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christian luongo
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giovedì 10 giugno 2010
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una kermesse dei luoghi comuni
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Una occasione mancata, purtroppo, per fare di un film appena discreto un vero e proprio capolavoro. Peccato davvero perchè la storia, quella vera, si sarebbe prestata oltremodo per sceneggiare un lungometraggio che travalicasse quella kermesse di luoghi comuni che, ancora oggi, avvolge il pallido ricordo che la storiografia - piemontese, sabauda, protofrancese - ci ha lasciato di Ferdinando IV. Peccato perchè si "specula" soltanto su alcuni dettagli morbosamente reiterati anche dalla Wertmuller che suole passare la maggior parte del tempo nelle alcove reali senza fare il minimo sforzo per andare oltre una certa aneddotica politicamente corretta. Ferdinando ne esce a pezzi ; eppure quel re "lazzarone" - epiteto che, alle nostre orecchie suona dispregiativo ma che per la sensibilità del tempo era un fregio : stava ad indicare "popolare", del popolo, insomma - fu uno dei sovrani più amati di Napoli.
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Una occasione mancata, purtroppo, per fare di un film appena discreto un vero e proprio capolavoro. Peccato davvero perchè la storia, quella vera, si sarebbe prestata oltremodo per sceneggiare un lungometraggio che travalicasse quella kermesse di luoghi comuni che, ancora oggi, avvolge il pallido ricordo che la storiografia - piemontese, sabauda, protofrancese - ci ha lasciato di Ferdinando IV. Peccato perchè si "specula" soltanto su alcuni dettagli morbosamente reiterati anche dalla Wertmuller che suole passare la maggior parte del tempo nelle alcove reali senza fare il minimo sforzo per andare oltre una certa aneddotica politicamente corretta. Ferdinando ne esce a pezzi ; eppure quel re "lazzarone" - epiteto che, alle nostre orecchie suona dispregiativo ma che per la sensibilità del tempo era un fregio : stava ad indicare "popolare", del popolo, insomma - fu uno dei sovrani più amati di Napoli. Nella bimillenaria storia della città, soltanto per quel re il popolo napoletano, altrimenti fatalista ed inerte, prese la briga di armarsi ed opporsi, sul litorale della marina, all'invasore francese lasciando sul campo oltre 6.000 caduti. Ferdinando si adoperò moltissimo nelle infrastrutture ultimando la prima rete fogniaria d'Europa ; agevolò la piccola e media impresa con agevolazioi fiscali e con accesso più lineare al credito ; consapevole della sua "inadeguatezza" culturale investì, come nessun sovrano prima di allora, negli atenei per garantire una classe dirigente all'avanguardia per il regno ; stornò fondi, altrimenti destinati alla difesa, per la costruzione di ricoveri per gli indigenti e sanatori per gli infermi ; in una parola prestò molta attenzione a quello che oggi si definisce, con termine anglosassone, "welfare". Per non parlare, poi, delle meraviglie architettoniche che ha donato alla città di Napoli che stridono con quello che ci han lasciato i palazzinari del dopoguerra - che hanno cementificato la collina del vomero - e quelli degli anni '80 che hanno creato degli scempi architettonici nelle periferie a nord ed a sud della metropoli. Ma alla Wertmuller tutto questo non interessa ovviamente che predilige occuparsi del "pesciolone" (come lo chiama Carolina nel film) del re. Da un punto di vista propriamente tecnico il ritmo è troppo serrato - forse dettato da esigenze di proiezione - e la fotografia un pò latitante. Splendide, invece, le scenografie ed i costumi mentre incolore è il montaggio. La straordinaria interpretazione di Mario Scaccia - un baratro interpretativo fra lui e tutti gli altri - salva il film dal naufragio estetico.
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gameover
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martedì 22 luglio 2008
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ottimo film
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gran bel film come nn si vedevano da tempo in tv
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nella mazzei
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martedì 25 marzo 2008
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strana gente i borboni
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penso proprio che le cose siano andate quasi cosi'
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francesco
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mercoledì 19 dicembre 2007
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sono un attore
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ciao ragazzi...
ho partecipato anch'io a questo film....xò come comparasa...ma nn riesco a trovare il dvd.....chi me lo può vendere???
stabene87@hotmail.it
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(di barbara)
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kikko
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venerdì 17 agosto 2007
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franco
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mercoledì 8 agosto 2007
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godibile spunto di ricerche
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potenzialmente ricco di ottimi spunti, spesso però purtroppo trascende nella volgarità degli annosi luoghi comuni sulla napoli sciatta e "lazzarona" di ogni tempo (ma anche le scene riguardanti la corte viennese sono altrettanto permeate di luogo comune). tuttavia il tratto della wertmuller è ancora una volta magistrale , geniale , particolarmente emozionanti le scene delle allucinazioni di ferdinando IV in punto di morte, assolutamente splendido! vale un intero film. da encomiare la fedeltà della ricostruzione storica che per quanto naturalmente adattata alle esigenza di drammatizzazione risulta nell'assieme corretta. ottima anche la scelta delle musiche. pur sempre gradevole infine, vedere un film in costume specie se riguarda la fascinosa vicenda dei borboni delle due sicilie.
