Un mondo perfetto

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Un film di Clint Eastwood. Con Kevin Costner, Clint Eastwood, Laura Dern, T.J. Lowther, Keith Szarabajka.
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Titolo originale A Perfect World. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 135 min. - USA 1993. MYMONETRO Un mondo perfetto * * * 1/2 - valutazione media: 3,98 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un mondo perfetto per i fantasmi Valutazione 0 stelle su cinque

di Paolo Assandri


Feedback: 1177 | altri commenti e recensioni di Paolo Assandri
sabato 11 febbraio 2012


Il paradosso è una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”. (Mark Sainsbury)
Una storia paradossale, che solo lo stile rende “apparentemente accettabile”.
Le ultime parole pronunciate nel film dallo sceriffo Red Garnett (Eastwood) sono state spesso interpretate come una resa di fronte all’ineffabilità delle cose. “Io non so niente e non voglio saperlo”. Più semplicemente parrebbe essere la curiosa reazione che hanno gli uomini ogni qualvolta i fatti li costringono ad effettuare un repentino cambio di prospettiva (in questo caso morale). È tipico del paradosso lasciare di stucco, e la realtà è molto spesso paradossale. Lo è senz’altro la realtà di A perfect world, che, scarnificando fino all’astratto, è la storia di un assassino evaso di galera che rapisce un bambino e durante una fuga in macchina verso il confine stringe un forte legame con lui diventandone il padre putativo. “Io non so niente e non voglio saperlo”.
L’approccio da duro di Red Garnett non può arrivare a concepire una storia di questo tipo a livello razionale, a livello istintivo si rende conto che l’ispettore dell’FBI ha commesso un’atrocità ingiustificabile ammazzando il padre di un bambino sotto i suoi occhi (infatti in un impeto d’ira lo colpisce con un destro), ma costretto a rifletterci su non trova più il bandolo della matassa. Non è un caso che dopo la sequenza del pugno il montaggio effettui un breve stacco tematico e temporale sull’elicottero per giustificare la riconquista della lucidità e della calma di Red e Sally prima di rimostrarceli. Dov’è il bene, dov’è il male? “Io non so niente e non voglio saperlo”.
Anche il modus operandi puramente scolastico, accademico di Sally appare insufficiente per capire a fondo le cose. Le sue tabelle che vogliono incasellare dentro stereotipi psicologico - comportamentali il mondo, quando il mondo se lo trovano davvero davanti, in tutta la sua imperfezione (o perfezione, a seconda dei punti di vista) e in tutta la sua proverbiale paradossalità, non servono più a niente. Quell’uomo è un assassino, in fondo. Stava per torturare un padre di fronte a suo figlio (e un figlio di fronte a sua madre) dopo averli accuratamente immobilizzati con del nastro adesivo. Non lo si può trattare come un qualsiasi onesto cittadino, riservargli premure ridondanti, giustificarlo, proteggerlo come prova a fare lei, pedantemente.
La logica non c’entra, il mondo è perfetto proprio in quanto, pur paradossale, alogico, e incomprensibile, esiste senza alcuno sforzo. Il titolo è il primo testimone di questa paradossalità e il film può essere letto come un progressivo dispiegarsi della medesima. Anche in questo film è lo spettro (simbolizzato nel costumino di Casper indossato da Phillip) l’unico abitante possibile del mondo-paradosso eastwoodiano. In altri casi il ricorso alla metafora fantasmagorico – spettrale è più sottile, per quanto non meno incisiva (Dave guarda Vampires di John Carpenter e assimila se stesso ad un vampiro, poi racconta la storia della suo abuso al figlio sottoforma di fiaba terrifica, in Mystic River; una delle battute conclusive di Scrap in Million dollar baby è “Io tornai in palestra pensando che prima o poi si sarebbe rifatto vivo. Quando mi apparve una specie difantasma”, vedendo tornare in palestra Barch, miracolosamente guarito).
Solo gli spettri possono abitare un mondo così perfetto, sembra dirci Clint, mentre a noi, di fronte alla realtà in tutto il suo splendore di nonsensi non resta che gettare la spugna, esattamente come fa Red Garnett. “Io non so niente e non voglio saperlo”.
Forse il miglior film di Eastwood.
 

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