Nella totale banalita' della pessima produzione della pellicola "Klon", marcata dalla assenza di regia, spicca per la sua unicita' l'interpretazione di un giovane atore sconosciuto, quel Simone genio dei computer che tanto ci ha appassionato grazie ad un unica interpretazione passata, purtroppo, per gli oscuri sotterfugi di cinecitta' e dimenticata nell'immondezzaio del cinema romano. Non sappiamo se il talento di Raffaello Manocorda, sia come attore che come informatico (dato che e' egli stesso il creatore di alcuni effetti speciali che appaiono nel film), abbia mai avuto una seconda occasione per mostrarsi agli occhi dello stanco ed incolto pubblico italiano.
Certo e' che il giovane talento, purtroppo, passa completamente in secondo piano rispetto ai disastri di produzione di "Klon", un film che, se al posto di cinecitta' fosse stato girato a Bollywood, sarebbe con certezza diventato un successone sia di pubblico che di incassi; Simone avrebbe potuto diventare un idolo giovanile, un Jack Frusciante all'italiana, un Samuele Bersani con dieci anni di anticipo.
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Nella totale banalita' della pessima produzione della pellicola "Klon", marcata dalla assenza di regia, spicca per la sua unicita' l'interpretazione di un giovane atore sconosciuto, quel Simone genio dei computer che tanto ci ha appassionato grazie ad un unica interpretazione passata, purtroppo, per gli oscuri sotterfugi di cinecitta' e dimenticata nell'immondezzaio del cinema romano. Non sappiamo se il talento di Raffaello Manocorda, sia come attore che come informatico (dato che e' egli stesso il creatore di alcuni effetti speciali che appaiono nel film), abbia mai avuto una seconda occasione per mostrarsi agli occhi dello stanco ed incolto pubblico italiano.
Certo e' che il giovane talento, purtroppo, passa completamente in secondo piano rispetto ai disastri di produzione di "Klon", un film che, se al posto di cinecitta' fosse stato girato a Bollywood, sarebbe con certezza diventato un successone sia di pubblico che di incassi; Simone avrebbe potuto diventare un idolo giovanile, un Jack Frusciante all'italiana, un Samuele Bersani con dieci anni di anticipo. Invece, tra la fine della guerra fredda e l'inizio dell'era Bill Gates, Raffaello Manocorda cade nel limbo delle potenziali superstars, tonfando intorno alui i grandi sogni di macchine veloci, donne e computer dell'ultima generazione. Un grande rammarico ed un'appello al mondo del cinema: "Ao', 'a dateje 'sta nova scians".
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