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paolp78
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sabato 28 febbraio 2026
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scalata sociale e sentimenti
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Tratto da un romanzo di pochi anni prima (“L'uomo di Filadelfia” di Richard Powell), questa pellicola diretta da Vincent Sherman è un dramma ambientato tra i quartieri alti di Filadelfia, dove il carrierismo e l’arrivismo vengono contrapposti ai sentimenti e alla rettitudine morale.
Gli ambienti socialmente ed economicamente più elevati, sono anche quelli più torbidi e nonostante il formalismo di facciata, sono moltissimi gli scandali e i segreti inconfessabili.
Il film adotta una narrazione molto convenzionale con cui propaganda il sogno americano dell’uomo che si è fatto da solo, self-made man, con duro lavoro e capacità personali, con alti valori etici (che saranno recuperati nel finale) e una condotta di vita ispirata a consolidati principi morali.
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Tratto da un romanzo di pochi anni prima (“L'uomo di Filadelfia” di Richard Powell), questa pellicola diretta da Vincent Sherman è un dramma ambientato tra i quartieri alti di Filadelfia, dove il carrierismo e l’arrivismo vengono contrapposti ai sentimenti e alla rettitudine morale.
Gli ambienti socialmente ed economicamente più elevati, sono anche quelli più torbidi e nonostante il formalismo di facciata, sono moltissimi gli scandali e i segreti inconfessabili.
Il film adotta una narrazione molto convenzionale con cui propaganda il sogno americano dell’uomo che si è fatto da solo, self-made man, con duro lavoro e capacità personali, con alti valori etici (che saranno recuperati nel finale) e una condotta di vita ispirata a consolidati principi morali.
C’è anche una parte processuale (quella conclusiva) che francamente non è tra le migliori che si ricordino nella ricca cinematografia statunitense.
La sceneggiatura ha alcune pecche e i dialoghi non sono sempre convincenti, tuttavia la storia procede bene con un ritmo incalzante e una buona capacità di rapire l’attenzione dello spettatore che viene piacevolmente intrattenuto per oltre due ore.
Protagonista della pellicola è il grande Paul Newman, ottimamente in parte come giovane ambizioso ed emergente; a fare coppia con Newman c’è Barbara Rush, molto carina ma non autrice di una performance particolarmente intensa; riesce a fare meglio Robert Vaughn, che infatti verrà nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista; si ricordano poi Brian Keith, Alexis Smith, Diane Brewster, John Williams, Otto Kruger e l’anziana ma irresistibile Billie Burke.
Molto buona la fotografia.
Si ricordano diverse altre pellicole ambientate nella città di Filadelfia, alcune ben più celebri di questa; tra le tante viene alla mente per i numerosi punti di contatto “Philadelphia” di Jonathan Demme, opera anch’essa con numerose sequenze processuali e in cui è un avvocato a ricoprire la parte del protagonista.
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signorbagheri
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venerdì 14 novembre 2025
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commedia sentimentale con un grande newman
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Un dramma per modo di dire, piuttosto direi una commedia sentimentale con un plot che prende spunto da un romanzo di Powell e che si rivela a tratti infarcito di melense romanticherie, a tratti ironicamente divertente, nella scena madre della rivelazione paterna al protagonista esterrefatto risulta addirittura commovente, mai comunque noiosa ed interpretata in modo tale, peraltro da un cast eccellente, che il coinvolgimento emotivo non manca mai. Al centro della storia Paul Newman nella parte di un giovanotto dal cognome importante che tuttavia ignora le proprie origini reali in un confronto scontro con la classe sociale di ricchi borghesi insopportabili bigotti eccetto una simpatica vecchietta miliardaria.
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Un dramma per modo di dire, piuttosto direi una commedia sentimentale con un plot che prende spunto da un romanzo di Powell e che si rivela a tratti infarcito di melense romanticherie, a tratti ironicamente divertente, nella scena madre della rivelazione paterna al protagonista esterrefatto risulta addirittura commovente, mai comunque noiosa ed interpretata in modo tale, peraltro da un cast eccellente, che il coinvolgimento emotivo non manca mai. Al centro della storia Paul Newman nella parte di un giovanotto dal cognome importante che tuttavia ignora le proprie origini reali in un confronto scontro con la classe sociale di ricchi borghesi insopportabili bigotti eccetto una simpatica vecchietta miliardaria. Cinema di intrattenimento con qualche pretesa moralistica, niente altro che questo il film di Sherman e tuttavia realizzato da veri professionisti cosa che oggi possiamo soltanto rimpiangere nostalgicamente.
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lunedì 10 gennaio 2011
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come eravamo (?)
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Si può rinunciare a un gran bel patrimonio, solo perché non si vuole incrinare la propria immagine sociale, compromessa in una sola fatidica notte? E' veramente così grave rinviare (non: " rinunciare a". Rinviare...) un matrimonio, il tempo richiesto per cogliere un'importante opportunità professionale? Se ponessi oggi queste domande, sarei abbastanza sicuro delle risposte: NO! (Sbaglio?...). Eppure 50 anni fa i nostri autori le hanno poste al centro di un film che si sviluppa per oltre due ore, nel tentativo di rendere il più possibile l'intricata ed avvincente vicenda ritratta nel libro ispiratore. Da questo punto di vista il film di Sherman rivela le tipiche difficoltà di questo genere di tentativi: i tempi di un libro sono sempre diversi da quelli del "racconto" cinematografico.
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Si può rinunciare a un gran bel patrimonio, solo perché non si vuole incrinare la propria immagine sociale, compromessa in una sola fatidica notte? E' veramente così grave rinviare (non: " rinunciare a". Rinviare...) un matrimonio, il tempo richiesto per cogliere un'importante opportunità professionale? Se ponessi oggi queste domande, sarei abbastanza sicuro delle risposte: NO! (Sbaglio?...). Eppure 50 anni fa i nostri autori le hanno poste al centro di un film che si sviluppa per oltre due ore, nel tentativo di rendere il più possibile l'intricata ed avvincente vicenda ritratta nel libro ispiratore. Da questo punto di vista il film di Sherman rivela le tipiche difficoltà di questo genere di tentativi: i tempi di un libro sono sempre diversi da quelli del "racconto" cinematografico. Condensare sullo schermo in (relativamente) poche decine di minuti una storia narrata per iscritto, comporta quasi sempre o tempi infiniti, o salti che rendono meno logici sviluppi e comportamenti. O entrambe le cose! Eppure il film attrae. Per l'intelligenza del soggetto, per quella degli sceneggiatori, per la bravura degli interpreti. La "sorpresa" di veder porre quelle domande ci coglie impreparati: siamo (eravamo) fatti veramente così? L'incertezza sulla risposta ci aiuta... Non ricordo di averlo mai visto ai tempi dei "tre canali pubblici e basta". Certo per la lunghezza, ma credo soprattutto per l'immagine molto ...moderna (!?) che viene data della donna e della famiglia. Quanti film abbiamo perso a causa di quella censura (e quanti ne continuiamo a perdere per gli enormi difetti della distribuzione...)?! Un enorme grazie alle reti televisive che ci permettono di vederli, o alle (pochissime) sale che hanno il buon gusto di riproporli.
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