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alex_23
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venerdì 13 maggio 2011
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alibi perfetto,film imperfetto
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Siamo davanti ad un film abbastanza mediocre. La sceneggiatura -seppur non originale- non è convincente secondo il mio punto di vista, poi ci sono certe scene che non stanno né in cielo né in terra: nell’incidente di (?) l’auto tamponatrice è lanciata a tutta velocità ma colpisce quella di (?) parecchi secondi dopo; il poliziotto –generalmente- dovrebbe sparare alle gomme di un malvivente disarmato, mentre nella scena del box sotterraneo lo colpisce direttamente in faccia, giusto per aumentare una suspence che fino a poco tempo prima latitava. Comunque, dettagli a parte, sono rimasto deluso anche dalle recitazioni dei protagonisti e dal ruolo marginale di un sufficiente Michael Douglas.
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Siamo davanti ad un film abbastanza mediocre. La sceneggiatura -seppur non originale- non è convincente secondo il mio punto di vista, poi ci sono certe scene che non stanno né in cielo né in terra: nell’incidente di (?) l’auto tamponatrice è lanciata a tutta velocità ma colpisce quella di (?) parecchi secondi dopo; il poliziotto –generalmente- dovrebbe sparare alle gomme di un malvivente disarmato, mentre nella scena del box sotterraneo lo colpisce direttamente in faccia, giusto per aumentare una suspence che fino a poco tempo prima latitava. Comunque, dettagli a parte, sono rimasto deluso anche dalle recitazioni dei protagonisti e dal ruolo marginale di un sufficiente Michael Douglas. Bello il finale. Doppiaggio pessimo, forse il peggiore negli ultimi anni di cinema.
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cronix1981
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lunedì 19 luglio 2010
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decisamente sottotono
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Un alibi perfetto è la sintesi del periodo buio del cinema holliwoodiano. La mancanza di spunti originali e di idee sta spingendo sempre di più verso il remake di film più o meno conosciuti, oppure sequel e prequel di film che hanno avuto successo al botteghino. Purtroppo questa tendenza mostra tutti i suoi limiti in questo film di Peter Hyams: si prende un prodotto originale buono (il film di Friz Lang) lo si riadatta ai gusti del pubblico attuale e si ottiene una pellicola scialba e senza mordente.
Una trama fin troppo lineare per un thriller, che lascia poco all'immaginazione dello spettatore. Il regista non ha la forza di imprimere accelerazioni, ma soprattutto non è in grado di dare enfasi agli snodi salienti della narrazione.
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Un alibi perfetto è la sintesi del periodo buio del cinema holliwoodiano. La mancanza di spunti originali e di idee sta spingendo sempre di più verso il remake di film più o meno conosciuti, oppure sequel e prequel di film che hanno avuto successo al botteghino. Purtroppo questa tendenza mostra tutti i suoi limiti in questo film di Peter Hyams: si prende un prodotto originale buono (il film di Friz Lang) lo si riadatta ai gusti del pubblico attuale e si ottiene una pellicola scialba e senza mordente.
Una trama fin troppo lineare per un thriller, che lascia poco all'immaginazione dello spettatore. Il regista non ha la forza di imprimere accelerazioni, ma soprattutto non è in grado di dare enfasi agli snodi salienti della narrazione. Il cast, pur comprendendo un attore del calibro di Douglas, non sembra in grado di gestire in modo credibile l'evolversi degli eventi, per non parlare della mediocre interpretazione del protagonista (Jesse Metcalfe). La quasi totale assenza di pathos e atmosfera tipica del thriller lo rendono ancor più modesto.
La scena finale, con relativa battuata, sono la perfetta sintesi di un lavoro mal riuscito.
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