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marilena frigiola
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martedì 29 maggio 2007
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due cuori per una sola corona 3 parte
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Il matrimonio, partito in sordina, si rivela fruttuoso nell’ambito dell’amore.
Passano gli anni e lo scenario politico cambia.
La corte borbonica ha bisogno d’un erede maschio e Carolina ha partorito solo bimbe rosee. Ferdinando continua a gongolare fra la le lenzuola della moglie ridendo dei pettegolezzi di corte quando invece avrebbe dovuto preoccuparsene.
Ma l’algida sposa non è la bionda principessa delle favole.
Testarda ed ambiziosa come la madre, cerca in tutti i modi d’incrementare la nascita delle logge massoniche in Italia. Vedendosi braccata dall’opposizione di Carlo III, sfoga la sua rabbia contro il povero Ferdinando, stanco di doversi sorbire le continue scenate a causa della politica.
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Il matrimonio, partito in sordina, si rivela fruttuoso nell’ambito dell’amore.
Passano gli anni e lo scenario politico cambia.
La corte borbonica ha bisogno d’un erede maschio e Carolina ha partorito solo bimbe rosee. Ferdinando continua a gongolare fra la le lenzuola della moglie ridendo dei pettegolezzi di corte quando invece avrebbe dovuto preoccuparsene.
Ma l’algida sposa non è la bionda principessa delle favole.
Testarda ed ambiziosa come la madre, cerca in tutti i modi d’incrementare la nascita delle logge massoniche in Italia. Vedendosi braccata dall’opposizione di Carlo III, sfoga la sua rabbia contro il povero Ferdinando, stanco di doversi sorbire le continue scenate a causa della politica.
A Napoli, intanto, arrivano i fratelli Goudar, proprietari di una grande casa da gioco. Il Re conosce la bella Sara, una cameriera francese travestita da gentildonna, che lo seduce con i suoi occhini, le sue nudità prorompenti ed il suo viso da Madame Pompadour.
Carolina, venuta a conoscenza della tresca, decide di vendicarsi cedendo alle avances di un principe di Corte.
La rottura tra Re e Regina sembra essere inevitabile, quando per l’ennesima volta il destino arriva a mescolare le carte e a ribaltare le situazioni.
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marilena frigiola
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martedì 29 maggio 2007
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due cuori per una sola corona 2 parte
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Complice della sua natura appassionata è la bella “principessella “ di Medina, una siciliana focosa molto abile nelle arti amatorie. Per averla accanto a sé, Ferdinando spedisce in quattro e quattr’otto il principe marito a Londra.
Per lei si fa costruire una pagoda da caccia in stile cinese.
Un ritiro accogliente, immerso nella natura, dove entrambi gli amanti possono lasciarsi andare ai richiami della carne.
La principessa ha un temperamento singolare: è selvaggia, sfrontata, sanguigna, forte. Una dama bruna che s’intona perfettamente ai ludibri del Re.
Ferdinando se ne innamora al tal punto da volerla sposare, ma la diplomazia e la politica del 18°secolo gl’impediscono letteralmente di realizzare il suo desiderio.
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Complice della sua natura appassionata è la bella “principessella “ di Medina, una siciliana focosa molto abile nelle arti amatorie. Per averla accanto a sé, Ferdinando spedisce in quattro e quattr’otto il principe marito a Londra.
Per lei si fa costruire una pagoda da caccia in stile cinese.
Un ritiro accogliente, immerso nella natura, dove entrambi gli amanti possono lasciarsi andare ai richiami della carne.
La principessa ha un temperamento singolare: è selvaggia, sfrontata, sanguigna, forte. Una dama bruna che s’intona perfettamente ai ludibri del Re.
Ferdinando se ne innamora al tal punto da volerla sposare, ma la diplomazia e la politica del 18°secolo gl’impediscono letteralmente di realizzare il suo desiderio.
Il Regno di Napoli ha bisogno di un’alleanza solida, d’un aggancio fruttuoso che porti l’Europa ad una condizione di pace e stabilità perenni.
Ipso facto. Detto fatto.
La Corona Asburgica attira l’interesse di Carlo III, esattamente come Napoli, perla del mare del Sud, accende le ambizioni di Maria Teresa, Regina d’Austria.
