; l''altro, il cantante, cocainomane, privo di scrupoli. Entrambi cadono in disgrazia e tenteranno di rientrare nel giro che conta a modo loro
Primo film di Paolo Sorrentino, che mette in evidenza buone intuizioni e diversi punti che rimangono poco chiari. Evidentemente ispirato alle storie di Califano e Di Bartolomei, emerge dalla storia, la capacita di a sopravvivenza del cantante, capace di gettarsi alle spalle le ferite della vita, di adattarsi meglio al momento della vita che cambia, a differenza del calciatore imprigionato lealmente al suo mondo ideale.
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jackmalone
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domenica 4 maggio 2014
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il coraggio di non vivere
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Due persone famose che hanno in comune solo il nome : il cantante di successo che sta invecchiando ha passato indenne problemi personali e persino il carcere , menefreghista ,cocainomane, anaffettivo nei rapporti familiari sembra spuntarla finchè la sua carriera finisce, non per il suo vissuto e la sua condotta amorale, ma perchè incastrato da una minorenne consenziente . L'altro, un calciatore leale e appassionato che rifiuta il calcio scommesse e una volta infortunato cerca in tutti i modi di risalire la china cercando di diventare allentore: troverà solo porte chiuse fino al suicidio finale, solo e abbandonato da tutti. E' lui l'uomo in più? Chi non è abbastanza forte da superare la disillusione e gli avversi colpi della sorte non può lasciare nulla dietro di sè e non dovrebbe nemmeno esistere.
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Due persone famose che hanno in comune solo il nome : il cantante di successo che sta invecchiando ha passato indenne problemi personali e persino il carcere , menefreghista ,cocainomane, anaffettivo nei rapporti familiari sembra spuntarla finchè la sua carriera finisce, non per il suo vissuto e la sua condotta amorale, ma perchè incastrato da una minorenne consenziente . L'altro, un calciatore leale e appassionato che rifiuta il calcio scommesse e una volta infortunato cerca in tutti i modi di risalire la china cercando di diventare allentore: troverà solo porte chiuse fino al suicidio finale, solo e abbandonato da tutti. E' lui l'uomo in più? Chi non è abbastanza forte da superare la disillusione e gli avversi colpi della sorte non può lasciare nulla dietro di sè e non dovrebbe nemmeno esistere. Il cantante invece cerca di riscattarsi , prova a cambiare mestiere, diventa assassino per pareggiare i conti con un inutile senso di giustizia ma solo perchè ha capito che è tutto perduto e che l'unica cosa che nella vita lo ha reso felice è cucinare il pesce per qualcuno che lo apprezzi come gli è capitato solo in carcere. Il carcere o la morte sono lo stesso rifugio ,la rinuncia,il gettare la spugna : troppo comodo per chi dalla vita ha avuto tutto e rimane comunque un privilegiato.
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dario
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domenica 8 settembre 2013
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manierato
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Il guaio sta nella costruzione tutta arrtificiale delle due vicende. Tutto è evidente sin dalle prime inquadrature. Il regsta fa un esercizio di calligrafia con un testo bislacco, parolaio e non credibile. La discesa all'inferno dei due è in realtà una spinta vigorosa e persino ammantata di sadismo. Un sadismo a buon mercato, s'intende. Il film odora di pretesto per consentire un esercizio presuntuoso, virtuosistico senza mezzi intellettuali adeguati. Tecnicamente la regia non è male, ma la sceneggiatura è povera e l'interpretazione statica, orizzontale e manierata. Ne esce un prodotto modesto, concettualmente imbarazzante, spento. Servillo meno sopra le righe del solito.
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Il guaio sta nella costruzione tutta arrtificiale delle due vicende. Tutto è evidente sin dalle prime inquadrature. Il regsta fa un esercizio di calligrafia con un testo bislacco, parolaio e non credibile. La discesa all'inferno dei due è in realtà una spinta vigorosa e persino ammantata di sadismo. Un sadismo a buon mercato, s'intende. Il film odora di pretesto per consentire un esercizio presuntuoso, virtuosistico senza mezzi intellettuali adeguati. Tecnicamente la regia non è male, ma la sceneggiatura è povera e l'interpretazione statica, orizzontale e manierata. Ne esce un prodotto modesto, concettualmente imbarazzante, spento. Servillo meno sopra le righe del solito. Film inutile.
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