Magnificat

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noureddine el harti giovedì 21 marzo 2024
magnificat è senza perché Valutazione 5 stelle su cinque
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Magnificat
avevo visto magnificat per la prima volta, accompagnato da mia moglie, al cinema pindemonte di verona, il 21 giugno 1993. All’uscita dal cinema, mentre camminavamo verso casa, commentando il film, avevo detto a paola che la domanda “perché” sembrava intenzionalmente mancante nel dialogo di Magnificat. Nei mesi successivi, accomagnati da una coppia di amici, alla festa dell’unità, ci siamo trovati davanti a Pipo Avati che si tratteneva col pubblico sul suo operato cinematografico, in uno stand. Ho chiesto la parola anch’io ma ho evitato di porre la mia convinzione riguardo il “perché mancante" nel film in questione. [+]

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vincero lunedì 18 aprile 2022
ma anche no Valutazione 2 stelle su cinque
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Una specie di incubo di Fantaghirò in versione cruenta diretto da un Maestro del cinema italiano. Guardato per sbaglio non ripeterei lo stesso errore

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onufrio sabato 20 giugno 2020
settimana santa della pasqua, anno 926 Valutazione 3 stelle su cinque
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Ricostruzione storica e al tempo stesso antropologica che narra la vita degli uomini nell'anno 926 d.C., una vita a volte dura e barbara, fatta di sacrifici e sofferenza, ma speranzosa grazie ad una fede in Dio già fortemente presente. La storia è ambientata durante la Settimana Santa della Pasqua, ove si alternano le vicende di vari personaggi. La voce narrante di Nando Gazzolo descrive gli usi e costumi dell'epoca, raccontando al tempo stesso gli avvenimenti dei protagonisti.

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@lananni venerdì 24 aprile 2015
banzaiiii che frase di lancio Valutazione 5 stelle su cinque
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cIAO TUUTTTTIIIIII MAGNIFICO STO MAGNIFICAT
-GIANNA
 

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zeus400ac lunedì 2 marzo 2015
miseria su miseria Valutazione 3 stelle su cinque
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Miseria su miseria dicevo, in un'epoca dove le peggiori malattie decimavano la popolazione, "popolazione" per modo di dire, stavano meglio gli schiavi in epoca Greco-Romana, almeno avevano la speranza di un affrancamento, prima o poi. Questi schiavi della gleba non avevano alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita e fino quì si è parlato della miseria. La Miseria aggiunta era una religione che mai era appartenuta alle regioni europee, quel cristianesimo che tanto faceva comodo ai potenti, per mortificare e togliere definitivamente ogni possibile velleità a questi miserabili. Uno dei pochi "mestieri" che ti permetteva di sopravvivere era quello del boia ed è significativo il dialogo tra quel "mietitore di anime" e il suo giovane aiutante. [+]

[+] correzione (di zeus400ac)
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gianleo67 giovedì 26 settembre 2013
modello esemplare di cinema 'morale' Valutazione 4 stelle su cinque
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Attorno all'anno mille, nelle terre su cui si estende il dominio del Signore di Melfole, alcuni personaggi intraprendono un loro percorso umano e spirituale che li conduce, per vie diverse, ad una rinnovata consapevolezza sul significato della vita attraverso una personale esperienza con il dolore e con la morte.
Traendo spunto dalla invocazione mariana contenuta nel primo capitolo del Vangelo di Luca ('Magnificat anima mea Dominum') Avati evoca, grazie all'uso della voce narrante e ad un inusitato rigore filologico, il tempo di una intensa spiritualità medievale entro cui si iscrivono le vicende di personaggi che per status sociale e condizioni materiali, rappresentano a loro modo le diverse e  provvidenziali declinazioni nella continua ricerca di un significato profondo alle miserie ed alla brutalità dell'esistenza; il senso di una continuità umana che traguardi, tra ritualità religiosa e retaggi pagani, un altrove di speranza e di redenzione al di là del termine materiale delle creature mortali. [+]

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francesco2 mercoledì 27 ottobre 2010
storia di ragazze, uomini e topoi Valutazione 2 stelle su cinque
27%
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Non voglio negare che il film abbia, in certi momenti, una suggestione che lo salva dalla noia. Né dubito che la sceneggiatura all'inizio funzioni. Ma l'accoglienza che ha ricevuto, se è stata sincera, si spiega solo con la poesia che "pervade" questi momenti. Quella della ragazzina è una situazione tipo, quella dell'uomo che gira per i monasteri è pura "Bizzarria", né altre vicende aggiungono tantissimo: non mi piace la storia del padre e del boia. Troppo boia lui, troppo giustiziati i giustiziati, persino il figlio troppo figlio.  Come quadro corale, poi, funziona proprio maluccio, qualunque voglia esserne il significato. [+]

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astamurti mercoledì 16 luglio 2008
incursione affascinante e accurata nel medioevo Valutazione 3 stelle su cinque
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Un bel film,con piglio da documentario.Avati mette in scena un'incursione affascinante e accurata nel Medioevo.Sotto i riflettori,le superstizioni,l'ignoranza e le usanze del tempo,certamente,ma anche la centralita' del sentimento religioso in un'epoca in cui il laicismo,come concetto, non esisteva ancora.Il potere e le proprieta' della Chiesa erano notevolmente piu' estesi di quanto non accada ai giorni nostri,e il suo ruolo nella vita sociale molto più incisivo.Unica pecca:bisognava forse essere più risoluti nel propendere per il film a scapito del documentario,o viceversa.A questo riguardo,l'equilibrio è precario(vedere,in proposito,il Salvatore Giuliano di Rosi;ottimo esempio,a mio giudizio tuttora insuperato, di raggiunto equilibrio tra impostazione narrativa da film e taglio documentaristico). [+]

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astamurti mercoledì 9 luglio 2008
incursione affascinante e accurata nel medioevo Valutazione 3 stelle su cinque
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No
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Gran bel film,con piglio da documentario.Avati mette in scena un'incursione affascinante e accurata nel Medioevo,con tutto cio' che ne consegue.Sotto i riflettori,certamente,le superstizioni,l'ignoranza e le usanze del tempo,ma anche la centralita' di Dio in un'epoca in cui il laicismo,come categoria concettuale,non esisteva ancora.La presenza del "divino" nella vita degli uomini era pressocche' tangibile e il potere e le proprieta' della Chiesa erano notevolmente piu' estesi di quanto non avvenga ai giorni nostri.Unica pecca:bisognava forse essere piu' risoluti nel propendere per il film a scapito del documentario,o viceversa;a questo riguardo,l'equilibrio é precario.Da vedere.Tra le tre e le quattro stelle. [+]

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giovanna altinier mercoledì 2 luglio 2008
magnificat di pupi avati - da affrontare Valutazione 4 stelle su cinque
93%
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Magnificat ha il coraggio di mostrare un Medioevo senza dame sospiranti e cavalieri eroici. Cerca una dimensione per essere quanto più filologico possibile o almeno di sembrarlo. Non importa se lo sia o no: ha un'atmosfera talmente poco moderna e così ascetica, che non si può non crederlo fedele. In questo consiste la sua forza. Ci si sente scioccati ma attratti. A volte disgustati, da un Medioevo crudele che non si è abituati a vedere. I dialoghi e la recitazione sono credibili, non enfatici, ma "fuori dal tempo". I volti, i costumi e la scenografia non hanno niente di maniera e, allo stesso tempo, si sente che non sono niente di conosciuto. Tutto potrebbe benissimo essere stato Medioevo. [+]

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