Alla chetichella, si firma l’unione matrimoniale fra il giovane lazzarone e l’arciduchessa Maria Giovanna.
Ferdinando si oppone, strepita, corre su e giù per il palazzo e le campagne, chiede l’intervento di San Gennaro, ma le sue preghiere restano inascoltate. O meglio…arrivano in cielo solo in parte.
Il vaiolo fa la sua terribile apparizione nel castello di Maria Teresa e colpisce a morte la sposa designata. Nulla di grave: la matrona tedesca ha figlie in abbondanza da utilizzare per i suoi scopi politici.
A ricoprire il posto della giovane vittima è Maria Giuseppa, la 5° arciduchessa del regno. La giovincella piange, consumandosi in lacrime per un matrimonio per nulla desiderato. “Non voglio sposare questo nasone….!!!!” dice alla madre porgendole un ritratto di Ferdinando. Maria Teresa lo guarda con distacco, accarezza il volto chiaro della figlia e cerca di rassicurarla dicendole che la felicità d’una sposa è nulla se paragonata ad una conquista politica. “ Principessa non ha volontà! Voi compirete questo sacrifizio per ragioni di alta politica! Dobbiamo togliere Napoli agli spagnoli e piegarla sotto il dominio austriaco. Per fare ciò…tu devi sposare grosso naso. Onora tuo padre e fai felice tua madre”.
La pensa diversamente Ferdinando, il quale da napoletano verace è anche uno scaramantico nato, legato alle tradizioni partenopee. Il semplice pensiero che il vaiolo possa infettare l’intera regione lo terrorizza. A più riprese cerca di convincere Tanucci e compagnia bella a revocare l’accordo : “ ma vuje fusseve asciuto scemo! E io m’avessa amparentà cu chella famiglia ‘e iettatore?!!!”
I tre ministri ciondolano, facendo spallucce.
Gli ordini del Re Carlo sono ordini.
Le scenate e i capricci servono solo a togliere tempo al tempo.
Il vaiolo dilaga in Austria e si prende anche Maria Giuseppa.
La notizia arriva alle orecchie di Ferdinando che ormai non ha più dubbi: la famiglia asburgica è un famiglia da evitare. Al diavolo le guerre e le alleanza!
Meglio salvare la pelle che cedere al ricatto della politica!
Dalla Spagna, Carlo III continua le sue manovre e decide di portare a termine il sodalizio nonostante i segnali di sventura pervenuti alla sua corte.
Maria Teresa, implacabile, addita Maria Carolina come futura Regina di Napoli.
La giovane principessa dai ricciolo d’oro, convinta che sia Ferdinando a portare iella, recalcitra, urla in lingua italiana il suo rifiuto, e prega la clemenza materna.
Peccato che il destino cammini con le proprie gambe e che non faccia mai caso alle penitenze dei mortali!
I Flashback si rincorrono, dandoci ora un Re borbone anziano e morente, ora un lazzarone nel pieno fiore degli anni.
Maria Carolina e Ferdinando s’incontrano dopo un lungo tram tram di episodi negativi.
Convolano a nozze.
Sulla scalinata i due si squadrano.
Lui guarda con sospetto l’algida bellezza di lei e lei studia con altrettanto sospetto la poca avvenenza di lui.
Arriva la notte di nozze.
C’è una lunga tavolata nella stanza, imbandita con tutti i fasti e le prelibatezze dell’epoca. Carolina ha i capelli sciolti sulle spalle ed una vestaglia preziosa che ne avvolge il corpo. Ferdinando si attarda con gli occhi monelli su di lei e cerca d’instaurare un dialogo che porti entrambi ad una pacifica convivenza. Il vocabolario poco galante del Re si scontra però con l’italiano perfetto della giovane principessa. I due sono agli antipodi, non hanno nulla in comune a parte lo spauracchio della iella. Calci, ceffoni e risate fanno da cornice a questa sequenza memorabile.
Dopo aver lottato, urlato e graffiato re e regina si abbandonano alla morbidezza dei corpi e fra le lenzuola dell’alcova trovano il loro punto d’intesa.
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marilena frigiola
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martedì 29 maggio 2007
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due cuori per una sola corona
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Napoli, 4 gennaio 1825. Sono le ultime ore di vita per Ferdinando IV di Borbone.
Ha le guance pallide, il respiro alternato, la bocca che mugugna suoni incomprensibili. A palazzo si prega per la sorte del Re, si accendono candele votive nella sua stanza, si spargono incensi balsamici e ci si raccomanda ai monili di San Gennaro.
Peccato che le corna, gli effluvi e le orazioni servano a poco.
