Tratta da un romanzo pubblicato appena un anno prima (1943), si tratta di una pellicola malinconica che si caratterizza principalmente per compiere un’analitica ed apprezzabile analisi introspettiva dei personaggi ed in particolar modo del protagonista.
La narrazione piacevolmente compassata valorizza al meglio l’azzeccatissima ambientazione in un quartiere popolare londinese che irrora la pellicola di un’atmosfera molto evocativa.
La regia è curata dallo statunitense Clifford Odets, molto più prolifico come sceneggiatore e drammaturgo.
Il protagonista è interpretato dal mitico Cary Grant che si cimenta in un’opera alquanto differente da quelle che lo hanno rese celebre: intendiamoci bene Grant non è nuovo a film drammatici (si ricordano tra gli altri “Non puoi impedirmi d’amare” di Cromwell e “Ho sognato un angelo” di Stevens), tuttavia è innegabile che il grande divo hollywoodiano debba principalmente la sua celebrità a pellicole ben più leggere o comunque di pura evasione.
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Tratta da un romanzo pubblicato appena un anno prima (1943), si tratta di una pellicola malinconica che si caratterizza principalmente per compiere un’analitica ed apprezzabile analisi introspettiva dei personaggi ed in particolar modo del protagonista.
La narrazione piacevolmente compassata valorizza al meglio l’azzeccatissima ambientazione in un quartiere popolare londinese che irrora la pellicola di un’atmosfera molto evocativa.
La regia è curata dallo statunitense Clifford Odets, molto più prolifico come sceneggiatore e drammaturgo.
Il protagonista è interpretato dal mitico Cary Grant che si cimenta in un’opera alquanto differente da quelle che lo hanno rese celebre: intendiamoci bene Grant non è nuovo a film drammatici (si ricordano tra gli altri “Non puoi impedirmi d’amare” di Cromwell e “Ho sognato un angelo” di Stevens), tuttavia è innegabile che il grande divo hollywoodiano debba principalmente la sua celebrità a pellicole ben più leggere o comunque di pura evasione. Grant è penalizzato dall’età avanzata, aveva già quarant’anni all’epoca, che lo fa apparire un uomo maturo, mentre il personaggio richiedeva un attore senz’altro più giovane, tuttavia nonostante questo handicap la sua prova è comunque di ottimo spessore ed infine convincente, tanto che gli valse una candidatura all’oscar.
Nel resto del cast si segnalano Barry Fitzgerald, in una parte che gli calza a pennello, ed Ethel Barrymore sorella dei più celebri John e Lionel, che interpreta la madre del protagonista riuscendo a rendere al meglio il complesso rapporto col figlio, fatto di amore e incomprensioni, tanto che venne premiata con l’oscar alla migliore attrice non protagonista.
È presente anche una scena violenta abbastanza insolita per il tempo, sebbene ci si curi di mostrare il meno possibile.
Il finale lascia interdetti ed apre a varie riflessioni.
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