Under the Silver Lake è davvero troppo, sotto tutti i punti di vista. Troppo lungo. Troppo infarcito di citazionismo classical-pop. Troppo grottesco nella sua ostentata astrusità. Troppo formalista e decisamente troppo incasinato. Quel troppo che, però, in fondo in fondo, ci piace e continuerà a piacerci.
Un viaggio fra passato e presente resa ben evidente dalla ripetitività del processo citazionistico che, dall’onnipresente Hitchcock di La finestra sul cortile e Vertigo, si muove fino agli universi lynchiani di Velluto Blu e Mullholland Drive.
L’insistita astrusità degli accadimenti non può che portare lo spettatore a disertare ogni tentativo di raccapezzarsi, per lasciarsi infine cullare dal narcotico potere delle sole immagini, esattamente come in un incubo lisergico surrealista.
L’ossessione per il complottismo subliminale, la dilatazione temporale, l’implosione d’ingarbugliate sottotrame senza soluzione di continuità e lo scollamento di senso del narrato danno vita a un’esperienza cinematografica stordente e unica nel proprio genere.
Soprattutto si è inzuppati fino al midollo di cinema hollywoodiano, non solo quello di ogni epoca (i suoi cliché nutrono le circostanze, con tutto un fiorire di figure archetipiche: femme fatale, doppi, bionde&brune), ma anche della sua storia solo scritta (la ragazza in piscina cita non la Marilyn più riconoscibile, ma quella a un passo dalla fine di Something's Got to Give il film mai completato).
Lo stesso voyeurismo denuncia la fervida fantasia del protagonista: guardare le vite degli altri, spiarle, è già immaginarle, completarle con le proprie deduzioni, come ci insegnava il James Stewart di La finestra sul cortile. E Hitchcock è un referente privilegiato: si veda quel girovagare sulle note hermanniane che fa tanto Vertigo, ma anche la sua rilettura ironico-parodica (il pedinamento in pedalò).
Anche Lynch è ovviamente della partita: la passeggiata iniziale sembra replicare quella di Jeffrey in Velluto Blu.
Insomma, ci troviamo di fronte a un testo stratificato, pieno di tracce e riferimenti, che chiede di essere esaminato, riguardato, interpretato.
Un neo noir. Una black comedy. Un thriller cospirazionista. Difficile racchiudere Under the Silver Lake sotto un genere.
Il film di David Robert Mitchell è un pastiche che guarda alla vecchia Hollywood e al cinema europeo degli anni Sessanta così come anche a Paul Thomas Anderson (Vizio di forma), David Lynch (Mulholland Drive) o ai Coen (Il Grande Lebowski)
Il patto è chiaro: non cercate risposte ma lasciatevi trasportare dal viaggio lisergico di Sam in una Los Angeles piena zeppa di segreti, grottesca, eccessiva e artefatta come il lago di Silver Lake.
Una lunga e ingarbugliata caccia al tesoro in cui David Robert Mitchell dissemina indizi e omaggi al cinema.
Pura gioia per ogni cinefilo.
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