Anche nel dormiveglia, l’uomo fatica a trovare la pace. La sua mente è rimescolio di allucinazioni grottesche, un cassetto aperto in cui s’intrecciano i disordini del cuore e le anime degli impavidi che persero la testa sotto il suo “scassatissimo” Regno.
Urla disperate, visi barbarici macchiati dal sangue, fantasmi giacobini e spiritelli repubblicani sembrano uscire dall’oltretomba solo per rendergli amaro il trapasso terreno.
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Napoli, 4 gennaio 1825. Sono le ultime ore di vita per Ferdinando IV di Borbone.
Ha le guance pallide, il respiro alternato, la bocca che mugugna suoni incomprensibili. A palazzo si prega per la sorte del Re, si accendono candele votive nella sua stanza, si spargono incensi balsamici e ci si raccomanda ai monili di San Gennaro.
Peccato che le corna, gli effluvi e le orazioni servano a poco.
Anche nel dormiveglia, l’uomo fatica a trovare la pace. La sua mente è rimescolio di allucinazioni grottesche, un cassetto aperto in cui s’intrecciano i disordini del cuore e le anime degli impavidi che persero la testa sotto il suo “scassatissimo” Regno.
Urla disperate, visi barbarici macchiati dal sangue, fantasmi giacobini e spiritelli repubblicani sembrano uscire dall’oltretomba solo per rendergli amaro il trapasso terreno. Ferdinando combatte contro le immagini, annaspa ordini a destra e a manca, cercando di sotterrare l’ascia dei ricordi, ma egli ormai non ha più nulla di quel monarca forte che tagliava “capuzzelle” in nome d’un capriccio di Stato! E’debole, indifeso, vecchio, e lo scenario ce lo offre così, nel pieno dei suoi 74 anni, circondato dagli spauracchi di Luisa San Felice e dell’ammiraglio Caracciolo venuti apposta dall’aldilà per tirargli i piedi.
Giammai!
Piuttosto che invocare la grazia alle sue vittime, il re preferisce sostituire i ricordi aspri con dei piccoli affreschi di gioventù, quando l’esistenza era serena, priva di ombre rivoltanti.
Ecco dunque i flashback prendere forma attraverso gli occhi del moribondo.
L’atmosfera si divide, staccandosi dal palcoscenico d’origine.
I colori cambiano. Da una tavolozza sfocata ci s’immerge in una cornice di pastelli vividissimi. Si ode il canto dolce delle lavandaie, il frullare armonioso degli usignoli di campagna ed una risata argentina che irrompe da dietro alla telecamera.
Siamo nel 1759.
Quella risata appartiene ad un bambino dal visetto arzillo, dai capelli biondi arruffati e dalle pupille chiare che trasudano d’esuberanza ingegnosa. Ferdinando è un lazzarone conclamato, un mattacchione impenitente, un cerbiatto selvaggio che ride, gioca e parla il napulitano stretto del popolo. Conosce la nobiltà del suo rango eppure la corona non è mai riuscita a frenare il suo spirito scugnizzo. Viene nominato Re di Napoli a soli 8 anni, quando il padre Carlo di Borbone si trasferisce sul trono spagnolo accanto alla fedele consorte, Maria Amalia di Sassonia.
Al fianco del neo eletto troviamo le figure degli uomini che d’ora in poi s’incaricheranno della sua educazione : il ministro Tanucci, il principe di San Severo e l’abate Galiani. In poche parole. un signorotto casto dalla pazienza breve, un mago che si diverte a marmorizzare gatti ed un prete lezioso sempre in vena di bacchettate.
La cerimonia avviene il 6 ottobre.
Le stagioni passano, i mesi si alternano e gli anni bruciano l’orologio del tempo.
Ferdinando è diventato un ragazzo. Un lazzarone impenitente che si dedica alle avventure amorose nei boschi, ai trastulli campagnoli, alla pesca ed alla caccia sfrenata.
Non ha un briciolo di disciplina e la pesante eredità ricevuta da Carlo III rappresenta un umile fregio di cui vantarsi all’occorrenza “ tutto sommato fare o rrè è nu bellu mestiere!”.
Complice della sua natura appassionata è la bella “principessella “ di Medina, una siciliana focosa molto abile nelle arti amatorie. Per averla accanto a sé, Ferdinando spedisce in quattro e quattr
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riccardo
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giovedì 17 maggio 2007
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lina si ggrande!
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Straordinari sceneggiatura, costumi, regia e locations. Ottimo anche il casting, sia dei protagonisti che dei personaggi di contorno.
Nel complesso un film intelligente e divertente, costruito in modo quasi perfetto, che porta benissimo i suoi anni.
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